Reperibilità mano d’opera agricola: difficoltà e contraddizioni

Nella Direzione di Cia Romagna del primo aprile scorso – alla quale era presente anche il Direttore della Cia Emilia Romagna, Gianni Razzano – è stato affrontato il tema della reperibilità di mano d’opera agricola.

Da tempo vengono segnalate dagli associati Cia difficoltà nel reperimento: gli italiani disponibili a lavorare in campagna, anche per lavori stagionali, sono rimasti pochissimi e quasi esclusivamente pensionati. Pertanto ci si deve affidare a mano d’opera straniera. Per quanto riguarda gli extracomunitari, col decreto sicurezza, la chiusura degli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e un bando al quale è quasi impossibile accedere da parte dei Centri di accoglienza straordinaria (CAS), stanno togliendo dal mercato del lavoro i richiedenti asilo che, comunque, coprivano parte del fabbisogno di lavoratori stagionali. Alcune aziende segnalano anche che molto probabilmente alcuni loro dipendenti stranieri a tempo determinato, ma comunitari, riescono ad accedere al reddito di cittadinanza e quindi per ora non sono più disponibili a lavorare. A questa situazione si aggiunge il ritardo dell’uscita del decreto sui flussi migratori: già questo sta creando problemi, poi si spera non contenga anche le annunciate riduzioni. Inoltre, per fare il bracciante agricolo serve una formazione basata sulla partecipazione ad un numero infinito di corsi, anche costosi per l’azienda, ed ai quali spesso gli stranieri hanno difficoltà a prendervi parte. Quindi, essendo pochi i lavoratori disponibili, e ancor meno i lavoratori con i requisiti richiesti per alcune attività, si è sviluppata una dinamica selvaggia in base alla quale le aziende si sottraggono i braccianti l’una con l’altra.

La Direzione di Cia Romagna ha affrontato il tema, ritenendo che da qui debba partire un percorso che affronti il mercato del lavoro agricolo a 360 gradi e che includa anche le norme della sicurezza del lavoro, le quali devono essere applicabili e sostenibili: oggi non è sicuramente così.

Nel corso della Direzione sono emersi alcuni spunti interessanti da cui partire e sono:

– la possibilità di costituire cooperative braccianti, l’affinamento di un sistema di appalti fino ad oggi mal utilizzato e su questo versante anche Cia sta costruendo una proposta;

– la possibilità di costituire delle reti di impresa;

– la necessità di costruire un diverso rapporto con i sindacati, che tenga in considerazione un mercato del lavoro molto mutato nel tempo;

– la necessità di affrontare anche il tema della tassazione del lavoro troppo elevata rispetto ai paesi concorrenti;

– la necessità di condividere e affrontare una serie di problematiche con le istituzioni territoriali.

Naturalmente si tratta solo dell’inizio di un percorso che difficilmente darà risultati immediati, ma se non si riparte dall’impresa e dal lavoro non si produce ricchezza. Purtroppo oggi continuiamo ad essere penalizzati da scelte politiche e norme burocratiche che ci mettono sempre più in difficoltà nell’affrontare un mercato già di per sé difficile.

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