COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

Il divieto della Ue sarà un disastro per il settore

L’Unione europea ha decretato il divieto di utilizzo dell’unico principio attivo efficace per combattere la cimice asiatica, uno fra i parassiti più temuti dagli agricoltori, che colpisce frutteti ed ortaggi, in particolare, ma non solo.  Il fatto ancor più grave è che non ci sono attualmente valide alternative al chlorpyrifos-methyl per una difesa efficace delle piante attaccate dalla cimice asiatica e per il prossimo anno i frutteti rischiano di essere irrimediabilmente compromessi.

“Sarà un disastro per il settore se non verrà attivata una deroga – afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – Per gli agricoltori romagnoli, e per l’indotto, già il 2019 è stato molto difficile e oneroso, anche a causa dell’aumentata presenza della cimice asiatica e dei suoi devastanti effetti sulle produzioni”.

Anche se prenderà il via la sperimentazione con la vespa samurai, passerà almeno un anno per vedere gli effetti positivi dell’antagonista.

“Tempi biblici che i produttori non si possono permettere – sottolineano Misirocchi e il presidente di Cia regionale Cristiano Fini – Non siamo contrari alla dismissione di principi attivi, ma senza altre proposte di mezzi di difesa alternativi al chlorpyrifos-methyl, i produttori saranno costretti ad estirpare le piante, compromettendo il loro reddito e mettendo a repentaglio un patrimonio frutticolo di qualità”.

Cia-Agricoltori Italiani Romagna auspica che sia possibile attivare una deroga nazionale per affrontare almeno la prossima annata ed evitare il tracollo del settore. Anche il Copa Cogeca, l’organismo che raggruppa le cooperative europee, si è espresso contrario a questo provvedimento. Per Misirocchi e Fini è necessario che il governo nazionale avvii una negoziazione con Bruxelles al fine di porre rimedio a questa decisione che potrebbe innescare risvolti economici nefasti per il settore ortofrutticolo.

Un extra per la ricerca: Cia-Agricoltori italiani e gli olivicoltori al fianco di fondazione Airc

Il 7 e 8 dicembre primo appuntamento in 40 cooperative e frantoi in tutta Italia: c’è anche l’oleificio Pasquinoni di Cerasolo Ausa (RN)

L’olio extravergine di oliva è buono e fa bene. Toccherà anche il territorio riminese l’iniziativa “Un extra per la ricerca”, promossa da Fondazione AIRC e dagli olivicoltori di Cia-Agricoltori Italiani e Italia Olivicola per sostenere il lavoro dei 5mila ricercatori AIRC e valorizzare il prodotto principe della dieta mediterranea.

Domani e domenica all’Oleificio Pasquinoni di Cerasolo Ausa (via Tasso 2, S.S. San Marino km 7,5), per ogni bottiglia o lattina di olio novello venduta nei due giorni, verranno destinati 2 euro ai progetti di Fondazione AIRC. Inoltre, per fare un regalo buono e sano per il prossimo Natale, su shop.airc.it sono già disponibili confezioni regalo di bottiglie da 500 ml di olio extravergine 100% italiano estratto a freddo.

La collaborazione fra Airc e Cia-Agricoltori Italiani e Italia Olivicola intende informare il pubblico sull’importanza di adottare comportamenti e abitudini salutari per ridurre il rischio di cancro. Da tempo, siamo consapevoli che il fumo è il rischio evitabile che più incide sulla salute. Oggi sappiamo che anche il cibo che consumiamo può influire ed essere un prezioso alleato per la prevenzione, se insieme riduciamo altri fattori di rischio come la sedentarietà e l’obesità. Alcuni tipi di tumore – in particolare quelli che interessano esofago, stomaco e intestino – sono fra i più sensibili agli effetti di una dieta sbilanciata.

Un numero crescente di studi scientifici sta dimostrando la stretta correlazione tra un’alimentazione varia ed equilibrata e la prevenzione del cancro. L’American Institute for Cancer Research ha calcolato che abitudini alimentari poco salubri sono responsabili di circa tre tumori su dieci. Inoltre, è sempre più chiaro che una dieta salutare va adottata fin dalla più tenera età, anche se non è mai troppo tardi per migliorare le proprie abitudini a tavola.

I risultati di un recente studio italiano, sostenuto da Fondazione AIRC, hanno dimostrato in esperimenti di laboratorio che il consumo quotidiano di olio extravergine di oliva aiuta a prevenire e combattere i tumori intestinali. La scoperta, pubblicata sulla rivista Gastroenterology, è del gruppo di ricerca di Antonio Moschetta all’Università degli Studi di Bari: “L’olio extravergine di oliva tipico del nostro territorio è ricco di acido oleico, una sostanza in grado di regolare la proliferazione cellulare. In studi preclinici abbiamo potuto simulare geni alterati e stati di infiammazione intestinale, dimostrando che la somministrazione di una dieta arricchita di acido oleico è in grado di garantire notevoli benefici per la salute”.

