COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

“Dazi sul Parmigiano Reggiano, stiamo con Le Iene e gli allevatori”

“Siamo orgogliosi che il Parmigiano Reggiano prodotto sul nostro territorio sia stato consegnato direttamente nelle mani del segretario di Stato americano Mike Pompeo: noi stiamo dalla parte de Le Iene e degli allevatori gravemente minacciati dallo spettro di insensati dazi che ne mettono a rischio l’attività”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, dopo il blitz della cronista Alice Martinelli a Palazzo Chigi durante l’incontro con il premier Giuseppe Conte che è parso però visibilmente irritato per la simbolica protesta.

“La giornalista Mediaset ha giustamente ricordato al segretario di Stato che il Parmigiano Reggiano viene fatto con il cuore dai nostri agricoltori, che è il frutto del loro impegno e del loro sudore – rimarca Cervi -. Ma ora la furia protezionistica di Trump rischia di metterli in ginocchio e dare inizio a uno tsunami che minaccia di travolgere l’intero settore. La colpa? Unicamente quella di produrre eccellenze. Basti pensare che oltre agli ormai imminenti dazi americani, subiamo da anni le pesanti perdite causate dall’embargo alla Russia. E, come se non bastasse, incombe sulle nostre teste anche la spada di Damocle rappresentata dalla Brexit”.

Il presidente di Cia Reggio entra poi nel merito dei numeri: “Gli Stati Uniti sono, dopo la Francia, il secondo mercato export con oltre 10.400 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). Nei nostri magazzini sono in stagionatura circa 700mila forme destinate agli Usa: i dazi bloccherebbero di fatto l’export. E il formaggio dovrà poi essere collocato su altri mercati: fin troppo facile prevedere un crollo dei prezzi non solo del formaggio ma anche del latte”.

Cia Reggio ricorsa che nella filiera produttiva del Parmigiano reggiano lavorano “oltre 50mila persone, di cui un’alta percentuale sul nostro territorio. Il sostanziale stop all’export in Usa è una grave pericolo per i 2mila 800 allevamenti e 330 caseifici produttori del comprensorio. Stiamo parlando di aziende agricole, famiglie e intere comunità che verrebbero messe in ginocchio”.

“La speranza – conclude Cervi – è che dalla trattativa in atto tra Usa e Italia esca una soluzione che eviti dazi pari a 15 dollari al chilogrammo, che farebbe schizzare il costo del Parmigiano a 60 dollari al chilogrammo e manderebbe in fumo ricavi per 400 milioni di dollari. Siamo pronti a ogni iniziativa, istituzionale e non. In gioco c’è il futuro di un settore cruciale per l’economia italiana”.

“Dazi sul Parmigiano Reggiano? Siamo pronti a una maxi mobilitazione”

“Siamo pronti a una maxi mobilitazione sul territorio in difesa di Parmigiano Reggiano e Grana Padano minacciati dai dazi di Trump”. Lo annuncia Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio Emilia, dopo il preoccupante allarme lanciato dai Consorzi sulle gravi ripercussioni che avrebbero le esportazioni in Usa.

“Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono vittime designate di una guerra commerciale che il presidente americano vuole scatenare come ritorsione per i sussidi che l’Europa ha garantito al consorzio Airbus, principale concorrente dell’americana Boeing –denuncia Cervi-. La minaccia è molto grave per il nostro territorio e gli imprenditori agricoli reggiani perché negli Stati Uniti vengono esportare oltre 400mila forme, pari a quasi il 5% della produzione annua dei due prodotti assieme”.

Basti pensare che, solo per quanto riguarda il Parmigiano Reggiano, gli Stati Uniti sono (dopo la Francia) il secondo mercato export con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). E le potenzialità sono enormi.

“Ma ora tutto questo viene messo seriamente a rischio da un provvedimento insensato e pericoloso che rischia di compromettere lavoro e investimenti –tuona Cervi-. E sarebbe un grandissimo regalo ai produttori di contraffazioni e prodotti ingannevoli statunitensi”.

I dazi avrebbero pesanti ripercussioni anche sul mercato interno italiano. Nei magazzini “sono in stagionatura circa 700mila forme destinate agli Usa: i dazi bloccherebbero di fatto l’export, con la conseguenza che il formaggio dovrà essere collocato su altri mercati. Fin troppo facile prevedere un crollo dei prezzi non solo del formaggio ma anche del latte”.

