COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

“L’agricoltura di montagna tra successi, criticità e nuove sfide”

“I cambiamenti climatici stanno profondamente cambiando l’agricoltura reggiana: occorre tenere conto dei rischi ma anche cercare di cogliere al meglio tutte le
opportunità”. È il messaggio uscito dal convegno dal titolo emblematico ‘Montagna viva’ – tenuto oggi da Cia Reggio all’agriturismo ‘Le scuderie’ a Carpineti -, che ha
scattato la fotografia della situazione del comprensorio dove la parte del leone viene fatta dalla zootecnia da latte per la produzione di Parmigiano Reggiano.
L’incontro – condotto da Claudio Gaspari (responsabile Cia Montagna) davanti a oltre sessanta agricoltori – è partito da una premessa d’obbligo: la tenuta
dell’economia agricola nelle aree montane riduce lo spopolamento dei territori e contrasta i fenomeni distruttivi del dissesto idrogeologico. E perciò abbiamo tutti il
dovere, cittadini ed istituzioni, di preservarla e sostenerla.
Il sindaco Tiziano Borghi (socio Cia e vicepresidente Unione Montana) ha portato il saluto degli enti e sottolineato “il fondamentale ruolo degli agricoltori per la
conservazione di ambiente, territorio e paesaggio. Rilevo con soddisfazione che sono in crescita i giovani che lavorano nel settore: continuiamo così”. E sul futuro: “Sarà
sempre più cruciale il tema del benessere animale per vincere le sfide sui mercati nazionali ed internazionali”.
Ercole Lodi, presidente della Confederazione per la zona di Castelnovo Monti, ha quindi parlato del fondamentale capitolo ‘Parmigiano Reggiano’. Il 2018 è stato “un
anno da record: i 111 allevatori Cia della montagna hanno contribuito alla produzione delle 3 milioni 700mila forme del Re dei Formaggi (+1,35% rispetto al 2017) con
oltre 405mila quintali di latte. Dai 22 caseifici del comprensorio reggiano sono uscite 288mila 529 forme (il 36% del totale). Da notare come a livello provinciale, la
produzione totale di latte Cia superi 1 milione 600mila quintali”.
Gregori Federico (tecnico Cia) ha poi presentato i numeri dell’attività rimarcando come “la montagna è viva anche e soprattutto per merito degli agricoltori che
lavorano quotidianamente sul territorio e in questo modo lo proteggono. Per quanto riguarda il ‘Piano di sviluppo rurale 2015-2018’, grazie al supporto degli uffici
tecnici della Cia gli agricoltori sono riusciti a portare a casa oltre 6 milioni 600mila euro. Ma non è finita. Altri 16 milioni di contributi per superficie sono infatti poi stati
ottenuti nell’arco temporale 2014-2018. Il totale supera dunque i 22 milioni 600mila euro. Federico è entrato quindi nel dettaglio dei finanziamenti arrivati. Tra questi, ben
4 milioni 150mila sono andati ai giovani della montagna, 480mila euro per il sempre più diffuso biologico del territorio, 165mila euro per la prevenzione dei danni da
fauna selvatica”. Tutto questo grazie all’efficienza della Regione che ha già investito oltre l’80% dei fondi del Psr (Programma di sviluppo rurale).
E della necessità di una migliore gestione della fauna selvatica ha parlato Francesco Zambonini (responsabile Cia zona di Reggio): “L’incontrollata proliferazione,
specialmente nella parte medio-alta della montagna, causa gravi problemi agli agricoltori, a partire dai danni alla qualità del foraggio”. Sul tema cambiamenti
climatici: “La siccità è un problema che deve essere affrontato con soluzioni efficaci.
Sono necessari bacini di piccole – ma non solo – dimensioni che trattengano le acque e riescano così a dare agli agricoltori la possibilità di irrigare adeguatamente i
