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Fauna selvatica: serve una revisione della legge

Cia – Agricoltori Italiani Ferrara aderisce alla mobilitazione promossa da Cia Nazionale il 17 maggio, per chiedere la riforma radicale della legge 157/92 che regola la gestione della fauna selvatica.  Un fenomeno esteso, difficile da arginare, capace di provocare danni al settore agricolo fino a 60 milioni di euro e minacciare la sicurezza dei cittadini.

A livello nazionale è stata presentata a Camera e Senato una proposta di modifica in sette punti che Cia Ferrara, insieme a Cia Emilia-Romagna, presenterà al presidente Bonaccini e ai vertici della Regione, per chiedere nuove norme e una semplificazione per la richiesta di risarcimento danni. Al primo punto della proposta di riforma c’è la sostituzione del termine “protezione” con “gestione”, perché le specie che negli anni ’90 andavano protette adesso sono in sovrannumero e provocano l’80% dei danni. Poi c’è la richiesta di ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e quindi concentrare la competenza in materia che è suddivisa in diversi ministeri. Cia chiede poi di distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle venatorie e dunque di rafforzare la capacità di autotutela degli agricoltori sui propri terreni con metodi ecologici e interventi preventivi in primis, ma anche mediante abbattimento. L’associazione chiede, infine, che sia riconosciuto il risarcimento integrale della perdita subita a causa di animali che sono di proprietà dello Stato, comprensivo dei danni diretti e indiretti alle attività imprenditoriali.

“Sul territorio il problema della fauna è talmente grave – spiega il presidente provinciale Stefano Calderoni – che siamo arrivati a lanciare una provocazione estrema: importare coccodrilli come antagonisti di oche, nutrie e colombi. Quindi la proposta di revisione radicale è essenziale, così come un aggiornamento delle modalità che regolano la prevenzione e la gestione degli indennizzi a livello regionale. Questo è uno dei nodi chiave, che farò presente anche ai vertici della Regione quando andremo a presentare la riforma di legge. Da quando sono stati deliberati –  con la DGR (Delibera di Giunta Regionale) 364 dello scorso 12 marzo –  i nuovi criteri per la concessione di contributi per danni da fauna selvatica alle produzioni agricole è diventato complesso chiedere il risarcimento. La Delibera ha irrigidito i termini – continua Calderoni –  subordinando la concessione del risarcimento alla presenza, in numero esatto per ettaro, degli strumenti di prevenzione adottati dall’azienda per prevenire il danno. Prima del DGR c’era una maggiore elasticità, si verificava che l’agricoltore avesse effettuato prevenzione e se il danno era chiaro, si autorizzava l’indennizzo. Ora, invece, se il vento si è portato via qualche pallone e non si è sostituto o non c’è l’esatto numero di cannoni, la richiesta viene spesso negata. Come se qualche pallone in meno costituisse una tale negligenza da negare migliaia di euro di danni. Nessuno nega che la prevenzione sia necessaria ma i dissuasori, soprattutto per chi ha un’ampia superficie di terreno, sono onerosi e la Regione dà un contributo di 2.500 euro che spesso non copre totalmente i costi.

 

L’altro problema riguarda la richiesta di risarcimento delle aziende che, negli anni precedenti, non avevano mai subito alcun danno perché la fauna selvatica non era presente o era molto limitata e quindi non avevano la necessità di installare ausili per la prevenzione. Se l’agricoltore è stato così fortunato da non avere la necessità di proteggersi, viene penalizzato nel momento in cui questi danni li ha, perché la richiesta gli viene negata per mancanza di prevenzione. Come se le aziende agricole possedessero il dono di sapere in anticipo quali animali, che notoriamente non sono stanziali, arriveranno a mangiare in massa il loro mais, rimasto indenne nel corso degli anni. Dunque – conclude Calderoni – occorre certamente rivedere la legge nazionale, ma anche la sua applicazione a livello locale deve subire delle modifiche sostanziali, perché il fenomeno continuerà a crescere e gli agricoltori finiranno per abbandonare alcune zone rurali per l’impossibilità di coltivarle o di vedersi riconosciuto in maniera equa il danno subito”.

 

 

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