Per informazioni e approfondimenti: airc.it

“Il futuro dell’agricoltura oltre le mode”, Cia-Agricoltori Italiani Romagna presenta l’Annata Agraria 2019

Un’annata non facile – pur con qualche nota positiva in alcuni comparti – per l’agricoltura romagnola: produzioni ridotte, prezzi non remunerativi, mercati difficili, imprese in calo. E’ stata presentata il 22 novembre A Milano Marittima l’Annata agraria 2019 di Cia-Agricoltori italiani Romagna, nel corso di un convegno a cui sono intervenuti Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, Enrico Caterino, Prefetto di Ravenna, Fabrizio Rusticali, direttore di Cia Romagna, Pierluigi Randi (vicepresidente Associazione Meteorologi Professionisti, Ivano Valmori, direttore di AgroNotizie e di ItaliaFruitNews, Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Emilia Romagna.

Il report, alla seconda edizione in versione romagnola (dopo 31 edizioni ravennati), abbraccia le province di Forlì-Cesena, Ravenna, e Rimini.

La persistenza di un quadro di sostanziale stagnazione dell’economia italiana dall’inizio del 2018 si ripercuote anche sul settore agricolo regionale e romagnolo, che nei primi nove mesi del 2019 continua ad essere in sofferenza. Calano dell’1,7% (al 30 settembre 2019 rispetto a settembre 2018) le imprese agricole in Romagna (15.833 in totale), con diminuzioni più marcate per quelle femminili (-3,1%). Positivo l’incremento di quelle giovani (+6,5%, trainato da Ravenna e Rimini). Calano anche gli occupati in agricoltura (in totale 25400), che pesano per il 5,1% del totale (era il 6,1%).

Esaminando i comparti, spiccano le conseguenze del meteo di quest’anno, con maggio freddo e piovoso, dopo un periodo precedente caldo ed uno successivo con anche tre ondate di calore e maltempo. Ripercussioni su tutte le colture frutticole e sulle varietà estive, in particolare su quelle precoci. La produzione di mele in Romagna è prevista in linea con la media degli altri anni, con buone attese per qualità e prezzi, al netto del maltempo e dell’effetto cimice asiatica. Speranze risposte anche nell’actinidia, pur se il 2019 rappresenta il terzo anno consecutivo di produzione inferiore al potenziale, con una flessione delle superfici coltivate.

Solo l’albicocco complessivamente ha realizzato una produzione abbondante con rese medie superiori del doppio rispetto a quelle del 2018 e prosegue nell’aumento di superficie, in particolare nel ravennate e nel forlivese-cesenate. Le tardive hanno risollevato in parte l’annata per quantità e buona qualità. Prezzi all’origine migliori, anche se comunque bassi: in media intorno a 0,49 Euro/kg, -39% circa rispetto al 2018.

Anche il ciliegio ha vissuto due fasi: una prima disastrosa per le precoci e poi per le tardive una seconda migliore, ma la produzione, pur superiore al 2018, è inferiore al potenziale. Prezzi non idonei a compensare la mancanza di prodotto.

Per la fragola è stata un’annata difficile anche in serra, ma la fragola cesenate ha retto abbastanza bene. Le produzioni sono state in calo del 10-15% anche a causa della monilia generata da bagnature e alta umidità. Quotazioni in generale inferiori al 2018.

Per pesche e nettarine è stata una pessima annata: continua il calo di superficie, la produzione cala, pezzatura ridotta, qualità a volte compromessa da batteriosi o da cimice (in particolare pesca bianca nel riminese). Anche dove si sono registrati raccolti superiori di circa il 10% sul 2018 (forlivese-cesenate), in fase di selezione si sono verificati scarti con mancanza di prodotto per il mercato del fresco.

Il 2019 mette al tappeto le pere, deludenti per il crollo di produzione dovuto alla cascola, alternaria e cimice asiatica. Per la Romagna, che riscontra effetti meno pesanti rispetto ad altre zone, si prevede una perdita generale media di circa il 40% (70% a livello nazionale). La superficie è stabile, mentre a livello nazionale è in calo. I prezzi per l’alta qualità appaiono brillanti, ma manca molto prodotto.

Il susino sembra detenere per il 2019 il peggior andamento in assoluto nel frutticolo romagnolo. Nemmeno l’Angeleno, a differenza degli anni precedenti, riesce a risollevare le sorti di questa coltura. Mediamente la produzione è stata superiore rispetto al 2018 di circa il 30%, con una qualità visiva buona ma qualità organolettica non sufficiente per i gusti del consumatore: si è registrato un sensibile calo dei consumi che ha portato i prezzi all’origine al di sotto dei costi di produzione (0,35 Euro/Kg).

Negativa anche l’annata olivicola. In Romagna è il 90% degli ettari regionali a olivo, il riminese esprime la superficie più ampia. Calo importante di produzione di olive su tutte e tre le province con una flessione media complessiva di circa il 57%. Qualità delle olive buona dove è stata effettuata un’attenta difesa dalla mosca olearia. Nel cesenate ha colpito la cimice asiatica, che potrebbe aver compromesso il 30% del raccolto. Le stime sulla produzione di olio indicano in 235/255 mila i kg previsti, 50% in meno in media rispetto al 2018. Prezzi in flessione.