Cia Reggio scende dunque in campo insieme ai Consorzio di Parmigiano Reggiano e del Grana Padano: “Siamo pronti a ogni iniziativa per scongiurare quella che sarebbe una vera e propria sciagura per il nostro territorio. Il presidente Nicola Bertinelli e il direttore Stefano Berni possono contare sul nostro pieno appoggio a ogni livello: dal locale alle basi americane collocate nel nostro Paese. In gioco c’è il futuro di un settore cruciale per l’economia italiana: non possiamo rimanere fermi a osservare quello che succede”.

Cervi lancia poi un appello ai parlamentare reggiani: “Sollecitino con forza e facciano pressioni sul Governo affinché intervenga con la massima urgenza per impedire il deflagrare di questa devastante guerra commerciale che andrebbe a colpire duramente le eccellenze dell’agroalimentare italiano. E in questa battaglia abbiamo bisogno di essere aiutati e supportati dall’Unione Europea che non può trattarci da merce di scambio per altri settori che, tra l’altro, non riguardano l’industria del nostro Paese”.

“Preoccupante carenza di manodopera stagionale”

“Preoccupante carenza di manodopera stagionale nei campi reggiani: il lavoro c’è, manca chi lo fa”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che si fa portavoce delle numerose istanze giunte dai soci agricoltori nelle ultime settimane. E la difficile situazione rischia di favorire la diffusione del caporalato anche sul nostro territorio.

“Gli imprenditori cercano disperatamente lavoratori ma non ne trovano – entra subito nel dettaglio Cervi -. Il ricorso alla mano d’opera per la raccolta della frutta è infatti sempre più problematica, per non parlare del personale specializzato in grado di guidare il trattore o fare trattamenti. E il problema non riguarda solo gli italiani: oggi è altrettanto difficile reperire operai agricoli stranieri. È un problema che deve essere affrontato con urgenza: l’agricoltura reggiana soffre infatti già per gli effetti dei cambiamenti climatici, dei prezzi di frutta e verdura, della burocrazia asfissiante e della spietata concorrenza dei mercati stranieri. Questa nuova mazzata proprio non ci voleva…”.

Le cause della carenza sono molteplici. Per quanto riguarda i lavoratori italiani, “sono in continuo calo coloro che sono disposti a lavorare in campagna. E questo anche a causa del reddito di cittadinanza che spinge molti a preferire il divano. Con l’eliminazione dei voucher è poi stata persa una grossa fetta di studenti che nei mesi di vacanza si precipitavano nei campi per guadagnarsi qualche soldo, approfittando delle varie campagne di raccolta. E gli anziani disposti a lavorare nella raccolta ogni anno calano a causa dell’aumentare dell’età e degli acciacchi”.

Oramai sono rari i casi di italiani impiegati come braccianti nei campi. Le imprese agricole negli anni scorsi hanno cercato così di colmare le lacune ricercando manodopera straniera. Ma quest’anno hanno trovato grosse difficoltà. “Incide pesantemente il numero di ingressi drasticamente ridotto – spiegano da Cia -. E osserviamo anche che chi veniva prima da fuori confine ora preferisce andare in altri Paesi europei”. L’associazione rileva le difficoltà nel fare ricorso a lavoratori stranieri, anche per le difficoltà nell’affrontare trasferte lunghe: “Occorre dare loro certezze di lavoro durature, almeno due o tre mesi, ma non sempre le aziende sono in grado di garantire occupazione per un periodo lungo, a causa anche della volatilità dei mercati. Se un prodotto ha basse quotazioni l’imprenditore può anche decidere di interrompere la raccolta perché diventa anti economica”.

Cia ricorda poi che i costi del lavoro sono più alti in Italia rispetto ad altri Paesi europei con vocazione ortofrutticola come la Spagna: “Le aziende reggiane nella voce “costo del lavoro” non possono competere con altre nazioni europee, come ad esempio la Spagna, che ha oneri sui dipendenti che incidono dell’11% contro il 23% di quelli italiani».

La complessa situazione rischia di favorire “piaghe come il caporalato, che dal settore zootecnico dove ci sono stati preoccupanti tentativi di infiltrazione potrebbe ora espandersi anche a quello della raccolta della frutta. Un fenomeno indegno che si regge sullo sfruttamento dei più deboli e che deve essere contrastato con ogni mezzo”, conclude Cervi.

