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Cereali: Agia-Cia, innovazioni mirate antidoto contro crisi settore

Per affrontare la crisi che sta investendo il settore cerealicolo italiano, occorre puntare su smart farming e nuovi modelli relazionali, perché portare innovazione nel comparto può contribuire a scardinare rigidità radicate lungo tutta la filiera, dal rapporto con i fornitori al contatto con il consumatore finale. Prima, serve, però, appropriarsi di una vera mappatura delle tecnologie in match più consapevole, con le esigenze di grandi e piccole aziende. A sostenerlo, è Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli di Cia, a quasi un anno di ricerca e analisi sul tema insieme con il Politecnico di Milano e oggi riunita all’Istituto Alcide Cervi di Gattatico – nell’Emilia Romagna seconda regione d’Italia per produzione di cereali (circa 260mila ettari coltivati) – per fare il punto con il convegno “Innovare la cerealicoltura italiana. Lo smart farming dei giovani imprenditori agricoli”.

Preoccupano, infatti, le condizioni in cui versa il comparto, segnato dai cambiamenti climatici e stretto tra rese basse e prezzi in calo. Ad essere minata è l’Italia leader nelle produzioni specializzate, prima tra tutte quella di grano duro che nel 2019 viaggia su poco più di 4 milioni di tonnellate (-2,3% sul 2018) con un calo di superfici del 6,5% per 1,2 milioni di ettari impiegati. Crescono del 9% i volumi del grano tenero ma, non risparmiato dal clima anomalo, ha perso qualità. In positivo la produzione del mais, si stima per il 2019 un +2,9% se confermati i circa 6,4 milioni di tonnellate, ma sono diminuite le superfici e i prezzi, sono più bassi del 2,4% rispetto al 2018.

Il climate change, i cui effetti sono evidenti sul prodotto finale, poco c’entra, però, con le difficoltà a evolvere proprie del sistema che governa il settore cerealicolo italiano. Di fatto, l’offerta è frammentata, così come la coesione tra produttori che perdono potere contrattuale.

Di qui in avanti, secondo il gruppo di lavoro promosso da Agia-Cia, a fare la differenza non sarà, infatti, la dimensione aziendale, ma la capacità nell’individuare le scelte di innovazione più adeguate alle fasi del processo, strategiche e funzionali ai volumi dell’impresa. Più smart farming, alleanze con terzisti o stoccatori e sviluppo di protocolli per le grandi imprese. E, quindi, focus su decision support system (DSS), agricoltura di precisione e food integrity tracking. Tipicità, integrazione tra trasformazione e distribuzione, rapporto più diretto con il consumatore al centro, invece, del business di imprese più piccole. Dovranno confrontarsi con tracciatura e valorizzazione di partnership che riconoscano ruolo chiave a territorialità e salubrità, puntando su sostenibilità e narrazione del prodotto.

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna, ha aperto il convegno facendo il punto della situazione del settore, “tra climate change, sostenibilità ambientale, ricerca e innovazione. Gli agricoltori devono essere i protagonisti del sistema e dei cambiamenti: sono certo che i giovani hanno i mezzi e le conoscenze per vincere questa cruciale sfida”.

Valeria Villani, presidente Agia-Cia Emilia-Romagna, ha iniziato i suoi interventi dai numeri dell’Osservatorio Smart AgriFood, realizzato congiuntamente da Politecnico di Milano e Università di Brescia. “Il valore globale dell’agricoltura 4.0 nel 2018 ha raggiunto 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto all’anno precedente), di cui il 30% generato in Europa – ha sottolineato -. Da notare che la crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha raggiunto un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo”. L’Italia è poi “il primo Paese in Europa per numero di giovani in agricoltura, con 57.621 imprese nel 2018 guidate da under 35, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente”. Villani ha quindi approfondito il tema delle “innovazioni tecnologiche e del digitale nella intera filiera: hanno innescato forti cambiamenti. Tutto il settore è coinvolto”. Ha poi illustrato alla folta platea la propria esperienza di imprenditrice che ha deciso di investire per l’azienda “nei sistemi satellitari: i risultati sono stati molto soddisfacenti. Abbiamo raggiunto l’ottimizzazione dello sfruttamento dei mezzi tecnici, la diminuzione dei costi, l’aumento di produttività e un minore impatto ambientale”. Ha concluso: “Il segreto è proseguire con gli investimenti per migliorare efficienza ed efficacia delle produzioni. E così faremo anche nella mia azienda. Perché siamo consapevoli che non ci si può fermare. L’evoluzione digitale nel nostro settore è un processo complesso – tanti sono ancora i punti deboli e dunque migliorabili – ma assolutamente indispensabile e inarrestabile. Un processo che garantirà benefici ai quali nessun imprenditore potrà rinunciare, pena l’uscita dal mercato”.