campi”. Altro tema cruciale è il benessere animale. Le stalle Cia della montagna sono per il 77% a stabulazione fissa (66% la media provinciale della Confederazione), per
il 23% libera (34%). “Servono azioni politiche per dare la possibilità agli allevatori di intervenire sulle strutture”, ha concluso.
Paolo Rossi – ricercatore del Crpa (Centro Ricerche Produzioni Animali) – ha rimarcato come “il benessere animale è un impegno etico, da perseguire con
decisione, che può dare (se perseguito come opportunità di miglioramento dell’organizzazione, delle strutture e delle tecniche d’allevamento) un vantaggio
economico dovuto alla maggiore produttività e alla riduzione di alcune importanti voci di costo, in particolare le spese veterinarie”. Aldo Dal Pra’ (Crpa) ha quindi
aggiunto che è proprio nella zootecnia “che si possono vedere le prime importanti conseguenze dei cambiamenti climatici. Non solo nei bovini che mal sopportano le
elevate temperature estive e beneficiano invece degli inverni miti, ma anche nei campi. Le coltivazioni di montagna stanno mutando profondamente, specialmente
quelle più esigenti di acqua come il mais. Per quanto riguarda i foraggi, la seminazione della medica non avviene più solo ad aprile ma – grazie agli inverni
sempre meno rigidi – può essere fatta anche ad agosto. Ma naturalmente non mancano nuove criticità riguardanti quantità e qualità dei foraggi, criticità che devono
spingere con forza a una gestione agronomica alternativa”.
Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, ha quindi tenuto le conclusioni. “Questo convegno è un’ottima occasione per fare il punto sul presente e le importanti sfide
che ci aspettano. L’agricoltura che viene portata avanti su questi territori è eroica, e non può che esserlo condurre allevamenti intensivi e coltivare terreni con queste
condizioni. Lo slogan nazionale della Cia è ‘Agricoltori Italiani: il Paese che vogliamo. Territorio, infrastrutture, innovazione”. Ed è proprio da qui che dobbiamo
partire per continuare a fare il nostro mestiere. Qualcuno dipinge l’agricoltura con narrazioni bucoliche, con scenari da Mulino Bianco. La realtà non è però questa,
soprattutto in Appennino dove le difficoltà sono ancora maggiori. Ma gli agricoltori della montagna devono avere gli stessi servizi e le stesse opportunità dei colleghi
della pianura: non possono essere trattati come cittadini di ‘serie b’. Non dimentichiamo che sono i primi custodi e manutentori del territorio”. Sulla questione
ungulati: “Invito chi ha subito danni a denunciare: solo così la Regione può avere la dimensione esatta dell’emergenza che stiamo vivendo. Occorre governare il numero
di esemplari per evitare i continui danni che causano”. E sugli indennizzi: “Nel 2015 l’Atc metteva a disposizione 8mila euro, nel 2018 sono diventati 50mila. C’è stato un
cambio di passo, ma forse serve un ulteriore sforzo”. Sul felice momento del Parmigiano Reggiano: “Un terzo della produzione avviene qui, in Appennino. E di
questo non possiamo che esserne tutti orgogliosi. I risultati che si stanno raggiungendo sono molto positivi. Diversi i fattori: il sisma 2012 è stato colto come
una opportunità per far conoscere il ‘Re dei formaggi’ in tutto il mondo, le capacità di export sono state migliorate, il ‘controllo in grattugia’ ha portato grossi benefici, e
infine sono stati fondamentali i piani produttivi. Non mancano criticità, tra cui l’efficienza di caseifici con bilanci di trasformazione non omogenei, ma la strada di
puntare sempre più sulla differenziazione e qualità è sicuramente quella giusta”. In conclusione, il capitolo bilancio: “È positivo e trasparente grazie a un grande
lavoro di squadra. La Cia siamo noi e gli ottimi risultati raggiunti lo dimostrano”.

