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Elezioni: tempo scaduto, l’agricoltura torni al centro delle scelte politiche

Cia Romagna ha incontrato i candidati alle imminenti elezioni

In vista del voto del 25 settembre, i vertici di Cia Romagna hanno incontrato in queste settimane i candidati alle elezioni politiche dei vari schieramenti che avevano richiesto un confronto all’associazione. Si sono svolti incontri con Massimo Bulbi candidato con il Partito Democratico per la coalizione di centrosinistra; Simona Viola, candidata al Senato con +Europa per la coalizione di centrosinistra; Jacopo Morrone, candidato alla Camera per la Lega Nord; con il Tavolo dell’imprenditoria della provincia di Ravenna, di cui Cia fa parte, e le candidate per il Partito Democratico Ouidad Bakkali, Eleonora Proni e Manuela Rontini.

Ad accogliere i candidati insieme al presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, il direttore Alessia Buccheri, i vicepresidenti Matteo Pagliarani e Lorenzo Falcioni, il responsabile territoriale di Cesena Antonio Bonelli e Wiliam Signani, presidente Anp Romagna. E’ stato presentato il documento programmatico di Cia e sono stati approfonditi in modo particolare i temi della manodopera, della fauna selvatica, dei cambiamenti climatici, della siccità, degli obiettivi green. “L’agricoltura è il settore che per primo subisce i cambiamenti climatici e l’unico che li contrasta, in particolare con le colture arboree – afferma Misirocchi – In Romagna la frutticoltura sta via via perdendo ettari coltivati per le crisi di mercato, la burocrazia e il taglio delle molecole e purtroppo così si perdono anche i benefici sull’ambiente che gli alberi producono, oltre a fornire cibo”.

L’emergenza internazionale, con assetti ed equilibri modificati dalla pandemia e amplificati dalla guerra russo-ucraina, ha fatto emergere tutta la nostra fragilità e dipendenza dall’estero, in particolare per cibo ed energia. L’autosufficienza alimentare ed energetica potrà restare un’utopia, ma per Cia bisogna cercare maggiore autonomia e migliorare la pianificazione produttiva. Cia dunque ribadisce la necessità di stabilità e di un governo operativo che attui interventi strutturali per il settore, un piano di rilancio per famiglie e imprese, per il Made in Italy.

In sintesi, i principali versanti messi in evidenza da Cia sui quali è quanto mai urgente agire.

  • La crisi idrica va affrontata con progetti e piani europei di adattamento climatico, più ricerca e innovazione a portata delle aziende agricole, con infrastrutture di conservazione dell’acqua piovana, con realizzazione di invasi e con una nuova rete idraulica per il Paese. 
  • Servono anche strumenti, più adeguati e flessibili, in ambito assicurativo e di gestione e copertura del rischio.
  • Occorre portare a vantaggio delle imprese l’agricoltura di precisione e occuparsi della difesa attiva delle colture, incentivando investimenti in tecnologie specifiche di protezione sia tradizionali sia innovative e multifunzionali.
  • Guardare al futuro, anche a quello più vicino, per Cia vuol dire mettere al centro innovazione scientifica, tecnologica e genetica. È lascienza che ci aiuta da sempre anche ad essere meno impattanti. Il tema del taglio lineare sull’utilizzo degli agrofarmacièparticolarmente sensibile per il nostro territorio perché rischia di essere penalizzato più di altri in quanto su questo fronte ha stretto molto e con nuove patologie i tagli per legge rischiano di mettere ulteriormente in crisi il settore. Bene i nuovi obiettivi green europei, che vanno però rimodulati e guidati non dall’ideologia ma dalla scienza, con analisi, scenari, prospettive, ricadute e alternative.
  • Dell’argomento ambiente fa parte anche la questione della fauna selvatica. “La natura è fatta di equilibri – dice Misirocchi – e tutte le volte che l’uomo interviene per distruggere troppo, ma anche per proteggere troppo, crea disequilibri e guai”. Dal 2018 Cia chiede la riforma della Legge 157/1992 e ora serve un commissario straordinario per la gestione della fauna selvatica presso Palazzo Chigi con pieni poteri e coordinamento di una cabina di regia con le Regioni per realizzare la riforma.
  • Sulla questione manodopera occorre smettere di fare speculazioni politiche, in un senso o nell’altro. In agricoltura è soprattutto extra comunitaria. Servono politiche serie, per la gestione dei flussi, per favorire l’integrazione, politiche per la formazione, meno burocrazia. Tutti insieme, rappresentanze, sindacati e istituzioni, dobbiamo affrontare le problematiche di integrazione, abitative e di ricongiungimento familiare perché hanno a che fare con il lavoro e la manodopera.

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