“Per la cerealicoltura italiana è tempo di cambiare passo e innovare nei processi come nelle strategie. Ha detto Stefano Francia, presidente nazionale di Agia-Cia, precisando come la volontà di un evento nella Casa dei Fratelli Cervi voglia ricordarne proprio la grande modernità in campo agricolo. “Il digitale, -ha poi precisato- ha, in tal senso, innescato forti cambiamenti nelle aziende. Serve per questo, una maggiore sinergia tra imprenditori, istituzioni e consumatori, alleanze di sistema sostenute da piani di sviluppo del settore più coraggiosi. Per questo -ha concluso Francia- è opportuno che si investa in conoscenza delle tecnologie, in ricerca e sperimentazione. Che si aiutino le imprese nell’integrazione di nuove forme contrattuali e innovazioni di processo, sostenute da adeguati strumenti di credito per il rischio d’impresa”.

La parlamentare Antonella Incerti – XIII Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati – che è intervenuta sottolineando prospettive e problematiche del settore alla luce delle irrinunciabili innovazioni che proiettano l’agricoltura verso il futuro.

Antenore Cervi, presidente Cia Reggio Emilia, ha concluso il convegno analizzando la situazione attuale e rimarcando “la grande capacità innovativa dei giovani, attuatori di una vera e propria rivoluzione tecnologica, oltre che di processo e di servizio, dell’agricoltura. Questa è linfa vitale per il futuro dell’intero settore”.

Tra gli intervenuti al convegno: Aproniano Tassinari, presidente nazionale UNCAI; Alessandro Squeri, presidente Giovani Federalimentare; Marco Pirani, presidente PROGEO; Simone Agostinelli, Sustainable Farming Professional Barilla Spa; Marco Bergami, membro comitato prezzi Borsa merci di Bologna; Marco Bettiol, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Università di Padova; Pietro Torresan, docente a contratto al Politecnico Milano; Luca Trivellato, vicepresidente nazionale Agia-Cia; Carmelo Allegra, presidente Agia-Cia Sicilia e Giuseppe Mecca, presidente Agia-Cia Basilicata.

“Realizzare la diga di Vetto e riaprire i punti nascita dell’Appennino”

Diga di Vetto e messa in sicurezza idrogeologica del territorio, fiscalità meno penalizzante, sviluppo delle infrastrutture fisiche e telematiche, miglioramento dell’accesso dei servizi
socio-sanitari e riapertura dei Punti nascita per evitare lo spopolamento delle aree montane, incentivi al turismo legato alle specificità eno-gastronomiche. Sono solo alcuni
dei temi trattati dalla reggiana Valeria Villani, presidente regionale dei giovani agricoltori Agia-Cia, che ha aperto alla Cantina di Albinea-Canali il convegno “Aree rurali: agricoltura,
servizi e ambiente” al quale hanno partecipato oltre 150 persone. Sono intervenuti anche Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna; Stefano
Bonaccini (presidente Regione Emilia Romagna); l’onorevole Antonella Incerti (capogruppo Pd Commissione Agricoltura Camera), l’assessore regionale all’Agricoltura
Simona Caselli, e i presidenti delle due associazioni che insieme ad Agia hanno promosso l’iniziativa: Pierino Liverani (Associazione pensionati Anp) e Luana Tampieri (Donne in Campo).

