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Il Ministro Bellanova in visita alla latteria sociale ‘Il Fornacione’

Il Ministro delle politiche agroalimentari Teresa Bellanova ha incontrato alla latteria ‘Il Fornacione’ – il cui presidente è Giuseppe Sironi, socio CIA – gli operatori del settore lattiero-caseario dell’Appennino reggiano. Erano presenti, la parlamentare Antonella Incerti – commissione Agricoltura e commissione Politiche dell’Unione Europea -, i sindaci del territorio, gli imprenditori agricoli e numerosi cittadini.
Diversi i temi affrontati da Bellanova, tra cui la questione ‘dazi americani’ – “L’Europa deve intervenire per difendere con tutte le forze l’eccellenza Parmigiano Reggiano” – e la cimice asiatica – “Quando sono arrivata al Ministero delle Politiche Agricole sul Fondo di solidarietà non c’era un euro. Oggi possiamo contare su 80 milioni per l’emergenza. Emergenza su cui siamo impegnati senza soste insieme alle Regioni per costruire azioni concrete e fattive. Come la delimitazione delle aree colpite” -. La ministra ha inoltre manifestato il suo impegno nel contrasto all’uso in Europa dell’etichetta a semaforo: “Non serve semplificazione, ma completezza nell’informazione”.

Fieragricola 2020: Cia, kermesse ribadisce primato green aziende agricole

Sostenibilità ambientale ed economica, innovazione e internazionalizzazione per le imprese agricole. Cia-Agricoltori Italiani fa proprie le parole d’ordine del nuovo appuntamento della Fieragricola 2020, che fa di Verona anche quest’anno la capitale mondiale del settore rurale. Dal 29 gennaio al primo febbraio prossimo, Cia sarà protagonista con uno spazio espositivo al Padiglione 7 Stand C9 per ribadire la sua attenzione al tema ambientale, il nodo più urgente dell’agricoltura nazionale ed europea.

“La presenza Cia a Veronafiere è importante per riaffermare la posizione di leadership europea delle nostre imprese nel trovare le migliori soluzioni tecnologiche a contrasto del riscaldamento globale e nello sviluppo dell’economia circolare, con la valorizzazione dei reflui zootecnici e l’impiego di energie rinnovabili -dichiara il presidente nazionale Dino Scanavino-. L’agricoltura italiana ha, infatti, sviluppato una forte sensibilità green nei confronti dell’impatto ambientale, ha contribuito alla riduzione delle emissioni dei gas serra e non teme confronti con gli altri Paesi europei, diventando sempre più virtuosa e raggiungendo un primato invidiabile nel settore biologico”.

“Per questi motivi accogliamo con favore la scelta dell’edizione di quest’anno che, sulla scia del Green New Deal della nuova Commissione Ue, ha messo il tema della sostenibilità ambientale al centro della manifestazione, a contrasto della fake news di un settore rurale disinteressato a questi temi. Noi pensiamo -conclude Scanavino- di poter offrire agli operatori e ai visitatori professionali di Fieragricola, un’irrinunciabile opportunità di confronto sulle tendenze del mercato in atto e sulle case history di successo su temi come agricoltura 4.0, innovazione genetica, mangimistica, benessere animale, tecnologie per l’allevamento, robotica e zootecnia di precisione”.

Per le imprese Cia, la manifestazione sarà anche un’importante occasione di promozione, nell’incontro con operatori internazionali e buyer esteri, per la creazione di nuovi sbocchi di mercato, con uno stimolante confronto con i competitor utile ad affrontare con fiducia e ottimismo le sfide dell’innovazione.

 

Il 30 gennaio una grande mobilitazione del settore agricolo

“Il 30 gennaio a Ferrara ci sarà la più grande mobilitazione del settore agricolo degli ultimi anni, che coinvolgerà le filiere agroalimentari di tutto il Centro Nord. Scenderemo in piazza perché la nostra crisi di liquidità è diventata insostenibile e le istituzioni non stanno facendo abbastanza per salvare le aziende agricole, le cooperative e il reddito di coloro che sono occupati nel settore” – ha spiegato Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara nel corso della conferenza stampa di lancio dell’iniziativa.

