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La zootecnia fa crescere la produzione lorda vendibile dell’agricoltura reggiana

Nonostante il calo delle produzioni vegetali, nel 2018 è leggermente aumentato il valore della produzione lorda vendibile dell’agricoltura reggiana, attestatasi a 705,89 milioni di euro rispetto ai poco meno di 700 milioni del 2017 (+0,9%).
Il risultato ottenuto – come evidenzia l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio sulle stime elaborate dalla Regione Emilia-Romagna, aggiornate con i prezzi puntuali registrati in provincia – consente al territorio reggiano di collocarsi al primo posto a livello regionale per valore della Plv del comparto agricolo, contribuendo per il 15% circa alla formazione di un dato regionale che ha superato i 4,65 miliardi di euro.
Osservando l’andamento dei principali settori agricoli emerge chiaramente come gli allevamenti abbiano contribuito in modo decisivo al buon esito dell’annata 2018: la Plv delle produzioni zootecniche, che rappresenta l’82,7% del totale provinciale del settore primario, ha infatti superato i 583 milioni di euro con un incremento, su base annua, del 6%.
Il risultato è quasi interamente riconducibile al buon andamento del mercato del Parmigiano-Reggiano, formaggio a cui è destinata gran parte della produzione reggiana di latte: la Plv di latte a destinazione casearia ha raggiunto, nel 2018, i 449 milioni di euro, quasi un terzo del totale regionale. A seguire, con un valore di quasi 101 milioni – il più alto in Emilia-Romagna – la produzione di carni suine.
L’incremento osservato per le produzioni zootecniche ha compensato, in parte, il calo di quelle vegetali (cui si è legato il 17,3% della plv agricola 2018 rispetto al 21,2% del 2017) il cui valore è sceso da 148,7 a poco più di 122 milioni di euro.
L’analisi dell’andamento dei singoli comparti delle coltivazioni mostra un andamento molto variabile soprattutto a livello di singole specie. In particolare, il valore complessivo della produzione cerealicola – che rappresenta oltre un quinto delle produzioni vegetali – è aumentato dell’11,3%, grazie al +17,1% del frumento tenero che ha registrato una crescita della superficie coltivata, passata da 8.132 a oltre 8.936 ettari, con un conseguente aumento, pari all’1,6%, della produzione.
La Plv delle coltivazioni arboree reggiane è scesa, in un anno, da 86,7 a 78,6 milioni, con un calo del 10%. Sull’andamento – come si è detto – ha inciso particolarmente il dato proveniente dalla Plv del vino, in flessione del 12,5% (da 68,3 a 60,5 milioni) anche se, in termini quantitativi, i risultati della vendemmia 2018 sono stati positivi: dopo il calo 2017, legato alle gelate tardive che ad aprile “bruciarono” una consistente parte del possibile raccolto, la produzione di uve ha superato 1.600.000 quintali, il 36% in più rispetto all’anno precedente.

Ristrutturazione e riconversione vigneti, prorogata al 1 luglio la scadenza per presentare domanda

E’ stata prorogata al 1 luglio la scadenza per presentare domanda nel bando rivolto alle imprese agricole emiliano-romagnole per la ristrutturazione e la riconversione di vigneti, adatti alla produzione di vini Doc e Igp, valorizzando i vini di qualità legati al territorio. Tra gli obiettivi quello di rafforzare l’identità delle produzioni e fare un altro passo avanti nell’operazione di rinnovo e modernizzazione delle vigne, oltre ad incentivare il ricorso alla meccanizzazione delle coltivazioni abbassando i costi di produzione delle aziende, spesso di piccole dimensioni, e aumentare la competitività sui mercati. Gli imprenditori agricoli singoli o associati, i conduttori di superfici vitate o chi possiede un’autorizzazione al reimpianto possono accedere al bando e fare richiesta di finanziamenti che mirano a dare risposte alle diverse realtà produttive del territorio, dalla collina alla pianura. Sono previsti diversi tipi di interventi: la riconversione varietale (cioè il reimpianto di una varietà di vite di maggior pregio enologico o commerciale o il sovrainnesto su impianti esistenti), la ristrutturazione (intesa come la ricollocazione del vigneto in una posizione più favorevole o il reimpianto con modifiche al tipo di allevamento), il passaggio a tecniche di gestione più efficaci, quali ad esempio l’introduzione di impianti irrigui o la modifica della forma di allevamento dei vigneti. Tutti gli interventi per i quali è richiesto il contributo possono iniziare solo in data successiva alla richiesta.

