COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

Ases-Cia Reggio, donati due quintali di alimenti alla mensa Caritas

Parmigiano Reggiano, farina, vino, frutta e verdura. Sono i prodotti raccolti tra gli imprenditori agricoli del territorio e donati oggi da ‘Ases-Cia Reggio’ alla mensa Caritas
della città per sostenere chi si trova in difficoltà, un’iniziativa che si inserisce nella campagna #agricoltorisolidali nata in questo momento di emergenza causata dal Covid-
19. Alla consegna erano presenti Ivan Bertolini (ex presidente di ‘Cia Reggio’ e ora membro nazionale di Ases, l’organizzazione no-profit di riferimento di Cia che si occupa di
cooperazione allo sviluppo), Antenore Cervi (presidente Cia Reggio), Giorgio Davoli (Anp-Cia Reggio) ed Elisa Nicoli (responsabile Punto d’Ascolto Caritas).
“In una fase estremamente difficile come quella che stiamo tutti vivendo, è molto importante aiutare gli ultimi non solo nei Paesi dove normalmente Ases opera con progetti
di cooperazione internazionale ma anche nelle nostre città dove sono in vertiginoso aumento le persone in difficoltà economica, sociale e psicologica”, spiega Bertolini. La
pandemia dovuta al Coronavirus e il conseguente lockdown “hanno fatto infatti emergere nuove povertà e hanno acuito le difficoltà per tutti coloro che già vivevano sulla soglia della
indigenza. Se dal punto di vista sanitario si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel, altrettanto non si può dire per la situazione economica. Le previsioni, anche per quello che
riguarda il territorio reggiano, preoccupano notevolmente. Basti pensare che un recente monitoraggio su 101 centri diocesani di Caritas Italiana certifica il raddoppio delle persone
che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi rispetto al periodo di pre-emergenza Covid. E la nostra città non è certo immune da questa dilagante situazione”.
“Il numero dei nuovi poveri è aumentato ed è destinato a continuare a crescere anche sul nostro territorio a causa della perdita di posti di lavoro e di remunerazioni sempre più
basse – sottolinea Cervi -. Si registra un drammatico incremento di persone preoccupate perché non sanno a chi chiedere aiuto: sono alla disperata ricerca di beni di prima
necessità e cibo, non riescono a pagare le bollette delle utenze domestiche così come gli affitti, non sanno come sfamare i figli e si vergognano di trovarsi, per la prima volta, in
difficoltà”.
Dinanzi a questa realtà, che non si risolverà con l’uscita dalla crisi sanitaria e che rischia di mettere a rischio la coesione sociale, Ases ha voluto donare oltre 200 chili di derrate
alimentari alla mensa di via Adua della Caritas che, da sempre, sostiene le persone più fragili. Non sarà una iniziativa singola: il progetto è infatti quello di consegnare
regolarmente alla mensa di solidarietà i prodotti della terra considerati in eccedenza o con lievi difetti.
“Un grande ringraziamento per le donazioni – le parole di Elisa Nicoli -, per noi sono davvero preziose perché ci permettono di continuare ad aiutare le famiglie indigenti e le
persone in difficoltà. Grazie di cuore da parte della Caritas”.
“Poiché l’accesso al cibo per una persona o una famiglia non può essere considerato un aspetto secondario – conclude Bertolini -, l’auspicio è quello che, una volta spente le luci
sull’emergenza post-Covid, la solidarietà non venga meno ma rimanga un punto fermo nell’agire e nelle scelte del quotidiano. Non siano i poveri, gli ultimi, gli emarginati e gli
indifesi a pagare il prezzo più alto della crisi».

“In ginocchio la zootecnia reggiana, in pericolo le eccellenze del territorio”

“Le eccellenze del nostro territorio sono minacciate da una pesante crisi che si estende da mesi e che ora è aggravata dall’emergenza Coronavirus. In ginocchio le oltre 1600 aziende agricole reggiane che lavorano per le dop, per le eccellenze riconosciute a livello planetario: allevano i suini per il Prosciutto di Parma e le vacche da latte per il Parmigiano Reggiano. La Regione ha compreso il pericolo e si è subito mobilitata: ora tocca al Governo fare tutto il possibile per mettere in campo congrui aiuti, prima che sia troppo tardi. E sollecito con forza anche i Consorzi a fare la loro parte”. Antenore Cervi, presidente di Cia Reggio Emilia, richiama l’attenzione delle istituzioni sulle gravi difficoltà della zootecnia nostrana, un settore trainante ma che ora rischia di vedere il fallimento di decine di imprese.