Una mobilitazione fortemente voluta da Agrinsieme Ferrara – il coordinamento che unisce Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle cooperative agroalimentari – e poi estesa ad Agrinsieme regionale e a tutte le filiere produttive del Nord Italia.

“In questi mesi abbiamo sollecitato le istituzioni a tutti i livelli, anche andando a Roma e a Bruxelles – continua Calderoni – ma non ci sono stati interventi risolutivi per sostenere il nostro agroalimentare colpito da una crisi ormai diventata strutturale. Non sono diventati operativi nemmeno quei provvedimenti, come la moratoria sui mutui o la sospensione del pagamento delle rate INPS, che erano stati dati per certi e avrebbero dato un po’ di sollievo al settore. Attualmente sul piatto ci sono gli 80 milioni in tre anni varati dal Ministero delle Politiche Agricole, il sostegno della Regione per l’acquisto di reti anti-cimice asiatica e gli investimenti sulla ricerca che però non daranno, purtroppo, risultati a breve termine. Importanti, certo, ma “gocce nel mare” per una crisi che non è dovuta solo ai problemi fitosanitari, ma anche a prezzi di mercato sempre meno remunerativi. Un vero disastro perché riguarda praticamente tutte le produzioni e tutte le filiere, non solo quella frutticola, con una perdita in termini di occupazione allarmante”.

Gianluca Vertuani, Presidente di Confagricoltura Ferrara, ha scelto di aprire il suo intervento scusandosi con la cittadinanza per i probabili problemi alla circolazione che deriveranno dalla manifestazione del 30 gennaio, ma ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di accendere un faro sull’agricoltura e sulla sua importanza per il nostro territorio. Dopo la precedente manifestazione del 18 settembre e gli incontri, con il Ministro Bellanova e altri importanti referenti istituzionali, non è stato ancora individuato il quadro normativo per ristorare le aziende agricole. Si respira un grande malessere da parte di tutti gli agricoltori che sono allo stremo e noi, come Organizzazioni abbiamo il dovere di rappresentarli anche andando in piazza, per loro e insieme a loro. Non possiamo più permetterci di aspettare oltre”.

La parola è poi passata a Roberto Crosara, in rappresentanza di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. “La frutticoltura ha un impatto sociale di circa 300.000 giornate lavorative che corrispondono al lavoro di circa 5.000 persone, impegnate in modo diretto (dal raccolto al confezionamento), a cui si aggiunge l’attività dei lavoratori dell’indotto (trasporti, imballaggi ecc.). Le strutture cooperative sono quel tipo di impresa che in maniera prevalente si occupa di conservare e commercializzare i prodotti frutticoli, orticoli ecc. In questi anni hanno sostenuto notevoli investimenti per innovare e rinnovare le loro strutture e i loro impianti, ma hanno bisogno di una continuità di forniture di prodotti agricoli per rispettare i loro piani industriali e salvaguardare i posti di lavoro”.

La mobilitazione avrà il suo fulcro a Ferrara dove arriveranno gli agricoltori da tutto il Nord, ma l’obiettivo è anche quello di portare in piazza anche i cittadini e tutti coloro che hanno a cuore il settore primario.

“La città di Ferrara sarà pacificamente “invasa” – conclude il coordinatore di Agrinsieme – da cinque cortei che partendo dalla periferia percorreranno le strade del centro cittadino. Un percorso anche simbolico, dalla campagna alla città, perché il nostro obiettivo è anche quello di coinvolgere le persone che vivono nelle aree urbane e spesso non si rendono conto del valore che ha l’agricoltura nella loro vita. I prodotti agricoli freschi o lavorati entrano nelle nostre case almeno due volte al giorno e devono essere di qualità, salubri e sicuri”.

Al Nord si concentrano il 23% delle aziende agricole italiane, con un valore di 29 miliardi di euro

Nonostante anni di campagna contro il recesso, di politiche, più o meno riuscite, di recupero e rilancio del settore, il divario tra Nord e Sud Italia è ancora una realtà, purtroppo, palpabile, anche in settori chiave come quello dell’agricoltura. Secondo una ricerca firmata Nomisma, realizzata per Agrinsieme, al Nord sono attive 356.000 aziende, pari cioè al 23,5% del totale italiano (1,5 milioni). Lo scrive WineNews che evidenzia come il valore della produzione dell’agricoltura del Nord è di 29 miliardi di euro (al 2018), pari al 49% di quella nazionale, che sfiora i 60 miliardi di euro.

Al primo posto con 6,7 miliardi di euro spicca la produzione di carne, seguita dalla produzione di latte (3,6 miliardi di euro), dalla produzione di vino (2,3 miliardi di euro) e dalla produzione di cereali (2,2 miliardi di euro). Valori che, ovviamente, si traducono anche in termini di occupazione: sono 272.000 i lavoratori agricoli al terzo trimestre 2019, pari al 33% del totale nazionale (815.000). La fotografia del settore, scattata da Nomisma, è stata presentata a “Grow!”, l’action tank del coordinamento di Agrinsieme che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, in scena a Bologna oggi, con il focus su “Il ruolo delle infrastrutture per l’agricoltura del Nord”, a cui hanno preso parte, tra gli altri, la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, i presidenti delle Commissioni Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi e della Camera dei Deputati Filippo Gallinella.
Le note dolenti, come emerge dallo studio, arrivano confrontando i numeri del Nord Italia con quelli dei nostri principali competitor europei, verso i quali pesa un divario a sfavore del nostro Paese. La dotazione media di infrastrutture materiali, infatti, pari a 797 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati nel Nord-Ovest e a 774 chilometri ogni 1.000 chilometri quadrati nel Nord-Est, risulta nel complesso inferiore alle aree del Regno Unito (2.483 chilometri per 1.000 chilometri quadrati), della Francia (2.266 chilometri per 1.000 chilometri quadrati) e della Germania (1.028 chilometri per 1.000 chilometri quadrati). Anche in riferimento alle infrastrutture immateriali emerge un distacco rispetto ai competitor Ue: nelle regioni del Nord Italia la digitalizzazione delle famiglie è pari all’87% nel Nord-Ovest e all’88% nel Nord-Est, percentuali superiori alla media italiana dell’84%, ma inferiori a quelle di Germania e Regno Unito.

Elezioni regionali, incontro sull’agricoltura nella sede di Cia Reggio

“E ADESSO PARLIAMO FINALMENTE DI AGRICOLTURA”. È il titolo dell’incontro che si terrà lunedì 20 gennaio nella sede Cia Reggio di Viale Trento e Trieste in vista delle elezioni regionali, da dove pare essere scomparsa la discussione sul futuro del settore portante dell’economia in Emilia Romagna. Eppure le questioni all’ordine del giorno sono numerose. Basti pensare alla predisposizione della nuova Pac, ai dazi americani, agli effetti dei cambiamenti climatici, ai danni causati da cimice asiatica e dalla fauna selvatica, all’abbandono delle aree rurali, alla necessità di infrastrutture come la diga di Vetto.
Il presidente Antenore Cervi ne parlerà con i candidati Gianni Bertucci (M5s), Andrea Costa (Pd) e Gabriele Delmonte (Ln).
Il dibattito, aperto ai soci Cia e al pubblico, è in programma alle 17.30 nella sala consiliare.
Ti aspettiamo!