Castagno, melograno, noce, nocciolo, loto (kaki) registrano un calo produttivo con una qualità dei raccolti buona. Prezzi all’origine inizialmente abbastanza buoni, non ancora per il noce. Oscillanti per le altre colture.

Nel vitivinicolo dopo l’exploit del 2018, con la vendemmia 2019 si rientra nella media produttiva degli ultimi anni. La quantità è minore, ma la qualità è ottima dai colli piacentini alla Romagna, dove gli operatori registrano una produzione nettamente al di sotto di quella record dello scorso anno,  con calo delle rese tra il 25% e il 32%, più accentuato per le uve rosse, mentre l’area emiliana contiene la flessione nel 15%. In Romagna la vendemmia 2019 ha prodotto oltre 4 milioni di quintali di uva per quasi 3 milioni di ettolitri di vino. La parte più consistente della produzione è in provincia di Ravenna, dove su 15.900 ettari coltivati sono stati raccolti 3.279.800 quintali di uva e ricavati 2.267.982 ettolitri di vino. Seguono Forlì-Cesena con 6.145 ha coltivati, 641.360 quintali e 487.435 ettolitri; Rimini con 1.860 ettari, 191.520 quintali e 134.064 ettolitri.

Quella del 2019 in Romagna è una campagna cerealicola deludente: le varietà precoci e medio precoci sono andate abbastanza bene, le tardive hanno riscontrato molti problemi. In particolare nel forlivese-cesenate la collina ha sofferto, specialmente per tenero e duro. In Romagna, il raccolto vede una diminuzione di circa il 4-5% del grano duro sul tenero rispetto al 2018. Nel 2018 è stato seminato più tenero, che prevale sul duro anche nelle semine in corso, che in Romagna sono state realizzate ad oggi per circa il 70%. Il 2019 registra un risultato molto abbondante nella produzione di orzo, con rese anche di 70-80 quintali per ettaro. L’aumento delle semine di orzo è stato spinto dalle quotazioni dello scorso anno. La superficie resta superiore alla media storica almeno del 10% circa.

Fra le oleoproteaginose, il girasole nel 2019 ha registrato un incremento dell’estensione delle coltivazioni in tutta la Romagna, anche se nel ravennate ha un’estensione maggiore. La soia in continua a riscontrare superfici in calo di circa il 10% nel ravennate, sono invece stabili a Forlì-Cesena e in aumento nel riminese. Le superfici a colza seguono un andamento altalenante di anno in anno e non registrano imponenti estensioni di superfici in generale. In Romagna le stime in aumento rispetto all’anno precedente sono state confermate, tranne che per la provincia di Forlì-Cesena che ha dimezzato le superfici rispetto all’anno precedente.  

Colture industriali. In Romagna nel 2019 la superficie dedicata a barbabietola da zucchero è in crescita rispetto all’anno precedente: 1.500 ettari distribuiti per lo più nel ravennate (1.060 ha) e poco oltre i 500 nel forlivese-cesenate. Sotto il profilo quantitativo, i parametri risultano spesso inferiori alle aspettative dei produttori. L’annata è deludente dal punto di vista delle rese in PLV per ettaro. Fortissima la virulenza della cercospora.

Per l’erba medica meno produzione di foraggio per ettaro rispetto alle medie produttive. In crescita nel 2019 la strada del mercato estero: il 75% dell’erba medica disidratata è destinata all’export. In regione si coltiva circa il 50% degli oltre 45.000 ettari complessivi di erba medica in Italia; la superficie di medica regionale è concentrata soprattutto in Romagna. La provincia di Forlì Cesena nel 2019 supera il primato fino allo scorso anno detenuto da Ravenna, con 18.000 ettari coltivati e una produzione di 6.840.000 quintali.

La Regione è una delle principali produttrici di colture da seme in Italia. Nel distretto di Forlì-Cesena si registra in particolare la maggior presenza di ditte sementiere fra le circa 75 complessive presenti in Emilia Romagna, un terzo del totale nazionale. La provincia di Ravenna ha particolare importanza per la riproduzione di sementi orticole: circa il 30% della produzione regionale su una superficie ad ortive da seme di circa 3 mila ettari. Le anomalie climatiche, soprattutto di maggio, hanno influito negativamente sulla produzione di molte specie. Molto positiva invece la stagione per la cipolla, sia ibrida che standard, con rese sopra la media e qualità.

Colture Orticole. La campagna produttiva dei prodotti orticoli, per il fresco e da industria, è stata caratterizzata da una buona resa e una buona qualità fino a settembre 2019, qualche problema qualitativo successivo. Le orticole in genere hanno dovuto fare i conti con il sovrapporsi dei periodi di commercializzazione con le produzioni precoci del Sud e della Spagna. Disagi anche sul secondo raccolto per il protrarsi dell’estate fino a fine ottobre.