“E’ morto un collega ma soprattutto un amico”

Cia Reggio si stringe attorno alla famiglia Ruini per la scomparsa di Francesco, apicoltore a tempo pieno, socio Cia e tra i fondatori di Conapi.

Francesco era un imprenditore capace, generoso e sempre pronto a dare il proprio contributo a chi gli chiedeva un aiuto.

“Il mio incontro con le api è avvenuto presto, la mia prima maschera l’ho  indossata a sei anni, per accompagnare mio padre che, casaro di professione, era apicoltore per passione – raccontava così i suoi inizi -. Quando andò in pensione si dedicò alle api e io con lui. Proseguii gli studi fino alla laurea, ma decisi che l’apicoltura sarebbe stata la mia professione e così fu”.

Svolgeva da tempo anche attività di formazione, “acquisendo molti figliocci che stanno proseguendo con successo questa attività, rendendomi particolarmente orgoglioso” amava sottolineare a chi gli chiedeva informazioni. E Francesco è morto, aggredito da uno sciame di api, proprio mentre insegnava il mestiere in Africa centrale.

Amava il contatto con la natura e la sensazione di libertà che questo lavoro gli regalava. È stato tra i primi a denunciare con forza le pesanti conseguenze dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici sulle api. Era un collega, ma prima di tutto un amico e un punto di riferimento per tutta l’apicultura emiliano romagnola.

Cia Reggio porge alla sua famiglia le più sentite condoglianze.

“Boom del biologico sul territorio reggiano”

Più forte dei cambiamenti climatici, della crisi e della burocrazia. È l’agricoltura biologica ‘made in Reggio’, un settore in continua espansione che fa segnare un boom di aziende e superfici coltivate.

“Non siamo dinnanzi a una moda passeggera ma a una solida realtà che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa crescita negli anni a venire”, sottolinea Antenore Cervi (presidente Cia di Reggio). E poi presenta i numeri. Le aziende agricole bio di Cia sfiorano le trecento unità. La parte del leone la fa la montagna con oltre 132 imprese, seguita da Reggio (84), Val d’Enza (65), e Bassa (18). Negli ultimi cinque anni l’incremento di aziende ha superato il 60% sul territorio reggiano, mentre quello di ettari arriva al +65%.

Erika Iori, responsabile del settore per Cia Reggio, entra quindi nel dettaglio: “La parte preponderante dell’agricoltura bio è rappresentata dai seminativi (80%). Al secondo posto vengono prati e pascoli (12%), poi la vite (3%) e la frutta (3%). Ma l’ascesa del biologico sta contagiando anche il settore zootecnico. Basti pensare che a Ventasso un’azienda Cia vende carni fresche e produce ragù da chianine. Mentre in città assistiamo a una decisa crescita di apicoltori”.

Ormai il biologico rappresenta una fetta importante del comparto dell’agroalimentare e i margini di espansione sono davvero notevoli – aggiunge Cervi -. Ma deve essere evitato l’errore di metterlo in contrapposizione con l’agricoltura integrata e sostenibile e con il contributo che essa porta alla sicurezza alimentare: si tratta di due realtà che devono camminare di pari passo nel reciproco rispetto”.

Una cosa è certa: la scelta ‘biologica’ è etica ma anche di mercato. “Sta mutando molto velocemente la mentalità dei consumatori – sottolinea Iori -. Basti pensare che otto cittadini su dieci hanno comprato bio nell’ultimo anno. Oltre il 40% di loro è ‘frequent user’ e compra bio ogni settimana. Per ragioni salutistiche, per caratteristiche di sicurezza e qualità, perché il biologico viene ritenuto più rispettoso dell’ambiente. E a questa domanda crescente assistiamo in prima linea. La nostra associazione è di frequente contattata da reggiani che chiedono indirizzi di aziende della loro zona dove comprare bio. Addirittura, nei giorni scorsi, un’associazione di neomamme ha voluto una lista completa di imprese di tutto il territorio reggiano…”.