 

Cervi inizia la sua analisi dal settore suinicolo: “Le quotazioni dei suini da gennaio a oggi hanno subito cali di oltre un terzo. Un cedimento verticale. Gli allevatori lavorano ‘in perdita’ e sono al limite della sussistenza. Negli allevamenti all’ingrasso c’è chi sta sospendendo il ritiro dei suinetti, qualcuno ha fermato la fecondazione delle scrofe”. Il crollo è dovuto a ciò che definisce “il collo di bottiglia dei prosciutti” che, non trovando una collocazione sul mercato, “rallenta l’intera filiera. Per quanto riguarda la carne fresca, i consumi sono rimasti stabili e le quotazioni sufficienti. Ma non è così per i prosciutti”.

Perché i prosciuttifici sono in difficoltà? Cervi spiega: “Le cosce rimangono ferme negli stabilimenti, non c’è sufficiente ricambio negli spazi di stagionatura, e si tratta comunque di prodotti acquistati un anno fa a prezzi sicuramente più alti degli attuali. La situazione viene subita ancor più dai consumatori che non hanno visto calare il prezzo nei negozi, mentre gli allevatori sono costretti a svendere i suini nelle stalle”. Servono provvedimenti di filiera: “Sono anni che diciamo che il prosciutto va programmato fin dall’allevamento e non solo nei prosciuttifici: va valorizzata tutta la carne del suino nato e allevato in Italia secondo il Disciplinare. I nostri ripetuti appelli sono stati ignorati: ora si vedono i risultati”.

Cervi chiede che siano al più presto disponibili i provvedimenti che nel ‘decreto Rinascita’ prevedono 250 milioni di euro per gli indigenti: “Almeno 50 milioni di questi vadano alla suinicoltura”. Ritiene poi fondamentale “cambiare le regole per poter esportare anche in Cina, come fanno già tanti altri Paesi dell’Ue”. Quindi domanda di riservare per gli allevatori in crisi di liquidità, una parte “dei 450 milioni destinati alle filiere in difficoltà”. Invoca infine “un patto tra allevatori e consumatori: i primi si impegnino a continuare a produrre carne a prezzo contenuto, i secondi ad acquistare prodotti italiani”.

 

Ma non solo suinicoltura. Anche il Parmigiano Reggiano “subisce una crisi iniziata nello scorso autunno e che ora sta raggiungendo abissi pericolosi. Gli allevatori sono messi in estrema difficoltà dalle quotazioni del ’12 mesi’ che sfiorano i costi di produzione”. I consumatori hanno continuato ad acquistare il ‘Re dei Formaggi a ‘prezzi normali’ sugli scaffali, mentre i produttori “hanno visto crollare i margini. Le cause sono diverse. Tra queste, sicuramente c’è l’aumento della produzione di forme. Chiediamo di prevedere urgentemente le misure nazionali come per il settore della suinicoltura. E per attivare questi interventi, il Consorzio deve cambiare radicalmente rotta e mettere mano a una programmazione adeguata con strumenti di filiera equi ed efficaci”.

“Emergenza Covid-19, campagne invase da pedoni e ciclisti”

Campi, frutteti e vitigni invasi da chi esce di nascosto da casa e non vuole incappare nei controlli ‘anti-coronavirus’: rischi per l’incolumità di cittadini e agricoltori”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che ha raccolto le segnalazioni di tantissimi agricoltori preoccupati ed esasperati per il continuo viavai di pedoni e ciclisti.

“La situazione riguarda l’intero territorio reggiano – entra nel dettaglio -: dalla zona ceramiche alla Val d’Enza, dalla montagna alla Bassa ma anche e soprattutto nei territori limitrofi al centro abitato di Reggio. Sempre più persone insofferenti all’isolamento – e forse anche perché le istituzioni nazionali la scorsa settimana hanno fatto passare un messaggio sbagliato di ‘allentamento delle indicazioni anti-contagio’ -, hanno deciso di uscire di casa. Ma, visto che parchi e giardini pubblici reggiani sono ancora off limit, in tanti si sono riversati nei campi privati: terreni appena seminati, frutteti e vigneti dove però gli agricoltori in questo periodo sono al lavoro con i trattori e i prodotti per i trattamenti. I divieti e i cartelli vengono ignorati. Eppure i rischi per l’incolumità sono palesi ma, evidentemente, non per tutti…”.

Cervi sottolinea infatti che “non sempre è sufficiente far notare alle persone sorprese in giro che i campi sono proprietà privata, che è difficile vedere dai grossi mezzi le presenze tra i filari, che talvolta i trattamenti usati possono essere pericolosi nell’immediato se respirati. In alcuni casi si è arrivati a diverbi, fino alle minacce. La tensione generale è elevata e basta davvero poco per accendere le micce”.