Il settore zootecnico è a livello regionale il motore propulsivo dell’economia agricola. In Romagna è la provincia di Forlì-Cesena a contare il maggior numero di allevamenti e di capi: gli allevamenti di suini compresi anche quelli da “autoconsumo” sono 824 (-2,02% sul 2018) per un totale di 80.860 capi (+1,54%); gli allevamenti ovi-caprini, autoconsumo compreso, sono 629 (+19,13%, incremento dovuto quasi esclusivamente all’autoconsumo), per 20.680 capi (+20%); gli allevamenti di bovini da carne 359 (-1,64%) per 12.890 capi (-2,18%); restano 28 gli allevamenti di bovini da latte, per 977 capi (+3,83%); sono infine 276 gli allevamenti di avicoli con più di 250 capi. Il settore suinicolo vede un forte aumento del numero di capi in provincia di Rimini. Gli allevamenti, anche quelli da “autoconsumo”, sono 384 (-9%), ma i capi suini hanno registrato una crescita del 25,13% arrivando a 6.947. La provincia di Ravenna è quella che conta più capi suini (109.789, diminuiti del 3,77%) nei suoi 358 allevamenti (-0,56%) e più bovini da latte (3.814 capi, + 2,55%) in 14 allevamenti.

Il 2019 ha messo in evidenza la gravità degli effetti del cambiamento climatico sull’apicoltura. In Romagna la produzione di millefiori primaverile è stata insignificante e destinata alla sopravvivenza delle famiglie. Produzione totalmente azzerata per il miele di acacia. Per quanto riguarda l’erba medica, o millefiori a prevalenza di erba medica, la produzione è stata molto disomogenea. In alcuni areali le famiglie sono state nutrite praticamente tutto l’anno, con costose nutrizioni zuccherine, con un dispiego di risorse enorme per le aziende.

Nel biologico, al secondo posto delle province con il numero maggiore di operatori dopo Parma c’è Forlì-Cesena con 917 nel 2018 (796 nel 2017). Il comparto gode di buona salute, con segno positivo in tutti i settori: il segmento più importante è la frutta, anche se nel 2019 i più dinamici sono stati quelli dei vini e delle uova e carni fresche. D’altronde in Italia i consumi di prodotti biologici sono in crescita +4% nel 2018 e +1,5% nel primo semestre del 2019, anche se la crescita è in flessione rispetto all’anno  precedente.

Annata Agraria della Romagna 2019

“Il futuro dell’agricoltura oltre le mode”

Venerdì 22 novembre a Milano Marittima (Ra), alle ore 15.30 nella Sala Meeting dell’Hotel Embassy & Boston, Cia Romagna presenta l’Annata Agraria 2019.

“Il futuro dell’agricoltura oltre le mode” è il tema centrale attorno al quale ruoteranno gli interventi dei relatori, dopo l’illustrazione delle tendenze del settore agricolo romagnolo dell’anno in corso. Il report, alla seconda edizione in versione romagnola (ma con alle spalle 31 edizioni ravennati), contiene previsioni e dati del territorio delle province di Forlì-Cesena, Ravenna, e Rimini.

Apre e presiede i lavori della giornata Danilo Misirocchi, Presidente di Cia Romagna.

Seguiranno i saluti del Prefetto di Ravenna Enrico Caterino e del Direttore di Cia Romagna Fabrizio Rusticali.

Pierluigi Randi (Vice Presidente Ampro, Associazione Meteorologi Professionisti, Tecnico Meteorologo certificato di Meteocenter s.r.l.), farà poi il punto sulle particolarità meteorologiche e gli eventi estremi accaduti da novembre 2018 a ottobre 2019 (in Romagna era consuetudine far scadere i contratti agrari proprio per San Martino, 11 novembre, momento adatto in quanto dopo la semina il calendario dei lavori agricoli era meno fitto e impegnativo).

L’esposizione dei dati dell’Annata Agraria Romagna sarà a cura di Lucia Betti, Addetta stampa di Cia Romagna che, insieme ai colleghi Giorgia Gianni ed Emer Sani, ha curato l’edizione 2019 dell’Annata Agraria di Cia Romagna.

Seguirà l’intervento del Direttore di AgroNotizie e di ItaliaFruitNews Ivano Valmori (agrotecnico, imprenditore, giornalista): “Basta contrapposizione tra biologico e integrato: la chiarezza che manca”.

La chiusura dei lavori è affidata a Cristiano Fini, Presidente di Cia-Agricoltori Emilia Romagna: “Il Paese che vogliamo”.

L’appuntamento è aperto al pubblico e la partecipazione è gratuita. Per informazioni: tel. 0547 – 26736; cia.romagna@cia.it

L’Annata Agraria di Cia-Agricoltori Italiani Romagna è una fotografia dell’andamento dell’agricoltura locale riguardante il territorio romagnolo, con stime, tendenze e ipotesi previsionali dei comparti e delle colture, dell’anno non ancora concluso, relative alle province di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini. Nel 2019 è al suo secondo anno come “Romagna”, realizzata per le precedenti 31 edizioni (pre Cia Romagna) da Cia Ravenna.