“Fuori dai centri urbani diminuiscono i diritti e aumentano i doveri – ha sottolineato Villani – Bisogna mettere in campo subito tutte le azioni necessarie per riequilibrare la bilancia, pena il decadimento dei nostri territori e dell’intero Paese. La Politica deve riconoscere la centralità economica del Settore Primario e delle sue funzioni sociali, ambientali ed
etiche”. Ha poi insistito sulla necessità di contrastare il consumo di suolo, per poi chiedere quale opera si intenda realizzare sull’Enza e con che tempistica: “L’invaso
sull’Enza è lo strumento principale per cercare di contrastare gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova il territorio e l’agricoltura, quando
invece è la buona agricoltura che mitiga l’effetto serra e produce energie rinnovabili”. Ha poi segnalato le numerose rimostranze dei soci Cia per la viabilità montana difficoltosa a causa di smottamenti, e per i danni provocati dagli allagamenti sempre più frequenti in pianura. “Servono migliori infrastrutture ma anche risarcimenti rapidi”, e ha rivelato l’ipotesi
alla quale gli enti locali stanno lavorando: “La richiesta dello stato di calamità per i recenti disastri” legati alla piena del fiume Po. Ha quindi sollecitato interventi anche per
arginare i danni provocati dalla fauna selvatica, dalle nutrie ai cinghiali: “Cia chiede una riforma radicale della legge 157/92 per affrontare un problema fuori controllo tra danni
milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali e minacce alla sicurezza dei cittadini”. Agli agricoltori, “i primi a tutelare l’ambiente e a presidiare il
territorio, vanno assicurate congrue agevolazioni – ha proseguito la presidente regionale Agia-Cia – E le aree rurali devono poter godere di una fiscalità adeguata che possa i
ricompensare i cittadini per le difficoltà crescenti e le croniche carenze di servizi. Bisogna tornare a investire sulla sanità e sulla protezione sociale delle fasce più deboli… Così
come deve essere garantito un tempestivo primo soccorso anche nelle zone più isolate”. E, a proposito di servizi, i giovani della Cia chiedono con forza la riapertura dei Punti-
nascita montani”: “Li riteniamo fondamentali per far vivere il territorio”. E’ stato giudicato molto positivamente lo stanziamento – fra fondi regionali, nazionali ed europei – di oltre 950 milioni destinati ai territori appenninici attraverso il Piano Regionale per la Montagna: “E’ esattamente ciò che serve”. Un plauso è andato alla Regione anche per misure come il taglio dell’Irap, i 10 milioni di incentivi sulla casa alle giovani coppie e per gli oltre 241 milioni di euro a beneficio di oltre 41mila aziende agricole da Piacenza a
Rimini, versato da Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, come ‘anticipi’ previsti dalla Politica agricola comune europea (Pac).

Il presidente regionale Cia, Cristiano Fini ha iniziato il suo intervento parlando di cambiamenti climatici: “L’agricoltura subisce più di tutti gli effetti nefasti. Basti pensare a quello che è successo sul territorio regionale negli ultimi anni. Purtroppo sul nostro settore sono però scaricate colpe ingiustificate. E mi riferisco alla pubblicità ‘del carrello’ della Coop e a certe trasmissioni televisive: pochi casi negativi vengono presentati come la situazione generale. Siamo stanchi di queste balle colossali, dannose e pericolose. Occorre rilanciare la discussione e mettere ben in chiaro come stanno invece le cose”. A tal proposito, ha annunciato che Cia ha commissionato “uno studio sull’evoluzione della sostenibilità ambientale e sul benessere animale. Il nostro settore ha fatto passi da gigante e i dati lo dimostreranno”. “Conoscenza, ricerca e innovazione sono le parole chiave per il futuro del settore e dell’intero Paese: noi siamo pronti a vincere questa sfida”, la conclusione.

Luana Tampieri, presidente di “Donne in Campo” Emilia-Romagna: ha denunciato come al settore agricolo non venga dato il giusto riconoscimento monetario su ciò che produce e
sulla sua importante funzione ambientale. Lo sviluppo sostenibile “passa dall’Inclusione sociale: occorre garantire servizi di qualità per tutti, livelli essenziali ed uniformi di prestazioni socio-sanitarie ai residenti nelle aree più disagiate con specifico riguardo agli standard di sicurezza e funzionalità e alla adeguata presenza sul territorio di servizi di pronto soccorso, diagnostica e branche specialistiche, nonché ridurre l’indice di mobilità passiva e quello di ricorso alla ospedalizzazione”. La questione “va risolta in tempi rapidi, prima che l’abbandono desertifichi ampie zone del nostro Paese con danni irreversibili per tutta la comunità nazionale”. I diritti costituzionali “devono essere garantiti per tutti: la scuola dell’obbligo, i presidi ospedalieri, la banda larga e l’accesso al mondo digitale, i servizi postali, la telefonia mobile e fissa, i segnali TV, vanno garantiti su tutto il territorio per dare pari opportunità ai cittadini. Le donne che vivono e lavorano nelle zone rurali “sono un presidio, creano comunità affrontando con coraggio i problemi. Le gravi difficoltà nel far conciliare la vita lavorativa e vita familiare in mancanza di servizi, ci spingono a chiedere una maggior tutela verso le imprenditrici agricole sia sotto il profilo Assistenziale che Previdenziale. Non solo: su maternità e malattia le donne in agricoltura sono ancora fortemente penalizzate. Abbiamo già sollecitato la Regione a garantire i servizi di primo soccorso e attenzione sulla chiusura dei Punti nascita nelle aree rurali, l’incremento dei medici di base e maggiori investimenti in asili e scuole primarie. Come DIC, saremo attente e monitoreremo il lavoro del prossimo Consiglio Regionale su queste tematiche. Un Paese che non investe sull’Ambiente, sulla Salute e sul Benessere dei suoi cittadini, è un Paese il cui sviluppo è solo illusorio e di facciata”.

