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L’aumento dei costi di produzione sfida la tenuta delle aziende agricole

IMOLA, 24 marzo 2026 – Il conflitto in Medio Oriente che ha provocato un aumento di gasolio, concimi e mezzi tecnici sta generando una forte pressione sui bilanci delle aziende agricole che hanno visto lievitare i costi di produzione, a fronte di prezzi che si mantengono decisamente insoddisfacenti per molte colture.

Una dinamica che sta influenzando la pianificazione delle attività agricole in un momento cruciale dell’annata agraria, come spiega Jacopo Giovannini, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Imola: “L’aumento esponenziale dei costi di produzione arriva quando le nostre aziende sono impegnate a pieno ritmo nelle lavorazioni e nelle concimazioni dei terreni, nelle semine, nei trapianti delle orticole e nella gestione dei frutteti e vigneti. Come se non bastasse siamo di fronte a quello che si definisce ‘cost-price squeeze’: una significativa riduzione della marginalità generata da prezzi di vendita all’origine troppo bassi e costi dei mezzi tecnici elevati, come l’urea passata in breve tempo da 580 a circa 700 euro a tonnellata e attualmente anche difficile da reperire. La questione del gasolio poi è emblematica – continua Giovannini – con i prezzi schizzati alle stelle il giorno dopo il conflitto in Iran in maniera totalmente speculativa. In questo senso il Decreto Carburanti della scorsa settimana non è servito a dare un sostegno concreto ad aziende e persone: l’accisa al 22% e l’Iva al 10% riservate all’agricoltura, risultano insufficienti perché a conti fatti la la riduzione è di soli 4 centesimi al litro e quindi non produce un impatto reale per le imprese. Per questo motivo, la nostra associazione ha chiesto un pacchetto straordinario della Commissione UE con misure mirate a contenere le impennate dei prezzi dei combustibili e a sostenere i comparti ad alta intensità energetica. A livello nazionale, oltre all’istituzione di un’Authority di controllo che monitori i prezzi lungo la filiera per fermare le manovre speculative, Cia ha chiesto l’adozione di un credito d’imposta per l’acquisto del gasolio agricolo, essenziale per garantire la continuità produttiva e la sicurezza alimentare del nostro territorio”.

Non sono solo gli agricoltori a pagare il prezzo più alto del conflitto in Iran ma tutti i cittadini e in particolare le fasce più deboli, tra i quali i pensionati agricoli che vivono spesso con pensioni minime. “I pensionati di Anp (Associazione Nazionale Pensionati) ribadiscono il proprio ‘no’ alla guerra e chiedono un forte impegno per la pace e la diplomazia, principi cardine della nostra convivenza – dichiara Bruno Bertuzzi, presidente di ANP-Cia-Agricoltori Italiani Imola. Chiaramente, oltre a promuovere la pace, che per noi è un valore fondante, ci preoccupa l’impatto sociale ed economico del conflitto: non possiamo ignorare come l’aumento dei carburanti e dell’energia colpisca duramente anche i pensionati agricoli, molti dei quali percepiscono assegni minimi. I dati indicano che tra il 2009 e il 2025 una pensione media di 1.200 euro lordi ha perso circa 70 euro al mese di potere d’acquisto, ovvero quasi 900 euro l’anno. Possiamo dunque immaginare l’impatto di quella che è ormai un’emergenza vera e propria su un pensionato che riceve 600 euro di pensione che si trova a dover ridurre drasticamente il carrello della spesa o magari l’acquisto di medicinali. È dunque essenziale – conclude Bertuzzi – che il Governo adotti misure concrete per difendere queste fasce fragili non solo dal caro bollette, ma anche dall’aumento dei beni di prima necessità e delle spese sanitarie.”

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