COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

Collaborazione fra Pmi agricole: cooperazione, aggregazione, contratti di rete e reti d’impresa

Il 30 settembre convegno a Cesena con Agia e Cia Romagna

L’unione fa la forza. Sono numerose le opportunità di collaborazione che le piccole e medie imprese agricole hanno a disposizione, anche grazie agli strumenti normativi introdotti negli ultimi anni nel nostro ordinamento. Per fare il punto insieme agli esperti, informare gli agricoltori su leggi e procedure, nonché per mostrare esperienze già avviate, Agia-Associazione giovani imprenditori agricoli Romagna e Cia-Agricoltori italiani Romagna promuovono il convegno “Collaborazione fra Pmi agricole: Cooperazione aggregazione contratti di rete e reti d’impresa”. Appuntamento lunedì 30 settembre alle 20.30 nella sala riunioni di Cia Romagna in viale Rasi e Spinelli 160 a Cesena. Presiederà i lavori Danilo Misirocchi, Presidente Cia Romagna. Dopo l’introduzione di Matteo Pagliarani, Presidente Agia – Cia Romagna, interverrà Mario Mazzoleni, docente di Economia aziendale all’Università degli Studi di Brescia. Sarà dato quindi spazio alle testimonianze degli imprenditori agricoli che racconteranno come hanno dato vita a forme di collaborazione e reti. Le conclusioni saranno affidate a Stefano Francia, Presidente Agia – Cia nazionale.

“Il convegno nasce da un’esigenza precisa che emerge soprattutto dai giovani che hanno intrapreso la strada dell’agricoltura – spiega Matteo Pagliarani -. Per le piccole e medie imprese è sempre più difficile fare impresa, internazionalizzare, sbarcare su nuovi mercati, sopportare il peso della burocrazia. Vogliamo perciò approfondire le opportunità esistenti, che sono offerte ormai da una decina d’anni (il decreto sulle reti di imprese è del 2009), ma che risultano ancora ‘nuove’ per molti imprenditori”.

“Oggi per noi giovani fare impresa agricola da soli è sempre più faticoso, – continua Pagliarani -. Fare rete è una soluzione relativamente nuova per mettere a contatto aziende agricole e non solo, in modo da poter partecipare insieme a bandi e progetti, ma anche per facilitare l’assunzione di personale. Ci sono molti spunti da approfondire e cercheremo di dare anche qualche consiglio. Lo faremo insieme ad un esperto come il professor Mazzoleni”.

“Non mancheranno le testimonianze di chi già lavora in reti di impresa o ha attivato contratti di rete – conclude il presidente di Agia Romagna -. Si tratta di opportunità importanti, solo per citare un esempio, anche per gli agriturismi: io stesso faccio parte di una rete di impresa con le fattorie didattiche. La multifunzionalità, il fatto di poter coinvolgere imprese differenti, è un elemento importante della collaborazione. Speriamo che il momento di formazione del 30 settembre aiuti i giovani agricoltori a trasformare le informazioni in reddito, lavorando insieme”.

“Il convegno sulla collaborazione fra Pmi agricole promosso dai giovani di Agia insieme a Cia Romagna è una conferma del ruolo attivo che rivestono le associazioni di persone nell’ambito della nostra organizzazione – fa eco Danilo Misirocchi -. Da sempre siamo attenti ai temi del ricambio generazionale e della giovane imprenditoria agricola. Cooperazione, aggregazione, contratti di rete e reti d’impresa non sono solo opportunità per da cogliere per consentire alle piccole e medie imprese di crescere e diventare più forti, ma rappresentano anche fondamentali valori associativi e di collaborazione”.

L’introduzione del contratto di rete, quale forma di aggregazione per ottimizzare le risorse e strumento di realizzazione di obiettivi strategici, nasce dall’esigenza di stare al passo con un mercato globalizzato e di competere su qualità ed innovazione, utilizzando le tecnologie e la condivisione di conoscenze e risorse. Lo scopo della rete è accrescere, individualmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle imprese partecipanti. Le reti di imprese sono disciplinate dalla Legge n. 33 del 9 aprile 2009 e il contratto di rete è una forma di aggregazione che ha riscontrato crescente interesse anche nel comparto agricolo, in particolare per effetto del Dl 91/14 che consente alle aziende di mettere insieme terreni e attrezzature e di utilizzare anche assunzioni congiunte con salari ripartiti tra i membri della rete.