Agricoltura, quattro bandi per incentivare il biologico e tutelare la biodiversità: disponibili 9,7 milioni

Oltre 9,7 milioni di euro per dare una spinta al biologico in Emilia-Romagna e al tempo stesso promuovere lo sviluppo di un’agricoltura attenta alla salvaguardia dell’ambiente e alla tutela della biodiversità. È la dotazione finanziaria complessiva di quattro bandi approvati dalla Regione che danno continuità agli interventi di sostegno previsti dalle Misure 10 “Agroambiente” e 11 “Agricoltura biologica” del Programma regionale di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020.

Le misure mettono a disposizione delle aziende agricole – sia in forma individuale che associata, incluse le cooperative – un pacchetto di risorse per favorire, attraverso l’erogazione di contributi economici parametrati alla superficie interessata, l’ulteriore espansione sul territorio regionale delle coltivazioni e degli allevamenti bio e, più in generale, un’agricoltura più ecosostenibile e all’insegna della qualità delle produzioni.

Per tutti e quattro i bandi gli impegni di durata pluriennale – 5, 10 e 20 anni a seconda dei casi – sottoscritti dalle imprese agricole decorrono dal 1^ gennaio 2020, mentre la presentazione delle domande di aiuto (già possibile a partire dal 7 gennaio) dovrà avvenire entro il 28 febbraio prossimo, secondo le modalità indicate sul sito dell’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (https://agrea.regione.emilia-romagna.it/).

Cosa prevedono i due bandi per il bio

La quota più significativa di risorse, quasi 5,75 milioni di euro all’anno in totale per due bandi, è finalizzata a favorire l’ulteriore diffusione del biologico attraverso la concessione di premi ad ettaro per cinque anni per incentivare nel primo caso il passaggio delle aziende ai metodi e alle pratiche dell’agricoltura bio e, nel secondo caso, il mantenimento delle superfici già convertite al biologico.

Grazie ad una recente modifica del Psr che ha consentito di recuperare risorse aggiuntive per 3,7 milioni di euro, i fondi disponibili per la conversione ammontano a quasi 3,8 milioni di euro all’anno. Il budget per il mantenimento sfiora invece quota 2 milioni di euro sempre all’anno.  Gli aiuti variano da 150 a 791 euro all’ettaro all’anno secondo il tipo di colture per favorire la conversione e da 90 a 668 euro, sempre all’ettaro all’anno, per il mantenimento.

Attualmente in Emilia-Romagna le superfici a biologico finanziate attraverso la misura 11 del Psr ammontano a 116 mila ettari, su un totale regionale di oltre 156 mila ettari, pari a più del 15% dell’intera Superficie agricola utilizzata (Sau) da Piacenza a Rimini. Con il bando 2020 si potranno nuovamente finanziare le superfici impegnate con l’ultimo avviso scaduto a fine 2018 e le nuove adesioni.

L’obiettivo è dare un ulteriore colpo d’acceleratore in direzione di un’agricoltura attenta alla nuova domanda di cibi buoni e sani che viene dai consumatori e alle esigenze di una maggiore tutela dell’ambiente, anche nell’ottica della riduzione delle emissioni responsabili dei cambiamenti climatici in atto. In Emilia-Romagna le superfici coltivate bio sono aumentate del 75% rispetto al 2014 (67 mila ettari in più), mentre le aziende sono cresciute di quasi il 70%.

Ciò grazie alle risorse fin qui investite dalla Regione nell’attuale programmazione 2014-2020: risorse che sfiorano complessivamente quota 140 milioni di euro (di cui 16,8 di risorse aggiuntive regionali). A queste risorse vanno aggiunte quelle relativeagli incentivi alla formazione, all’insediamento dei giovani, ai progetti di innovazione e agli investimenti per l’ammodernamento strutturale delle aziende. Per tutti questi interventi le aziende bio godono infatti di una priorità nelle graduatorie dei bandi regionali.


Gli altri due bandi per promuovere la biodiversità

Gli altri due bandi si inquadrano invece nelle cosiddette politiche agroambientali per tutelare e promuovere la biodiversità, soprattutto nelle zone di pianura. Stiamo parlando della misura 10.1.9 del Psr “Gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000 e conservazione di spazi naturali e seminaturali del paesaggio agrario”, che finanzia con poco più di 1 milione di euro all’anno gli interventi finalizzati alla conservazione di elementi caratteristici del territorio agricolo come siepi, boschetti, maceri, risorgive e laghetti.

