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Embargo russo e competitori Ue spingono giù i prezzi delle pere

raccolta pere abate
A poche settimane dalla fine della campagna di commercializzazione, la situazione della pericoltura italiana non è certamente rosea. Il 2018 è stata un’annata produttiva nella norma a livello di quantità, che si sono attestate sui volumi degli anni precedenti, circa 740.000 tonnellate.

Alcune varietà sono cresciute leggermente come l’Abate, (+1%), Santa Maria (+4%) e William (+2%), mentre Conference e Decana sono diminuite, rispettivamente del 3 e 4% (dati Oi – Organizzazione Interprofessionale Pera). Una situazione stabile, che ha portato a un livello di stock addirittura inferiori rispetto al 2017, con un calo di circa il 10% di prodotto destinato al mercato del fresco. Condizioni produttive e di scorte che avrebbero dovuto portare verso prezzi medi, ma alcuni fattori esterni hanno provocato una vera e propria anomalia di mercato, con l’Abate che, in media, difficilmente è arrivata a 90 cent/kg.
Per capire quali sono i problemi del settore, abbiamo fatto il punto con Alessandro Zampagna, general manager di Origine Group e Danilo Pirani, direttore settore frutticolo di Patfrut.

“Embargo russo e concorrenza olandese hanno affossato il mercato”

Alessandro Zampagna ORIGINE GROUP

Alessandro Zampagna (Origine Group)

“I prezzi delle pere sono stati condizionati da due fattori principali: la chiusura del mercato russo e la forte concorrenza dei paesi del Benelux, in particolare l’Olanda. L’embargo è diventato ormai un fatto strutturale, che costringe noi e gli altri Paesi della Comunità europea a cercare nuovi sbocchi di commercializzazione. Mentre gli olandesi, che hanno una Plv per ettaro molto superiore alla nostra, arrivano sul mercato in maniera aggressiva, in particolare con la Conference. Quindi è vero che da noi lo stock era inferiore al 2017, ma la quantità di pere in Europa, che è diventato il nostro mercato ‘interno’, era rilevante. Certamente noi abbiamo l’Abate e stiamo facendo di tutto per valorizzarla, ma non può costare il doppio di una Conference olandese o belga. Per uscire da questa situazione dobbiamo continuare a spingere sull’aggregazione e anche sull’Igp, che è ancora una quota molto bassa rispetto alla produzione. Bisogna, inoltre, operare anche sul rinnovamento varietale perché abbiamo delle varietà molto datate.
Non è facile perché la pera deve essere buona, bella, conservabile, altamente produttiva e resistente alle malattie, ma è un passaggio necessario per il futuro del settore. Poi, naturalmente, c’è il mercato cinese che, una volta fatto l’accordo fitosanitario, può rappresentare un’opportunità, ma occorre proporre alta qualità, avere un’offerta strutturata e continuativa e andarci in maniera aggregata e non discontinua.
Non è la panacea che risolverà i problemi della pericoltura, ma lavorando sul miglioramento e la valorizzazione del nostro prodotto è una possibilità da sviluppare”.

“Aggregazione e nuove strategie di commercializzazione per ridare slancio al settore”

Danilo Pirani PATFRUT

Danilo Pirani (Patfrut)

La campagna non è ancora terminata ma possiamo dire che, mediamente, c’è stato un calo di prodotto destinato al mercato fresco del 10% e una diminuzione di prezzo del 5%.
Quindi la Plv/ettaro è stata sostanzialmente inferiore del 15%, in particolare nell’area di Ferrara e Bologna. Un dato che preoccupa, soprattutto se dovesse diventare tendenziale.
Nel 2018 abbiamo avuto difficoltà nella gestione del prodotto, con la cimice asiatica che ha continuato a creare danni consistenti e alcune varietà, l’Abate in particolare, con problemi di maturazione anticipata.
Ci siamo trovati in una prima fase di commercializzazione con meno prodotto da vendere, ma da vendere con urgenza mentre da Natale in poi, siamo passati da un 10% a un 17-20% in meno a livello di giacenze e ancora problemi a livello di conservazione, anche se la qualità del prodotto era ottima. Uno scenario complesso, al quale si è aggiunta la concorrenza dei paesi produttori del Nord Europa e l’embargo russo.
Questo ha reso la concorrenza europea ancora più agguerrita e ha fatto scendere i prezzi, visto che Olanda e Belgio immettono sul mercato 700.000 quintali di pere, un volume simile al nostro, e la Conference è disponibile per 12 mesi.
Non c’è una ricetta miracolosa per riportare i prezzi a livelli remunerativi, ma sono convinto che se andassimo sul mercato con un’aggregazione commerciale di almeno il 60%, la situazione potrebbe migliorare. Se noi riusciremo a dare i produttori 10-15 centesimi in più rispetto al prezzo attuale, ritorneremmo a una situazione di normalità, dalla quale si potrebbe ripartire per il rilancio del comparto.
A livello di commercializzazione condivido pienamente l’operazione di Opera, alla quale aderisce Patfrut, di valorizzare una pera con un marchio distintivo.
E devo dire che siamo riusciti a raggiungere buoni volumi di vendita soprattutto nei negozi specializzati, ma nella grande distribuzione abbiamo un indice di penetrazione non sufficiente e non abbiamo una visibilità incisiva, probabilmente perché preferiscono referenziare i loro prodotti a marchio. Credo che su questo occorra lavorare nei prossimi anni, per avere un beneficio su tutta la filiera pericola, un’eccellenza che deve continuare a far parte del patrimonio frutticolo italiano.

di Erika Angelini

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