“Se è vero che nelle vie della città e dei paesi ci sono troppe persone in giro – prosegue il presidente Cia Reggio -, posso tranquillamente affermare che la situazione è ancora peggiore nelle campagne: vengono considerate la miglior soluzione per uscire all’aria aperta e sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”.

Cervi rivela che “non ci sono solo quelli che va a passeggio o a fare jogging. Sono stati trovati ad esempio tanti ciclisti che hanno ‘scambiato’ le grandi e piccole carraie come piste da mountain bike. I campi arati o seminati vengono usati come perfetto allenamento per fare fitness. Non mancano neppure i centauri con le moto da cross. Addirittura, un nostro agricoltore ha sorpreso un giovane che tentava di usare un board elettrico. Siamo ormai alla follia e temiamo che in questo fine settimana pasquale la situazione peggiori ulteriormente”.

Il presidente Cia Reggio lancia dunque un appello a forze dell’ordine e sindaci: “Va benissimo controllare le vie della città e dei paesi, ma sono necessari analoghe verifiche anche nelle aree rurali per evitare incidenti, litigi e problemi vari. I campi sono le nostre aziende dove ogni giorno lavoriamo per garantire la produzione di cibo e assicurare la presenza di alimenti sani e freschi sugli scaffali: chiediamo comprensione e rispetto da parte di tutti”.

“APICOLTORI REGGIANI ASSEDIATI DAI LADRI DI ALVEARI”

I ripetuti furti di alveari: tanti apicoltori reggiani devono fare i conti con questo preoccupante fenomeno, come se non bastassero i nefasti effetti dei cambiamenti climatici e le terribili conseguenze dell’emergenza Covid-19. Dalla zona ceramiche alla Val d’Enza, dalla montagna alla Bassa passando per le frazioni rurali di Reggio, i colpi sono stati messi a segno in tutto il territorio. “La situazione è molto grave. Chiediamo più controlli delle forze dell’ordine e il supporto dei cittadini: segnalino movimenti sospetti”, l’appello di Anna Ganapini (imprenditrice Cia): “Nonostante l’epidemia, proseguiamo il nostro fondamentale lavoro spostandoci in singole unità e nella massima sicurezza. Ma la situazione complessiva è davvero molto dura: è un assedio”. Il danno è anche indiretto, ma pesantissimo, perché la presenza delle api garantisce un ecosistema in equilibrio e l’impollinazione di tante specie vegetali importanti.

“Sono stati numerosi i furti messi a segno nei primi mesi dell’anno – entra nel dettaglio – Tanti apicoltori sono in ginocchio. Il modus operandi dei ladri è sempre lo stesso: entrano in azione di notte – poiché gli alveari si spostano quando le api non volano -, normalmente in zone scarsamente abitate se non isolate da abitazioni o in aperta campagna. Sul posto non lasciano tracce”. Ganapini ricorda che in molti casi le arnie “sono riconoscibili perché marcate a fuoco con acronimo del proprietario e ogni postazione è registrata all’anagrafe apistica nazionale con relativo codice e numero di alveari presenti. Ma questo non scoraggia i malviventi”.

Entra nel dettaglio: “Per la specificità dell’oggetto dei furti (api vive) possiamo dare per assodato che i colpi siano messi a segno da apicoltori criminali: è impossibile che una persona non avvezza al mestiere possa gestire un’operazione simile”. La refurtiva arriva fino a 40 alveari a colpo, segno che i malviventi hanno mezzi adatti per spostare grandi quantità di materiale.

“Il danno per l’apicoltore derubato è ingente – prosegue Ganapini – poiché vengono sottratti i cosiddetti nuclei, sciami destinati alla vendita, e le famiglie destinate alla produzione di miele. Che si aggiungono al valore della produzione stessa che verrà a mancare”.

In conclusione, l’apicoltrice lancia un appello: “Chiediamo più controlli delle forze dell’ordine nelle zone rurali, da tempo assediate da malviventi che rubano di tutto. Ma chiedo anche a chi vive presso degli apiari e alle aziende agricole che ospitano gli alveari sul proprio terreno, di comunicare ai proprietari degli alveari eventuali movimenti sospetti. Sono segnalazioni preziose per cercare di stroncare un fenomeno che sta fortemente penalizzando le attività sul nostro territorio”.