Valorizzazione dei vini Doc e Igp reggiani: bando da 15 milioni

Ben 15 milioni di euro a disposizione delle imprese agricole del territorio emiliano-romagnolo per la ristrutturazione e la riconversione di vigneti, adatti alla produzione di vini Doc e Igp. ‘Cia-Agricoltori Italiani’ di Reggio guarda con “soddisfazione” al recente Bando della Giunta regionale ed è “pronta a dare immediato supporto agli agricoltori interessati a presentare le domande entro il termine del 31 maggio. I nostri uffici daranno ogni informazione e consulenza utile a chi vuole presentare i documenti per ottenere i finanziamenti”.

L’obiettivo del provvedimento – come spiega la Regione nel provvedimento – è quello di rafforzare l’identità delle produzioni e fare un altro passo avanti nell’operazione di rinnovo e modernizzazione delle vigne, oltre ad incentivare il ricorso alla meccanizzazione delle coltivazioni abbassando i costi di produzione delle aziende e aumentare la competitività sui mercati.

Gli imprenditori agricoli singoli o associati, i conduttori di superfici vitate o chi possiede un’autorizzazione al reimpianto possono accedere al bando e fare richiesta di finanziamenti che mirano a dare risposte alle diverse realtà produttive del territorio, dalla collina alla pianura.

Il bando prevede diversi tipi di interventi: dalla riconversione varietale, cioè il reimpianto di una varietà di vite di maggior pregio enologico o commerciale o il sovrainnesto su impianti esistenti, alla ristrutturazione, come la ricollocazione del vigneto in una posizione più favorevole o il reimpianto con modifiche al tipo di allevamento, fino al passaggio a tecniche di gestione più efficaci, quali l’introduzione di impianti irrigui o la modifica della forma di allevamento.

Per realizzare un vigneto – entrano nel dettaglio il provvedimento – sono previsti contributi che variano da 7.500 a 8.500 euro per ettaro. È anche possibile ricevere il finanziamento per realizzare gli impianti di irrigazione al servizio del nuovo vigneto o di quelli già realizzati: per questo scopo saranno concessi 700 euro per ogni ettaro che salgono a 1.200 se si realizza un intervento subirriguo.
Le operazioni di ‘restyling’ su vigneti esistenti come ad esempio il sovrainnesto finalizzato al cambio di vitigno sono sostenute da un contributo pari a 1.400 euro per ettaro, mentre le modifiche al sistema d’allevamento arrivano a 2.400 euro.

Per appuntamenti e informazioni, telefonare allo 0522-514516 (Cia Reggio).

“La diffusione delle nutrie è fuori controllo, siamo all’emergenza”

“La diffusione delle nutrie nella Bassa è fuori controllo ed è diventata una vera emergenza: sono pericolose per la sicurezza pubblica e causano pesanti danni agli agricoltori. Visto che se ne parla da anni ma il problema non è ancora stato risolto, dobbiamo arrivare al punto di liberare nei canali i coccodrilli per sfruttare le loro doti da antagonisti naturali?”. Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani di Reggio, lancia la provocazione – perché di provocazione si tratta – per accendere i riflettori sul fenomeno di proliferazione di quello che può essere definito “un vero e proprio flagello per l’agricoltura e l’intero ecosistema del territorio”.

“La loro presenza infestante è una costante minaccia per l’uomo e l’economia – denuncia Cervi -: le nutrie devastano colture, scavano gallerie negli argini mettendo a rischio la tenuta idrogeologica del territorio, causano incidenti stradali. Il fenomeno è dilagante e le cronache dei giornali lo mettono bene in evidenza. Le recenti ordinanze delle amministrazioni comunali reggiane lo testimoniano dichiarando ufficialmente ‘L’emergenza nutrie’. È finito il tempo delle parole: occorre intervenire con azioni concrete e risolutive”.

Entra nel dettaglio: “In questo momento le nutrie si possono catturare con le gabbie – ma gli animalisti ne hanno già danneggiate numerose sull’intero territorio regionale – o con l’abbattimento tramite sparo. Le recenti ordinanze dei sindaci reggiani vanno in questa direzione consentendo l’abbattimento diretto con arma da fuoco tutti i giorni da un’ora prima dell’alba ad un’ora dopo il tramonto, naturalmente con le armi e le munizioni consentite per l’attività venatoria. Ma la nostra esperienza ci insegna che tutto questo, fatto in questo modo, potrebbe non essere sufficiente per eradicare questa specie invasiva. Lo Stato deve farsi carico della grave situazione. Non si può pensare di continuare ad andare avanti come se fosse tutto normale. I danni per i cittadini sono ingenti, e quelli causati agli agricoltori addirittura non sono più indennizzati. È inammissibile”.

Pietro Codeluppi, membro della giunta Cia e presidente Atc 2: “Il piano triennale di controllo delle nutrie lascia perplessità. A oggi i cacciatori abilitati contengono ‘solo’ il numero di esemplari ma fa riflettere che tutti gli anni gli abbattimenti non calano, ammontano a circa oltre 7mila. Serve allora riordinare il coordinamento dei coadiutori, che lamentano problemi per l’attività che svolgono e il carico di costi che devono sopportare. A oggi l’Atc sostiene una spesa molto alta: una nutria costa di smaltimento 8 euro e 60 centesimi, compresi i 3 euro di contributo dati al cacciatore. Chiediamo con forza di poter integrare il contributo tramite però un sostegno di Comuni, enti e associazioni. Dobbiamo tutti fare il massimo per fermare questo flagello, per il bene dell’agricoltura e dei cittadini”.