Per gli imprenditori bio non mancano però le difficoltà. Tra tutte spiccano la burocrazia – gli adempimenti sono stati semplificati ma si deve fare di più – e il meteo. “Il settore agricolo è quello che, più di tutti, subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e il biologico in particolare – conclude il presidente -: avendo limitate possibilità d’intervento con trattamenti, le colture sono infatti più esposte alle bizze della stagione. E, negli ultimi mesi, ne abbiamo viste davvero troppe”.

Cia sarà protagonista alla 31esima edizione di Sana – il Salone internazionale del biologico e del naturale, che si terrà a Bologna dal 6 al 9 settembre – con lo stand D68 nel Padiglione 29. Nei 24 mq di area espositiva, in linea con l’obiettivo ‘plastic free’ dell’edizione 2019 del Sana e con le buone pratiche dell’economia circolare, Cia opta per allestimenti in cartone e materiali ecocompatibili. Spazio anche all’innovazione con l’utilizzo della Realtà Aumentata: speciali totem ecofriendly a forma di alberi proietteranno immagini virtuali per veicolare i messaggi degli Agricoltori Italiani, in particolare i contenuti della Carta dei Valori del Biologico Italiano.

Pensioni, Cia Reggio ha incontrato il prefetto Forte

Una delegazione della Cia di Reggio è stata ricevuta dal Prefetto, Maria Forte, per illustrare il documento programmatico, redatto in occasione dell’Assemblea nazionale dell’Anp dello scorso aprile, in cui sono stati evidenziati gli importanti problemi che riguardano i pensionati e sollecitati adeguati e urgenti interventi.

Intitolato “Il paese che vogliamo: pensioni dignitose, servizi socio-sanitari nelle aree rurali, servizi di cittadinanza, valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società”, il documento contiene proposte e rivendicazioni nei confronti del Governo nazionale per l’aumento delle pensioni minime, per welfare e servizi in ambito rurale e per l’introduzione di politiche sull’invecchiamento attivo. Anp – Cia si è rivolta al Prefetto chiedendo di interessarsi nei confronti del Governo nazionale per rappresentare il disagio in cui vivono moltissimi pensionati reggiani e per rimarcare che, se non si interviene adeguatamente, le difficoltà non mancheranno nemmeno per i pensionati di domani, i giovani di oggi.

Nell’occasione è stato anche presentata la proposta di una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, ed è stata illustrata l’importanza della nuova Pac.

Il Prefetto, che ha seguito con molta attenzione le problematiche esposte nel corso dell’incontro, ha assicurato il proprio interessamento, sia presso il Governo, sia presso le Istituzioni pubbliche.

All’incontro erano presenti (da sinistra nella foto) Roberta Bortesi, Giorgio Davoli, Antenore Cervi, il prefetto Maria Forte, Irmo Reggi e Arianna Alberici.

“Dazi Usa: il Parmigiano Reggiano è a rischio. I nostri parlamentari si mobilitino”

Trump mette a rischio le esportazioni negli Usa delle oltre 280 mila forme di Parmigiano Reggiano-. È l’allarme di Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani Reggio Emilia, dopo la pubblicazione della nuova lista nera dei prodotti europei sui cui incombono i pesanti dazi, usati come ritorsione per i sussidi garantiti dall’Europa al consorzio Airbus, principale concorrente dell’americana Boeing. Ora, a differenza dello scorso aprile, nell’elenco figura anche il re dei formaggi.

“I nostri parlamentari -lancia l’appello Cervi-  facciano pressioni sul Governo italiano, affinché intervenga al più presto per impedire il deflagrare di questa preoccupante guerra commerciale. Siamo dinnanzi a una minaccia molto grave per il nostro territorio e gli imprenditori agricoli reggiani. Gli Stati Uniti sono (dopo la Francia) il secondo mercato export con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). E i dati del primo trimestre di quest’anno, indicano un ulteriore deciso incremento. Le potenzialità sono enormi: gli Stati Uniti possono diventare in breve tempo il primo mercato export ma insensati dazi, prodotti ingannevoli e contraffazione rischiano di compromettere lavoro e investimenti”.

