COMUNICATI STAMPA

EMILIA ROMAGNA

Sovesci di piante biocide per contrastare i nematodi del terreno

piante biocide

Erika Angelini

DALLA REDAZIONE – I nematodi galligeni, i temuti parassiti che colpiscono soprattutto orticole sia in serra che in pieno campo, continuano a rappresentare un problema per i produttori, in particolare per chi coltiva in terreni sabbiosi e nelle zone costiere. Nel corso degli anni la ricerca ha messo a punto sistemi di contenimento alternativi con prodotti naturali. Un cambiamento necessario per ridurre l’impatto ambientale provocato dai fumiganti a base di 1,3-dicloropropene, sostanza non più autorizzata a livello europeo, e utilizzata, se concessa, in uso d’emergenza per 120 giorni e solo su alcune colture in specifiche aree.

Un’esperta della lotta ai nematodi in Italia è Giovanna Curto del Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, che lavora da molti anni per trovare, attraverso ricerca e sperimentazione, strade efficaci e innovative.

Quali sono le nuove strategie di difesa contro i nematodi?

GIOVANNA-CURTO

Il Servizio fitosanitario regionale, in collaborazione con il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), ha sperimentato diverse strade a basso impatto ambientale per il contenimento. Un tipo di approccio, utilizzato già nei primi anni 2000, è quello legato all’uso di sovesci di piante biocide, in particolare Brassicacee.

Queste piante contengono nelle loro radici sostanze (glucosinolati) capaci di sviluppare, in presenza d’acqua, isotiocianato, un fumigante naturale che colpisce il nematode. Sono coltivate come colture intercalari all’inizio dell’autunno o in primavera per un paio di mesi, fino alla piena fioritura, poi trinciate e sovesciate. Possono essere utilizzati sovesci di rafano, senape e rucola, che mantengono bassa la carica nei terreni quando le larve sono già presenti. Oltre a questo sistema, più recentemente, si utilizzano pellet e sfarinati sempre ottenuti da piante biocide, che vengono distribuiti nel terreno, interrati e bagnati per innescare la fumigazione.

Sono poi in commercio nuovi prodotti nematocidi chimici a base di fluopyram e abamectina, ma anche sostanze naturali contenenti estratto d’aglio o terpeni e microrganismi che parassitizzano uova e larve di nematodi (Paecilomyces lilacinus, Bacillus firmus). Sono formulati liquidi che vengono distribuiti a contatto dell’apparato radicale provocando la morte o l’inibizione permanente dell’attività dei nematodi. Altre sostanze invece, biostimolanti o corroboranti come i tannini, i funghi micorrizici, il micete Pochonia chlamydosporia, ammendanti amminoacidici e azotati, proteggono e rigenerano l’apparato radicale, rendendo la pianta più tollerante ai nematodi.

Quale è la soluzione secondo lei più efficace?

Abbiamo visto che prodotti e soluzioni ci sono. Ma una vera strategia di difesa è integrata e prevede più azioni: l’utilizzo dei prodotti disponibili; la letamazione che arricchisce i terreni di microrganismi e rende il pH del terreno sfavorevole ai nematodi; le rotazioni con colture non ospiti come i cereali e naturalmente la coltura e il sovescio di piante biocide.

Tutti rimedi efficaci su popolazioni medio-alte di nematodi, fino a 400-500 larve/100 cc di terreno. In emergenza, e solo per un periodo limitato, quando la carica di nematodi è davvero elevata, si possono utilizzare prodotti abbattenti chimici o naturali anche fumiganti, in pre-semina o pre-trapianto, con l’obiettivo di rendere poi più efficace la difesa con trattamenti ripetuti durante il periodo di coltivazione.

Sono soluzioni sostenibili dal punto di vista economico?

tecnica di sovescioAlcuni trattamenti, come i pellet di sostanze biocide, sono costosi e vengono prevalentemente utilizzati sulle colture da reddito o in serra e in questo caso sono economicamente sostenibili. Più difficile è la lotta dei nematodi in pieno campo, dove la chimica rappresenta ancora una soluzione più diretta, soprattutto quando l’infestazione è molto alta e servono prodotti dalla forte azione abbattente. Tuttavia, in alternativa ai composti chimici ad azione fumigante, si possono utilizzare prodotti registrati di origine vegetale quali l’estratto d’aglio granulare o sostanze corroboranti come i tannini. In pieno campo, comunque, è più conveniente organizzare un piano colturale di contrasto ai nematodi comprendente: rotazioni con colture non ospiti, l’introduzione di colture intercalari di piante biocide da sovescio, l’inserimento di colture precoci a ciclo breve (quali il pisello da foraggio), la coltivazione di specie ospiti in periodi meno adatti allo sviluppo della popolazione del nematode, come ad esempio la carota coltivata nel periodo inverno-primaverile o la patata seminata precocemente, con l’obiettivo di mantenere le popolazioni del nematode ad un livello molto basso.

Una corretta gestione della letamazione e del piano colturale con l’inserimento di tutte le buone pratiche, arricchisce inoltre il terreno di sostanza organica, di azoto, di elementi minerali che migliorano la sua vitalità e fertilità, permettendo di ridurre le concimazioni chimiche, con un effettivo risparmio. Facendo un bilancio, dunque, si arriva ad avere terreni più attivi e piante che producono di più, quindi vale la pena attuare una lotta corretta e il più possibile sostenibile contro i nematodi”.

Giovanna Curto, nematodi, piante biocide, Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna

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