Pierino Liverani ha poi incentrato il suo discorso sulla importanza di politiche sociali e sanitarie che contrastino lo spopolamento delle aree rurali, aiutando gli anziani nella vita quotidiana e incentivando la permanenza e il ritorno dei giovani sul territorio.

Il governatore Stefano Bonaccini ha iniziato il suo intervento denunciando come “Il Parmigiano Reggiano è sotto attacco dei dazi di Trump, dazi insensati e dannosi messi in atto da chi ci invidia la nostra eccellenza e vuole colpirla duramente”. E, a proposito di eccellenze, ha rimarcato come la Lonely Planet abbia dedicato una edizione all’Emilia Romagna “perché qui ci sono eccellenze, come in nessuna altra parte del mondo. Eccellenze enogastronomiche, culturali, motoristiche, paesaggistiche”. Parlando di turismo, ha rivelato come il percorso di valorizzazione sul territorio regionale sia a un ottimo punto “ma ci sono ancora gli spazi per crescere. Penso ad esempio al turismo enogastronomico ma anche a quello culturale e religioso che si snoda anche lungo i diversi cammini (ad esempio quelli matildici) presenti lungo la nostra regione”. Sul tema dei punti nascita, ha rimarcato la ferma volontà di voler ridiscutere i parametri “che hanno costretto alla chiusura. Ho chiesto di essere ascoltato dal precedente Governo ma non ho avuto risposte. Ho rinnovato la richiesta a questo e spero abbia un esito positivo. Io sono pronto a riaprirli”. Dopo aver ricordato gli stanziamenti per l’agricoltura e la manutenzione idrogeologica del territorio, ha presentato una proposta per intervenire con decisione sulla strade: “Occorre una società tra Regione e Provincia per gestire le azioni e le spese”.

L’onorevole Antonella Incerti ha poi rimarcato l’importanza delle aree rurali “per la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese. E finalmente l’agricoltura è tornata a essere al centro del dibattito e degli interventi”. “I cambiamenti climatici – ha proseguito – sono una minaccia da affrontare con urgenza e determinazione: come? Cambiando il modo di fare agricoltura, modificando tecniche e mentalità”. E sulla zone rurali, ha sollecitato la necessità di un piano nazionale per combattere il dissesto idrogeologico, della tutela ambientale e della realizzazione di infrastrutture e servizi sociali e sanitari, fondamentali per i cittadini. Infine, ha sollecitato però anche a “cambiare lo sguardo sulle aree rurali: sono zone che regalano molteplici opportunità, occorre iniziare a pensare a sfruttare tutte le occasioni e a valorizzarle come meritano”.

Ha infine preso la parola l’assessore regionale Simona Caselli che ha ricordato i sostegni economici che la Regione ha messo a disposizione in questi anni per le zone rurali e l’agricoltura: “è stato un settore cruciale per salvare gli italiani dalla fame dopo la seconda guerra mondiale. E lo è ora per la crescita del Paese”. E sulla proliferazione incontrollata della fauna selvatica: “Occorre modificare la legge nazionale, il problema è fuori controllo: i danni sono ingenti per gli agricoltori e aumentano i rischi per tutti i cittadini”. Infine, un passaggio sui cambiamenti climatici che sono diventati “una minaccia globale che deve essere affrontata con urgenza e determinazione. I disastri sono già davanti agli occhi di tutti”.

“La Regione conceda deroghe al divieto di concimazione”

“Serve un provvedimento urgente di deroga al divieto di concimazione nel periodo invernale tramite spandimento degli effluenti zootecnici”. Lo ha chiesto ufficialmente Cia nelle scorse ore nel corso della Consulta agricola regionale.
Il maltempo che ha infuriato in queste settimane – spiega Cia – non ha permesso le normali lavorazioni di stagione, tra le quali la concimazione di fondo propedeutica alle semine, necessarie a contenere il dilavamento del suolo. Inoltre, la capacità di stoccaggio aziendale si va assottigliando. E tutto questo coincide con il periodo di divieto continuativo degli spandimenti che, a norma di legge, decorre dal 1° dicembre al 31 gennaio.
Per questa ragione Cia chiede “un provvedimento urgente che consenta di aprire finestre temporali – comprese da qui al 31 gennaio – di spandimento sull’intero territorio provinciale”.
In tal senso, sono attesi provvedimenti anche dal Ministro dell’ambiente e del territorio e della tutela del mare Sergio Costa.