Cia Reggio Emilia ricorda che il Parmigiano Reggiano è sempre di più proiettato sui mercati esteri e nel 2018 ha raggiunto e superato il 40% di quota export, con una crescita a volume del +5,5% rispetto all’anno precedente. I dati ufficiali del Consorzio indicano che la Francia è il primo mercato (11.333 tonnellate), seguito da Usa (10.439 tonnellate), Germania (9.471 tonnellate), Regno Unito (6.940 tonnellate) e Canada (3.030 tonnellate). Se Francia e Regno Unito crescono (rispettivamente +12,6% , +2,2%) la Germania frena (-4,4%) a causa della concorrenza dei prodotti similari. Al contrario, cresce il Canada (+17,7%) che, grazie agli accordi Ceta, conferma le previste opportunità di sviluppo.

Cia-Agricoltori Italiani -a differenza di altre associazioni di agricoltori che pare abbiano però finalmente cambiato idea- è sempre stata favorevole al Ceta, ma guarda, invece, con grande preoccupazione all’accordo commerciale in dirittura d’arrivo tra Unione europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). “Rappresenterebbe una ulteriore mazzata per le eccellenze del nostro territorio”, denuncia Cervi.

Il settore agroalimentare che rischia di essere penalizzato in favore di comparti come il farmaceutico e l’automotive, rilevanti soprattutto per l’export tedesco, e interessati al quinto maggior mercato fuori dai confini comunitari, con 260 milioni di consumatori latino-americani -entra nel dettaglio l’organizzazione-. Cia guarda da sempre con favore agli accordi commerciali internazionali ma, nel ruolo di importatore netto, l’agrifood italiano occupa una posizione difensiva nelle produzioni zootecniche e nei cereali, che auspichiamo siano tutelate dal trattato”.

Cia Reggio Emilia si augura, dall’altra parte, una particolare attenzione a sostegno dei prodotti in cui gioca, invece, in posizione offensiva: vini, prosecco, prodotti agricoli trasformati lattiero-caseari e IG di alta qualità.

“Il rischio è di essere sommersi dai prodotti agricoli del Sudamerica -conclude Cervi-. Nell’Ue vigono i più alti standard in termini di sicurezza alimentare, ambiente, salute e benessere degli animali che garantiscono il successo dei prodotti agroalimentari europei nel mondo, sarebbe dunque dannosa una concorrenza di prodotti che non rispettano il principio di reciprocità delle regole comunitarie”.

Commercializzazione prodotti biologici, viaggio studio in Austria

Un viaggio studio in Austria per studiare la COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI BIOLOGICI e I MERCATI DI RIFERIMENTO.

È stato organizzato Cia Emilia Romagna, Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) e Dinamica per il periodo che va dal 15 al 18 ottobre. Il termine ultimo per le iscrizioni è il 30 giugno (e comunque al raggiungimento del numero massimo di 15 partecipanti).

Il viaggio studio ha la finalità di mettere a contatto i partecipanti con le attività produttive che si occupano di produzione e commercio Bio. I partecipanti avranno modo di visionare tutta la filiera corta che parte dalla produzione alla commercializzazione del prodotto finito, acquisendo le tecniche e le modalità di gestione di aziende che hanno un occhio di riguardo nella salvaguardia della salute e dell’ambiente e che allo stesso tempo garantiscono un prodotto di qualità. Durante la visita le aziende illustreranno le loro modalità di commercializzazione, quali sono gli stakeholder di riferimento, le tecniche di marketing e i vari mercati. Il viaggio studio avrà una durata complessiva di 20 ore, di cui 4 ore di lezione in aula e 16 ore di viaggio studio. Prima della partenza è prevista una lezione di preparazione presso Dinamica (Reggio Emilia) con lo studio degli aspetti logistici, degli spostamenti, delle informazioni generali sul viaggio, della calendarizzazione, e della panoramica sugli argomenti che verranno affrontati.

PROGRAMMA

PRIMO GIORNO: ritrovo all’aeroporto di Bologna, operazioni di imbarco e partenza con volo alle ore 10.45 per Vienna con arrivo alle 12.05. Trasferimento in pullman all’albergo. Pomeriggio libero.

SECONDO GIORNO: al mattino visita a un’azienda biologica di allevamento di vacche che negli anni ha visto incrementare il proprio fatturato creando un prodotto di nicchia vendendo non il latte biologico ma direttamente il gelato bio, prima alle scuole del paese poi, grazie alla passione dei titolari, arrivando ad aprire più punti vendita di cui uno nella capitale a Vienna. Nel pomeriggio visita alla più grande cooperativa di prodotti freschi ortofrutta biologici dell’Austria: si distingue perché rispetta in pieno la stagionalità dei prodotti e riesce a garantire che la verdura colta la mattina arrivi al consumatore finale (dopo aver superato il controllo qualità ed essere stata etichettata) entro il primo pomeriggio. Rientro in hotel, cena e pernottamento.

