NOTIZIE IN PRIMO PIANO REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

30/06/17 – VITI ‘RESISTENTI’

Viti resistenti alle malattie: sì o no, CIA resta prudente (in attesa di varietà “nostre”)

Del tema si è discusso nel Forum vitivinicolo dell’organizzazione tenutosi a Montepulciano

Tra i molti temi caldi che continuano a essere in primo piano nel pianeta vino c’è quello delle viti resistenti. Nel corso del Forum vitivinicolo della Cia-Agricoltori italiani, che si è svolto nei giorni scorsi a Montepulciano, la questione è stata al centro di un acceso dibattito. Le varietà sono state messe a punto dall’Università di Udine e dall’Istituto di genomica applicata e la coltivazione oggi è limitata solo a Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige.

«Sulle varietà resistenti — ha detto Daniele Piccinin del Gie vitivinicolo Cia — occorre fare un passo in più e cioè oltre a farle entrare nei disciplinari dei vini Doc come varietà ammesse tra quelle residuali. Nel senso che se un vino friulano ad esempio ammette un 85 per cento di Sauvignon e un 15 per cento di altre cultivar, tra queste ultime potrebbero essere ricomprese le resistenti per poterle così testare anche su prodotti di maggiore qualità. Altro punto è poi che occorre su queste questioni un ritorno anche della ricerca pubblica. L’innovazione non può essere lasciata esclusivamente all’iniziativa dei privati».

«Noi non abbiamo nulla contro le viti resistenti — ha aggiunto la responsabile del settore vitivinicolo di Alleanza cooperative, Ruenza Santandrea -. Temiamo però che la loro scarsa diffusione sia dovuta al fatto che riguardano tutte vitigni internazionali. Per questo come cooperazione stiamo promuovendo ricerche su vitigni autoctoni resistenti».

«Non bisogna confondere un atteggiamento prudente con l’avversione — ha sottolineato il presidente della Cia-Agricoltori italiani, Dino Scanavino -. Io non sono contrario e lo dico da produttore che nella vita fa il vivaista. Le viti resistenti al momento sono solo un esperimento dai risultati ancora molto incerti perché sono realizzati con un incrocio di vitis vinifera e quella che è quasi una pianta ornamentale. E poi c’è un’altra questione: oggi prevedono solo vitigni internazionali. Cioè non credo che produrre un generico vino bianco o rosso resistenti sia la soluzione dei problemi del vino italiano. Io abbraccerò la prospettiva delle cultivar resistenti quando sarà annunciato il varo della varietà Barbera AT 84 resistente. Perché alcune cultivar – ha concluso Scanavino – che sono oggi alla base della nostra viticoltura nei diversi territori sono il frutto di oltre 50 anni di ricerca clonale italiana che a mio avviso non vanno buttati via».

(da Agrisole di venerdì 30 giugno 2017)

resistenti, viti

C.I.A. EMILIA ROMAGNA – VIA BIGARI 5/2 – 40128 BOLOGNA BO – TEL. 051 6314311 – FAX 051 6314333
C.F. 80094210376 – PEC: amministrazione.er@cia.legalmail.it

Privacy Policy  –  Note legali

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: