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Il 26 maggio un voto fondamentale per il nostro agroalimentare

“Le decisioni prese a livello europeo incidono profondamente sul nostro agroalimentare, per questo il 26 maggio occorre andare a votare, per scegliere chi saranno i nostri rappresentanti a Bruxelles. Esprimere la propria volontà è sempre importante a ogni livello, ma questo è davvero un voto essenziale per il settore agricolo” – dice Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara a pochi giorni dal voto per le elezioni Europee.

Dal 2010 l’Europa ha avuto un peso fondamentale nella crescita dell’agricoltura Made in Italy. Secondo l’Ufficio Studi di Cia Nazionale, i lavoratori in agricoltura sono aumentati di circa 85mila unità (+21%). In forte crescita anche il biologico, di circa il 60% rispetto al periodo precedente, con 25mila nuovi operatori, segno della sempre maggior sensibilità ambientale e del rispetto per la biodiversità. L’accordo di Schengen ha avuto, inoltre, un forte impatto sull’export agroalimentare italiano, tanto che nell’area euro esportiamo prodotti per oltre 210 miliardi (+40% rispetto al 2010), grazie anche al forte traino dei prodotti certificati, 85 tra Dop e Igp, che sono cresciuti del 38% in dieci anni.

“Pensando a un’agricoltura europea fatta di barriere, di Stati isolati senza una Politica Agricola Comune – continua Calderoni – diventa davvero evidente l’importanza di un’Europa unita e coesa e di una rappresentanza italiana qualificata, che conosce il nostro settore e può legiferare con cognizione di causa. I prossimi rappresentanti del Parlamento Europeo decideranno su un tema cruciale: le linee di indirizzo e i budget della Pac post 2020. Un percorso già avviato da questa legislatura, che verrà approvato nella prossima da persone che dovranno avere una visione chiara su cosa serve all’Italia, visti i contrasti degli ultimi anni tra le esigenze dei paesi del Mediterraneo e quelli del Nord Europa. I fondi della Pac sono fondamentali per la tenuta del sistema rurale italiano e lo sviluppo delle nostre aziende e dobbiamo avere voce in capitolo, proponendo maggiore semplificazione, flessibilità e innovazione.

Ma nell’agenza politica comunitaria devono entrare anche politiche di sostegno alle filiere e al ruolo degli agricoltori come primo anello produttivo e il rafforzamento del sostegno alle aziende nei momenti di forti crisi di mercato. Perché un mercato europeo senza barriere offre dei grandi vantaggi per l’export delle nostre eccellenze, ma rende spesso spietata il sistema di concorrenza sia interna che extra-europea. Penso, soprattutto, a un sistema di importazioni senza regole che deve essere, invece, regolato per proteggere i nostri prodotti più sensibili, anche rivedendo il funzionamento delle clausole di salvaguardia. Il 26 maggio – conclude Calderoni – il mondo agricolo non può stare a casa a guardare, ma deve andare alle urne per decidere il suo futuro in Europa.

 

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