Presentazione domande

Le domande devono essere presentate sulla piattaforma Siag di AGREA (Agenzia regionale erogazioni in agricoltura) entro il prossimo 1 luglio. Consulta la determina con proroga al 1 luglio 2019 per presentare domanda e altre importanti modifiche dei termini fissati nel bando.

Beneficiari

Imprenditori agricoli singoli o associati.

Fondi

15 milioni di euro, previsti contributi che variano da 7.500 a 8.500 euro per ettaro.

Scadenza termine presentazione domande

1 luglio ore 23.59.

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano è a New York City per partecipare a Summer Fancy Food Show

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano è a New York City dal 23 al 25 giugno per partecipare a Summer Fancy Food Show (SFFS), l’evento dedicato al mondo del Food&Beverage più grande del Nord America. Sono ben 2.600 gli espositori che, in arrivo da 54 paesi, metteranno in mostra al Jacob Javits Center di Manhattan oltre 200.000 prodotti agroalimentari.

Il Parmigiano Reggiano sarà tra questi: lo stand è il numero 2901, situato al Level 3. Le attività del Consorzio a SFFS si svilupperanno lungo tre direttive: incontri one-to-one con i partner commerciali presso lo stand fieristico, un evento trade e un evento che avrà come target la stampa food e lifestyle. Il primo appuntamento in ordine temporale è stato l’evento trade che si è tenuto domenica sul rooftop dell’Hotel Americano nel quartiere di Chelsea, a Manhattan: il presidente Nicola Bertinelli ha incontrato i più importanti player americani per raccontare i valori del prodotto e le nuove iniziative del Consorzio per promuovere il prodotto negli States.

Gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato export del Re dei Formaggi – dopo la Francia – con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). Ricordiamo che il Parmigiano Reggiano è sempre di più proiettato sui mercati esteri e nel 2018 ha raggiunto e superato il 40% di quota export, con una crescita a volume del + 5,5% rispetto all’anno precedente.

Il mercato americano ci sta dando enormi soddisfazioni. Sebbene il Parmigiano Reggiano sia costretto a lottare tutt’oggi con prodotti similari (parmesan) che possono trarre in inganno i consumatori e sottrarci quote di mercato, le nostre aziende hanno incrementato sensibilmente le vendite negli States ( +15%): ciò dimostra che il consumatore americano apprezza il valore del nostro prodotto ed è capace di distinguerlo dagli altri prodotti sul mercato che nulla hanno a che fare con il nostro rigido disciplinare di produzione e il nostro territorio”, dichiara Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.

L’altro evento-chiave della trasferta a New York sarà quello rivolto ai top influencer e ai giornalisti food e lifestyle più autorevoli del panorama americano. L’appuntamento è per oggi al ristorante Nishi del celebrity chef David Chang – protagonista del documentario Ugly Delicious, in onda su Netflix – per una degustazione e una cena a base di Parmigiano Reggiano. Un evento esclusivo che vedrà la partecipazione del presidente Nicola Bertinelli e che conferma ancora una volta il ruolo strategico delle attività e dagli investimenti in PR e media relation.

“Gli Stati Uniti hanno tutte le potenzialità per diventare il primo mercato export del Re dei Formaggi – afferma Bertinelli – spetta a noi cogliere queste opportunità. In questo senso, è importante incontrare i nostri target di riferimento, in particolare il mondo Ho.Re.Ca., i grocery store, la grande distribuzione e i media che possono diventare ambasciatori del ‘vero’ Parmigiano Reggiano in terra americana”.

Grandinate e trombe d’aria, parte la ricognizione dei danni per la richiesta al Governo di emergenza nazionale

In Emilia-Romagna riparte la conta dei danni. Dopo l’ondata di maltempo di sabato pomeriggio-sera con la grandinata eccezionale che ha colpito in particolare il modenese e il bolognese, con danni anche nel reggiano, e la tromba d’aria in Romagna,  in queste ore i tecnici dei servizi territoriali della Protezione civile regionale inizieranno la ricognizione dei danni pubblici e privati, in raccordo con i Comuni interessati e i Vigili del fuoco. Entro la settimana tutta la documentazione sarà inviata a Roma per la richiesta di un nuovo stato di emergenza nazionale, dopo quello del mese scorso.