“Il maltempo ha colpito decine di aziende agricole Al via la conta dei danni per lo stato di calamità”

“L’agricoltura reggiana è assediata dalla eccezionale ondata di maltempo autunnale che ha colpito decine di aziende dalla Bassa all’Appennino, dalla Val d’Enza alla zona ceramiche. I nostri uffici sosterranno tutti gli imprenditori che hanno subito danni per la richiesta dello stato di calamità. Ma occorre anche pianificare una vasta e coordinata serie di azioni per la prevenzione sul territorio”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, che interviene sulla difficile condizione che sta vivendo il settore.

“I nostri tecnici sono a disposizione per richieste e chiarimenti – entra nel dettaglio -: siamo pronti ad ogni evenienza. Fino ad ora l’ottimo lavoro delle Bonifiche ha evitato il peggio, come invece accaduto nelle province limitrofe e in un recente passato anche da noi. Ma guardiamo con molta preoccupazione all’evolversi delle condizioni climatiche. Siamo con il fiato sospeso per la tenuta degli argini di canali e torrenti, tenuta che dipende non solo dal livello delle acque ma anche dal proliferare di tassi e nutrie che scavano profonde tane e distruggono in profondità la vegetazione contribuendo a rendere le rive meno stabili. Pericolosi smottamenti e preoccupanti frane sono poi già segnalati in varie zone della collina e della montagna”.

L’attenzione è naturalmente rivolta alle previsioni meteo: “Purtroppo non sono positive perché dopo una breve pausa nei prossimi giorni, venerdì ricominceranno le piogge e proseguiranno almeno fino a domenica. Piogge previste anche in Appennino, dove si scioglierà la neve caduta che andrà dunque a ingrossare ulteriormente i corsi d’acqua. L’attenzione deve essere massima”.

“Il 2019 dimostra che l’agricoltura reggiana è la prima vittima dei cambiamenti climatici che causano eventi estremi – sottolinea -: freddo polare e caldo africano, siccità e smisurata piovosità. Situazioni che vanno a sommarsi alla proliferazione di insetti e fitopatie che hanno falcidiato il nostro territorio. Appoggiamo in pieno, come ha annunciato la parlamentare Antonella Incerti (Membro della Commissione Agricoltura), la richiesta dello stato di calamità da parte della Regione. Al momento è impossibile fare una esatta conta dei danni, visto che il maltempo imperverserà ancora per giorni. Le prime stime indicano però già una situazione ancora una volta davvero molto pesante”.

Il presidente lancia poi un appello: “È fondamentale fare un salto di qualità e mettere in atto una serie di azioni rivolte alla prevenzione. Crediamo che, in questo senso, sia centrale il ruolo degli agricoltori quali custodi del territorio e presidio dell’ambiente, anche e soprattutto per il contrasto al dissesto idrogeologico e per la manutenzione delle piante, delle aree verdi e dei terreni di scolo. Sul fronte delle infrastrutture, sollecitiamo con decisione la realizzazione della diga di Vetto, opera ambientale che servirebbe a raccogliere le acque in periodi di piovosità e a rilasciarle in quelli di siccità. Serve infine un efficace piano di contenimento della fauna selvatica per non dover piangere i danni quando ormai è troppo tardi”.

Anp-Cia, un successo l’assemblea provinciale

“Noi pensionati siamo assediati da tentativi di truffe e martellanti chiamate telefoniche per ‘costringere’ a cambiare gestori di luce, gas e acqua: non ne
possiamo più, siamo esasperati”. Lo ha denunciato Giorgio Davoli, presidente Anp-Cia Reggio, in occasione dell’assemblea provinciale dei “veterani” del mondo
agricolo reggiano che si è tenuta a Parco Tegge (Felina). Erano presenti oltre cento persone tra cui Antenore Cervi (presidente provinciale Cia), Alessandro Del Carlo
(presidente nazionale Anp-Cia), Enrico Bini (sindaco di Castelnovo Monti) e i vertici reggiani di Federconsumatori con la quale Anp-Cia ha siglato una convenzione.
In apertura è si è riflettuto proprio sulla difficile situazione “vissuta quotidianamente dagli anziani reggiani, ormai costretti a staccare il telefono subito dopo pranzo –
quando piovono le presunte offerte – e stare ben in guardia tutto il giorno da chi suona alla porta perché molto spesso altro non è che un malfattore”, la denuncia.