“Fuori controllo la diffusione delle nutrie: siamo in emergenza”

“La diffusione delle nutrie nella Bassa è fuori controllo ed è diventata una vera emergenza: sono pericolose per la sicurezza pubblica e causano pesanti danni agli agricoltori. Visto che se ne parla da anni ma il problema non è ancora stato risolto, dobbiamo arrivare al punto di liberare nei canali i coccodrilli per sfruttare le loro doti da antagonisti naturali?”. Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani di Reggio, lancia la provocazione – perché di provocazione si tratta – per accendere i riflettori sul fenomeno di proliferazione di quello che può essere definito “un vero e proprio flagello per l’agricoltura e l’intero ecosistema del territorio”.

“La loro presenza infestante è una costante minaccia per l’uomo e l’economia – denuncia Cervi -: le nutrie devastano colture, scavano gallerie negli argini mettendo a rischio la tenuta idrogeologica del territorio, causano incidenti stradali. Il fenomeno è dilagante e le cronache dei giornali lo mettono bene in evidenza. Le recenti ordinanze delle amministrazioni comunali reggiane lo testimoniano dichiarando ufficialmente ‘L’emergenza nutrie’. È finito il tempo delle parole: occorre intervenire con azioni concrete e risolutive”.

Entra nel dettaglio: “In questo momento le nutrie si possono catturare con le gabbie – ma gli animalisti ne hanno già danneggiate numerose sull’intero territorio regionale – o con l’abbattimento tramite sparo. Le recenti ordinanze dei sindaci reggiani vanno in questa direzione consentendo l’abbattimento diretto con arma da fuoco tutti i giorni da un’ora prima dell’alba ad un’ora dopo il tramonto, naturalmente con le armi e le munizioni consentite per l’attività venatoria. Ma la nostra esperienza ci insegna che tutto questo, fatto in questo modo, potrebbe non essere sufficiente per eradicare questa specie invasiva. Lo Stato deve farsi carico della grave situazione. Non si può pensare di continuare ad andare avanti come se fosse tutto normale. I danni per i cittadini sono ingenti, e quelli causati agli agricoltori addirittura non sono più indennizzati. È inammissibile”.

Pietro Codeluppi, membro della giunta Cia e presidente Atc 2: “Il piano triennale di controllo delle nutrie lascia perplessità. A oggi i cacciatori abilitati contengono ‘solo’ il numero di esemplari ma fa riflettere che tutti gli anni gli abbattimenti non calano, ammontano a circa oltre 7mila. Serve allora riordinare il coordinamento dei coadiutori, che lamentano problemi per l’attività che svolgono e il carico di costi che devono sopportare. A oggi l’Atc sostiene una spesa molto alta: una nutria costa di smaltimento 8 euro e 60 centesimi, compresi i 3 euro di contributo dati al cacciatore. Chiediamo con forza di poter integrare il contributo tramite però un sostegno di Comuni, enti e associazioni. Dobbiamo tutti fare il massimo per fermare questo flagello, per il bene dell’agricoltura e dei cittadini”.

“Attenzione alle infiltrazioni mafiose in agricoltura”