Un quadro, quello di sabato, che ha visto impegnati volontari e Vigili del fuoco in 167 interventi – 50 a Bologna, 60 a Modena, 48 a Reggio Emilia, 3 a Parma e 68 a Ravenna – e l’intervento del 118 per 30 feriti, per fortuna in modo lieve (10 a Modena e 20 a Bologna).

I fenomeni, che si sono conclusi tutti nella nottata, hanno provocato allagamenti, ritardi nel trasporto ferroviario, caduta di alberi, rottura di vetri delle case e parabrezza delle auto.

E gravi danni si sono registrati anche per l’agricoltura, in particolare il grano, gli alberi da frutto e i vigneti dal reggiano al faentino.

Agricoltura, spazio ai giovani: bando da 24 milioni di euro per il ricambio generazionale

Pronti oltre 24 milioni di euro per i giovani agricoltori per continuare a sostenere il ricambio generazionale nelle campagne. Sono le risorse del bando 2019, il quinto nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020, che dà continuità all’intervento della Regione per incentivare la nascita e lo sviluppo di aziende agricole condotte da imprenditori alle prime esperienze, per accelerare il cambio generazionale dei titolari d’azienda.

Il nuovo provvedimento segue l’approvazione della graduatoria 2018 del bando riservato ai neo-imprenditori che ha consentito l’avvio di 265 nuove imprese guidate da under 41, con oltre 1200 nate in regione dal 2015. Le domande possono essere presentate fino al 22 ottobre secondo le modalità stabilite da Agrea.

Dal 2015 ad oggi sono già oltre 1200 le nuove imprese guidate da giovani nate grazie alle misure del Psr che negli ultimi quattro anni ha stanziato 55,7 milioni di euro per investimenti e 46,7 milioni di euro per gli aiuti all’avviamento d’impresa.

Cosa prevede il bando

Dei 24,26 milioni di budget, quasi 17 milioni sono destinati a soddisfare le domande di primo insediamento, i restanti 7,3 milioni saranno utilizzati per sostenere i piani di sviluppo aziendale, con contributi fino al 50% sugli investimenti per la costruzione e ristrutturazione di immobili ad uso produttivo, l’acquisto di macchinari ed attrezzature, gli interventi di miglioramento fondiario.
Tra le spese ammissibili, ma con contributo ridotto al 40%, figurano anche gli investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione delle produzioni aziendali, comprese quelle per l’allestimento di locali per la vendita diretta e l’implementazione di siti web per l’e-commerce dei prodotti agricoli.
Nella formazione della graduatoria un punteggio più alto sarà riconosciuto alle imprese che s’insediano nelle aree svantaggiate.

Le imprese “giovani” in Emilia-Romagna

Sono state oltre 1200 le imprese guidate da giovani nate in Emilia-Romagna dal 2015 al 2018 grazie al sostegno finanziario del Psr, complessivamente oltre 105 milioni di euro tra premio di primo insediamento – una tantum di 30mila euro, che salgono a 50mila per le aziende in area svantaggiata – e contributi in conto capitale (fino al 50% sugli investimenti del piano di sviluppo aziendale).
Le nuove imprese nate con il sostegno finanziario della Regione risultano distribuite in tutti i territori: in provincia di Reggio Emilia se sono registrate 205, poi seguono Piacenza con 196, Ravenna 165, Forlì-Cesena 162, Bologna 155, Parma 139, Modena 140, Ferrara 66 e Rimini 34.

Ismea, con embargo Russia l’export agroalimentare ha perso 217 milioni di euro

La perdita economica per le esportazioni agroalimentari italiane per effetto dalle sanzioni economiche emanate dalla UE nei confronti della Federazione Russa è di 217 milioni di euro, con frutta fresca, carni, latte e derivati che perdono rispettivamente 112, 57 e 48 milioni di euro rispetto al periodo pre-embargo. È quanto emerge dalle analisi dell’ISMEA sulla bilancia commerciale di prodotti agroalimentari della Federazione Russa.