I prodotti della filiera corta in Piazza Kennedy

Il mercato contadino a Ravenna, dal 27 al 29 settembre, per la prima volta nell’ambito dell’evento “Giardini&Terrazzi – Verde Ravenna” 

 

Cia-Agricoltori Italiani Romagna, insieme a Confagricoltura e Uil, è promotrice del mercato contadino che si svolge nelle giornate del 27, 28 e 29 settembre 2019 in Piazza Kennedy, a Ravenna, dalle ore 8.00 alle ore 20.00.

Per la prima volta il mercato contadino viene realizzato in concomitanza con Giardini&Terrazzi – Verde Ravenna 2019, la manifestazione dedicata al verde e al vivere all’aria aperta. Così Cia-Agricoltori Italiani Romagna offre ai visitatori della città e della manifestazione una possibilità in più per fare “La Spesa in Campagna”. Questo accade, lo ricordiamo, sempre a Ravenna, anche con la mostra-mercato a cadenza mensile gestita da Donne in Campo Romagna, l’Associazione delle imprenditrici agricole di Cia.

Le aziende agricole Cia presenti dal 27 al 29 settembre, provenienti dalle province di Ravenna e Forlì-Cesena, proporranno prodotti ‘fatti’ nei nostri Appennini e nelle nostre pianure, freschi e trasformati quali frutta di stagione, vino, salumi, farina, pasta, biscotti di grano duro antico, latte e derivati, zafferano e spezie, miele, fiori e piante ornamentali, succhi, confetture e sott’olio.

Iniziative come questa hanno l’obiettivo di valorizzare i territori, la qualità dei prodotti agricoli, l’agriturismo, l’ambiente, la cultura rurale. Rappresentano opportunità di reddito per gli agricoltori. Rappresentano risposte di genuinità e fiducia ai consumatori.

Le aziende Cia-Agricoltori Italiani Romagna partecipanti:

Az. Agr. VIGNOLI S.S. – SOCIETA’ AGRICOLA, DI GLENDA VIGNOLI vino

Az. Agr. MORA DEL MUNIO SOCIETA’ AGRICOLA, DI FEDERICI CLAUDIO: salumi

Az. Agr. ANTICHI CALANCHI, DI BABINI DANIELA: farina, pasta, biscotti di grano duro antico

Az. Agr. L’ORO ROSSO DEL PEREO, DI FIORANCINI ROBERTA: zafferano e spezie

Az. Agr. SPADA MARIO E COVERI PAOLA: trasformati: succhi, confetture, sott’olio

Az. Agr. SUCCI ALBERTO: miele

SOCIETA’ AGRICOLA GALASSI UMBERTO E FIGLI S.S.: ortaggi/frutta;

SOCIETA’ AGRICOLA IL PAGLIAIO DI PAGLIARANI & C. S.S.: formaggi

 

Cimice asiatica in Prefettura a Ravenna

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DI CIA-AGRICOLTORI ITALIANI ROMAGNA, CONFAGRICOLTURA, COPAGRI, UGC-CISL, AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP ROMAGNA DELLA PROVINCIA DI RAVENNA 

Le Organizzazioni agricole della provincia di Ravenna ricevute oggi dal Prefetto Enrico Caterino. Presentato il documento programmatico sottoscritto dal Tavolo Verde che mira ad affrontare con determinazione l’emergenza del comparto frutticolo e il flagello della cimice asiatica 