Gli agricoltori che per un periodo di dieci anni si impegnano in questo senso potranno beneficiare di un contributo a superficie. Attualmente sono 838 le aziende agricole che hanno aderito a questa misura, per una superficie complessiva di quasi 2.500 ettari. Dall’inizio dell’attuale ciclo di programmazione ad oggi le risorse messe a disposizione sfiorano quota 9 milioni di euro, di cui 1,3 milioni di risorse regionali aggiuntive.

Infine, il quarto e ultimo bando stanzia quasi 3 milioni di euro all’anno per il “ritiro dei seminativi dalla produzione per 20 anni per scopi ambientali e la gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000” (Misura 10.1.10) per finanziare la creazione di prati umidi e macchie arbustive al posto dei campi coltivati. Per questo intervento sono attualmente in corso 280 progetti, su una superficie complessiva di circa 5.600 ettari.  Le risorse investite nella programmazione 2014-2020 superano i 30 milioni di euro, di cui 13,6 milioni di fondi regionali aggiuntivi.

“Nuove modalità e costi per il conferimento dei rifiuti prodotti dalle aziende agricole”

Il Consorzio Fitosanitario provinciale comunica che “a novembre è entrata finalmente in funzione la macchina per il trattamento iniziale dei rifiuti. Questa permette di lavorare ingenti quantità di plastiche, tra i quali i problematici cordami usati per l’imballo dei foraggi (CER 020104). Il rifiuto è ridotto in frammenti tali da renderne possibile il trattamento finale”.
I ritardi registratisi nelle raccolte delle plastiche agricole “stanno rapidamente rientrando grazie ad una capillare azione di recupero organizzata da Iren Ambiente. Questo nuovo processo di triturazione evita all’azienda le macchinose operazioni di insaccamento delle reti e dei teli plastici, consentendo il deposito temporaneo in cumuli e la raccolta del rifiuto sfuso, purché sempre e comunque differenziato”, spiega il presidente Lorenzo Catellani.
Il trasporto delle plastiche verso il trituratore, la loro lavorazione nello stabilimento di Novellara e il successivo carico e scarico presso il termovalorizzatore di Parma, sono ulteriori passaggi nella filiera di gestione che hanno incrementato i costi di logistica.
Per le imprese agricole servite da Iren Ambiente il costo del servizio di raccolta “è stato fissato dal primo gennaio 2020 complessivamente in 310 euro a camion. I mezzi messi a disposizione hanno capienza minima di 15 metri cubi e sono dotati di presa a “ragno”. I costi di smaltimento, continuano ad essere totalmente a carico del Consorzio Fitosanitario, così come previsto nell’accordo di programma vigente”.
I servizi di raccolta prenotati dalle aziende nel 2019, ma non ancora effettuati, manterranno le medesime condizioni economiche concordate per l’anno scorso. Come in passato, per non penalizzare eccessivamente quelle realtà agricole molto distanti dai centri di lavorazione del rifiuto, il costo per la logistica resta il medesimo in tutti i comuni serviti da Iren
Ambiente.
Dal 2020, per consentire il trasporto al trituratore di Novellara, cessa il conferimento diretto dei rifiuti plastici presso il centro di compattazione in via dei Gonzaga 46 a Reggio Emilia. Le raccolte saranno effettuate unicamente per mezzo dei camion di Iren Ambiente, previa prenotazione telefonica al numero verde 800.212607.
Nell’ambito dell’accordo di programma, per agevolare economie di scala e conseguenti riduzioni dei costi, continua ad essere disponibile il servizio di raccolta rifiuti destinato ai soci di cooperative agricole. Cantine e caseifici sociali, allevamenti cooperativi, consorzi agrari e altre imprese agricole a carattere cooperativo, possono organizzare raccolte collettive ad esclusivo vantaggio dei propri soci.