“IL CORONAVIRUS METTE L’AGRICOLTURA REGGIANA IN GINOCCHIO: I CITTADINI COMPRINO SOLO LATTE E PRODOTTI LOCALI”

“L’emergenza Coronavirus inizia a causare pesanti problemi all’agricoltura reggiana, dal settore lattiero-caseario alle campagne dove gli imprenditori sono in prima linea per garantire la disponibilità sugli scaffali di alimenti freschi e di qualità. I reggiani ci diano una mano acquistando prodotti locali, dop e igp”. È l’appello di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che richiama l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini sulla difficile situazione che sta vivendo l’intero settore.

“I produttori di latte sono preoccupati per i conferimenti nei caseifici, che per rispettare giustamente le norme hanno rallentato le lavorazioni per il Parmigiano Reggiano ma non solo – entra nel dettaglio -. A causa della chiusura delle mense, dei bar e dei ristoranti, la richiesta di latte è in brusca frenata: la richiesta ai nostri allevatori è quella di produrre meno”. Ma è impossibile, specialmente in questa fase della stagione, con le condizioni climatiche favorevoli, quando si registra fisiologicamente il picco stagionale della produzione e delle consegne ed è impensabile ipotizzare un rallentamento, interrompendo la mungitura delle vacche proprio nel loro periodo di lattazione. “Il pericolo imminente – rimarca – è di arrivare a una forte riduzione dei prezzi, che a questo punto non arriverebbero neanche a coprire i costi di produzione”.

Cervi si rivolge direttamente ai cittadini: “Cercate di comprare solo latte locale”. E alle aziende: “Aiutate la nostra agricoltura disdicendo i contratti con l’estero e acquistando il latte dei nostri allevatori. C’è in gioco il futuro di un settore cruciale del Paese”. Cia denuncia poi con forza spregevoli tentativi di “speculazioni da parte di coloro che, in nome dell’emergenza, si rivolgono all’estero per l’acquisto di latte straniero, il cui prezzo è più basso per molte ragioni, dal costo della manodopera ai controlli. E questo fenomeno sta pesantemente investendo anche il settore dei cereali. Vigileremo con la massima attenzione e denunceremo le situazioni opache”.

Cervi ricorda che, in questo momento così drammatico per il Paese, le aziende Cia e tutti i soci sono “in prima linea per consentire a tutti i cittadini di acquistare e consumare prodotti freschi e di qualità, lavorati nel pieno rispetto delle norme igieniche imposte dalle autorità. La chiusura dei mercatini sta mettendo in ginocchio i produttori reggiani di ortofrutta: tanta merce viene ormai distrutta”.

Ricorda che frutta, verdura, latte e carne “sono assolutamente garantiti dal lavoro e dai sacrifici dei nostri produttori e allevatori che stanno lavorando senza sosta per tutti i cittadini. E noi non li lasciamo soli, continuando ad assicurare loro i servizi essenziali. I reggiani possono darci il loro fondamentale aiuto comprando i nostri prodotti: solo così possiamo andare avanti, in questa emergenza totale che stiamo vivendo”.

Cia Reggio annuncia infine che “è finalmente stato dichiarato lo stato di calamità a seguito dell’infestazione di cimice asiatica che ha colpito duramente anche il nostro territorio. Una notizia positiva in una situazione terribile per tutta l’agricoltura reggiana. Aiuteremo tutti gli imprenditori che vorranno presentare la domanda per ottenere i risarcimenti”.

CORONAVIRUS, SOSPENDERE TASSE E RATE DEI MUTUI ANCHE SUL TERRITORIO REGGIANO. INCENTIVI PER MANGIARE CIBO ITALIANO”

