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Con il conflitto in Ucraina ancora più difficile trovare personale nelle campagne

lavoratori agricoli

Fini, Cia: “Il Decreto flussi non ha soddisfatto tutte le richieste di lavoratori. Le imprese non investono in assenza di certezze per lo svolgimento delle operazioni colturali, a partire dalla raccolta di ortofrutta”

“Da mesi lanciamo l’allarme, ma i nostri appelli cadono nel vuoto. Tra pochi giorni inizierà il diradamento di alcune specie ortofrutticole e a seguire, nel giro di poche settimane, la raccolta di varietà  precoci e le imprese agricole devono già affrontare un’emergenza che si ripete da anni, ovvero la reperibilità di manodopera stagionale”.

Cristiano Fini, presidente di Cia – Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna riprende un tema molto sentito dal mondo agricolo e che riguarda la difficoltà di affrontare l’annata senza avere certezze sulla disponibilità di personale.”

Pandemia, reddito di cittadinanza, appetibilità di altri settori economici ed in particolare un decreto flussi inadeguato stanno mettendo fortemente a rischio la raccolta delle nostre eccellenze ortofrutticole – segnala Fini  -, nonché la sostenibilità di un settore duramente colpito negli ultimi anni da gelate tardive, cambiamenti climatici e gravi fitopatie.
Riceviamo da giorni diverse segnalazioni da parte di imprenditori agricoli di tutto il territorio regionale in difficoltà nel trovare manodopera stagionale. A fronte di numerose richieste inviate alle prefetture – prosegue il presidente Cia –  il decreto flussi di aprile ne ha soddisfatte solo una minima parte. Occorre quindi un intervento immediato del governo per aumentare i flussi migratori in entrata e le regolarizzazioni di stranieri già presenti sul territorio nazionale.
Inoltre la riparazione delle quote deve essere indirizzata ai territori e settori economici maggiormente deficitari, come il comparto agroalimentare”.

Fini ricorda inoltre la difficoltà per le imprese di formare il personale, problema acutizzato dalle barriere linguistiche. “Inoltre – prosegue –  ci sono ritardi nel riconoscimento dei permessi alle persone richiedenti protezione che sarebbero disposti a lavorare, fenomeno peggiorato dagli eventi bellici perché l’ arrivo dei profughi ucraini ha rallentato ulteriormente le Prefetture riducendo tempestività dei decreti flussi, spesso, peraltro, in ritardo rispetto ai tempi delle campagne di raccolta”.

Il problema è assai gravoso e gli investimenti delle imprese sono condizionati da questo fattore limitante. “Si sostengono costi in azienda e il rischio è di non poter raccogliere i frutti – conclude Fini – ed è per questo che si devono creare i presupposti perché questi lavoratori trovino le condizioni per svolgere la loro attività, a partire  dalle  facilitazioni nei ricongiungimenti familiari”.

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