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“Cimice asiatica, le regioni di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, attraversate dalle stesse problematiche, facciano squadra per dare risposte economiche alle aziende agricole”

cimice asiatica
Lo sollecita Cristiano Fini, presidente di Cia Emilia Romagna, che denuncia un forte incremento dell’insetto: “è su tutte le colture e non ci sono soluzioni per debellarla”

BOLOGNA, 27 luglio 2019 – È  una specie che migra da una coltura all’altra e non ci sono rimedi per combatterla: l’allarme, non nuovo, viene da Cia Emilia Romagna che registra una recrudescenza della cimice asiatica, specie aliena che da alcuni anni sta infestando le colture agricole. “Prima era localizzata nella frutta dove, specialmente nelle pere, danneggia irrimediabilmente il frutto – ricorda il presidente di Cia- Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna Cristiano Fini – ma questo insetto si sposta da una coltura all’altra, compresi i cereali, rendendo impossibile un contenimento della sua invasività”.

Dopo la raccolta, nell’arco di 24-48 iniziano a comparire macchie superficiali, a deformarsi e a marcire: è quello che accade alla frutta una volta punta dalla cimice che la rende invendibile. L’incremento esponenziale è segnalato in tutte le zone produttive della regione, seppur con una enorme variabilità di presenza e di danno.

Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna chiede interventi precisi alle istituzioni per risolvere una situazione che sta diventando sempre più drammatica per il mondo agricolo: “È indispensabile continuare a finanziare la ricerca scientifica per individuare le possibili soluzioni al problema della cimice – sollecita Fini – ed è fondamentale che le amministrazioni regionali di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, attraversate dalle stesse problematiche, facciano squadra per dare risposte economiche alle aziende agricole. In particolare, è necessario chiedere contributi specifici al Ministero come è stato fatto per la Xylella in Puglia”.

Infine secondo la Cia  occorre migliorare la reciprocità delle regole “al fine di raggiungere una armonizzazione reale fra Stati membri europei – conclude – inoltre nei rapporti coi Paesi terzi serve rafforzare il sistema di prevenzione con il controllo dei rischi non sostenibili di determinati prodotti d’importazione”.

 

PRESENZA E DANNI DELLA CIMICE ASIATICA

Sul versante emiliano dell’Emilia Romagna, per quanto riguarda il ciliegio, sono stati verificati danni da cimice asiatica intorno al 10%, contro uno storico dell’1%.

Per le pere e mele biologiche non protette da reti il danno valutato ad oggi è tra il 30% e l’80%: questa forbice è molto ampia proprio per via delle singole situazioni aziendali e per la dislocazione delle aziende sul territorio. Le pere convenzionali registrano un danno tra il 10% e il 40% con situazioni diverse all’interno del territorio. Per il pesco convenzionale il danno è circa il 30-40%.

Anche la soia subisce la numerosa presenza della cimice asiatica: questo preoccupa fortemente in quanto è presumibile che alla raccolta della soia l’insetto possa migrare nei campi di pomacee a raccolta più tardiva con incrementi dei danni sui frutti.

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