“Si sospendano tasse e mutui anche sul territorio reggiano”. A chiederlo è Cia Reggio per far fronte alle crescenti difficoltà delle imprese e dei cittadini assediati dalle gravi conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus. E avanza anche una serie di proposte per incentivare gli acquisti, tra cui sgravi fiscali a chi compra cibo italiano.
“Le misure prese per le ‘zone rosse’ devono essere estese da subito anche alla ‘zona gialla’ dove ricade il nostro territorio – entra nel dettaglio l’associazione di Viale Trento e Trieste -. Per questo, in coordinamento con le altre Cia emiliano romagnole, chiediamo anche per Reggio misure emergenziali come la cassa integrazione in deroga, la sospensione dei mutui e dei versamenti contributivi. Solo così si può sperare di limitare i danni di una crisi economica che minaccia di falcidiare tantissime imprese agricole reggiane. Chiediamo misure concrete e immediate per fronteggiare il momento difficile. Ma al contempo servono anche impegni di prospettiva per tornare a crescere”.
Cia sollecita per le famiglie reggiane “la detrazione fiscale del 19% sulle spese per acquisto di prodotti agricoli e alimentari Dop e Igp e derivanti da agricoltura biologica”. Ritiene poi fondamentale un intervento di natura finanziaria che dia ossigeno alle aziende agricole per almeno 24 mesi, parallelamente a una semplificazione dell’accesso al credito grazie al fondo Ismea. “Auspichiamo anche interventi strutturali che fungano da volano per il comparto – rimarca l’associazione -, come il prolungamento del credito d’imposta e la stabilizzazione delle esenzioni fiscali per i primi insediamenti in agricoltura, a supporto dei giovani imprenditori”.
Tra le proposte, anche quella del ‘green ticket’ per le imprese, uno strumento “che semplifichi i rapporti di lavoro in agricoltura, introducendo una maggiore flessibilità”.
A soffrire pesantemente sono già anche gli agriturismi, un settore che sul nostro territorio stava vivendo un periodo molto positivo anche grazie all’arrivo della primavera e delle festività: “Le prenotazioni sono praticamente azzerate. Oltre alla sospensione di mutui e contributi, occorrono incentivi che rilancino il settore, con adozione di coupon a parziale rimborso spese, detrazioni fiscali e sospensione della tassa di soggiorno”.
A sostegno dell’export, Cia rilancia, infine, la necessità di una campagna promozionale all’estero che punti “sugli elementi di salubrità delle nostre eccellenze gastronomiche, tra cui spicca il nostro Parmigiano Reggiano”.

“Coronavirus, ecco i provvedimenti di Cia Reggio per tutelare la sicurezza dei lavoratori”

Lavoro da casa, stop a riunioni interne e incontri all’esterno, cancellati gli spostamenti tra le sedi, sospeso il ricevimento del pubblico se non su
appuntamento. Sono solo alcune delle misure – alcune delle quali già operative – che Cia Reggio Emilia ha deciso per tutelare gli oltre cinquanta dipendenti e gli
associati nell’emergenza Coronavirus.
“Subito dopo l’ordinanza della Regione, abbiamo studiato una serie di provvedimenti per offrire ai lavoratori le migliori condizioni possibili di sicurezza e
tutela – spiega la direttrice Annamaria Mora -. Alcuni provvedimenti sono stati messi in atto da lunedì mattina, altri sono subito attuabili in caso di necessità. Siamo pronti
a ogni evenienza”. Entrando nel dettaglio, già ora i dipendenti con pregressi problemi di salute “possono lavorare da casa. È a loro disposizione la tecnologia ad
hoc per svolgere tranquillamente le loro mansioni senza correre rischi di contagio. Lo smart working verrà esteso a tutti nel caso che l’emergenza virus si aggravi”. “Da
inizio settimana le riunioni tra gruppi consistenti di persone possono poi essere svolte attraverso videoconferenze”, aggiunge il presidente Antenore Cervi. Non solo:
sono sospesi (quando non strettamente necessari) i viaggi di lavoro “tra le sedi regionali e nazionali, e le riunioni interne ed esterne”.
È poi annullato il ricevimento ‘casuale’ del pubblico: “Si può accedere ai nostri uffici solo tramite appuntamento per evitare assembramenti nelle sale di attesa”,
sottolinea Cervi. È anche stato disposto “lo stop a tutte le riunioni tra i lavoratori Cia e gli associati fino a nuova comunicazione”, così come “la partecipazione a incontri
ed eventi sul territorio”. Nel caso la situazione peggiorasse, sono stati ipotizzati “due scenari di gravità che prevedono provvedimenti sempre più restrittivi. Fino alla
temporanea chiusura degli uffici”.
La situazione è delicata anche per gli associati. Il presidente di Cia Reggio rivela che “diversi agricoltori nelle scorse ore mi hanno telefonato per parlarmi di situazioni
che definiscono inquietanti. Sono fortemente preoccupati per il continuo andirivieni sul nostro territorio di mezzi e persone provenienti dalle zone a rischio di Lombardia
e Veneto. Sono collegamenti ‘naturali’ in tempi di normalità, che destano però notevole apprensione in questa situazione di epidemia. Il consiglio è sempre quello
di chiedere un parere alle autorità sanitarie”.
Cervi conclude con una riflessione sulla corsa alla spesa: “In diverse zone del territorio, sono segnalati vuoti gli scaffali del Parmigiano Reggiano. Dopo essere
stato portato due volte nello spazio, il ‘re dei formaggi’ viene considerato un ottimo prodotto anche in questa situazione di emergenza dove i cittadini cercano prodotti
sani, sicuri e con ottimi apporti energetici”.