La situazione è aggravata dal fatto che molti “veterani” Anp-Cia vivono in abitazioni rurali isolate.
La richiesta è quella di una maggiore tutela “da chi, senza scrupoli, in ogni modo tenta di fare firmare contratti capestro. Ma non solo. Sono arrivate alla nostra
associazione anche segnalazioni di tentativi di vere e proprie truffe ‘porta a porta’: invitiamo tutti a segnalare immediatamente i casi alle forze dell’ordine”.
Proprio su questa problematica era incentrato lo spettacolo ‘Energia nella giungla’ – di e con Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli, con musiche di Ovidio Bigi –
che ha riscosso i sorrisi e gli applausi della platea.

Davoli ha quindi ringraziato Claudio Gaspari, responsabile Cia di Castelnovo Monti,
che andrà in pensione dal primo dicembre.

Il presidente Anp-Cia ha poi affrontato i contenuti della Legge di Bilancio: “Non sono essere presenti – sia nelle intenzioni che nelle azioni del Governo -, elementi
tali da modificare il nostro stato di preoccupazione per le condizioni dei pensionati e degli anziani: vengono considerati il bancomat dello Stato. Il 26 novembre faremo
un sit-in davanti al Parlamento per rivendicare le nostre istanze, fino ad ora rimaste totalmente inascoltate”.
Anp-Cia denuncia “la mancanza di attenzione allo stato della sanità e dei servizi socio-sanitari nelle aree interne, montane e rurali. Manca, inoltre, attenzione
e visione strategica “in materia di politiche dell’invecchiamento attivo e di valorizzazione sociale degli anziani nella società”.
Non risulta alcuna previsione di “interventi migliorativi delle pensioni minime. Non si riconosce l’indicizzazione per l’adeguamento del potere d’acquisto delle pensioni al
costo della vita. In balia d’incertezza anche il tema quattordicesima. Viene confermata Quota 100, ma si continua a escludere gli agricoltori, dai lavori gravosi
e usuranti. Non trova spazio la riduzione della tassazione sulle pensioni, al momento prevista solo per i lavoratori dipendenti. Non si prevede niente, ancora
una volta, per i cosiddetti incapienti che la pensione di cittadinanza con i relativi paletti, ha costretto all’emarginazione”.
“Insomma, in generale, sembra proprio che il governo si sia dimenticato dei pensionati. Siamo pronti a scendere in piazza», l’annuncio finale.

Assemblea provinciale Anp-Cia al Parco Tegge (Felina)

‘Il Paese che vogliamo’. È il titolo dell’assemblea provinciale Anp-Cia che si terrà sabato al Parco Tegge di Felina e che sarà incentrata sulla necessità di “maggiore attenzione nella Legge di Bilancio per le pensioni, la sanità e gli anziani delle aree rurali”.

Il programma prevede alle 9.30 l’apertura dei lavori con Giorgio Davoli (presidente Anp-Cia di Reggio). A seguire i saluti di Enrico Bini (sindaco di Castelnovo né Monti) e di Antenore Cervi (presidente Cia di Reggio).

È quindi previsto lo spettacolo ‘Energia nella giungla’, di e con Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli, con musiche di Ovidio Bigi. L’evento sarà presentato da Rino Soragni (presidente Federconsumatori Reggio) e dall’avvocato Angela Zannini (consulente legale di Federconsumatori).

Alessandro Del Carlo (presidente nazionale Anp-Cia) terrà le conclusioni dell’assemblea provinciale.

Seguirà il pranzo presso la struttura del Parco Tegge.

“Dazi sul Parmigiano Reggiano, stiamo con Le Iene e gli allevatori”

“Siamo orgogliosi che il Parmigiano Reggiano prodotto sul nostro territorio sia stato consegnato direttamente nelle mani del segretario di Stato americano Mike Pompeo: noi stiamo dalla parte de Le Iene e degli allevatori gravemente minacciati dallo spettro di insensati dazi che ne mettono a rischio l’attività”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, dopo il blitz della cronista Alice Martinelli a Palazzo Chigi durante l’incontro con il premier Giuseppe Conte che è parso però visibilmente irritato per la simbolica protesta.

“La giornalista Mediaset ha giustamente ricordato al segretario di Stato che il Parmigiano Reggiano viene fatto con il cuore dai nostri agricoltori, che è il frutto del loro impegno e del loro sudore – rimarca Cervi -. Ma ora la furia protezionistica di Trump rischia di metterli in ginocchio e dare inizio a uno tsunami che minaccia di travolgere l’intero settore. La colpa? Unicamente quella di produrre eccellenze. Basti pensare che oltre agli ormai imminenti dazi americani, subiamo da anni le pesanti perdite causate dall’embargo alla Russia. E, come se non bastasse, incombe sulle nostre teste anche la spada di Damocle rappresentata dalla Brexit”.