Come da consuetudine, la presentazione pubblica si svolge nel mese di novembre, in quanto in Romagna era abitudine far scadere i contratti agrari a novembre, per San Martino, momento adatto perché dopo la semina il calendario dei lavori agricoli era meno fitto e impegnativo. La giornata di presentazione dell’Annata Agraria prevede un momento dedicato all’illustrazione dei dati al quale segue sempre un approfondimento.

Per la realizzazione dell’Annata Agraria, oltre alle fonti scritte, si utilizzano fonti orali. Si realizzano interviste conoscitive ad agricoltori, responsabili e tecnici di diverse Istituzioni (Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini), Enti (Camere di Commercio di Ravenna e della Romagna), Associazioni, Organizzazioni, Cooperative, Consorzi, operanti nel settore e a rappresentanti del mondo agricolo ed economico in generale, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici. Questa disponibilità rappresenta una preziosa rete di collaborazione.

 

I lupi avanzano: cani da guardia e reti elettriche non li fermano

Scendono sempre più in basso, vicino alle abitazioni e alla strada

In più occasioni in merito alla fauna selvatica e al rapporto uomo e agricoltura Cia-Agricoltori Italiani Romagna ha espresso la necessità di un dialogo, fra tutte le parti, libero da pregiudizi e strumentalizzazioni per la ricerca, seppur complicata, di un equilibrio difficile, ma necessario.

Necessità che sembra imporsi con sempre maggior urgenza. Si torna, infatti, a parlare di lupi e lupi ibridi (o cani ibridi) a ridosso di strade e case, oltre che di allevamenti. Gli agricoltori non vogliono stragi, ma equilibrio fra le parti: i lupi sono una specie protetta, non è possibile attivare misure di contenimento, pur senza comprometterne lo stato di conservazione della specie, nemmeno nel caso di conclamati rischi per la salute pubblica o per prevenire seri danni alle attività agricole e zootecniche. “Il problema però c’è – ribadisce Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – e sembra sempre maggiore. Gli agricoltori chiedono allora di trovare altre soluzioni per il controllo della popolazione”.

Gli agricoltori segnalano una sempre più frequente presenza di lupi a ridosso delle abitazioni e delle strade, a livelli sempre più bassi, fino a valle. Probabilmente oggi per i lupi è più semplice dirigersi verso un gregge in un recinto, che rincorrere caprioli o cinghiali nel bosco. La grande preoccupazione degli agricoltori per gli animali degli allevamenti (pecore, capre, anatre, germani, per fare solo alcuni esempi) sta iniziando ad affiancarsi a quella per la sicurezza delle persone, anche se il lupo, di norma, non dovrebbe attaccare l’uomo.

Verso metà ottobre nell’Azienda Agricola Mordini di Riolo Terme, il cane da guardia è stato sgozzato nel cortile. L’Azienda da qualche anno non ha più capi d’allevamento: ha subìto diversi attacchi e non ha più ricostituito il patrimonio zootecnico. Marco Bandini, di Castel Bolognese, sempre pochi giorni fa, ha visto un lupo aggirarsi nel suo vigneto: “Sono a quattro chilometri dalla via Emilia, non in montagna. Questo fatto non mi ha lasciato tranquillo. Non sono sceso dal trattore. Andiamo anche di notte nei campi e quanto sta accadendo è un deterrente”. Stefania Malavolti, di Casola Valsenio, con un gregge di 120 capi fra pecore e capre e otto ettari di superfice dedicata a pascolo, ne ha visti diversi di lupi e anche aggirarsi intorno a casa.

Nelle Alpi la presenza del lupo dal 2015 al 2018 è quasi triplicata. Per la popolazione appenninica manca una stima formale basata su un programma nazionale di censimento del lupo e, stimata attraverso un metodo deduttivo, sembra sia la stessa del 2015 cioè 1.580 esemplari.

Resta il fatto che gli agricoltori fra cani da guardia e reti elettriche comunque non riescono a difendere i propri animali. L’economia agricola delle zone collinari e montane è fortemente caratterizzata dall’attività zootecnica, senza la quale questi territori rischiano seriamente di essere nel tempo inesorabilmente abbandonati, con tutte le conseguenze negative ambientali, economiche (turismo compreso) e sociali che ne deriverebbero.

Secondo Cia Romagna va prevista, come contenuto nella Direttiva Habitat e come riconosciuto in tutti i paesi europei, la possibilità di poter attivare misure di controllo della popolazione dei lupi nel caso di rischi per la salute pubblica e per prevenire i seri danni alle attività agricole e zootecniche.

Gli allevatori devono applicare un regolamento relativo al rispetto del benessere animale che indica, fra le altre cose, che gli animali dovrebbero pascolare fuori dai recinti per sei mesi all’anno. “È giusto – sostiene la Malavolti – Ora qui non è più possibile. Noi non lavoriamo per ottenere il rimborso per danni da lupi. Reti elettriche, cani da guardia, non riescono a proteggere gli allevamenti. I miei otto ettari di pascolo, ultimamente, non li utilizzo più tutti e sempre. Le greggi pascolano in una parte, in quella che possiamo controllare mentre ci dedichiamo anche alle altre attività dell’azienda”.

