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Prezzi delle pere non remunerativi e al di sotto dei costi di produzione

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Fini (presidente Cia-Agricoltori Italiani Emilia Romagna: “quotazioni basse, non remunerative e che non coprono i costi di produzione. Occorre investire sulla ricerca varietale e incentivare le aggregazioni per raggiungere mercati inesplorati e migliorare la penetrazione in quelli consolidati”

L’Italia produce il 35% dei quantitativi totali europei dove l’Emilia Romagna, nelle province di Ferrara, Modena e Bologna, raccoglie il 68 % dell’intera produzione

BOLOGNA, 14 MARZO 2019 – La pericoltura nazionale ed Emiliano romagnola sta vivendo nuovamente un momento difficile, caratterizzato da quotazioni non remunerative e al di sotto dei costi produttivi.

“I prezzi delle pere liquidati ad oggi e gli acconti versati ai produttori sono troppo bassi – denuncia Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna – addirittura inferiori ai costi di produzione. Di questo passo si rischia di compromettere un settore strategico per il comparto ortofrutticolo regionale”.

L’Italia è infatti il secondo produttore in assoluto e il primo produttore europeo di pere: dalla Penisola provengono oltre il 35% dei quantitativi totali europei (da circa un decennio se ne producono, in tutto il Vecchio continente, intorno ai 2,5 milioni di tonnellate) con una produzione fortemente concentrata in Emilia Romagna e in modo particolare nel triangolo formato dalle province di Ferrara, Modena e Bologna, dove sono presenti il 61 % della superficie e il 68 % dell’intera produzione.

“Le imprese devono fronteggiare avversità dovute ai mutamenti climatici e agli agenti patogeni, cimice asiatica in primis, oltre a rispettare le limitazioni sui prodotti per la difesa fitosanitaria – osserva ancora Fini – ed ora assistiamo a prezzi liquidati assolutamente non remunerativi: così non va! I produttori hanno fatto investimenti in attrezzature e nuovi impianti, le aziende di trasformazione e commercializzazione hanno formato aggregazioni commerciali di prodotto in virtù del fatto che buona parte del patrimonio pericolo nazionale si trova tra le province di Modena, Bologna e Ferrara – aggiunge Fini – ma tutto ciò parrebbe non bastare. Occorre quindi investire maggiormente sulla ricerca varietale, ma soprattutto incentivare ulteriormente le aggregazioni in campo commerciale, alla luce anche delle norme previste dal Decreto omnibus che agevola i raggruppamenti, per raggiungere mercati inesplorati e migliorare la penetrazione nei mercati già consolidati.

Occorre investire su questo settore – conclude il presidente di Cia-Agricoltori Italiani – richiamando tutti gli attori della filiera alla responsabilità ed evitando contrapposizioni ed individualismi”.

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