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“Investimenti sui boschi contro il cambiamento climatico”

Interventi per conservare gli habitat naturali, la biodiversità e gli antichi edifici testimoni della vita agraria dell’Appennino, a partire da quelli un tempo utilizzati per essiccare le castagne; riqualificare quattro “boschi in pianura”, veri e propri polmoni verde alle porte di città e dei centri abitati; creare percorsi didattici, escursionistici e aree di sosta attrezzate per far vivere i boschi dell’Emilia-Romagna e diradare le specie alloctone e infestanti. Sono alcuni dei 49 i progetti finalizzati ad accrescere la resilienza – ovvero la capacità dei sistemi di adattarsi ai cambiamenti – e il pregio ambientale delle aree forestali che la Regione Emilia-Romagna ha finanziato con 5 milioni e mezzo di euro.

In particolare, in provincia di Reggio Emilia sono stati finanziati 13 progetti per 1 milione 356 mila euro; seguono Forlì-Cesena a cui risultano assegnati quasi 1 milione 100 mila euro per 9 interventi; Modena con 1 milione 39 mila euro per 9 opere di forestazione e Parma con 8 cantieri da 1 milione 12 mila euro. E ancora: al territorio ravennate spettano 416 mila euro per 4 lavori; in provincia di Piacenza sono stati finanziati tre interventi per un totale di 258 mila euro, tra i quali l’avvio del percorso di rigenerazione di un’ex polveriera tra Agazzano e Piozzano; al bolognese sono destinati 150 mila euro circa per due interventi; stessa somma al ferrarese, per il Bosco della Panfilia a Terre del Reno.

Gli interventi sul nostro territorio

Reggio Emilia. Il Castagneto Matildico del Seminario di Marola, a Carpineti, sarà oggetto di diradamento dei boschi per favorire il rinnovo delle alberature, l’accesso e la fruibilità dell’area per una spesa di circa 215 mila euro.
Interventi per la conservazione del valore naturalistico dei boschi di Pino Silvestre e dei paesaggi protetti riguarderanno la località Ca’ Casino, situata all’interno di un Sito di interesse comunitario (Sic) a Vezzano sul Crostolo (61 mila 300 euro) e le località Riverzana e Rossena, in comune di Canossa (109.341); la zona dei Gessi Triassici e delle Fonti di Poiano, nel territorio di Villa Minozzo (120.393), insieme alle valli d’Asta e Dolo (113.618).
Nella Riserva naturale regionale dei Fontanili di Corte Valle Re a Campegine con un investimento di 123.944 euro saranno migliorate la percorribilità, la sicurezza degli accessi ed eliminate le specie alloctone invasive.
A Ventasso le opere di miglioramento forestale previste a Livello di Nasseta comprenderanno anche la sistemazione del punto di sosta attrezzato “Il Piano”, nei pressi di Ligonchio (108.434,03 euro); altri lavori riguarderanno Rio Cavorsellino, il Bottaccio e Costa del Cavorsella (140.514), nonché l’Alpe di Succiso, nello specifico Rio Pascolo e Fossa Lattara (78.051), Prati di Sopra e Lamaccia (72.976). Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano investirà 75.288 euro nella zona del Lago Calamone per aumentare il valore naturalistico delle vicine aree forestali e la loro fruizione turistica.
In comune di Casina sono previsti lavori per la gestione sostenibile dell’ecosistema forestale dal valore di oltre 137 mila euro: l’obiettivo sarà la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversità dell’habitat seminaturale dell’area del Lago dei pini, dando vita tra l’altro ad un percorso ricreativo, educativo ed immersivo a disposizione di tutti i visitatori.

“Da Piacenza a Rimini, dalle aree pianeggianti all’Appennino, la risposta al cambiamento climatico passa anche da una gestione sempre più sostenibile del bosco, capace di mantenere le sue molteplici funzioni: la produzione di legna e di altri prodotti che rappresentano una fonte integrativa di reddito per chi vive in Appennino, la prevenzione del rischio idrogeologico e la riduzione di Co2 – spiega l’assessore regionale all’ambiente, Paola Gazzolo -. I boschi sono il grande patrimonio verde dell’Emilia-Romagna-, cresciuto del 20% negli ultimi 30 anni e arrivato ad occupare 600 mila ettari della superficie regionale: l’obiettivo è valorizzarli e renderli sempre più attraenti e fruibili in chiave turistica o ricreativa, recuperando anche elementi del paesaggio rurale che costituiscono il tratto dell’identità e la storia delle popolazioni dell’Appennino. È da progetti come questi che si possono compiere passi avanti importanti per l’ambiente, le aziende agricole e il futuro stesso sia della montagna sia della pianura”.