Ravenna, 18 settembre 2019 – L’emergenza del comparto frutticolo, determinata in particolare dal flagello della cimice asiatica sta minando lo sviluppo economico e la tenuta sociale dell’agricoltura ravennate che impiega complessivamente una forza lavoro di 18.910 operai. Perciò, questa mattina le Organizzazioni agricole e cooperative della provincia di Ravenna – Confagricoltura, Cia-Agricoltori italiani, Copagri, Ugc-cisl, Agci, Confcooperative Ravenna-Rimini, Legacoop Romagna, – hanno presentato al Prefetto, Enrico Caterino, un documento programmatico del Tavolo Verde provinciale al fine di affrontare con determinazione questa grave situazione. «La mancata attivazione di misure risolutive contro la cimice asiatica – scrivono tutte le Organizzazioni agricole provinciali –  provocherà una serie di effetti gravi, la chiusura di molte imprese e la riduzione di biodiversità vegetali oltre al crollo di produzioni frutticole di grande qualità. Occorre adottare con concretezza azioni veloci e definitive, supportare le imprese agricole gravemente danneggiate da quella che possiamo definire una vera e propria piaga per l’agricoltura del Nord Italia». E poi l’affondo: «Vista la gravità della situazione non possiamo accettare vincoli burocratici o pregiudizi di carattere ideologico, pertanto ci aspettiamo risposte in tempi rapidi».

Nel documento firmato dai componenti il Tavolo Verde, si chiede un’azione congiunta con la Regione, il Ministero e il mondo della ricerca, nonché di accelerare, «in piena sintonia con quanto già avanzato dalle regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e province autonome di Trento Bolzano, sull’attuazione di un decreto che consenta l’autorizzazione all’importazione e il lancio in tempi brevi dell’antagonista naturale, vespa samurai, dopo il via libera dato alla sua sperimentazione; sulla revisione dei disciplinari produttivi in funzione dell’emergenza, con deroga sulle norme delle misure agroambientali in funzione del contrasto della cimice asiatica; sulla modifica della legge 102 sulle calamità per consentire agli imprenditori frutticoli l’accesso a finanziamenti e risarcimenti oltre a sgravi contributivi e fiscali, con risorse dedicate per il sostegno economico delle aziende; sul potenziamento della ricerca per ogni attività di limitazione e contrasto alla presenza della cimice con l’utilizzo di insetti antagonisti (vespa samurai) e specifici presidi fitosanitari; sull’autorizzazione all’utilizzo di tutti i presidi fitosanitari possibili (anche nei periodi pre e post fioritura) per contrastare la diffusione, con richiesta da parte della Regione e autorizzazione dai Ministeri; sulla condivisione di strumenti per compensare i danni provocati da un sempre più ampio numero di avversità che colpiscono l’ortofrutta».

Documento programmatico del Tavolo Verde

Cimice asiatica in Prefettura a Forlì-Cesena

CIA-AGRICOLTORI ITALIANI ROMAGNA, CONFAGRICOLTURA, COPAGRI, LE CENTRALI COOPERATIVE CONFCOOPERATIVE FEDAGRI PESCA, LEGACOOP AGROALIMENTARE E AGCI AGRITAL RIUNITE NELL’ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE SETTORE AGROALIMENTARE

Le Organizzazioni agricole del Coordinamento Agrinsieme, nella mattinata del 18 settembre hanno organizzato un presidio alla Prefettura di Forlì-Cesena. A seguire, l’incontro col Prefetto Antonio Corona e la consegna del documento programmatico, che il Prefetto ha sottoscritto.

Agrinsieme ha chiesto al Prefetto di farsi parte in causa per l’adozione di un Piano Nazionale, capace di promuovere e sostenere gli interventi necessari a difendere le produzioni da questa inedita avversità rappresentata dalla cimice asiatica; sviluppare tutte le azioni possibili affinchè si ristabiliscano il prima possibile le condizioni di equilibrio dell’agro-ecosistema; garantire supporto economico pluriennale delle aziende agricole che hanno visto le loro produzioni danneggiate e/o completamente distrutte dall’insetto. Tali danni si sono sommati alla crisi dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, al peggioramento delle condizioni dei nostri mercati esposti alla concorrenza internazionale, alle calamità naturali. A rischio migliaia di posti di lavoro e un indotto molto importante.

Il coordinamento nazionale di Agrinsieme rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, il 60% della produzione agricola e della superifcie nazionale coltivata, oltre 800 mila persone occupate nelle imprese rappresentate.