“Attenzione massima ai tentativi di infiltrazioni mafiose nell’agricoltura reggiana”. È il forte monito lanciato da Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani di
Reggio e vicepresidente vicario regionale, in concomitanza con il festival ‘Noi contro le mafie’. La confederazione ha recentemente firmato il ‘Protocollo d’Intesa per la
gestione dei beni sequestrati e confiscati” su proposta del presidente del Tribunale di Reggio Emilia e componente del collegio giudicante del processo Aemilia, Cristina
Beretti. E collabora attivamente fin dal 2001 con “Libera”, a cui dà un concreto sostegno tecnico e formativo.
Cervi entra nel dettaglio della denuncia. “Le mafie guardano con molta attenzione ai beni che non si svalutano, come possono esserlo i terreni per il settore vitivinicolo, o
la produzione del Parmigiano Reggiano – spiega -. Ma anche il settore zootecnico è da tempo nel mirino: le aziende agricole possono infatti rappresentare uno dei
maggiori investimenti per le organizzazioni criminali. A testimoniarlo sono le diverse inchieste che hanno portato alla luce, nel nostro Paese, i tentacoli delle mafie sulle
campagne italiane. È molto pericoloso negarlo: l’agricoltura è molto appetibile, e non solo per le organizzazioni criminali italiane”.
Per contrastare i tentativi di infiltrazioni, Cia ha messo in campo sistemi di controllo “molto rigidi e severi sulle operazioni vagliate in sede. Monitora la situazione
patrimoniale e valuta il ‘curriculum’ dei privati e delle aziende che vogliono investire ingenti somme sul nostro territorio. Sappiamo infatti molto bene che i capitali
derivanti dalle attività criminali vengono spesso immessi nell’economia pulita, grazie alla quale riciclano poi il denaro. Il primo campanello d’allarme? Grande disponibilità
economica e contemporanea assenza di esperienza nel settore”.
Aggiunge: “Come Cia, ci impegniamo a difendere i nostri agricoltori da questa piaga. È necessario che i nostri agricoltori siano consapevoli dei rischi che vi sono, e
siamo decisi ad essere sempre più parte attiva nella lotta alla mafia e ad ogni sua declinazione”. Cervi mette quindi in guardia: “Nessuno si deve offendere quando
affermiamo che il nostro territorio e l’imprenditoria sono permeabili. Non siamo immuni”.
Correlato al tema delle infiltrazioni mafiose vi è poi quello del caporalato. “Vi è il sentore che sul nostro territorio – denuncia – il fenomeno sia presente in zootecnia e
riguardi, in particolare, la mungitura. Si teme che vi sia una ‘gestione coordinata’ dei lavoratori indiani, che farebbe a capo a un’unica regia di connazionali. Per
contrastare con sempre più forza il fenomeno, occorre dare vita a un sistema più semplificato e introdurre incentivi alle aziende agricole per far decollare la ‘Rete del
Lavoro Agricolo di Qualità’. Cia sostiene infine la necessità di apportare alcune modifiche alla ‘Legge contro il caporalato’, in modo da renderla più efficace contro i
criminali e più equa per chi rispetta i lavoratori”.

“Infiltrazioni mafiose, attenzione massima per l’agricoltura”

“Attenzione massima ai tentativi di infiltrazioni mafiose nell’agricoltura reggiana”. È il forte monito lanciato da Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani di
Reggio e vicepresidente vicario regionale, in concomitanza con il festival ‘Noi contro le mafie’. La confederazione ha recentemente firmato il ‘Protocollo d’Intesa per la
gestione dei beni sequestrati e confiscati” su proposta del presidente del Tribunale di Reggio Emilia e componente del collegio giudicante del processo Aemilia, Cristina
Beretti. E collabora attivamente fin dal 2001 con “Libera”, a cui dà un concreto sostegno tecnico e formativo.
Cervi entra nel dettaglio della denuncia. “Le mafie guardano con molta attenzione ai beni che non si svalutano, come possono esserlo i terreni per il settore vitivinicolo, o
la produzione del Parmigiano Reggiano – spiega -. Ma anche il settore zootecnico è da tempo nel mirino: le aziende agricole possono infatti rappresentare uno dei
maggiori investimenti per le organizzazioni criminali. A testimoniarlo sono le diverse inchieste che hanno portato alla luce, nel nostro Paese, i tentacoli delle mafie sulle
campagne italiane. È molto pericoloso negarlo: l’agricoltura è molto appetibile, e non solo per le organizzazioni criminali italiane”.
Per contrastare i tentativi di infiltrazioni, Cia ha messo in campo sistemi di controllo “molto rigidi e severi sulle operazioni vagliate in sede. Monitora la situazione
patrimoniale e valuta il ‘curriculum’ dei privati e delle aziende che vogliono investire ingenti somme sul nostro territorio. Sappiamo infatti molto bene che i capitali
derivanti dalle attività criminali vengono spesso immessi nell’economia pulita, grazie alla quale riciclano poi il denaro. Il primo campanello d’allarme? Grande disponibilità
economica e contemporanea assenza di esperienza nel settore”.
Aggiunge: “Come Cia, ci impegniamo a difendere i nostri agricoltori da questa piaga. È necessario che i nostri agricoltori siano consapevoli dei rischi che vi sono, e
siamo decisi ad essere sempre più parte attiva nella lotta alla mafia e ad ogni sua declinazione”. Cervi mette quindi in guardia: “Nessuno si deve offendere quando
affermiamo che il nostro territorio e l’imprenditoria sono permeabili. Non siamo immuni”.
Correlato al tema delle infiltrazioni mafiose vi è poi quello del caporalato. “Vi è il sentore che sul nostro territorio – denuncia – il fenomeno sia presente in zootecnia e
riguardi, in particolare, la mungitura. Si teme che vi sia una ‘gestione coordinata’ dei lavoratori indiani, che farebbe a capo a un’unica regia di connazionali. Per
contrastare con sempre più forza il fenomeno, occorre dare vita a un sistema più semplificato e introdurre incentivi alle aziende agricole per far decollare la ‘Rete del
Lavoro Agricolo di Qualità’. Cia sostiene infine la necessità di apportare alcune modifiche alla ‘Legge contro il caporalato’, in modo da renderla più efficace contro i
criminali e più equa per chi rispetta i lavoratori”.