Danni da fauna selvatica, dalla Regione 400 mila euro alle imprese per installare sistemi di prevenzione

Cinghiali, lupi, istrici, cormorani: agricoltori e allevatori si trovano spesso a fare i conti con i danni alle colture e agli allevamenti provocati dalla fauna selvatica, sia da specie protette che da specie cacciabili. E per prevenire i potenziali danni, la Regione, grazie anche all’ultima legge di assestamento del bilancio, ha stanziato 400 mila euro per la concessione di contributi destinati alle imprese del settore primario. I contributi sono erogati per la prevenzione di danni da animali selvatici protetti nell’intero territorio regionale e di danni provocati da specie cacciabili all’interno delle aree protette e di ripopolamento della fauna come le oasi, i Parchi, le Riserve regionali, le aree contigue ai Parchi, le Zone rifugio e le Zone di Ripopolamento e Cattura. Sono finanziati anche interventi volti alla prevenzione dei danni provocati all’acquacoltura da uccelli che si nutrono di pesce.

A differenza del bando dello scorso anno, in cui il contributo copriva l’80% dei costi, i fondi stanziati con il bando 2019 finanzieranno al 100% il costo di sistemi di prevenzione come recinzioni fisse ed elettrificate, cani da guardiania, dissuasori acustici, visivi, sonori o ad ultrasuoni destinati alla protezione delle produzioni vegetali e zootecniche e degli allevamenti ittici. La spesa massima ammissibile a contributo per ogni singola impresa è di 2.500 euro mentre la spesa minima è di 300 euro.

Come presentare la domanda

Le domande vanno presentate entro il 25 ottobre al Servizio regionale Agricoltura, caccia e pesca di ciascuna provincia.

Per la prevenzione dei danni da lupo negli allevamenti zootecnici è possibile richiedere assistenza tecnica chiamando il numero 051 6375090 o inviando una mail a difesalupo@regione.emilia-romagna.it

Cosa finanzia il bando

Possono essere acquistate e installate recinzioni perimetrali, recinzioni individuali in rete metallica o shelter in materiale plastico, reti antiuccello; protezioni elettriche a bassa intensità; strumenti ad onde sonore o ultrasuoni, apparecchi radio; protezioni visive con sagome di predatori, nastri, palloni predator; cani da guardiania. È previsto il finanziamento di nuovi materiali per ottimizzare le dotazioni già presenti in azienda.

I contributi per la prevenzione dei danni da specie protette sono erogati in applicazione degli orientamenti dell’Unione europea per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale.  Nel caso di danni provocati da specie cacciabili in zone protette e di rifugio della fauna i contributi alle aziende agricole sono concessi in regime de minimis, nel rispetto del limite massimo di 20mila euro per ciascuna azienda, calcolato quale valore complessivo di tutti gli aiuti concedibili in tre annualità sotto questo regime.

Per interventi di prevenzione di danni provocati da uccelli ittiofagi nel settore ittico e dell’acquacoltura, sempre in regime de minimis, il valore massimo di spesa sale a 30mila euro per ciascuna azienda.

Quattro serate dedicate a stelle, calanchi, fanghi e all’osservazione di Luna, Giove e Saturno

Trascorrere il mese di agosto a casa rappresenta una vera e propria incognita poiché si è alle prese con città praticamente chiuse per ferie nel periodo ferragostano. La maggior parte di negozi rimangono chiusi e i servizi pubblici sono costretti a orari ridotti per mancanza di personale. In alcuni casi, però, le iniziative scaccia solitudine non si fermano e perciò segnaliamo le serate organizzate dal CEAS Terre Reggiane-Tresinaro Secchia in collaborazione coi Comuni e le realtà del territorio reggiano.

Il ciclo di incontri “Lacrime di San Lorenzo” si presenta con tre iniziative agostane riservate a stelle, calanchi e fanghi, ed una proposta settembrina sull’astrofotografia.