TERZO GIORNO: al mattino visita a un’ azienda vitivinicola biologica. I partecipanti, oltre a visitare le vigne, potranno approfondire la modalità di commercializzazione del vino e i mercati di riferimento. Nel pomeriggio visita all’associazione ABO Akademiker gruppe Boku a Vienna. Rientro in hotel, cena e pernottamento.

QUARTO GIORNO: nel pomeriggio trasferimento in pullman all’aeroporto di Vienna. Operazioni di imbarco, volo in partenza alle 17.45 con arrivo a Bologna alle 19.05.

E’ poi prevista una lezione riassuntiva a Dinamica e test finale.

Per partecipare occorre essere occupato nel settore agricolo in qualità di imprenditore agricolo, dipendente o coadiuvante di aziende iscritte all’anagrafe delle aziende agricole dell’Emilia Romagna.

La quota di iscrizione è di 365, 46 euro (il corso è finanziato per il 70% dal PSR – Catalogo Verde)  e comprende il volo di partenza e ritorno da Bologna, la mezza pensione e le visite. Per prenotarsi è necessario inviare il modulo di adesione compilato in tutte le sue parti a Roberto Prampolini. Indirizzo mail: r.prampolini@dinamica-fp.it Per informazioni: 0522-920437.

“L’invaso sull’Enza non sarà l’unico: in progetto una rete di bacini”

“L’invaso sull’Enza? Non rimarrà unico. Il progetto è infatti quello di realizzare una diffusa rete di bacini di varie dimensioni, dall’Appennino alla pianura, per trattenere l’acqua nei periodi di pioggia e utilizzarla in quelli di siccità”. È quanto emerso dal convegno organizzato da Cia a Bibbiano, al quale hanno partecipato Arianna Alberici (vicepresidente Cia Reggio), Giammaria Manghi (sottosegretario della Presidenza della Regione), Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano), Luca Lombroso (meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps), William Pratizzoli (Arpae), Domenico Turazza (direttore Bonifica Emilia Centrale), Meuccio Berselli (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po) e Cristiano Fini (presidente Cia Emilia Romagna). Oltre cento cittadini erano presenti in platea, tra cui la parlamentare Antonella Incerti, i sindaci della Val d’Enza ed esponenti di Confindustria, Consorzio Fitosanitario, Consorzi Irrigui, Sabar e Iren.

“Il percorso per la realizzazione dell’invaso sull’Enza procede velocemente e già ora possiamo annunciare che sarà di medie dimensioni – ha iniziato Manghi -.Il punto chiave per stabilire i numeri è il fabbisogno idrico della zona. Ed è su questo che si sta lavorando. Ma non solo. Oltre al bacino servono infatti soluzioni di breve periodo perché l’emergenza deve essere affrontata sin da subito”. Carletti ha quindi sottolineato la necessità di risposte “concrete e non più rinviabili”.

“Oggi possiamo finalmente affermare di essere a un passo dal traguardo – ha preso la parola Alberici -. Dopo decenni di discussioni, studi, dibattiti, polemiche, la realizzazione di un invaso tra Reggio e Parma non è più solo una ipotesi ma un progetto concreto che diventerà realtà. Spero il più presto possibile, aggiungo subito. Perché il territorio ne ha un bisogno vitale”. Ha quindi sottolineato: “Alluvioni e siccità sono le due facce della stessa medaglia. Noi non la pensiamo come il presidente Trump. Noi viviamo ogni giorno sulla nostra pelle gli effetti dei cambiamenti climatici. Noi siamo con il movimento di Greta Thunberg. E crediamo che l’invaso faccia parte della lotta ai cambiamenti climatici. E sapete perché? Perché punta a non sprecare l’acqua. A ottimizzarla nei periodi di siccità e trattenerla in quelli piovosi. Nonostante quanto affermano sempre coloro che dicono solo no, l’invaso in Val d’Enza è dunque un intervento anche di carattere ambientalista. E non ci sono lontre da salvare come ipotizzava qualcuno…”.