Agricoltura, sostegno alle aziende di montagna: la Regione apre due bandi

Pagamenti compensativi: disponibili 15 milioni di euro del Psr, anche per quelle in aree collinari a tutela naturalistica

Un sostegno alle aziende agricole e zootecniche che operano in aree svantaggiate di montagna o altre zone collinari sottoposte a vincoli naturalistici con ricadute negative sull’attività produttiva. Con questo obbiettivo, la Giunta regionale ha approvato due bandi (misura 13 del Programma di sviluppo rurale) che mettono a disposizione risorse per 15 milioni di euro.
I pagamenti, erogati annualmente per ettaro di superficie agricola, sono destinati a compensare, in tutto o in parte, i costi aggiuntivi e il mancato guadagno dovuti ai vincoli cui è soggetta la produzione agricola in zone montane e altre zone di collina soggette a vincoli naturalistici significativi. In particolare, si tratta di un intervento utile a compensare i costi sostenuti dalle aziende che operano in contesti ambientali difficili e contrastare l’abbandono delle zone di montagna, dove l’agricoltura svolge un fondamentale servizio di prevenzione del dissesto idrogeologico.

I beneficiari sono agricoltori in attività che conducono superfici agricole nelle zone indicate e che devono impegnarsi a proseguire l’attività agricola per tutto il 2019. Il termine per la presentazione delle domande sulla piattaforma online di Agrea è il 15 maggio 2019.
Le indennità ammontano a 125 euro per ettaro di superficie agricola condotta nelle zone montane e a 70 euro per ettaro di superficie agricola nelle altre aree. Per questi tipi di operazione non si attivano processi selettivi e si procederà al finanziamento di tutte le domande ritenute ammissibili anche nel caso in cui l’ammontare delle richieste di pagamenti, complessiva per entrambe le tipologie di operazione, dovesse eccedere la stima annuale sopra individuata.
I servizi territoriali Agricoltura, Caccia e Pesca (Stacp) competenti per i diversi territori dovranno completare il procedimento istruttorio, con l’approvazione dell’elenco delle domande ammesse e la concessione delle indennità entro il 11 novembre 2019.

Anche CIA firma protocollo per gestire beni e imprese confiscati alla mafia

Un tavolo tecnico istituzionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati presso il Tribunale di Reggio Emilia. L’obiettivo è quello di fare dei sequestri alla criminalità di beni e imprese nuove occasioni a beneficio della comunità, senza perdere di vista il valore della continuità del lavoro che deve essere garantito anche nei casi in cui l’azienda venga coinvolta in provvedimenti giudiziari.

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Pensioni: Anp-Cia, minime al palo. Pronti a mobilitazione

Complicati e sbagliati i criteri di accesso stabiliti dal decreto. Rischio discriminazioni.

Roma, 22 mar – Per Anp, l’Associazione nazionale dei pensionati promossa da Cia-Agricoltori Italiani, il decreto pensioni e reddito di cittadinanza, appena varato, disattende ampiamente le aspettative e apre pesantemente al rischio discriminazioni. Perchè -spiega Anp-Cia- i criteri di accesso sono complicati e sbagliati. La questione delle minime è, dunque, ancora al palo.

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REGGIO EMILIA – VIA TRENTO E TRIESTE, 14  – TEL. 0522 514516– FAX 0522-514407 – reggioemilia@cia.it – C.F. 91008200353 – P.I. 01570620359

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