La prima iniziativa si chiama “Stelle tra i calanchi: le lacrime di San Lorenzo” e si terrà domenica 11 agosto alle ore 21:00 presso il vecchio campo sportivo di via Stadio 7 a Baiso di Reggio Emilia. In occasione della festa del patrono di Baiso, per l’appunto San Lorenzo, si osserverà lo sciame meteorico delle Perseidi. Le guide escursionistiche accompagneranno i partecipanti in un viaggio tra le stelle con potenti telescopi e racconteranno le leggende che le circondano. L’attività, completamente gratuita, è aperta a tutti previo prenotazione al numero al 349 3739354.

La seconda iniziativa si chiama “Stelle tra i fanghi – Le Perseidi viste dall’oratorio di San Siro” e si terrà a Viano il giorno mercoledì 14 agosto alle ore 21:00 presso il Santuario della Madonna di San Siro. Si tratta di un appuntamento tradizionale svolto dal Comune di Viano che è fedele alla sua vocazione di “Teatro della Natura”. In questa occasione si può scoprire l’Oratorio di San Siro ed i suoi stupendi prati che si aprono sotto un cielo di Stelle. Anche in questo caso l’attività è gratuita e riservata a tutti previo prenotazione al numero al 349 3739354.

La terza e ultima iniziativa del Ferragosto reggiano, prende nome di “Stelle cadenti sul monte delle tre croci”, si svolgerà giovedì 15 agosto alle ore 21:00. Un’occasione romantica per salutare la storica festività con il naso all’insù, sdraiati nei prati del Monte Evangelo per osservare il cielo stellato e le ultime stelle cadenti dello sciame meteorico delle Perseidi. Con potentissimi telescopi sarà osservata la Luna, Giove e Saturno. L’attività è gratuita e riservata a tutti previo prenotazione al numero al 349 3739354. L’appuntamento è alle ore 21.00 a Scandiano, presso il parcheggio del Circolo della Caccia di Monte Evangelo.

Il ciclo di incontri si chiude sabato 7 settembre alle ore 20:30 con “Fotografare luna, stelle e pianeti”. Grazie all’aiuto del fotografo casalgrandese Michele Sensi e a potenti strumenti, si potranno catturare immagini di oggetti lontani centinaia di milioni di chilometri. L’attività è gratuita e riservata a tutti previo prenotazione al numero 335 8458627. Il ritrovo è fissato presso il parcheggio Bar Quagliodromo Colli Reggiani, via Castello Casalgrande 16, a Casalgrande di Reggio Emilia.

Apicoltura, bando da 560mila euro su qualità del miele, ripopolamento alveari e salute delle api

Acquisto di interi sciami e famiglie con api regine per favorire il ripopolamento degli alveari minacciati dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici e dell’uso scorretto dei prodotti chimici per la difesa delle colture; sostegno alle analisi di laboratorio finalizzate al miglioramento della qualità del miele; ammodernamento delle attrezzature per la conduzione degli apiari, i laboratori di smielatura e per praticare il nomadismo, cioè lo spostamento delle arnie sul territorio seguendo le fioriture stagionali; nuovi metodi di lotta contro le malattie delle api; potenziamento dell’assistenza tecnica; frequenza di corsi di aggiornamento professionale.

Sono alcuni degli interventi finanziati dal bando varato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale che ha messo a disposizione quasi 560 mila euro per dare attuazione al piano 2019-2020 di aiuti al settore dell’apicoltura, primo step del Programma regionale triennale 2020-2022 approvato la settimana scorsa dall’Assembla legislativa che ha stimato un fabbisogno complessivo che sfiora i 3 milioni di euro nel prossimo triennio. Metà delle risorse sono di provenienza comunitaria, l’altra metà è resa disponibile dal Governo italiano. Il budget per il 2019 è stato calcolato in base al numero di alveari presenti in Emilia-Romagna a fine 2018; 113 mila quelli censiti dall’Anagrafe apistica nazionale.

Il bando è già aperto e le domande devono essere presentate  attraverso la piattaforma informatica di Agrea fino al 19 novembre 2019. Gli aiuti sono in prevalenza riservati ad apicoltori singoli e/o aderenti a cooperative. associazioni apistiche, organizzazioni di produttori e, in parte, anche a enti ed istituti di ricerca. I contributi si riferiscono a spese sostenute nel periodo 1° agosto 2019-31 luglio 2020 e le percentuali di aiuto variano dal 50% al 100% a seconda della tipologia dell’intervento.