La dinamica dell’import russo di prodotti agroalimentari italiani, che nel 2013 era in crescita del 124% rispetto al 2009 con l’affermazione di molti prodotti del Made in Italy, ha subito una forte battuta di arresto azzerando l’export per alcuni settori chiave come frutta fresca, carni, latte e derivati, penalizzando fortemente prodotti come uva, mele, kiwi, pesche, formaggi freschi e stagionati, carni bovine. Si tratta di prodotti spesso fortemente legati ad aree circoscritte come Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Puglia e Lazio, per le quali il danno economico è ancora più rilevante.

Nonostante il perdurare dell’embargo, nel 2018 l’export agroalimentare italiano ha saputo parzialmente compensare le perdite subite grazie alla crescita di altri comparti del Made in Italy, come paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio.

Con un fatturato di 945 milioni di euro di export, l’Italia figura al settimo posto dei principali Paesi fornitori della Federazione Russa e si è posizionata al secondo posto, dietro la Germania, tra i fornitori comunitari. Il nostro Paese detiene il primato per le vendite di vino confezionato (l’Italia era seconda nel 2013) e il terzo posto per i prodotti della panetteria e pasticceria.

Regione, 34 milioni di prestiti agevolati per sostenere i piani di sviluppo aziendali

Oltre 34 milioni di euro di prestiti disponibili a condizioni particolarmente vantaggiose e in tempi rapidi per sostenere gli investimenti delle imprese in campo agricolo e agroindustriale, grazie al sostegno economico del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 dell’Emilia-Romagna (Psr) e del Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei). È diventato operativo l’accordo sottoscritto tra Regione e Fei, al quale hanno aderito cinque qualificati istituti di credito – Iccrea, Credem, Creval, Banca di Cambiano e Monte dei Paschi di Siena – per offrire un pacchetto di prodotti finanziari a costi contenuti a supporto dei piani di sviluppo delle imprese agricole ed agroalimentari.

Le cinque banche, a fronte di un investimento della Regione e del Fei di 6 milioni di euro ciascuno, si sono impegnate a mettere a disposizione delle imprese mutui agevolati e altri strumenti finanziari fino ad un ammontare totale di 34 milioni di euro, nell’ambito del progetto multiregionale Agri Italy Platform. “Grazie all’accordo – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli –  garantiamo un’opportunità in più alle imprese per finanziare i loro progetti di investimento, in una fase in cui si stanno esaurendo i tradizionali bandi del Psr. La nostra adesione alla piattaforma multiregionale rappresenta la sperimentazione di un nuovo strumento  di stimolo agli investimenti che mi auguro possa evolvere nella prossima programmazione in forme combinate col conto capitale e con una maggiore finalizzazione a specifiche priorità come i giovani o il biologico”.

L’importo massimo dei finanziamenti concessi dagli istituti di credito è di 350 mila euro ad investimento; parte della somma, fino ad un massimo di 200.000 euro ad operazione, può essere destinata a capitale circolante per favorire la tenuta economica delle imprese, in attesa che gli investimenti possano produrre nuova redditività. La durata dei mutui può arrivare fino a 12 anni, durata non possibile al momento con altri strumenti. Avvalendosi di una garanzia che non necessita di accantonamenti da parte delle banche sul 50% dell’operazione, i tassi di interesse e le commissioni saranno più basse rispetto alle condizioni ordinarie di mercato. Altro aspetto non trascurabile, l’istruttoria delle domande presentate dalle imprese sarà interamente a carico degli istituti di credito aderenti all’intesa, che provvederanno ad erogare i prestiti dopo aver verificato direttamente la sussistenza dei requisiti di ammissibilità. Una procedura che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire una maggiore rapidità nell’esame delle domande e, quindi, nell’erogazione dei finanziamenti.