Lombroso ha poi presentato i suoi studi: “Il clima reggiano si è tropicalizzato. A maggio era addirittura sovrapponibile a quello del Costarica. E sarà sempre peggio se non interveniamo con urgenza: eventi estreme e temperature sempre più elevate metteranno a dura prova il territorio”. Ha aggiunto Pratizzoli: “I dati in nostro possesso mostrano come le temperature reggiane si sono innalzate di 1,8° in poco più di mezzo secolo. E’ molto preoccupante”. Sulle dimensioni dell’invaso principale, Turazza ha affermato: “Spero sia di grosse dimensioni. Ma attendiamo i risultati dello studio. In progetto abbiamo comunque la realizzazione di invasi di piccole dimensioni sul corso dell’Enza e in altre zone del territorio per fronteggiare in breve tempo l’emergenza siccità”. Berselli ha quindi annunciato: “A settembre presenteremo l’analisi economica e la valutazione d’impatto sulla realizzazione del progetto principale. Entro fine anno ci sarà il documento finale e di sintesi. Non ci saranno rallentamenti, corriamo spediti: sulla questione è in gioco la nostra credibilità”.

Il convegno è stato concluso da Fini: “I cambiamenti climatici sono una drammatica realtà che penalizza in primis noi agricoltori. Occorre mettere in campo al più presto una serie di azioni concrete per evitare che ‘la casa bruci’, come ha affermato Greta Thunberg. Ognuno deve fare la sua parte e noi imprenditori siamo decisi a fare la nostra a 360 gradi”.

 

Convegno ‘plastic free’ sui cambiamenti climatici e la strategia degli invasi

Sarà ‘plastic free’ il convegno organizzato da Cia sui nefasti effetti dei cambiamenti climatici per l’agricoltura reggiana.
“Vogliamo dare un importante segnale – inizia a spiegare il presidente Antenore Cervi -: anche partendo dalle più piccole cose, si deve fare qualcosa per l’ambiente e il territorio. Siamo tutti vittime dei cambiamenti climatici, e maggiormente colpite saranno le nuove generazioni che subiranno i danni più gravi in assenza di adeguati provvedimenti. Ma già adesso possiamo vedere i drammatici effetti iniziali. E i primi a viverlo direttamente sulla propria pelle sono gli agricoltori: hanno subito conseguenze pesantissime dall’anomalo caldo dei primi mesi dell’anno che si è velocemente trasformato nel terribile mese di maggio. Una calamità destinata a ripetersi con sempre più frequenza e in varie forme”.
A tal proposito, il convegno in programma martedì 11 giugno dalle 9 all’azienda turistica Corte Bebbi (Barco di Bibbiano) è stato intitolato ‘L’agricoltura tra siccità e alluvioni. I cambiamenti climatici e la strategia degli invasi’. Il programma prevede i saluti istituzionali di Giammaria Manghi (sottosegretario della Presidenza della Regione), Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano), e la relazione introduttiva di Arianna Alberici (vicepresidente Cia Reggio). Seguiranno gli approfondimenti di Luca Lombroso (meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps), William Pratizzoli (Arpae), Domenico Turazza (direttore Bonifica Emilia Centrale), Meuccio Berselli (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po). Le conclusioni saranno di Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna.
“I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il nostro territorio – entra nel dettaglio Cervi -. Crediamo fortemente nella necessità di realizzare (nel rispetto di quanto emergerà conclusioni del Tavolo Tecnico Regione – Autorità di bacino) alcuni invasi adiacenti al torrente Enza della grandezza di diversi milioni di metri cubi in modo tale da garantire l’acqua all’area reggiana in primis, ma anche a quella parmense. Il convegno servirà a fare il punto della situazione: sul tavolo della discussione saranno portati dati inequivocabili che mettono in evidenza l’assoluta esigenza di realizzare queste opere per affrontare le emergenze climatiche del territorio assediato da periodi di prolungata siccità e improvvise alluvioni”.
Terminati gli interventi degli ospiti, seguirà un rinfresco nel quale è stato bandito l’uso di plastiche monouso come bottiglie, cannucce, bicchieri, posate e piatti. Saranno utilizzati vetri, ceramiche e materiali alternativi, riciclabili e facilmente riutilizzabili. E non rimarrà una iniziativa unica. Cia Reggio intende infatti estenderla a tutti i convegni ed eventi che organizzerà in futuro.

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