La ripartizione dei finanziamenti

La tranche più sostanziosa dei fondi del bando 2019-2020 è riservata agli interventi di assistenza tecnica e ai servizi di supporto tecnico-specialistico (281 mila euro), in cui rientrano anche i contributi per l’acquisto di attrezzature per la conduzione degli apiari e per la lavorazione, confezionamento e conservazione dei prodotti dell’alveare (miele, polline, pappa reale, ecc.). A seguire, in ordine di importo decrescente, figurano gli aiuti per l’acquisto di attrezzature per favorire la transumanza e la creazione di una banca dati regionale per la mappatura delle aree nettarifere e la georeferenziazione degli apiari (oltre 81 mila euro); gli interventi di lotta alle malattie dell’alveare (74 mila euro); le misure di sostegno ai laboratori di analisi su prodotti  dell’apicoltura (circa 51 mila euro) e ai progetti di ricerca (50 mila euro). Infine, i contributi per l’acquisto di materiale apistico vivo, nuclei e famiglie di api con regine (10 mila euro) e per il miglioramento della qualità (10 mila euro).

Entro il 4 marzo 2020 saranno approvate le graduatorie regionali suddivise per misura, con priorità a favore di giovani, biologico e produzioni integrate, assistenza tecnica, azioni collettive per la lotta alle malattie e, tra l’altro, aziende che hanno subito danni per le avversità atmosferiche che hanno duramente colpito gli allevamenti di api all’inizio della stagione produttiva.

Bando da 2,3 milioni di euro per filiera corta, km zero e cooperazione produttori-distributori

Mercati locali e biologici, empori e bancarelle a km zero con i prodotti degli agricoltori del territorio, dove chi compra, anche grazie al rapporto di fiducia che si instaura con i produttori, è consapevole di acquistare per la propria tavola cibi di qualità, sicuri e a un prezzo equo.  Per valorizzare la filiera corta e la cooperazione tra produttori e distributori, la Regione ha appena approvato un bandonell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2014-20 che mette a disposizione circa 2,3 milioni di euro per progetti finalizzati a promuovere e sviluppare circuiti di commercializzazione di prodotti locali di qualità.

Si tratta del primo bando Psr di questo tipo e le domande possono essere presentate fino al 15 novembre 2019 sul sito di Agrea l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura della Regione Emilia-Romagna, dove nelle prossime settimane sarà disponibile la procedura dedicata.

Possono partecipare al bando le forme di cooperazione tra imprenditori agricoli, le organizzazioni di produttori, le associazioni di organizzazione di produttori e le reti di impresa.

Il sostegno finanziario della Regione sarà erogato sotto forma di contributo in conto capitale fino al 70% delle spese di cooperazione e al 60% delle spese di realizzazione del progetto di sviluppo e promozione di filiere corte, entro un tetto di spesa di 50 mila euro. Punteggi aggiuntivi andranno a favore delle imprese a conduzione femminile e ai giovani agricoltori.

Le spese ammissibili riguardano studi di fattibilità e piani aziendali, tutti i costi di cooperazione, informazione e comunicazione, ristrutturazione o risanamento di locali da destinare alla vendita diretta, nonché programmi informatici e attrezzature legati all’attuazione del progetto.

Per la formazione della graduatoria sanno adottate alcune priorità, quali il numero di partecipanti o il coinvolgimento di imprese agricole con sede operativa situata in aree rurali con problemi di sviluppo nell’appennino emiliano, piacentino-parmense, nell’Alta Valmarecchia e nel Basso ferrarese (cosiddette aree D). Nella formazione della graduatoria sarà data rilevanza alle caratteristiche di qualità dei prodotti, con priorità attribuite ai prodotti biologici, ai Dop, Igp, Docg, Produzioni a marchio Qualità controllata e prodotti zootecnici del Sistema di qualità nazionale zootecnia.

La Regione investe 6,8 milioni per produrre energia “verde” da scarti e sottoprodotti agricoli

Nuove opportunità di crescita per le aziende agricole e benefici per l’ambiente con l’energia verde generata da risorse naturali come acqua, sole, aria o dai sottoprodotti e scarti delle produzioni agricole e agroalimentari.
E’ l’occasione offerta alle imprese agricole dell’Emilia-Romagna con il bando regionale, il secondo previsto dal Psr 2014-2020, che mette a disposizione oltre 6,8 milioni di euro.
Obiettivo del bando è diversificare le attività agricole, con un’attenzione forte all’agricoltura sostenibile e alla riduzione del consumo di combustibili fossili: i finanziamenti andranno infatti a beneficio di aziende agricole che si impegnano a realizzare impianti per la produzione, la distribuzione e la vendita di energia e/o calore.
Per quanto riguarda le bioenergie, non potranno essere utilizzate colture dedicate ma solo scarti e sottoprodotti agricoli in un’ottica di economica circolare.