“L’invaso sull’Enza non sarà l’unico: in progetto una rete di bacini”

“L’invaso sull’Enza? Non rimarrà unico. Il progetto è infatti quello di realizzare una diffusa rete di bacini di varie dimensioni, dall’Appennino alla pianura, per trattenere l’acqua nei periodi di pioggia e utilizzarla in quelli di siccità”. È quanto emerso dal convegno organizzato da Cia a Bibbiano, al quale hanno partecipato Arianna Alberici (vicepresidente Cia Reggio), Giammaria Manghi (sottosegretario della Presidenza della Regione), Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano), Luca Lombroso (meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps), William Pratizzoli (Arpae), Domenico Turazza (direttore Bonifica Emilia Centrale), Meuccio Berselli (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po) e Cristiano Fini (presidente Cia Emilia Romagna). Oltre cento cittadini erano presenti in platea, tra cui la parlamentare Antonella Incerti, i sindaci della Val d’Enza ed esponenti di Confindustria, Consorzio Fitosanitario, Consorzi Irrigui, Sabar e Iren.

“Il percorso per la realizzazione dell’invaso sull’Enza procede velocemente e già ora possiamo annunciare che sarà di medie dimensioni – ha iniziato Manghi -.Il punto chiave per stabilire i numeri è il fabbisogno idrico della zona. Ed è su questo che si sta lavorando. Ma non solo. Oltre al bacino servono infatti soluzioni di breve periodo perché l’emergenza deve essere affrontata sin da subito”. Carletti ha quindi sottolineato la necessità di risposte “concrete e non più rinviabili”.

“Oggi possiamo finalmente affermare di essere a un passo dal traguardo – ha preso la parola Alberici -. Dopo decenni di discussioni, studi, dibattiti, polemiche, la realizzazione di un invaso tra Reggio e Parma non è più solo una ipotesi ma un progetto concreto che diventerà realtà. Spero il più presto possibile, aggiungo subito. Perché il territorio ne ha un bisogno vitale”. Ha quindi sottolineato: “Alluvioni e siccità sono le due facce della stessa medaglia. Noi non la pensiamo come il presidente Trump. Noi viviamo ogni giorno sulla nostra pelle gli effetti dei cambiamenti climatici. Noi siamo con il movimento di Greta Thunberg. E crediamo che l’invaso faccia parte della lotta ai cambiamenti climatici. E sapete perché? Perché punta a non sprecare l’acqua. A ottimizzarla nei periodi di siccità e trattenerla in quelli piovosi. Nonostante quanto affermano sempre coloro che dicono solo no, l’invaso in Val d’Enza è dunque un intervento anche di carattere ambientalista. E non ci sono lontre da salvare come ipotizzava qualcuno…”.

Lombroso ha poi presentato i suoi studi: “Il clima reggiano si è tropicalizzato. A maggio era addirittura sovrapponibile a quello del Costarica. E sarà sempre peggio se non interveniamo con urgenza: eventi estreme e temperature sempre più elevate metteranno a dura prova il territorio”. Ha aggiunto Pratizzoli: “I dati in nostro possesso mostrano come le temperature reggiane si sono innalzate di 1,8° in poco più di mezzo secolo. E’ molto preoccupante”. Sulle dimensioni dell’invaso principale, Turazza ha affermato: “Spero sia di grosse dimensioni. Ma attendiamo i risultati dello studio. In progetto abbiamo comunque la realizzazione di invasi di piccole dimensioni sul corso dell’Enza e in altre zone del territorio per fronteggiare in breve tempo l’emergenza siccità”. Berselli ha quindi annunciato: “A settembre presenteremo l’analisi economica e la valutazione d’impatto sulla realizzazione del progetto principale. Entro fine anno ci sarà il documento finale e di sintesi. Non ci saranno rallentamenti, corriamo spediti: sulla questione è in gioco la nostra credibilità”.

Il convegno è stato concluso da Fini: “I cambiamenti climatici sono una drammatica realtà che penalizza in primis noi agricoltori. Occorre mettere in campo al più presto una serie di azioni concrete per evitare che ‘la casa bruci’, come ha affermato Greta Thunberg. Ognuno deve fare la sua parte e noi imprenditori siamo decisi a fare la nostra a 360 gradi”.