“Caseifici assediati dai ladri, chiediamo più controlli delle forze dell’ordine”

“Caseifici sotto assedio, fermate la banda del Parmigiano Reggiano”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che interviene con forza dopo
l’ennesimo colpo da migliaia di euro e chiede più controlli notturni delle forze dell’ordine nelle aree a rischio.
“Il furto messo a segno nel magazzino di Canali è solo l’ultimo di una lunga serie che va avanti da anni non solo sul territorio reggiano ma in tutto il
comprensorio del Re dei Formaggi – sottolinea Cervi -. Nel mirino vi sono piccoli e grandi caseifici, magazzini, distributori e supermercati. Non stiamo
parlando dei singoli furti da poche centinaia di euro, ma di una ampia rete di razzie che potrebbe avere una regia, un preciso mercato nero di riferimento e
bottini complessivamente milionari”.
Il presidente Cia Reggio ricorda che “le approfondite indagini e i numerosi arresti messi a segno negli ultimi mesi dalle forze dell’ordine hanno permesso
di far emergere inquietanti legami tra la malavita del Sud Italia e l’Est Europa. Ed è proprio in queste aree che verrebbe poi venduto il formaggio”. Una cosa
è certa: il modus operandi di queste bande è sempre molto simile: “Dopo un attento monitoraggio del luogo, della struttura e delle vie d’accesso, a entrare
in azione sono banditi molto forzuti che in pochi minuti caricano su furgoni rubati quante più forme possono. E poi fuggono, facendo perdere le loro
tracce. Il bottino viene successivamente caricato su mezzi ‘non ricercati’ e poi portato direttamente ai luoghi dove viene smerciato”.
I danni per i gli imprenditori sono molteplici. “Si va da quelli diretti per il furto di un prodotto di grande valore – spiega Cervi – a quelli causati alle strutture
(porte, inferriate, finestre e muri), per non parlare poi di quelli indiretti causati dal formaggio immesso sul mercato”.
Cia Reggio denuncia poi la difficile situazione che vivono gli imprenditori agricoli “nelle aree rurali, sempre più bersagliate dai ladri perché le aziende
sono più accessibili e meno ‘rischiose’ per i malviventi: i colpi vanno dai costosi mezzi agricoli al prosciugamento delle cisterne di gasolio, fino alla
razzia di fitofarmaci dal valore di migliaia di euro, ma riguardano anche frutta e ortaggi prelevati direttamente in campagna. Oltre al danno economico, i
nostri associati ci segnalano di vivere sempre con il timore di essere nel mirino. Sollecitiamo di denunciare sempre i furti per far emergere il
preoccupante fenomeno presente sull’intero territorio”.

“Agricoltura reggiana, un 2019 di luci e ombre. Bene il Parmigiano Reggiano, boom del bio. Suini sulle montagne russe”

“L’annata agricola 2019 è stata fortemente condizionata dai cambiamenti climatici i cui effetti negativi si sono sentiti in diversi comparti che hanno manifestato rallentamenti e
difficoltà. Bene la viticoltura, il Parmigiano Reggiano e le produzioni biologiche. Il bilancio finale è discreto ma rimango aperti molti interrogativi sul futuro”. Parole di Antenore Cervi,
presidente Cia Reggio, che analizza l’andamento degli ultimi dodici mesi partendo da una premessa fondamentale: “Il settore agricolo è quello che più di tutti subisce gli effetti dei
cambiamenti climatici che causano fenomeni meteorologici estremi, dissesto idrogeologico, siccità e alluvioni, variazioni degli agro-ecosistemi, diffusione di nuovi insetti
dannosi, perdita di sostanza organica del suolo. Ma l’agricoltura è anche il settore più impegnato nel contrastarli: occorre sostenerlo per aiutarlo a sopravvivere e a investire
nelle innovazioni. I nostri principi sono contenuti nel programma ‘Il Paese che vogliamo’ che svaria dagli interventi di manutenzione delle infrastrutture alle politiche di governo del
territorio, dallo sviluppo di filiere a vocazione territoriale a nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e alla coesione istituzioni-enti locali per il rilancio delle aree interne”.

Cervi inizia la sua analisi del 2019 dal Parmigiano Reggiano: “È l’emblema a livello nazionale degli ottimi risultati che si possono raggiungere quando valorizzazione e qualità
vanno di pari passo. Se la filiera funziona, il prodotto ne guadagna. E con esso anche gli imprenditori agricoli. Grazie a buoni accordi internazionali, anche l’export va forte. I dazi
americani? Un problema che deve essere risolto”. Il presidente Cia Reggio invita però a “non sottovalutare il calo delle quotazioni avvenuto nelle ultime settimane. Vanno ricercate
le esatte cause – speculazioni o difficoltà strutturali – e devono essere affrontate per evitare che diventino un problema serio nel 2020”.