Documento Agrinsieme Forlì-Cesena del 18 settembre 2019

 

CIA Romagna e Confagricoltura: non siamo noi i responsabili dei divieti di balneazione

Capiamo che i comuni della costa siano in difficoltà sui divieti di balneazione, ma non ci stiamo a prenderci colpe che non sono nostre”. Il mondo dell’agricoltura replica all’assessore all’Ambiente del Comune di Rimini, Anna Montini, la quale ha affermato che i divieti in mare scattano in prossimità delle foci dei fiumi, che nei giorni di forte pioggia portano a riva l’esito di concimazioni agricole nei territori dell’entroterra.
Le parole dell’assessore denotano una conoscenza non completa delle norme ambientali applicate in ambito agricolo”, commenta Lorenzo Falcioni, Vice Presidente Cia Romagna e presidente territoriale di Rimini.
Ci sono fasce tampone di rispetto lungo tutte le aste fluviali principali e lungo i canali censiti nel reticolo idrico, nelle quali non si può concimare, proprio per non creare il problema di impatto ambientale a cui fa riferimento Montini” spiega Roberto Bacchini, Segretario territoriale di Confagricoltura.
Falcioni specifica che: “Ci sono regole molto restrittive, europee e territoriali, relative alla condizionalità, ovvero una serie di norme sanitarie e di sicurezza a cui sono soggette tutte le aziende che ricevono i contributi Pac (Politica agricola comune). Le aziende agricole non pensano neppure lontanamente a spargere l’azoto in maniera indiscriminata: i prodotti e trattamenti sono tutti registrati e ci sono seri controlli”.
Il Comune di Rimini – prosegue Falcioni – ultimamente sta purtroppo rivolgendo scarsa attenzione alla categoria agricola e a tutte le problematiche delle aziende del settore. Salvo ricordarsene quando vengono chiamate per “arredare” la città durante eventi con i loro prodotti tipici. Le aziende non sono solo funzionali al turismo, bensì sono attività economiche che vivono nel tessuto cittadino tutto l’anno. Non ci stiamo a passare per quelli che inquinano e che sporcano, quando invece siamo gli unici veri detentori della tutela del territorio in pianura e in collina. Gli agricoltori vivono in campagna: siamo i primi a non volerla inquinare e avvelenare”.

Cimice asiatica, nuova piaga per l’agricoltura

Presenza in forte incremento in Romagna, l’azione di Cia – Agricoltori Italiani

La cimice asiatica si sta confermando come una nuova piaga per l’agricoltura. In incremento in Romagna e presente in tutte le zone produttive della regione, pur con una forte variabilità di presenza e di danno sia a livello territoriale sia, all’interno dell’area territoriale, nelle singole aziende.

A fronte delle pesanti ripercussioni che la presenza di questo insetto comporta sulle produzioni agricole, con conseguenze sulla loro disponibilità per i consumatori e sul reddito delle imprese, Cia-Agricoltori Italiani Romagna ha coinvolto il livello regionale e nazionale dell’Organizzazione per mettere a segno un’azione più incisiva.

Tale problematica non ha le caratteristiche per entrare nel Decreto emergenze e Cia-Agricoltori Italiani sta cercando delle soluzioni per farvi fronte. Molta attenzione è dedicata anche alla discussione in corso sul nuovo Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Pan). Il Piano italiano è già fra i più restrittivi. Cia-Agricoltori Italiani condivide il principio della sostenibilità ambientale, del quale è anche sostenitrice, ma ribadisce la necessità di stare attenti a non incorrere in limitazioni derivanti da prese di posizione ideologiche più che da studi scientifici. Fra i tanti obiettivi, occorre migliorare la reciprocità delle regole e finalizzare un’armonizzazione reale fra Stati membri europei; nei rapporti coi Paesi terzi rafforzare il sistema di prevenzione con il controllo dei rischi non sostenibili di determinati prodotti d’importazione; adottare strategie efficaci se c’è il rischio concreto di ingresso di nuove fitopatologie. È necessario intensificare la frequenza e l’entità dei controlli, investire nella formazione degli ispettori fitosanitari e nella ricerca.

Qualche informazione sulla presenza/danni della cimice asiatica

La cimice asiatica, insetto molto mobile, prolifico e che si nutre di diverse piante, sta causando seri danni alla frutticoltura e al vivaismo in particolare, ma non solo. Un insetto contro il quale, al momento, non esistono strategie di controllo efficaci.