 

Convegno ‘plastic free’ sui cambiamenti climatici e la strategia degli invasi

Sarà ‘plastic free’ il convegno organizzato da Cia sui nefasti effetti dei cambiamenti climatici per l’agricoltura reggiana.
“Vogliamo dare un importante segnale – inizia a spiegare il presidente Antenore Cervi -: anche partendo dalle più piccole cose, si deve fare qualcosa per l’ambiente e il territorio. Siamo tutti vittime dei cambiamenti climatici, e maggiormente colpite saranno le nuove generazioni che subiranno i danni più gravi in assenza di adeguati provvedimenti. Ma già adesso possiamo vedere i drammatici effetti iniziali. E i primi a viverlo direttamente sulla propria pelle sono gli agricoltori: hanno subito conseguenze pesantissime dall’anomalo caldo dei primi mesi dell’anno che si è velocemente trasformato nel terribile mese di maggio. Una calamità destinata a ripetersi con sempre più frequenza e in varie forme”.
A tal proposito, il convegno in programma martedì 11 giugno dalle 9 all’azienda turistica Corte Bebbi (Barco di Bibbiano) è stato intitolato ‘L’agricoltura tra siccità e alluvioni. I cambiamenti climatici e la strategia degli invasi’. Il programma prevede i saluti istituzionali di Giammaria Manghi (sottosegretario della Presidenza della Regione), Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano), e la relazione introduttiva di Arianna Alberici (vicepresidente Cia Reggio). Seguiranno gli approfondimenti di Luca Lombroso (meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps), William Pratizzoli (Arpae), Domenico Turazza (direttore Bonifica Emilia Centrale), Meuccio Berselli (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po). Le conclusioni saranno di Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna.
“I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il nostro territorio – entra nel dettaglio Cervi -. Crediamo fortemente nella necessità di realizzare (nel rispetto di quanto emergerà conclusioni del Tavolo Tecnico Regione – Autorità di bacino) alcuni invasi adiacenti al torrente Enza della grandezza di diversi milioni di metri cubi in modo tale da garantire l’acqua all’area reggiana in primis, ma anche a quella parmense. Il convegno servirà a fare il punto della situazione: sul tavolo della discussione saranno portati dati inequivocabili che mettono in evidenza l’assoluta esigenza di realizzare queste opere per affrontare le emergenze climatiche del territorio assediato da periodi di prolungata siccità e improvvise alluvioni”.
Terminati gli interventi degli ospiti, seguirà un rinfresco nel quale è stato bandito l’uso di plastiche monouso come bottiglie, cannucce, bicchieri, posate e piatti. Saranno utilizzati vetri, ceramiche e materiali alternativi, riciclabili e facilmente riutilizzabili. E non rimarrà una iniziativa unica. Cia Reggio intende infatti estenderla a tutti i convegni ed eventi che organizzerà in futuro.

Pensioni: Anp-Cia, con i primi tagli a rischio quasi 6 mln di persone

Arriva puntuale il taglio alle pensioni. Con la mensilità di giugno l’Inps recupera la quota indicizzata sugli assegni sopra i 1.520 euro lordi (circa 1.200 netti) maturati da gennaio in poi. Un’azione sbagliata e scorretta secondo Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani che lancia l’allarme su una questione che sta per mettere a rischio quasi 6 milioni di persone.

Per Anp-Cia, ancora una volta si sta agendo sulle pensioni come fossero un bancomat dello Stato. Questo per una norma, contenuta nella legge di bilancio, che consentirebbe un risparmio di 3,6 miliardi di euro in tre anni, mentre -aggiunge Anp- si colpiscono le fasce più deboli e che andrebbero maggiormente tutelate dall’aumento del costo della vita.

La cosiddetta pensione di cittadinanza -ricorda Anp- non ha, inoltre, risolto in nessun modo il problema delle minime alle prese tra l’altro, con l’incertezza della quattordicesima di cui non fa menzione né la legge di bilancio né il decreto pensioni.

Va poi detto -precisa Anp- che i soldi tolti ai pensionati con il blocco dell’indicizzazione, non saranno mai più recuperati, incidendo sulla perdita del potere d’acquisto degli assegni pensionistici, già arrivata al 30% negli ultimi dieci anni.

Per questo Anp-Cia non intende arretrare nel suo impegno a difesa dei diritti dei pensionati, ma rinnova con forza la preoccupazione già espressa su questi temi con iniziative e manifestazioni nazionali e sul territorio. Ciò ancor più, guardando ai conti pubblici e all’economia del Paese, con lo spettro dell’aumento dell’Iva che andrebbe a gravare sul prezzo di beni e servizi per gli anziani, come alimentari trasporti e spese sanitarie.

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