Frutta estiva fra maltempo, cimice asiatica e crisi di mercato

Vista la stagione, parliamo di frutta estiva con Danilo Misirocchi, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Romagna.

Presidente Misirocchi, qual è la situazione?

“I mesi caldi di marzo e aprile, il maggio freddo e piovoso, un giugno con temperature elevatissime, grandine, forti piogge raffiche di vento anche per una parte di luglio, hanno causato molti stress alle piante che hanno inciso anche sulla qualità del prodotto, soprattutto per le varietà precoci. La qualità è andata migliorando col passare del tempo. Con il ritorno della buona stagione è prevista una ripresa del mercato e se ne stanno intravvedendo i primi segnali. Oltre al meteo, la cimice asiatica sta manifestando il suo effetto sulle colture, compromettendone il raccolto. La situazione, in generale, è critica, ma non è ulteriormente peggiorata grazie alle sovrastrutture industriali, anche cooperative, che hanno permesso di destinare una parte importante del prodotto non adatto al fresco all’industria di trasformazione”.

Come hanno reagito le protagoniste dell’estate finora?

“Le albicocche, soprattutto le precoci, che già risentivano di una produzione importante in termini quantitativi, hanno avuto problemi anche di qualità. Un discorso a parte riguarda le ciliegie: la produzione è stata ridotta al 40%, gli effetti del maltempo sono stati devastanti. Buone prospettive per le pere estive, per le quali si presume una produzione media in calo di circa il 30-40%, flessione che in Romagna dovrebbe essere più contenuta. Per le mele estive ci si aspetta una produzione e un mercato nella norma. Complicato fino ad oggi il mercato per le susine: di fatto i consumi iniziano con la stagione calda e il trend è in ripresa, soprattutto per il prodotto di buona qualità”.

Quali le previsioni per pesche e nettarine?

“Meteo permettendo, si prevede un miglioramento della qualità nelle nettarine in raccolta dall’ultima decade di luglio in poi, così per le altre tipologie di frutta estiva. I prezzi all’origine non sono alti, ma la Plv per q.li/ha potrebbe rivelarsi buona. Per quanto riguarda le pesche con il pelo, la tendenza conferma una domanda in esaurimento. Le pesche, poi, risentono della pressione del prodotto proveniente dalla Spagna, che negli anni ha ecceduto in investimenti, tant’è vero che sono in essere contributi pubblici per gli espianti”.

Cia è tra i promotori della campagna di comunicazione istituzionale di filiera dedicata alla promozione di pesche e nettarine italiane in programma fino al 31 agosto. L’iniziativa è di Ortofrutta Italia con il patrocinio del Mipaaft. Inoltre, pesche e nettarine di Romagna Igp sono protagoniste della campagna europea che promuove frutta e verdura Dop e Igp. Perché tutta questa attenzione?

“Pesche e nettarine sono il comparto più sensibile della frutta estiva, soggetto a pesanti crisi di mercato e alla concorrenza diretta dei Paesi del Mediterraneo. Le campagne di comunicazione sono un messaggio di pubblica utilità verso il consumatore e cercano di stimolare il consumo di frutta e verdura di stagione. Ortofrutta Italia e Mipaaft hanno predisposto poster informativi per i consumatori, con indicazioni sulle principali tipologie di pesche. La comunicazione interessa solo produzioni che rispetteranno un capitolato condiviso in sede interprofessionale, che innalza alcuni parametri qualitativi delle pesche, dal colore alla dolcezza.”

Come si può far fronte alle crisi di mercato o di produzione?

“È necessario organizzarsi e programmare: rafforza la filiera. Le organizzazioni interprofessionali, nelle quali Cia crede, hanno funzioni di pianificazione strategica, di regolazione del mercato, di promozione e di committenza organizzata con il mondo della ricerca e dell’innovazione. Faticano a decollare perché il settore agricolo, che ne è la componente più debole e avrebbe necessità che funzionassero, purtroppo è anche il più diviso. Importante il decreto sul catasto, strumento utile di programmazione e di indirizzo politico, anche se da solo non basta. Due i punti cruciali però da tenere presenti: da un lato come reperire, raccogliere e organizzare i dati; dall’altro, la necessità di estenderlo a livello europeo”.

Sul tema del fitosanitario qual è la posizione di Cia?

“È ora in discussione il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Pan). Quello italiano è già fra i più restrittivi al mondo. Condividiamo il principio della sostenibilità ambientale, del quale siamo anche sostenitori, ma dobbiamo stare attenti a non incorrere in limitazioni derivanti da prese di posizione ideologiche più che da studi scientifici. Fra i tanti obiettivi occorre migliorare la reciprocità delle regole e finalizzare un’armonizzazione reale fra Stati membri europei; nei rapporti coi Paesi terzi rafforzare il sistema di prevenzione con il controllo dei rischi non sostenibili di determinati prodotti d’importazione; adottare strategie efficaci se c’è il rischio concreto di ingresso di nuove fitopatologie. È necessario intensificare la frequenza e l’entità dei controlli, investire nella formazione degli ispettori fitosanitari e nella ricerca”.

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