Per ulteriori informazioni resta a disposizione Mirko Bacchiavini del Consorzio Fitosanitario di Reggio al numero di telefono 0522.271380 e all’indirizzo di posta elettronica
mirko.bacchiavini@regione.emilia-romagna.it

“Emilia Romagna, Caselli: siamo il 15% dell’intero export nazionale, ma siccità piega la nostra agricoltura. Intervenire per aumentare capacità trattenimento acqua”

“Con la nostra agricoltura produciamo 24 miliardi di euro in Emilia Romagna e rappresentiamo il 15% dell’intero export nazionale” dichiara l’assessore all’agricoltura dell’Emilia Romagna Simona Caselli all’agenzia di stampa Agricolae.

“Siamo in nord Italia ma abbiamo problemi diversi da quelli delle regioni limitrofe, come quello della siccità. Abbiamo investito 8 milioni in progetti sul risparmio dell’acqua ed oggi siamo secondi solo ad Israele in tecniche di risparmio idrico, ma dobbiamo aumentare le capacità di trattenimento dell’acqua, perché i modelli futuri ci dicono che pioverà in modo molto intenso ma in un lasso sempre più limitato di tempo” prosegue.

“Punto fondamentale: ci opponiamo al fatto che prossimi interventi siano finalizzati esclusivamente a risparmi percentuali.

È difficile arrivare a far meglio di così nonostante le tecniche di innovazione che mettiamo in campo e in zone come la nostra non c’è più spazio per risparmiare” conclude Caselli.

“Anche la neve arriva ormai sempre più tardi e va via sempre prima, sintomatico dei cambiamenti climatici che affliggono il nostro territorio. Ringrazio però i consorzi perché lavorano sempre con competenza ed assieme al ministero hanno fatto squadra per portare a casa importanti progetti” sottolinea invece l’assessore del Veneto Giuseppe Pan

“Risparmio idrico e la lotta al dissesto idrogeologico”

Domani, mercoledì 8 gennaio, sarà presentata la STRATEGIA NAZIONALE MIPAAF per il risparmio idrico e la lotta al dissesto idrogeologico. Appuntamento ore 11 a Roma, Sala Nassirya del Comando Carabinieri per la tutela agroalimentare, via Torino 44. A darne notizia ufficiale è l’agenzia di stampa Agricolae.

Insieme alla Strategia complessiva che esemplifica perfettamente il ruolo rilevante e sempre più centrale dell’agricoltura nell’ambito del New Green Deal, verranno dettagliati alcuni dei più rilevanti progetti in corso di attuazione finalizzati alla realizzazione di infrastrutture strategiche nel settore dell’irrigazione, della bonifica idraulica e della prevenzione del dissesto idrogeologico, e il Piano dei lavori previsti per il 2020.

Una programmazione imponente, rilevante sul versante dell’investimento economico quanto su quello della quantità e qualità dei progetti in atto.

Nel corso della giornata saranno inoltre illustrati la Banca dati Investimenti Irrigui e il Sistema Informativo nazionale per la gestione della risorsa idrica in agricoltura, data base nazionale unico di riferimento per la raccolta dati e informazioni sull’uso irriguo dell’acqua a scala nazionale.

Conclusione affidate alla Ministra alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova.

Scambi di esperienze tra Assia ed Emilia-Romagna: agricoltura sociale e biologica nel distretto di Wetterau

Quarta edizione della Settimana della cucina italiana nel mondo: l’Emilia-Romagna ha aderito con iniziative di sistema, per promuovere l’agroalimentare regionale e scambi di esperienze nell’innovazione e nella sostenibilit.

Molti gli eventi promozionali organizzati in ogni tappa e gli scambi di esperienze con le amministrazioni locali, che hanno avuto come scopo principale quello di consolidare alleanze anche in vista dei negoziati sulla nuova Politica agricola comune (PAC).