La minaccia non è solo per gli allevamenti più consistenti, ma anche per quegli agricoltori ormai in pensione che tengono quattro o cinque pecore o capre, non per il reddito che ne deriva, ma perché in tal modo, pascolando, gli animali tengono puliti terreni che diversamente rimarrebbero incolti. Con rovi e sterpi sarebbe difficile passeggiare nel bosco.

Collaborazione fra Pmi agricole: cooperazione, aggregazione, contratti di rete e reti d’impresa

Il 30 settembre convegno a Cesena con Agia e Cia Romagna

L’unione fa la forza. Sono numerose le opportunità di collaborazione che le piccole e medie imprese agricole hanno a disposizione, anche grazie agli strumenti normativi introdotti negli ultimi anni nel nostro ordinamento. Per fare il punto insieme agli esperti, informare gli agricoltori su leggi e procedure, nonché per mostrare esperienze già avviate, Agia-Associazione giovani imprenditori agricoli Romagna e Cia-Agricoltori italiani Romagna promuovono il convegno “Collaborazione fra Pmi agricole: Cooperazione aggregazione contratti di rete e reti d’impresa”. Appuntamento lunedì 30 settembre alle 20.30 nella sala riunioni di Cia Romagna in viale Rasi e Spinelli 160 a Cesena. Presiederà i lavori Danilo Misirocchi, Presidente Cia Romagna. Dopo l’introduzione di Matteo Pagliarani, Presidente Agia – Cia Romagna, interverrà Mario Mazzoleni, docente di Economia aziendale all’Università degli Studi di Brescia. Sarà dato quindi spazio alle testimonianze degli imprenditori agricoli che racconteranno come hanno dato vita a forme di collaborazione e reti. Le conclusioni saranno affidate a Stefano Francia, Presidente Agia – Cia nazionale.

“Il convegno nasce da un’esigenza precisa che emerge soprattutto dai giovani che hanno intrapreso la strada dell’agricoltura – spiega Matteo Pagliarani -. Per le piccole e medie imprese è sempre più difficile fare impresa, internazionalizzare, sbarcare su nuovi mercati, sopportare il peso della burocrazia. Vogliamo perciò approfondire le opportunità esistenti, che sono offerte ormai da una decina d’anni (il decreto sulle reti di imprese è del 2009), ma che risultano ancora ‘nuove’ per molti imprenditori”.

“Oggi per noi giovani fare impresa agricola da soli è sempre più faticoso, – continua Pagliarani -. Fare rete è una soluzione relativamente nuova per mettere a contatto aziende agricole e non solo, in modo da poter partecipare insieme a bandi e progetti, ma anche per facilitare l’assunzione di personale. Ci sono molti spunti da approfondire e cercheremo di dare anche qualche consiglio. Lo faremo insieme ad un esperto come il professor Mazzoleni”.

“Non mancheranno le testimonianze di chi già lavora in reti di impresa o ha attivato contratti di rete – conclude il presidente di Agia Romagna -. Si tratta di opportunità importanti, solo per citare un esempio, anche per gli agriturismi: io stesso faccio parte di una rete di impresa con le fattorie didattiche. La multifunzionalità, il fatto di poter coinvolgere imprese differenti, è un elemento importante della collaborazione. Speriamo che il momento di formazione del 30 settembre aiuti i giovani agricoltori a trasformare le informazioni in reddito, lavorando insieme”.

“Il convegno sulla collaborazione fra Pmi agricole promosso dai giovani di Agia insieme a Cia Romagna è una conferma del ruolo attivo che rivestono le associazioni di persone nell’ambito della nostra organizzazione – fa eco Danilo Misirocchi -. Da sempre siamo attenti ai temi del ricambio generazionale e della giovane imprenditoria agricola. Cooperazione, aggregazione, contratti di rete e reti d’impresa non sono solo opportunità per da cogliere per consentire alle piccole e medie imprese di crescere e diventare più forti, ma rappresentano anche fondamentali valori associativi e di collaborazione”.

L’introduzione del contratto di rete, quale forma di aggregazione per ottimizzare le risorse e strumento di realizzazione di obiettivi strategici, nasce dall’esigenza di stare al passo con un mercato globalizzato e di competere su qualità ed innovazione, utilizzando le tecnologie e la condivisione di conoscenze e risorse. Lo scopo della rete è accrescere, individualmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle imprese partecipanti. Le reti di imprese sono disciplinate dalla Legge n. 33 del 9 aprile 2009 e il contratto di rete è una forma di aggregazione che ha riscontrato crescente interesse anche nel comparto agricolo, in particolare per effetto del Dl 91/14 che consente alle aziende di mettere insieme terreni e attrezzature e di utilizzare anche assunzioni congiunte con salari ripartiti tra i membri della rete.