Capitolo viticoltura. Il lambrusco, spiega il presidente, “ha raggiunto quotazioni discrete anche grazie al calo di produzione avvenuto sul territorio reggiano (-6%) ma soprattutto in
quello modenese (-20%). Ciò che ha dato grandi soddisfazioni è l’Ancellotta che, non dimentichiamolo, rappresenta il 50% del settore. È un prodotto con un ampio mercato ed
enormi potenzialità ancora inespresse”.

La suinicoltura ha invece vissuto un anno di “montagne russe, passando dalle quotazioni bassissime d’inizio anno alla netta ripresa attuale. Il miglioramento non è però stato
ottenuto grazie a un programma di valorizzazione ma alla drammatica crisi sanitaria cinese – la peggior epidemia di peste animale mai scoppiata, secondo l’Oms – che sta
sconvolgendo il mercato. Dobbiamo sfruttare questo momento per far conoscere a livello non solo italiano ma anche europeo la qualità delle nostre carni. Una sfida da vincere per
garantire il futuro”.

Note positive arrivano dall’Anguria Igp: “Ha raggiunto quotazioni che hanno sfiorato il prezzo della carne del suino – sottolinea Cervi -. Non sono però mancate pesanti
problematiche fitosanitarie causate dai cambiamenti climatici”. E così è stato anche “nel settore dei cereali e per quello della frutta. I nostri agricoltori aspettano risposte concrete e
non più rinviabili, a partire dalla questione della cimice asiatica”.

Nel 2019 si sono registrate rilevanti ripercussioni anche per le api: l’aumento delle temperature e la contestuale diffusione di nuovi parassiti stanno “mettendo a rischio salute
e sopravvivenza delle api, con effetti drammatici sulla sicurezza alimentare globale. Perché dal loro ruolo essenziale di insetti impollinatori dipende il 70% della produzione
agricola mondiale, e ovviamente anche locale, quindi del cibo che portiamo a tavola”.

Il presidente Cia Reggio conclude con un dato molto positivo che arriva dalle coltivazioni biologiche che rappresentano ormai una fetta importante del comparto dell’agroalimentare reggiano: “L’annata ha fatto segnare un boom di nuove aziende e nuove superfici coltivate: non siamo dinnanzi a una moda passeggera, è ormai una realtà consolidata che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa espansione anche negli anni a venire”.

Cereali: Agia-Cia, innovazioni mirate antidoto contro crisi settore

Per affrontare la crisi che sta investendo il settore cerealicolo italiano, occorre puntare su smart farming e nuovi modelli relazionali, perché portare innovazione nel comparto può contribuire a scardinare rigidità radicate lungo tutta la filiera, dal rapporto con i fornitori al contatto con il consumatore finale. Prima, serve, però, appropriarsi di una vera mappatura delle tecnologie in match più consapevole, con le esigenze di grandi e piccole aziende. A sostenerlo, è Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli di Cia, a quasi un anno di ricerca e analisi sul tema insieme con il Politecnico di Milano e oggi riunita all’Istituto Alcide Cervi di Gattatico – nell’Emilia Romagna seconda regione d’Italia per produzione di cereali (circa 260mila ettari coltivati) – per fare il punto con il convegno “Innovare la cerealicoltura italiana. Lo smart farming dei giovani imprenditori agricoli”.

Preoccupano, infatti, le condizioni in cui versa il comparto, segnato dai cambiamenti climatici e stretto tra rese basse e prezzi in calo. Ad essere minata è l’Italia leader nelle produzioni specializzate, prima tra tutte quella di grano duro che nel 2019 viaggia su poco più di 4 milioni di tonnellate (-2,3% sul 2018) con un calo di superfici del 6,5% per 1,2 milioni di ettari impiegati. Crescono del 9% i volumi del grano tenero ma, non risparmiato dal clima anomalo, ha perso qualità. In positivo la produzione del mais, si stima per il 2019 un +2,9% se confermati i circa 6,4 milioni di tonnellate, ma sono diminuite le superfici e i prezzi, sono più bassi del 2,4% rispetto al 2018.

Il climate change, i cui effetti sono evidenti sul prodotto finale, poco c’entra, però, con le difficoltà a evolvere proprie del sistema che governa il settore cerealicolo italiano. Di fatto, l’offerta è frammentata, così come la coesione tra produttori che perdono potere contrattuale.

Di qui in avanti, secondo il gruppo di lavoro promosso da Agia-Cia, a fare la differenza non sarà, infatti, la dimensione aziendale, ma la capacità nell’individuare le scelte di innovazione più adeguate alle fasi del processo, strategiche e funzionali ai volumi dell’impresa. Più smart farming, alleanze con terzisti o stoccatori e sviluppo di protocolli per le grandi imprese. E, quindi, focus su decision support system (DSS), agricoltura di precisione e food integrity tracking. Tipicità, integrazione tra trasformazione e distribuzione, rapporto più diretto con il consumatore al centro, invece, del business di imprese più piccole. Dovranno confrontarsi con tracciatura e valorizzazione di partnership che riconoscano ruolo chiave a territorialità e salubrità, puntando su sostenibilità e narrazione del prodotto.

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna, ha aperto il convegno facendo il punto della situazione del settore, “tra climate change, sostenibilità ambientale, ricerca e innovazione. Gli agricoltori devono essere i protagonisti del sistema e dei cambiamenti: sono certo che i giovani hanno i mezzi e le conoscenze per vincere questa cruciale sfida”.

Valeria Villani, presidente Agia-Cia Emilia-Romagna, ha iniziato i suoi interventi dai numeri dell’Osservatorio Smart AgriFood, realizzato congiuntamente da Politecnico di Milano e Università di Brescia. “Il valore globale dell’agricoltura 4.0 nel 2018 ha raggiunto 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto all’anno precedente), di cui il 30% generato in Europa – ha sottolineato -. Da notare che la crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha raggiunto un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo”. L’Italia è poi “il primo Paese in Europa per numero di giovani in agricoltura, con 57.621 imprese nel 2018 guidate da under 35, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente”. Villani ha quindi approfondito il tema delle “innovazioni tecnologiche e del digitale nella intera filiera: hanno innescato forti cambiamenti. Tutto il settore è coinvolto”. Ha poi illustrato alla folta platea la propria esperienza di imprenditrice che ha deciso di investire per l’azienda “nei sistemi satellitari: i risultati sono stati molto soddisfacenti. Abbiamo raggiunto l’ottimizzazione dello sfruttamento dei mezzi tecnici, la diminuzione dei costi, l’aumento di produttività e un minore impatto ambientale”. Ha concluso: “Il segreto è proseguire con gli investimenti per migliorare efficienza ed efficacia delle produzioni. E così faremo anche nella mia azienda. Perché siamo consapevoli che non ci si può fermare. L’evoluzione digitale nel nostro settore è un processo complesso – tanti sono ancora i punti deboli e dunque migliorabili – ma assolutamente indispensabile e inarrestabile. Un processo che garantirà benefici ai quali nessun imprenditore potrà rinunciare, pena l’uscita dal mercato”.

“Per la cerealicoltura italiana è tempo di cambiare passo e innovare nei processi come nelle strategie. Ha detto Stefano Francia, presidente nazionale di Agia-Cia, precisando come la volontà di un evento nella Casa dei Fratelli Cervi voglia ricordarne proprio la grande modernità in campo agricolo. “Il digitale, -ha poi precisato- ha, in tal senso, innescato forti cambiamenti nelle aziende. Serve per questo, una maggiore sinergia tra imprenditori, istituzioni e consumatori, alleanze di sistema sostenute da piani di sviluppo del settore più coraggiosi. Per questo -ha concluso Francia- è opportuno che si investa in conoscenza delle tecnologie, in ricerca e sperimentazione. Che si aiutino le imprese nell’integrazione di nuove forme contrattuali e innovazioni di processo, sostenute da adeguati strumenti di credito per il rischio d’impresa”.

La parlamentare Antonella Incerti – XIII Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati – che è intervenuta sottolineando prospettive e problematiche del settore alla luce delle irrinunciabili innovazioni che proiettano l’agricoltura verso il futuro.

Antenore Cervi, presidente Cia Reggio Emilia, ha concluso il convegno analizzando la situazione attuale e rimarcando “la grande capacità innovativa dei giovani, attuatori di una vera e propria rivoluzione tecnologica, oltre che di processo e di servizio, dell’agricoltura. Questa è linfa vitale per il futuro dell’intero settore”.

Tra gli intervenuti al convegno: Aproniano Tassinari, presidente nazionale UNCAI; Alessandro Squeri, presidente Giovani Federalimentare; Marco Pirani, presidente PROGEO; Simone Agostinelli, Sustainable Farming Professional Barilla Spa; Marco Bergami, membro comitato prezzi Borsa merci di Bologna; Marco Bettiol, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Università di Padova; Pietro Torresan, docente a contratto al Politecnico Milano; Luca Trivellato, vicepresidente nazionale Agia-Cia; Carmelo Allegra, presidente Agia-Cia Sicilia e Giuseppe Mecca, presidente Agia-Cia Basilicata.

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