Tra i diversi interventi è previsto il finanziamento di caldaie alimentate a biomassa legnosa, sotto forma di cippato o pellets; impianti per produzione di biogas dai quali ricavare energia termica e elettrica o biometano; impianti che sfruttano altre fonti di energia rinnovabile come quella eolica, solare, idro-elettrica.
Inoltre, è possibile realizzare impianti per ricavare pellets e combustibili da materiale vegetale proveniente da scarti e sottoprodotti agricoli e forestali, piccole reti per la distribuzione dell’energia e impianti “intelligenti” per lo stoccaggio dell’energia al servizio delle centrali o dei microimpianti realizzati. Sono esclusi dal finanziamento gli impianti fotovoltaici realizzati a terra.
Indipendentemente dal tipo di produzione, gli impianti dovranno avere potenze pari ad un massimo di 1 Mega watt elettrico o 3 Mega watt termici. Dovranno inoltre essere dimensionati per produrre energia elettrica o calorica in quantità superiore ai consumi aziendali così da poter essere venduta o ceduta a terzi.
La materia prima che alimenterà le strutture, dovrà provenire dall’azienda stessa o da altre del territorio unite da un accordo di filiera, entro una distanza massima di 70 chilometri.
Le imprese possono presentare progetti di spesa a partire da 20mila euro e senza limiti: il contributo massimo sarà comunque calcolato nel rispetto del regime “de minimis”  e non potrà quindi superare i 200mila euro.
Il contributo sarà in conto capitale modulabile tra il 20 e il 50%  della spesa ammessa, nel rispetto dei limiti di cumulabilità con altri incentivi pubblici per le energia da fonti alternative.  E’ possibile chiedere un anticipo del 50% dell’importo assegnato.
Nelle graduatorie sono previsti punteggi aggiuntivi, a parità di requisiti, per le aziende agricole di montagna e per i giovani agricoltori che abbiano usufruito nei precedenti cinque anni di un contributo per l’avvio di una nuova azienda.

Le domande, che devono essere presentate entro il 29 novembre, vanno presentate utilizzando il sistema Informativo Agrea (sIAG), secondo le procedure indicate da Agrea. Tutte le informazioni e moduli sono online sul portale regionale Agricoltura e pesca. 

“Boom del biologico sul territorio reggiano”

Più forte dei cambiamenti climatici, della crisi e della burocrazia. È l’agricoltura biologica ‘made in Reggio’, un settore in continua espansione che fa segnare un boom di aziende e superfici coltivate.

“Non siamo dinnanzi a una moda passeggera ma a una solida realtà che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa crescita negli anni a venire”, sottolinea Antenore Cervi (presidente Cia di Reggio). E poi presenta i numeri. Le aziende agricole bio di Cia sfiorano le trecento unità. La parte del leone la fa la montagna con oltre 132 imprese, seguita da Reggio (84), Val d’Enza (65), e Bassa (18). Negli ultimi cinque anni l’incremento di aziende ha superato il 60% sul territorio reggiano, mentre quello di ettari arriva al +65%.

Erika Iori, responsabile del settore per Cia Reggio, entra quindi nel dettaglio: “La parte preponderante dell’agricoltura bio è rappresentata dai seminativi (80%). Al secondo posto vengono prati e pascoli (12%), poi la vite (3%) e la frutta (3%). Ma l’ascesa del biologico sta contagiando anche il settore zootecnico. Basti pensare che a Ventasso un’azienda Cia vende carni fresche e produce ragù da chianine. Mentre in città assistiamo a una decisa crescita di apicoltori”.

Ormai il biologico rappresenta una fetta importante del comparto dell’agroalimentare e i margini di espansione sono davvero notevoli – aggiunge Cervi -. Ma deve essere evitato l’errore di metterlo in contrapposizione con l’agricoltura integrata e sostenibile e con il contributo che essa porta alla sicurezza alimentare: si tratta di due realtà che devono camminare di pari passo nel reciproco rispetto”.