In forte incremento in Romagna, la cimice asiatica in alcuni areali ha provocato danni ingenti nelle drupacee colpendo il 25-30% dei frutti.

I danni sul pero sono importanti e raggiungono in alcune aziende anche il 100% di frutti colpiti.

Molto numerosa la presenza della cimice asiatica anche su melo e actinidia (kiwi), con diversi frutti danneggiati, tolti in parte con i diradamenti. I danni aumenteranno sicuramente con la maturazione dei frutti.

Tutta la difesa fitosanitaria effettuata in impianti con forte presenza di cimici sta dando scarsi risultati.

Sul versante emiliano della nostra regione, per quanto riguarda il ciliegio, sono stati verificati danni da cimice asiatica intorno al 10%, contro uno storico dell’1%.

Per le pomacee biologiche non protette da reti il danno valutato ad oggi è tra il 30% e l’80%: questa forbice è molto ampia proprio per via delle singole situazioni aziendali e per la dislocazione delle aziende sul territorio. Le pomacee convenzionali registrano un danno tra il 10% e il 40% con situazioni diverse all’interno del territorio. Per il pesco convenzionale il danno è circa il 30-40%.

Anche la soia subisce la numerosa presenza della cimice asiatica: questo preoccupa fortemente in quanto è presumibile che alla raccolta della soia l’insetto possa migrare nei campi di pomacee a raccolta più tardiva con incrementi dei danni sui frutti.

La presenza dell’insetto è in aumento anche in Veneto e in Trentino. La cimice asiatica si trova in compagnia di oltre un migliaio di specie aliene presenti in Italia, non tutte diffuse nel territorio e solo alcune, fortunatamente, provocano danni all’agricoltura, ma la situazione è molto pesante.

Agricoltura: il flagello continua

La situazione delle campagne dopo le prime ricognizioni post maltempo del 22 giugno 2019

L’estremizzazione del clima colpisce ancora. Nel pomeriggio di sabato 22 giugno 2019 il maltempo ha flagellato anche la Romagna, dove i danni hanno riguardato soprattutto automobili in strada e il già pesantemente martoriato settore agricolo. “La situazione è molto grave, anche perché si aggiunge ai pesanti danni di maggio che avevano già superato, secondo le prime stime, i 60 milioni di euro nella nostra regioneafferma il presidente di Cia – Agricoltori Italiani Romagna, Danilo MisirocchiA fasce, e con diversa intensità, tutta la Romagna è stata interessata: dalla dorsale appenninica, alla pianura al mare”.

Albicocche, pesche, susine, pere, uva, grano, orzo, mais, orticole, sementiere: di nuovo sotto stress, di nuovo verifiche per cercare di capire quali conseguenze ci saranno sulle colture dopo gli ultimi violentissimi temporali del 22 giugno 2019. Molte le colture a ridosso della raccolta, altre in maturazione. Alcune colture, come ad esempio alcune sementiere, erano già in affanno per le temperature troppo alte e il troppo secco di giugno.

Dalle prime ricognizioni post maltempo emerge che l’area ravennate è stata la più colpita:

  • devastato il territorio di Massa Lombarda da forte grandinata con grandi chicchi e raffiche di vento;
  • sfiorato Conselice, mentre nella frazione di San Patrizio grandinata ingente;
  • Lugo, in frazione di Santa Maria In Fabriago: grandinata accompagnata da forti raffiche di vento ha causato danni ingenti alle colture e alle strutture: impianti di vigneto rovesciati e capannoni agricoli con tetti e pareti divelte;
  • Sempre nel lughese fortemente colpite le frazioni di Bizzuno e San Potito;
  • Bagnacavallo, forte grandinata in frazione Masiera con ingenti danni alle colture;
  • grandinata disastrosa ha attraversato Fusignano fino ad Alfonsine Nord frazione Taglio Corelli

Alcune aziende hanno segnalato oltre alla grandine, anche caduta di filari di vigneto. Mais steso a terra in quasi tutte le frazioni colpite dalle raffiche di vento.