I prodotti della filiera corta in Piazza Kennedy

Il mercato contadino a Ravenna, dal 27 al 29 settembre, per la prima volta nell’ambito dell’evento “Giardini&Terrazzi – Verde Ravenna” 

 

Cia-Agricoltori Italiani Romagna, insieme a Confagricoltura e Uil, è promotrice del mercato contadino che si svolge nelle giornate del 27, 28 e 29 settembre 2019 in Piazza Kennedy, a Ravenna, dalle ore 8.00 alle ore 20.00.

Per la prima volta il mercato contadino viene realizzato in concomitanza con Giardini&Terrazzi – Verde Ravenna 2019, la manifestazione dedicata al verde e al vivere all’aria aperta. Così Cia-Agricoltori Italiani Romagna offre ai visitatori della città e della manifestazione una possibilità in più per fare “La Spesa in Campagna”. Questo accade, lo ricordiamo, sempre a Ravenna, anche con la mostra-mercato a cadenza mensile gestita da Donne in Campo Romagna, l’Associazione delle imprenditrici agricole di Cia.

Le aziende agricole Cia presenti dal 27 al 29 settembre, provenienti dalle province di Ravenna e Forlì-Cesena, proporranno prodotti ‘fatti’ nei nostri Appennini e nelle nostre pianure, freschi e trasformati quali frutta di stagione, vino, salumi, farina, pasta, biscotti di grano duro antico, latte e derivati, zafferano e spezie, miele, fiori e piante ornamentali, succhi, confetture e sott’olio.

Iniziative come questa hanno l’obiettivo di valorizzare i territori, la qualità dei prodotti agricoli, l’agriturismo, l’ambiente, la cultura rurale. Rappresentano opportunità di reddito per gli agricoltori. Rappresentano risposte di genuinità e fiducia ai consumatori.

Le aziende Cia-Agricoltori Italiani Romagna partecipanti:

Az. Agr. VIGNOLI S.S. – SOCIETA’ AGRICOLA, DI GLENDA VIGNOLI vino

Az. Agr. MORA DEL MUNIO SOCIETA’ AGRICOLA, DI FEDERICI CLAUDIO: salumi

Az. Agr. ANTICHI CALANCHI, DI BABINI DANIELA: farina, pasta, biscotti di grano duro antico

Az. Agr. L’ORO ROSSO DEL PEREO, DI FIORANCINI ROBERTA: zafferano e spezie

Az. Agr. SPADA MARIO E COVERI PAOLA: trasformati: succhi, confetture, sott’olio

Az. Agr. SUCCI ALBERTO: miele

SOCIETA’ AGRICOLA GALASSI UMBERTO E FIGLI S.S.: ortaggi/frutta;

SOCIETA’ AGRICOLA IL PAGLIAIO DI PAGLIARANI & C. S.S.: formaggi

 

Cimice asiatica in Prefettura a Ravenna

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DI CIA-AGRICOLTORI ITALIANI ROMAGNA, CONFAGRICOLTURA, COPAGRI, UGC-CISL, AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP ROMAGNA DELLA PROVINCIA DI RAVENNA 

Le Organizzazioni agricole della provincia di Ravenna ricevute oggi dal Prefetto Enrico Caterino. Presentato il documento programmatico sottoscritto dal Tavolo Verde che mira ad affrontare con determinazione l’emergenza del comparto frutticolo e il flagello della cimice asiatica 

Ravenna, 18 settembre 2019 – L’emergenza del comparto frutticolo, determinata in particolare dal flagello della cimice asiatica sta minando lo sviluppo economico e la tenuta sociale dell’agricoltura ravennate che impiega complessivamente una forza lavoro di 18.910 operai. Perciò, questa mattina le Organizzazioni agricole e cooperative della provincia di Ravenna – Confagricoltura, Cia-Agricoltori italiani, Copagri, Ugc-cisl, Agci, Confcooperative Ravenna-Rimini, Legacoop Romagna, – hanno presentato al Prefetto, Enrico Caterino, un documento programmatico del Tavolo Verde provinciale al fine di affrontare con determinazione questa grave situazione. «La mancata attivazione di misure risolutive contro la cimice asiatica – scrivono tutte le Organizzazioni agricole provinciali –  provocherà una serie di effetti gravi, la chiusura di molte imprese e la riduzione di biodiversità vegetali oltre al crollo di produzioni frutticole di grande qualità. Occorre adottare con concretezza azioni veloci e definitive, supportare le imprese agricole gravemente danneggiate da quella che possiamo definire una vera e propria piaga per l’agricoltura del Nord Italia». E poi l’affondo: «Vista la gravità della situazione non possiamo accettare vincoli burocratici o pregiudizi di carattere ideologico, pertanto ci aspettiamo risposte in tempi rapidi».

