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Scacco matto del maltempo all’agricoltura emiliano romagnola

girasoli

Claudio Ferri

BOLOGNA – “Fatta eccezione per il Parmigiano Reggiano, che fortunatamente mantiene quotazioni di prezzo soddisfacenti, tutti i comparti agricoli segnano il passo. Alla prima metà di giugno possiamo già stimare con certezza l’ennesima annata particolarmente difficile per il settore primario dove, in primis, l’ortofrutta deve fare i conti con i danni da maltempo dove le produzioni sono state decimate, in particolare pere e ciliegie”.

Il presidente di Cia – Agricoltori dell’Emilia Romagna, Cristiano Fini, traccia un quadro negativo di una annata agraria contrassegnata da una insolita estensione del maltempo.

Quali sono i principali danni?

Sui cereali incombe l’incognita delle basse quotazioni oltre ai danni causati dalle condizioni meteo avverse. Anche il settore vitivinicolo, purtroppo, nonostante gli sforzi di ammodernamento e ristrutturazione dei vigneti, sta vivendo una situazione difficile a causa del tracollo dei prezzi su alcuni vini, in particolare quelli comuni. Se ci spostiamo fuori regione, troviamo la medesima situazione con i campi martoriati da allagamenti e grandinate e prezzi di prodotti insostenibili per un settore strategico come il primario.

Sono alcuni anni che i produttori convivono con situazioni climatiche diverse da un tempo, c’è una via d’uscita?

Contro le avversità atmosferiche si rendono sempre più necessari strumenti di difesa passiva come le assicurazioni, ma non sono assolutamente esaustivi. E di qui l’esigenza, peraltro più volte richiamata, di passare dalle parole ai fatti. Siamo stanchi di sentire da più parti, politica e consumatori, affermare quanto sia importante l’agricoltura italiana se poi non seguono azioni concrete. Il consumatore deve capire il sacrificio ed il costo che sopporta l’agricoltura per produrre materie prime ed eccellenze nazionali, e deve essere disposto a riconoscerne il giusto valore se intende continuare ad avere sulle proprie tavole cibi di qualità e salubri.

Talvolta i consumatori sono coinvolti emotivamente da reportage realizzati dai media che enfatizzano situazioni produttive che non rappresentano la maggioranza di imprenditori rispettosi delle regole

Infatti. È ora di finirla con gli scoop mediatici, peraltro spesso privi di fondamento e soprattutto di contraddittorio, usati ad arte per screditare un intero settore, che tra i tanti aspetti positivi garantisce a tutti i cittadini di poter fruire un paesaggio unico per la sua bellezza. Legislatori e politici devono aiutare le imprese agricole con azioni concrete, senza nascondersi dietro slogan o propaganda elettorale: In proposito, rispetto alle recenti elezioni europee, sottolineo che molti (anche se non tutti) candidati non sono riusciti nemmeno a fare questo, perché di agricoltura ne hanno parlato in pochi ed il dibattito elettorale era incentrato su vicende nazionali che nulla avevano a che fare con Europa ed agricoltura.

Cosa si aspettava quindi?

Avrei voluto ascoltare proposte sulla defiscalizzazione della manodopera per le imprese e non solo di salario minimo, essendo la Spagna molto più equa di noi in quanto alla applicazione degli oneri contributivi. Nella Penisola iberica questa voce incide per l’11% mentre la percentuale in Italia sale al 23% dove ogni addetto costa 4000 euro in più all’anno rispetto agli spagnoli.    

La Spagna è quindi più competitiva?

È la nazione europea che rispetto a numerosi comparti agricoli ci sta scalzando dai mercati, come, ad esempio i vini generici, l’olio, i suini, pesche e nettarine perché adotta politiche di settore volte ad abbassare i costi produttivi, oltre ad avere  una capacità organizzativa ed aggregativa che noi non abbiamo. Anzi, voglio essere più preciso: azioni che non si vogliamo mettere in campo.

Ricerca, innovazione e sviluppo: si può fare di più?

Occorre uno Stato che investa sulla ricerca e non che lasci gli strumenti innovativi in mano alle multinazionali: servono investimenti sulle infrastrutture, sia stradali che digitali, perché su questi fattori il paese perde competitività, e l’agroalimentare ne fa le spese più di tutti. Infine, tutelare il made in Italy non è sufficiente, occorre esaltarne la qualità e i primati, gli sforzi verso la sostenibilità ambientale e la genuinità, anziché dipingerlo, spesso ingiustamente e miseramente, come un enorme contenitore di prodotti contraffatti.

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