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Serve un piano per fermare il dissesto idrogeologico e contenere le nutrie

“Siamo consapevoli che non siano ancora certe le cause del cedimento dell’argine sinistro del canale Navigabile, ma certo è che nel ferrarese scorrono 4.200 km di canali (tre volte la lunghezza dell’Italia), circondati da tre fiumi, e che l’erosione costante degli argini provocato dalle nutrie è un fatto certo, noto e gravissimo”. – commenta Stefano Calderoni, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara.

L’associazione, dopo la falla che ha provocato l’allagamento di decine di ettari di terreno, provocando naturalmente danni alle colture, ribadisce la necessità urgente di interventi tempestivi e risolutivi.

 

“Cosa deve succedere, ancora – continua Calderoni –  perché vengano prese decisioni forti per risolvere il problema?  Le immagini dei campi allagati per chilometri e delle case evacuate sono fotografie realistiche dei pericoli che corriamo. La cosa incredibile è che si continua a mettere a rischio un territorio fragile dal punto vista idrogeologico, lasciando che gli argini dei canali diventino dei veri e propri “colabrodo” perché gli interventi, nonostante gli allarmi lanciati, non si rivelano risolutivi. La sensazione è che le proteste degli agricoltori che subiscono costantemente danni alle colture e continuano a “rattoppare” fossi e argini siano persino diventati noiosi, perché continuano a segnalare il problema. Ma il problema vero è che la nostra voce continua a rimanere inascoltata, anche se il territorio non è sicuro e a rischiare non sono solo i loro redditi, ma l’incolumità stessa delle persone. E l’evento di Ostellato ne è l’esempio e per fortuna che c’è stato un intervento eccezionalmente tempestivo di Protezione Civile, Vigili del Fuoco, con il supporto dei Comuni coinvolti e il monitoraggio del Consorzio di Bonifica, che comunque non ha competenza su un canale navigabile. Quindi – conclude il presidente di Cia Ferrara – anche se questa volta dovesse essere andata “bene” e le nutrie non avessero nulla a che fare con il cedimento, chiediamoci pure quale sarà il prossimo argine a cedere e quale sarà la parte di territorio coinvolta: le possibilità con un territorio per oltre il 40% sotto il livello del mare e con argini erosi non mancano, pensiamo se a cedere fosse stato un fiume come il Reno o il Po”.

 

 

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