Una cosa è certa: la scelta ‘biologica’ è etica ma anche di mercato. “Sta mutando molto velocemente la mentalità dei consumatori – sottolinea Iori -. Basti pensare che otto cittadini su dieci hanno comprato bio nell’ultimo anno. Oltre il 40% di loro è ‘frequent user’ e compra bio ogni settimana. Per ragioni salutistiche, per caratteristiche di sicurezza e qualità, perché il biologico viene ritenuto più rispettoso dell’ambiente. E a questa domanda crescente assistiamo in prima linea. La nostra associazione è di frequente contattata da reggiani che chiedono indirizzi di aziende della loro zona dove comprare bio. Addirittura, nei giorni scorsi, un’associazione di neomamme ha voluto una lista completa di imprese di tutto il territorio reggiano…”.

Per gli imprenditori bio non mancano però le difficoltà. Tra tutte spiccano la burocrazia – gli adempimenti sono stati semplificati ma si deve fare di più – e il meteo. “Il settore agricolo è quello che, più di tutti, subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e il biologico in particolare – conclude il presidente -: avendo limitate possibilità d’intervento con trattamenti, le colture sono infatti più esposte alle bizze della stagione. E, negli ultimi mesi, ne abbiamo viste davvero troppe”.

Cia sarà protagonista alla 31esima edizione di Sana – il Salone internazionale del biologico e del naturale, che si terrà a Bologna dal 6 al 9 settembre – con lo stand D68 nel Padiglione 29. Nei 24 mq di area espositiva, in linea con l’obiettivo ‘plastic free’ dell’edizione 2019 del Sana e con le buone pratiche dell’economia circolare, Cia opta per allestimenti in cartone e materiali ecocompatibili. Spazio anche all’innovazione con l’utilizzo della Realtà Aumentata: speciali totem ecofriendly a forma di alberi proietteranno immagini virtuali per veicolare i messaggi degli Agricoltori Italiani, in particolare i contenuti della Carta dei Valori del Biologico Italiano.

Più acqua per l’agricoltura con nuovi invasi e infrastrutture irrigue

Se a seguito del cambiamento climatico, i cui effetti si rendono sempre più e drammaticamente evidenti, occorre intervenire con azioni  a lungo termine per limitarne gli effetti, un processo di razionalizzazione nella raccolta dell’acqua meteorica in eccesso, nel periodo autunno invernale o in caso di improvvise precipitazioni, è azione assai più rapida.

Per garantire  adeguate risorse irrigue a un’agricoltura di qualità e dai grandi numeri come quella emiliano-romagnola, la Regione agisce su due fronti: da un lato  promuovendo la massima efficienza nell’uso della risorsa idrica, attraverso progetti che puntano al risparmio e al riuso; dall’altro sostenendo la realizzazione di adeguate infrastrutture per lo stoccaggio e la distribuzione dell’acqua.

Proprio a questo secondo aspetto  è dedicato l’incontro del 17 luglio, presso la sede regionale “Terza Torre”, per discutere e presentare quanto è in corso di realizzazione o in prospettiva, agli operatori del settore, agricoltori e tecnici dei Consorzi di Bonifica.

Attraverso la realizzazione, permessa e stimolata dai finanziamenti ora disponibili,  sono in corso diverse iniziative:

  • nel 2018 si è attivata una rete di 18 invasi di stoccaggio, per una capacità complessiva di circa 2,4 milioni di metri cubi, che sorgeranno prevalentemente a ridosso della fascia Appenninica, dove è più carente la disponibilità di acqua per l’irrigazione delle colture.
  • ammontano a 225 milioni di euro  i fondi nazionali e regionali a disposizione per la realizzazione di 36 progetti, distribuiti su tutto il territorio regionale, relativi ad invasi e infrastrutture irrigue. Si tratta di impianti, tutti cantierabili, che daranno un incremento della capacità di invaso di 16,6 milioni di metri cubi e un miglioramento e potenziamento delle derivazioni e delle opere di distribuzione irrigua al servizio di 13.590 aziende, su un’area di quasi 178.000 ettari.

Nella mattinata di mercoledì’ 17 luglio, dopo l’intervento d’apertura di Simona Caselli, assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna, seguirà una serie di relazioni tecniche che permetteranno di conoscere: dai dati di cambiamento del clima alla programmazione degli invasi; dalla necessità competitiva delle infrastrutture irrigue alla corretta ed efficiente gestione della risorsa acqua.

