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“Suini, controlli e benessere animale vengono rispettati”

“È fondamentale puntare con sempre più forza sulla qualità e valorizzazione del nostro prodotto, in tutto il mondo. L’export ha un peso ancora troppo poco rilevante. E occorre lavorare sugli attori della filiera: mettere d’accordo allevatori, macellatori e stagionatori. Questa è la nostra sfida da vincere per superare quella che potrebbe essere la tempesta perfetta”. Lo mette ben in chiaro Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani di Reggio Emilia, per cercare di uscire dalla difficile situazione che sta vivendo il settore suinicolo assediato da crisi, calo dei consumi, concorrenza spagnola, carente valorizzazione. La questione è stata al centro di un incontro con i soci che si è tenuto nella sede di via Trento e Trieste.

Partiamo dai numeri. Secondo il Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole), nel mese di aprile si è assistito a una timida ripresa della reddittività degli allevatori italiani dopo mesi pesantissimi. Ma una rondine non fa primavera. La variazione congiunturale è stata del +13,4%, mentre quella tendenziale è rimasta negativa e pari al -6,3%. Nell’ultimo mese rilevato, in termini congiunturali, la reddittività dei produttori di prosciutti Dop è cresciuta del +4,2% per il prosciutto di Parma leggero e del +5,7% per quello di Parma pesante. Negativa, invece, la reddittività delle produzioni non tipiche. Negativo anche il confronto rispetto allo scorso anno sia per le produzioni Dop che non. Per quanto riguarda i prezzi, in aprile vi è stata una ripresa delle quotazioni degli animali da macello destinati sia al circuito tutelato che tradizionale, mentre sono continuati a crescere quelli dei suini da allevamento di 30 kg. Andamento al rialzo anche per i principali tagli di carne suina fresca, ad eccezione delle cosce fresche destinate a crudi tipici. E continua il periodo negativo dei prosciutti stagionati. Nel mese di gennaio 2019 (ultimo dato disponibile), il saldo finale del commercio estero dell’Italia di suini, carni suine e salumi è stato nuovamente negativo e pari a -54,5 milioni di euro.

“I problemi da affrontare sono molteplici – denuncia Cervi -. Nel nostro Paese è in atto un importante calo dei consumi di carne suina. E, come se non bastasse, subiamo una forte concorrenza soprattutto dalla Spagna che in 15 anni ha raddoppiato la produzione da 20 a 40 milioni di capi. In Italia siamo stabili sui 12 milioni di suini, di cui circa 9 che rispettano il disciplinare di Parma e San Daniele. Sul nostro territorio siamo a quota 380mila”.

“In questo momento la filiera non riesce a valorizzare un prodotto Dop d’eccellenza come il suino pesante per la produzione dei prosciutti – prosegue -. Ma tutte le difficoltà sono scaricate sugli allevatori. Non c’è un tema di sovraproduzione, ma di strategia commerciale. Facciamo un esempio: la produzione del Parmigiano Reggiano viene controllata nel dettaglio. I piani produttivi dei Consorzi vengono invece fatti dai prosciuttai che, al limite, si danno delle quote per i posti disponibili dove appendere i prodotti. È evidente: c’è un enorme problema di organizzazione della filiera”.

Gli allevatori hanno scelto di “continuare a produrre puntando sulla qualità” e stanno investendo per migliorare il benessere animale. Ma, con questi prezzi, rischiano seriamente di vedere depauperato il loro patrimonio. È fondamentale che la situazione cambi velocemente”.

“C’è chi vede con speranza le disgrazie altrui – conclude il presidente Cia Reggio -. E la speranza sarebbe nella peste suina africana che sta causando pesanti conseguenze in Cina, dove per problemi sanitari è già stato abbattuto il 30% dei 450 milioni di suini allevati. Ma non può essere questa la soluzione”.

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