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Prevenire la moria di vongole e pesci nelle acque di Comacchio

I pescatori la chiamano “Acqua rossa” perché ogni anno, più o meno in questo periodo, l’acqua del Logonovo e quelle di Comacchio si colorano improvvisamente di colore rossastro. Un’anomalia che sembrerebbe avere origini naturali e che preoccupa il settore perché capace di provocare un’immediata moria di pesci, molluschi e vongole. Secondo Cia-Agricoltori Italiani Ferrara occorre capire da cosa deriva questo fenomeno e prevederlo, per evitare che i produttori di vongole e i pescatori continuino a subire danni così ingenti.

“Abbiamo appena terminato la semina delle vongole – spiega Denis Alberi, produttore di Comacchio associato a Cia Ferrara – e sono già morte quasi tutte di asfissia. Nei giorni scorsi, infatti, si è ripresentato il fenomeno delle acque che si tingono di rosso e quando succede non c’è scampo per pesci, molluschi e vongole. Per noi produttori è un danno enorme, soprattutto perché ora dovremmo riseminare tutto ma il seme di vongola manca, e l’unico a disposizione è quel poco prodotto in laboratorio che arriva dall’estero. Sappiamo che sono state fatte analisi alle acque e che probabilmente si tratta di un fenomeno naturale, causato da un microrganismo che vive in simbiosi con alcune alghe di colore rosso. Però i pescatori e i produttori di vongole si domandano, ormai da alcuni anni, perché queste alghe appaiono. In molti hanno ipotizzato che potrebbero essere portate dalle maree, magari a seguito di fenomeni temporaleschi violenti. Oppure che siano il risultato di un eccesso di inquinamento delle acque del canale, dovute a una concentrazione di sostanze esterne scaricate durante i cosiddetti “morti d’acqua”, quando, cioè, le acque sono ferme. Tutte ipotesi che le cooperative del territorio stanno vagliando perché non è più possibile assistere impotenti a questo fenomeno.”

Secondo Michele Gatti, associato Cia e consigliere nazionale di Pescagri, il fenomeno va non solo analizzato, ma previsto con anticipo per evitare che provochi danni ai produttori.

“Da molti anni in agricoltura si usano modelli previsionali e metereologici, che consentono di difendersi dalle più importanti fitopatologie. Penso che questi modelli di tipo predittivo debbano essere applicati anche al nostro comparto. Naturalmente è importante capire di quale fenomeno di stratta e perché questi organismi arrivano nelle nostre acque, ma se li analizziamo solo quando li vediamo, seguendo un modello descrittivo, per pesci e vongole è già troppo tardi. Invece, dobbiamo mettere in piedi un sistema che riesca a prevenire i danni, per dare una sorta di “timeline” a produttori e pescatori, che indichi quando tali fenomeni di presentano. E dovranno essere trovate le soluzioni adeguate per limitare i danni in base all’origine del problema. So che non si tratta di un percorso semplice, per questo dovremmo attivare una cabina di regia tra tutti gli enti preposti al controllo e alla regimazione delle acque per mettere in piedi questi modelli predittivi, gli unici che possono dare un supporto concreto al comparto della produzione della vongola e della pesca ferrarese”.

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