In una nota, l’Assessore regionale Caselli ha preannunciato la richiesta dello stato di calamità al Governo e l’avvio immediato della delimitazione delle aree colpite ai fini previdenziali, degli ammortizzatori sociali e del rinvio delle rate dei finanziamenti bancari.

La normativa prevede lo sgravio fiscale e contributivo a favore delle imprese agricole che hanno almeno il 30% della PLV danneggiata. Gli ulteriori interventi previsti dalla normativa, da tempo, sono inefficaci a causa delle inconsistenti dotazioni finanziarie.

“Danni che si aggiungono a dannisottolinea Misirocchie che compromettono sempre più l’agricoltura di un intero territorio, la liquidità delle aziende agricole (già in affanno da tempo non solo a causa del meteo), con effetti che si riversano anche sull’indotto”.

Più tutele e maggiore sostegno: lo chiedono le Donne in Campo Romagna

Le imprenditrici agricole romagnole hanno bisogno di più tutele e maggiore sostegno per poter svolgere la loro attività, così importante per la tutela e la crescita del territorio. Sono 443 le aziende agricole con titolari donne associate a Cia Romagna che, con l’associazione Donne in Campo coordinata da Stefania Malavolti, vuole dare voce alle loro esigenze e lavorare per raggiungere piena parità, opportunità e diritti.

Il 13 giugno 2019 a Cesena, Donne in Campo Romagna ha organizzato la sua prima iniziativa pubblica sul tema dell’imprenditoria femminile agricola, inizio di un percorso di confronto con le istituzioni. Accanto a Stefania Malavolti sono intervenuti il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, l’assessora regionale alle Pari opportunità Emma Petitti e la responsabile Servizi alla persona di Cia Romagna, Miriam Bergamo.

Le donne imprenditrici, è stato ricordato, sono ancora troppo poche in Italia e Romagna: rappresentano il 22,6% delle imprese a livello nazionale, percentuale che scende al 20,6% se guardiamo al territorio di Forlì-Cesena, 20,9% a Ravenna, 21,9% a Rimini. Le imprese femminili agricole rappresentano a loro volta solo una piccola fetta di queste: sono il 17,9% di quelle femminili a Forlì-Cesena, 15% a Ravenna, 7,3% a Rimini, e dal 2017 al 2018 sono diminuite (dati 2018 tratti dalle Camere di Commercio di Ravenna e della Romagna).

“Come Donne in Campo Romagna abbiamo incontrato le imprenditrici agricole del territorio e raccolto i loro problemi e le loro esigenze – ha spiegato la coordinatrice Malavolti -. Emerge la necessità di sostegno per donne che svolgono un lavoro autonomo con capacità e amore, in grado di inventarsi un’attività e innovare trovandosi a volte in condizioni difficili e territori marginali, dovendo conciliare lavoro e famiglia. Vogliamo gli stessi diritti delle dipendenti, o perlomeno non un divario così ampio come quello esistente oggi ad esempio in caso di malattia, assistenza ai familiari, gravidanza. Le donne in agricoltura riescono a fare reddito e a mantenere la famiglia sul territorio: questo significa anche creare comunità e mantenere vivo quel territorio. Vanno riconosciuti il valore che apportano e lo sforzo che fanno”.

“C’è un divario da colmare con politiche sociali più efficaci, così come con le competenze, anche digitali – ha sottolineato Miriam Bergamo -. Servono normative previdenziali e assistenziali per agevolare l’imprenditoria femminile; occorrono servizi, dagli asili nido alle case per anziani. Occorre poi intervenire su istruzione e formazione, incoraggiando le ragazze ad acquisire le stem, competenze tecnico scientifiche”.

Il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ha ricordato che il programma di mandato rivolge un’attenzione importante alle associazioni di persone che sono parte integrante della Cia (Anp, Agia, Donne in campo). “Su otto presidenti territoriali di Cia Romagna, tre sono donne. Donne in campo è importante perché è un veicolo per investire sempre di più le donne nella rappresentanza. Al di là delle quote che abbiamo previsto nei nostri organismi (30% di rappresentanza di genere), è infatti fondamentale creare percorsi che permettano alle donne di inserirsi”.