La missione di quest’anno, in Germania, si è articolata in tre tappe: la prima a Berlino e nel limitrofo Brandeburgo, la seconda a Monaco di Baviera e la terza in Assia.

Le relazioni tra la Regione Emilia-Romagna e il Land dell’Assia risalgono al 1992 quando hanno sottoscritto un’Intesa di collaborazione, implementata nel giugno 2014. Con l’Assia sono stati avviati progetti e scambi di esperienze in gran parte dei settori delle due amministrazioni regionali.

Proprio in Assia, una delegazione tecnica guidata dall’assessore all’agricoltura Simona Caselli ha visitato il distretto di Wetterau per esplorare possibili collaborazioni e progettualità sul tema dell’agricoltura sostenibile.

Il territorio del Wetterau è per molti aspetti paragonabile all’Emilia-Romagna: terreni vocati all’agricoltura, in un distretto produttivo tra i più ricchi della Germania, molto vicino a Francoforte e ben collegato dal punto di vista dei trasporti.

L’agricoltura è, anche in questa zona, in costante trasformazione al pari dei cambiamenti sociali e della sempre maggiore attenzione da parte consumatori, per  qualità e sostenibilità delle produzioni agroalimentari.

“Attualmente ci sono quasi 1.000 aziende agricole nel Wetteraukreis (il circondario che comprende 25 territori comunali)”, ha dichiarato Matthias Walther responsabile del dipartimento agricolo del distretto di Wetterau, “30 anni fa erano tre volte tanto, ma il numero di aziende agricole biologiche è in continua crescita”.

Nel 2015 il Wetteraukreis è diventata una delle tre regioni eco-model in Assia e se inizialmente la quota di terreni gestiti a biologico era del solo 4% per un totale di 40 agricoltori biologici, oggi il numero di aziende biologiche è salito a 62, per una superficie complessiva di quasi 5.000 ettari.

Un’esperienza simile a quella dell’Emilia-Romagna, dove però alla fine del 2018 si contavano quasi 6.300 imprese bio di cui 4.400 condotte da agricoltori a produzione biologica, con un aumento nel 2017 e 2018 di 600 aziende ogni anno.

In Emilia-Romagna oggi il 15% dei terreni agricoli è gestito a biologico, per una superfice complessiva di quasi 156.000 ettari, cresciuta del 75% dal 2014, pari a un incremento di oltre 67.000 ettari.

Una risposta efficace, in particolare da parte degli agricoltori più giovani, a una richiesta di mercato in costante crescita che grazie ai diversi canali di vendita (GDO, negozi specializzati, mercati agricoli e food service), è giunta a superare in Italia i 3,5 miliardi di euro a cui vanno aggiunti gli oltre 2 miliardi per i prodotti destinati all’esportazione.

La delegazione dell’Emilia-Romagna ha inoltre visitato, nel vicino Dorheim Friedberg, un esempio di modello di agricoltura solidale, l’azienda biologica di Solawi, frutto di un’innovativa scelta dell’amministrazione locale e che ha consentito di promuovere questa esperienza su una prima superficie di 1,3 ettari a orticole.

Il coinvolgimento di un agricoltore locale e di un gruppo di consumatori, che investono finanziariamente nel progetto e che si dividono il raccolto ricavato da un’attenta pianificazione di 45 colture orticole, permette ai 90 membri di Solawi con un contributo mensile di 60 euro – 720 euro all’anno – di finanziare i costi di gestione del terreno e del lavoro impiegato.

Unire produttori e consumatori che, a tutti gli effetti, in qualità di membri dell’associazione, diventano partecipi del processo produttivo fino a essere coinvolti in attività volontarie per aiutare nei lavori nei campi, non appare un problema in quanto l’impegno e l’entusiasmo per il progetto è alto e in questo modo i consumatori associati si rendono pienamente conto e sono corresponsabili della qualità ottenuta dal loro lavoro.

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