Il presidente di Cia Reggio entra poi nel merito dei numeri: “Gli Stati Uniti sono, dopo la Francia, il secondo mercato export con oltre 10.400 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). Nei nostri magazzini sono in stagionatura circa 700mila forme destinate agli Usa: i dazi bloccherebbero di fatto l’export. E il formaggio dovrà poi essere collocato su altri mercati: fin troppo facile prevedere un crollo dei prezzi non solo del formaggio ma anche del latte”.

Cia Reggio ricorsa che nella filiera produttiva del Parmigiano reggiano lavorano “oltre 50mila persone, di cui un’alta percentuale sul nostro territorio. Il sostanziale stop all’export in Usa è una grave pericolo per i 2mila 800 allevamenti e 330 caseifici produttori del comprensorio. Stiamo parlando di aziende agricole, famiglie e intere comunità che verrebbero messe in ginocchio”.

“La speranza – conclude Cervi – è che dalla trattativa in atto tra Usa e Italia esca una soluzione che eviti dazi pari a 15 dollari al chilogrammo, che farebbe schizzare il costo del Parmigiano a 60 dollari al chilogrammo e manderebbe in fumo ricavi per 400 milioni di dollari. Siamo pronti a ogni iniziativa, istituzionale e non. In gioco c’è il futuro di un settore cruciale per l’economia italiana”.

“Dazi sul Parmigiano Reggiano? Siamo pronti a una maxi mobilitazione”

“Siamo pronti a una maxi mobilitazione sul territorio in difesa di Parmigiano Reggiano e Grana Padano minacciati dai dazi di Trump”. Lo annuncia Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio Emilia, dopo il preoccupante allarme lanciato dai Consorzi sulle gravi ripercussioni che avrebbero le esportazioni in Usa.

“Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono vittime designate di una guerra commerciale che il presidente americano vuole scatenare come ritorsione per i sussidi che l’Europa ha garantito al consorzio Airbus, principale concorrente dell’americana Boeing –denuncia Cervi-. La minaccia è molto grave per il nostro territorio e gli imprenditori agricoli reggiani perché negli Stati Uniti vengono esportare oltre 400mila forme, pari a quasi il 5% della produzione annua dei due prodotti assieme”.

Basti pensare che, solo per quanto riguarda il Parmigiano Reggiano, gli Stati Uniti sono (dopo la Francia) il secondo mercato export con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). E le potenzialità sono enormi.

“Ma ora tutto questo viene messo seriamente a rischio da un provvedimento insensato e pericoloso che rischia di compromettere lavoro e investimenti –tuona Cervi-. E sarebbe un grandissimo regalo ai produttori di contraffazioni e prodotti ingannevoli statunitensi”.

I dazi avrebbero pesanti ripercussioni anche sul mercato interno italiano. Nei magazzini “sono in stagionatura circa 700mila forme destinate agli Usa: i dazi bloccherebbero di fatto l’export, con la conseguenza che il formaggio dovrà essere collocato su altri mercati. Fin troppo facile prevedere un crollo dei prezzi non solo del formaggio ma anche del latte”.

Cia Reggio scende dunque in campo insieme ai Consorzio di Parmigiano Reggiano e del Grana Padano: “Siamo pronti a ogni iniziativa per scongiurare quella che sarebbe una vera e propria sciagura per il nostro territorio. Il presidente Nicola Bertinelli e il direttore Stefano Berni possono contare sul nostro pieno appoggio a ogni livello: dal locale alle basi americane collocate nel nostro Paese. In gioco c’è il futuro di un settore cruciale per l’economia italiana: non possiamo rimanere fermi a osservare quello che succede”.

Cervi lancia poi un appello ai parlamentare reggiani: “Sollecitino con forza e facciano pressioni sul Governo affinché intervenga con la massima urgenza per impedire il deflagrare di questa devastante guerra commerciale che andrebbe a colpire duramente le eccellenze dell’agroalimentare italiano. E in questa battaglia abbiamo bisogno di essere aiutati e supportati dall’Unione Europea che non può trattarci da merce di scambio per altri settori che, tra l’altro, non riguardano l’industria del nostro Paese”.