“I problemi emersi in maniera molto chiara rispecchiano tutta la società e non solo il mondo dell’agricoltura – ha osservato l’assessora Petitti nel suo intervento di chiusura -. È una questione culturale che riguarda tutti noi, famiglie, associazioni, comunità, e di cui non possono occuparsi solo le donne. Oggi tutto il carico familiare è sulle donne (36 ore contro le 4/5 ore che ricadono sugli uomini), e abbiamo bisogno di tutelare maggiormente chi oggi ha meno diritti, perché se le donne lavorano di più, l’economia cresce di più. Le imprese under 35 femminili agricole sono aumentate in questi anni, segno che c’è volontà, fermento, desiderio, potenziale per quello che possono dare per l’economia di un territorio. È giusto pretendere normative avanzate. Le istituzioni in Emilia Romagna hanno saputo fare la differenza su questi temi, ma la maternità è ancora elemento discriminante nel trovare il lavoro e nella carriera. Su questo dobbiamo insistere, investire e mettere insieme le politiche in maniera integrata (welfare, istruzione, lavoro…). Come Regione, infine, attraverso i PSR abbiamo messo a disposizione 58 milioni di euro di finanziamenti per aziende agricole “rosa” in questi anni”.

Pensioni: Anp, con i primi tagli a rischio quasi 6 milioni di persone

signani pedini

A giugno l’Inps recupera la quota indicizzata su assegni sopra i 1.520 euro lordi

Arriva puntuale il taglio alle pensioni. Con la mensilità di giugno l’Inps recupera la quota indicizzata sugli assegni sopra i 1.520 euro lordi (circa 1.200 netti) maturati da gennaio in poi. Un’azione sbagliata e scorretta secondo Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani che lancia l’allarme su una questione che sta per mettere a rischio quasi 6 milioni di persone.

Per Anp-Cia, ancora una volta si sta agendo sulle pensioni come fossero un bancomat dello Stato. Questo per una norma, contenuta nella legge di bilancio, che consentirebbe un risparmio di 3,6 miliardi di euro in tre anni, mentre – aggiunge Anp – si colpiscono le fasce più deboli e che andrebbero maggiormente tutelate dall’aumento del costo della vita.

La cosiddetta pensione di cittadinanza – ricorda Anp – non ha, inoltre, risolto in nessun modo il problema delle minime alle prese tra l’altro, con l’incertezza della quattordicesima di cui non fa menzione né la legge di bilancio né il decreto pensioni.

Va poi detto -precisa Anp- che i soldi tolti ai pensionati con il blocco dell’indicizzazione, non saranno mai più recuperati, incidendo sulla perdita del potere d’acquisto degli assegni pensionistici, già arrivata al 30% negli ultimi dieci anni.

Per questo Anp-Cia non intende arretrare nel suo impegno a difesa dei diritti dei pensionati, ma rinnova con forza la preoccupazione già espressa su questi temi con iniziative e manifestazioni nazionali e sul territorio. Ciò ancor più, guardando ai conti pubblici e all’economia del Paese, con lo spettro dell’aumento dell’Iva che andrebbe a gravare sul prezzo di beni e servizi per gli anziani, come alimentari trasporti e spese sanitarie.

Donna e imprenditrice: una sfida quotidiana

Occorre un’efficace politica sociale e previdenziale per le lavoratrici autonome

GIOVEDI’ 13 GIUGNO 2019

ORE 20.30

Sala riunioni Cia Romagna – Via Rasi e Spinelli, 160 –Cesena

Presiede Danilo Misirocchi – Presidente Cia Romagna

Relaziona Stefania Malavolti – Coordinatrice Donne in Campo Romagna

Interviene Miriam Bergamo – Responsabile dei servizi alla persona Cia Romagna

DIBATTITO

Interviene Emma Petitti – Assessore al bilancio, riordino istituzionale, risorse umane e pari opportunità Regione Emilia-Romagna

Conclude Luana Tampieri – Presidente Donne in Campo Emilia-Romagna

Mail cia.romagna@cia.it CiaAgricoltori Italiani Romagna Sito web: romagna.cia.it

Locandina Donne in campo 13.06.19

C.I.A. EMILIA ROMAGNA – VIA BIGARI 5/2 – 40128 BOLOGNA BO – TEL. 051 6314311 – FAX 051 6314333
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