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Le prospettive della nuova Pac

La politica agricola comune (Pac) per la programmazione 2021-2027 sarà ancora incentrata su un sistema di pagamenti diretti, che verrà però rivisto in maniera significativa per superare gli squilibri attuali. In questo senso, io e i miei colleghi in Parlamento europeo abbiamo fatto della distribuzione più equa ed efficace dei pagamenti una nostra priorità. A questo riguardo, diverse sono le misure che sono state proposte e che dovrebbero essere adottate dal nuovo Parlamento.

Tra queste ci sono: l’articolazione in più tipologie dei pagamenti, il superamento dei pagamenti storici, un pagamento redistributivo per fornire un sostegno mirato alle aziende agricole di piccole e medie dimensioni e un tetto obbligatorio di 100mila euro dell’ammontare complessivo dei pagamenti diretti per beneficiario – pur tenendo conto del costo del lavoro per evitare effetti negativi sull’occupazione.

In questo modo vogliamo sostenere chi fa effettivamente agricoltura, presidiando il territorio, lavorando la terra e contribuendo quindi all’economia agricola.

Come noto, i pagamenti diretti si dividono in due categorie, gli aiuti accoppiati e quelli disaccoppiati. I primi sono concessi entro determinati limiti quantitativi e sono legati a rese, superfici o numero di capi fissi. I secondi, gli aiuti disaccoppiati, indicano genericamente forme di pagamento che sono percepite dalle aziende indipendentemente dalla produzione e costituiscono la maniera in cui viene distribuita la maggior parte delle risorse europee in agricoltura.

I pagamenti diretti disaccoppiati nascono a inizio anni Duemila con l’obiettivo di sostenere il reddito degli agricoltori e porre al contempo fine a quella che per tanti anni era stata una piaga della Pac, ovvero la produzione in eccesso, derivante da politiche di controllo dei prezzi.

L’ottenimento dei pagamenti è stato subordinato al rispetto dei requisiti in materia di condizionalità, che toccano la sanità pubblica, la salute delle piante, il benessere degli animali, e il mantenimento di buone condizioni agronomiche e ambientali nei terreni ai quali il diritto al pagamento è collegato.

Il disaccoppiamento ha comportato una serie di vantaggi. Il più importante? La certezza sull’entità del premio percepito ha diminuito il rischio di reddito dell’attività di gestione.

Nonostante i numerosi aspetti positivi, con il tempo i pagamenti diretti disaccoppiati hanno mostrato alcuni limiti. Il sistema dei “titoli all’aiuto”, nato nel 2005 con il disaccoppiamento della riforma Fischler ha fissato l’importo del sostegno ai riferimenti storici del periodo 2000-2002. L’obiettivo allora era di ottenere il consenso degli agricoltori riguardo a una riforma molto radicale come fu quella del disaccoppiamento totale. Con il tempo però, l’attribuzione dei titoli su base storica ha cristallizzato forti disparità tra agricoltori e tra territori, principalmente perché questi sono calcolati in base alla situazione produttiva nel periodo 2000-2002 e non a comportamenti virtuosi.

Un sistema che ha consentito a chi non fa più agricoltura di accumulare rendite che appaiono sempre più ingiustificate. Si pensi solo che ora stiamo predisponendo la programmazione che si concluderà nel 2027. Come si può accettare, giustificare che nel 2027 qualcuno ottenga ancora un premio in base al fatto che nel 2000, un quarto di secolo prima, ha avuto o ha macellato una vacca?

Per questo nel mio rapporto sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura – con cui il Parlamento europeo ha fissato le linee guida per la nuova Pac – ho chiesto la fine ai pagamenti storici: per rendere il sistema del disaccoppiamento più semplice, equo e attento agli agricoltori attivi.

Un tale approccio necessità di un discorso a parte sulla convergenza, esterna e interna.

Per quanto riguarda la convergenza esterna, ovvero l’adeguamento dei titoli tra gli Stati membri, va notato che i Paesi dell’Est chiedono con sempre più insistenza che il valore del loro premio disaccoppiato nel primo pilastro corrisponda a quello dei Paesi che da più tempo appartengono all’Unione.

Io sono convinto che il primo pilastro debba essere equo, non uguale. Affinché sia equo, vanno innanzitutto presi in considerazione i costi di produzione. Questi non sono gli stessi in un Paese come l’Italia e in uno come la Romania. Una parte sarà effettivamente uguale, come nel caso di antiparassitari, energia e fertilizzanti. Però su altri elementi c’è una grande differenza: si pensi al costo della terra o a quello del lavoro.

Inoltre, va valutato se questi premi vogliono essere intesi come un aiuto al reddito: in caso affermativo, non si può negare che ci sia una grande differenza tra il reddito extra-agricolo in Italia e il reddito extra-agricolo, per esempio, in Bulgaria. Una differenza che deve essere presa in considerazione quando si calcola l’ammontare del premio.

Infine, se sommiamo i due pilastri, notiamo che alcuni Paesi dell’Est godono di un secondo pilastro molto alto. Per questo, gli aiuti vanno visti nel loro complesso, prendendo in considerazione primo e secondo pilastro. Se sommiamo tutte queste cose, ci rendiamo conto che non abbiamo trattamenti molto differenti all’interno dell’Unione.

Per questo, ritengo che un’ulteriore convergenza non sia auspicabile dal punto di vista italiano.

Per quanto riguarda l’adeguamento dei premi all’interno degli Stati membri, va notato che se la riforma della Pac andrà in porto così come l’abbiamo votata in Commissione agricoltura pochi giorni prima della fine della legislatura, ci sarà una convergenza del valore dei titoli.

Una convergenza questa, che alcuni Stati, come quelli dell’Est o, ancora, la Germania e l’Austria, adottano già. Una misura che, tra le altre cose, prevede la possibilità di abbandonare il sistema dei titoli, là dove gli stati desiderino farlo.

Io sono pienamente consapevole che alcuni settori, come quello del riso, oggi godono di pagamenti più alti. È chiaro che questi non si possono portare alla media nazionale da un giorno all’altro, perché altrimenti ne soffrirebbe il settore.

Per evitare questo scenario, va sfruttata la possibilità offerta dai premi accoppiati. Chi oggi produce riso può benissimo essere aiutato con un premio accoppiato. Ma questo va dato a chi coltiva riso oggi, non a chi lo faceva vent’anni fa.

La convergenza interna è quindi un cammino da perseguire, facendo gli appositi aggiustamenti nei settori che rischiano di soffrire, con il ricorso ai premi accoppiati.

L’obiettivo è duplice: difendere i premi che spettano all’Italia e impegnarsi per meglio distribuirli sul nostro territorio.

Herbert Dorfmann, eurodeputato

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