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“I lupi hanno invaso il territorio reggiano, dall’Appennino al Po”

“I lupi hanno invaso il territorio dall’Appennino al Po. Difendiamo gli allevatori e i cittadini reggiani. È l’appello lanciato da Antenore Cervi, presidente Cia Reggio Emilia, per sensibilizzare le autorità sull’incontrollata proliferazione nel territorio reggiano dei lupi che attaccano con inquietante frequenza le greggi al pascolo e gli animali allevati in libertà. Scendendo a valle, sono già arrivati vicino ai centri abitati e rappresentano un problema per la sicurezza.

“I nostri soci ci segnalano con preoccupazione che le presenze dei lupi non riguardano più solo l’Appennino – denuncia -: testimonianze dirette mostrano come siano scesi in gran numero anche in pianura, addirittura sul Po. E inquietanti episodi di cronaca hanno recentemente riguardato anche la Val d’Enza e la zona ceramiche. A causa della invasività di questo predatore, che non ha nemici naturali, le aziende agricole trovano sempre più difficoltà nel portare al pascolo gli animali, che diventano prede facili per questi carnivori. Ma la questione riguarda anche i sempre più bovini allevati all’aperto. E aggressioni hanno già riguardato anche gli animali domestici. Non dimentichiamo che diversi attacchi sono poi stati messi a segno nelle vicinanze dei centri abitati, addirittura nei cortili delle abitazioni…”.

“Purtroppo i risarcimenti non compensano mai a sufficienza il danno che, oltre la perdita degli animali, comporta la ricostituzione del patrimonio ovino e zootecnico che si protrae nel tempo, con perdite economiche che non vengono riconosciute” rimarca Francesco Zambonini, responsabile Cia della zona di Reggio. E aggiunge Cervi: “In montagna questa situazione arriva a comportare la disaffezione all’agricoltura e allo spopolamento: non ce lo possiamo più permettere. Il ruolo degli agricoltori è fondamentale per la conservazione di ambiente, territorio e paesaggio”.

La richiesta della Cia è dunque di “attivare gli abbattimenti controllati. L’ambiente è fatto di equilibri. Tutte le volte che l’uomo interviene distruggendo e tutte le volte che intervienesalvaguardando ‘a prescindere’ crea disequilibri e ciò va sempre e comunque contro l’ambiente. Non si vogliono stragi, ma un giusto equilibrio fra le parti. E questo non può che essere gestito dall’uomo. Purtroppo c’è chi si preoccupa solo del lupo e dimentica gli agricoltori e i cittadini: per noi sono invece la priorità”.

Al problema dei lupi, si aggiunge poi quello dei cinghiali “che non solo compromettono le colture agricole ma mettono anche a repentaglio la sicurezza pubblica – prosegue Cervi -. Nel 2018 nella nostra provincia ne sono stati ufficialmente abbattuti poco meno di 1900 ma la situazione è ancora fuori controllo. Occorre riformare la legge nazionale sulla caccia, la 157 del 1992, per adattarla alle nuove e urgenti esigenze del territorio. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito a un aumento esponenziale degli ungulati in montagna e soprattutto in pianura: caprioli e cinghiali ormai hanno preso residenza fissa tra le nostre colture di pregio causando danni ingenti. Le misure adottate in questi ultimi anni hanno funzionato parzialmente ed è per questo non è più rinviabile un nuovo piano operativo, modificando la legge quadro che regola la materia”.

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