“Preoccupante carenza di manodopera stagionale”

“Preoccupante carenza di manodopera stagionale nei campi reggiani: il lavoro c’è, manca chi lo fa”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che si fa portavoce delle numerose istanze giunte dai soci agricoltori nelle ultime settimane. E la difficile situazione rischia di favorire la diffusione del caporalato anche sul nostro territorio.

“Gli imprenditori cercano disperatamente lavoratori ma non ne trovano – entra subito nel dettaglio Cervi -. Il ricorso alla mano d’opera per la raccolta della frutta è infatti sempre più problematica, per non parlare del personale specializzato in grado di guidare il trattore o fare trattamenti. E il problema non riguarda solo gli italiani: oggi è altrettanto difficile reperire operai agricoli stranieri. È un problema che deve essere affrontato con urgenza: l’agricoltura reggiana soffre infatti già per gli effetti dei cambiamenti climatici, dei prezzi di frutta e verdura, della burocrazia asfissiante e della spietata concorrenza dei mercati stranieri. Questa nuova mazzata proprio non ci voleva…”.

Le cause della carenza sono molteplici. Per quanto riguarda i lavoratori italiani, “sono in continuo calo coloro che sono disposti a lavorare in campagna. E questo anche a causa del reddito di cittadinanza che spinge molti a preferire il divano. Con l’eliminazione dei voucher è poi stata persa una grossa fetta di studenti che nei mesi di vacanza si precipitavano nei campi per guadagnarsi qualche soldo, approfittando delle varie campagne di raccolta. E gli anziani disposti a lavorare nella raccolta ogni anno calano a causa dell’aumentare dell’età e degli acciacchi”.

Oramai sono rari i casi di italiani impiegati come braccianti nei campi. Le imprese agricole negli anni scorsi hanno cercato così di colmare le lacune ricercando manodopera straniera. Ma quest’anno hanno trovato grosse difficoltà. “Incide pesantemente il numero di ingressi drasticamente ridotto – spiegano da Cia -. E osserviamo anche che chi veniva prima da fuori confine ora preferisce andare in altri Paesi europei”. L’associazione rileva le difficoltà nel fare ricorso a lavoratori stranieri, anche per le difficoltà nell’affrontare trasferte lunghe: “Occorre dare loro certezze di lavoro durature, almeno due o tre mesi, ma non sempre le aziende sono in grado di garantire occupazione per un periodo lungo, a causa anche della volatilità dei mercati. Se un prodotto ha basse quotazioni l’imprenditore può anche decidere di interrompere la raccolta perché diventa anti economica”.

Cia ricorda poi che i costi del lavoro sono più alti in Italia rispetto ad altri Paesi europei con vocazione ortofrutticola come la Spagna: “Le aziende reggiane nella voce “costo del lavoro” non possono competere con altre nazioni europee, come ad esempio la Spagna, che ha oneri sui dipendenti che incidono dell’11% contro il 23% di quelli italiani».

La complessa situazione rischia di favorire “piaghe come il caporalato, che dal settore zootecnico dove ci sono stati preoccupanti tentativi di infiltrazione potrebbe ora espandersi anche a quello della raccolta della frutta. Un fenomeno indegno che si regge sullo sfruttamento dei più deboli e che deve essere contrastato con ogni mezzo”, conclude Cervi.

“E’ morto un collega ma soprattutto un amico”

Cia Reggio si stringe attorno alla famiglia Ruini per la scomparsa di Francesco, apicoltore a tempo pieno, socio Cia e tra i fondatori di Conapi.

Francesco era un imprenditore capace, generoso e sempre pronto a dare il proprio contributo a chi gli chiedeva un aiuto.

“Il mio incontro con le api è avvenuto presto, la mia prima maschera l’ho  indossata a sei anni, per accompagnare mio padre che, casaro di professione, era apicoltore per passione – raccontava così i suoi inizi -. Quando andò in pensione si dedicò alle api e io con lui. Proseguii gli studi fino alla laurea, ma decisi che l’apicoltura sarebbe stata la mia professione e così fu”.

Svolgeva da tempo anche attività di formazione, “acquisendo molti figliocci che stanno proseguendo con successo questa attività, rendendomi particolarmente orgoglioso” amava sottolineare a chi gli chiedeva informazioni. E Francesco è morto, aggredito da uno sciame di api, proprio mentre insegnava il mestiere in Africa centrale.

Amava il contatto con la natura e la sensazione di libertà che questo lavoro gli regalava. È stato tra i primi a denunciare con forza le pesanti conseguenze dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici sulle api. Era un collega, ma prima di tutto un amico e un punto di riferimento per tutta l’apicultura emiliano romagnola.

Cia Reggio porge alla sua famiglia le più sentite condoglianze.

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