Nel documento firmato dai componenti il Tavolo Verde, si chiede un’azione congiunta con la Regione, il Ministero e il mondo della ricerca, nonché di accelerare, «in piena sintonia con quanto già avanzato dalle regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e province autonome di Trento Bolzano, sull’attuazione di un decreto che consenta l’autorizzazione all’importazione e il lancio in tempi brevi dell’antagonista naturale, vespa samurai, dopo il via libera dato alla sua sperimentazione; sulla revisione dei disciplinari produttivi in funzione dell’emergenza, con deroga sulle norme delle misure agroambientali in funzione del contrasto della cimice asiatica; sulla modifica della legge 102 sulle calamità per consentire agli imprenditori frutticoli l’accesso a finanziamenti e risarcimenti oltre a sgravi contributivi e fiscali, con risorse dedicate per il sostegno economico delle aziende; sul potenziamento della ricerca per ogni attività di limitazione e contrasto alla presenza della cimice con l’utilizzo di insetti antagonisti (vespa samurai) e specifici presidi fitosanitari; sull’autorizzazione all’utilizzo di tutti i presidi fitosanitari possibili (anche nei periodi pre e post fioritura) per contrastare la diffusione, con richiesta da parte della Regione e autorizzazione dai Ministeri; sulla condivisione di strumenti per compensare i danni provocati da un sempre più ampio numero di avversità che colpiscono l’ortofrutta».

Documento programmatico del Tavolo Verde

Cimice asiatica in Prefettura a Forlì-Cesena

CIA-AGRICOLTORI ITALIANI ROMAGNA, CONFAGRICOLTURA, COPAGRI, LE CENTRALI COOPERATIVE CONFCOOPERATIVE FEDAGRI PESCA, LEGACOOP AGROALIMENTARE E AGCI AGRITAL RIUNITE NELL’ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE SETTORE AGROALIMENTARE

Le Organizzazioni agricole del Coordinamento Agrinsieme, nella mattinata del 18 settembre hanno organizzato un presidio alla Prefettura di Forlì-Cesena. A seguire, l’incontro col Prefetto Antonio Corona e la consegna del documento programmatico, che il Prefetto ha sottoscritto.

Agrinsieme ha chiesto al Prefetto di farsi parte in causa per l’adozione di un Piano Nazionale, capace di promuovere e sostenere gli interventi necessari a difendere le produzioni da questa inedita avversità rappresentata dalla cimice asiatica; sviluppare tutte le azioni possibili affinchè si ristabiliscano il prima possibile le condizioni di equilibrio dell’agro-ecosistema; garantire supporto economico pluriennale delle aziende agricole che hanno visto le loro produzioni danneggiate e/o completamente distrutte dall’insetto. Tali danni si sono sommati alla crisi dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, al peggioramento delle condizioni dei nostri mercati esposti alla concorrenza internazionale, alle calamità naturali. A rischio migliaia di posti di lavoro e un indotto molto importante.

Il coordinamento nazionale di Agrinsieme rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, il 60% della produzione agricola e della superifcie nazionale coltivata, oltre 800 mila persone occupate nelle imprese rappresentate.

Documento Agrinsieme Forlì-Cesena del 18 settembre 2019

 

CIA Romagna e Confagricoltura: non siamo noi i responsabili dei divieti di balneazione

Capiamo che i comuni della costa siano in difficoltà sui divieti di balneazione, ma non ci stiamo a prenderci colpe che non sono nostre”. Il mondo dell’agricoltura replica all’assessore all’Ambiente del Comune di Rimini, Anna Montini, la quale ha affermato che i divieti in mare scattano in prossimità delle foci dei fiumi, che nei giorni di forte pioggia portano a riva l’esito di concimazioni agricole nei territori dell’entroterra.
Le parole dell’assessore denotano una conoscenza non completa delle norme ambientali applicate in ambito agricolo”, commenta Lorenzo Falcioni, Vice Presidente Cia Romagna e presidente territoriale di Rimini.
Ci sono fasce tampone di rispetto lungo tutte le aste fluviali principali e lungo i canali censiti nel reticolo idrico, nelle quali non si può concimare, proprio per non creare il problema di impatto ambientale a cui fa riferimento Montini” spiega Roberto Bacchini, Segretario territoriale di Confagricoltura.
Falcioni specifica che: “Ci sono regole molto restrittive, europee e territoriali, relative alla condizionalità, ovvero una serie di norme sanitarie e di sicurezza a cui sono soggette tutte le aziende che ricevono i contributi Pac (Politica agricola comune). Le aziende agricole non pensano neppure lontanamente a spargere l’azoto in maniera indiscriminata: i prodotti e trattamenti sono tutti registrati e ci sono seri controlli”.
Il Comune di Rimini – prosegue Falcioni – ultimamente sta purtroppo rivolgendo scarsa attenzione alla categoria agricola e a tutte le problematiche delle aziende del settore. Salvo ricordarsene quando vengono chiamate per “arredare” la città durante eventi con i loro prodotti tipici. Le aziende non sono solo funzionali al turismo, bensì sono attività economiche che vivono nel tessuto cittadino tutto l’anno. Non ci stiamo a passare per quelli che inquinano e che sporcano, quando invece siamo gli unici veri detentori della tutela del territorio in pianura e in collina. Gli agricoltori vivono in campagna: siamo i primi a non volerla inquinare e avvelenare”.

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