Spazio quindi agli interventi dei settori della Bonifica e alle rappresentanze dei produttori agricoli.

Conclude l’incontro Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna.

Bracconaggio nel Po, individuati 166 punti di imbarco

Proseguono le attività istituzionali di contrasto al bracconaggio nel fiume Po. Nel 2018 era stato siglato il protocollo d’intesa triennale per il controllo della pesca illegale nel principale fiume italiano tra Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, le prefetture di Milano, Torino, Venezia e Bologna e l’Autorità di bacino del fiume Po. In attuazione al documento, Regioni e Province coinvolte hanno individuato lungo tutta l’asta 166 potenziali punti di imbarco e sosta degli automezzi utilizzati nell’attività di bracconaggio. Entro la fine di agosto sarà elaborata una mappa interattiva che sarà messa a disposizione delle prefetture per il monitoraggio dei siti.

 Le dichiarazioni degli assessori Caselli e Rolfi

“Le attività di pesca illegale hanno contribuito a indebolire la biodiversità nel Po e a diminuire il numero di esemplari di specie autoctone, come lo storione e l’anguilla. Per questo vogliamo intervenire con decisione e in maniera coordinata affinché vengano tutelate la fauna e le attività di pesca legale”, hanno dichiarato gli assessori regionali con delega alla Pesca di Emilia-Romagna e Lombardia, Simona Caselli e Fabio Rolfi, presenti questa mattina a Palazzo Lombardia per il tavolo interregionale. “Ora faremo una verifica su questi 166 punti di attracco per capire quali siano già utilizzati e concentrare meglio le energie”.

“È essenziale riuscire a fornire alle Forze dell’ordine uno strumento innovativo per consentire di intervenire in modo mirato ed efficace- ha spiegato il segretario generale dell’Autorità di Bacino, Meuccio Berselli-. Stiamo ultimando una rilevante attività di analisi nel dettaglio delle necessità e questo diventerà a breve un mezzo prezioso per intervenire. Così, chi avrà il compito di vigilare per scongiurare il grave fenomeno del bracconaggio sul Po potrà contare su conoscenze approfondite del territorio e tecnologie digitali avanzate”

Il piano operativo prevede un potenziamento delle Forze di Polizia provinciale e locale anche con adeguamento delle attrezzature per il controllo notturno e la navigazione.

Gli ambiti provinciali dell’Emilia-Romagna

I punti di imbarco, pesca, sbarco e sosta degli automezzi di appoggio utili ed utilizzati nell’attività di bracconaggio per ogni provincia:

  • Ferrara 8
  • Parma 14
  • Piacenza 16
  • Reggio Emilia 11
  • Lodi 46
  • Mantova 13
  • Cremona 7
  • Pavia 42
  • Rovigo 9.

Pensioni, Cia Reggio ha incontrato il prefetto Forte

Una delegazione della Cia di Reggio è stata ricevuta dal Prefetto, Maria Forte, per illustrare il documento programmatico, redatto in occasione dell’Assemblea nazionale dell’Anp dello scorso aprile, in cui sono stati evidenziati gli importanti problemi che riguardano i pensionati e sollecitati adeguati e urgenti interventi.

Intitolato “Il paese che vogliamo: pensioni dignitose, servizi socio-sanitari nelle aree rurali, servizi di cittadinanza, valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società”, il documento contiene proposte e rivendicazioni nei confronti del Governo nazionale per l’aumento delle pensioni minime, per welfare e servizi in ambito rurale e per l’introduzione di politiche sull’invecchiamento attivo. Anp – Cia si è rivolta al Prefetto chiedendo di interessarsi nei confronti del Governo nazionale per rappresentare il disagio in cui vivono moltissimi pensionati reggiani e per rimarcare che, se non si interviene adeguatamente, le difficoltà non mancheranno nemmeno per i pensionati di domani, i giovani di oggi.

Nell’occasione è stato anche presentata la proposta di una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, ed è stata illustrata l’importanza della nuova Pac.

Il Prefetto, che ha seguito con molta attenzione le problematiche esposte nel corso dell’incontro, ha assicurato il proprio interessamento, sia presso il Governo, sia presso le Istituzioni pubbliche.

All’incontro erano presenti (da sinistra nella foto) Roberta Bortesi, Giorgio Davoli, Antenore Cervi, il prefetto Maria Forte, Irmo Reggi e Arianna Alberici.

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