COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

CIA Romagna e Confagricoltura: non siamo noi i responsabili dei divieti di balneazione

Capiamo che i comuni della costa siano in difficoltà sui divieti di balneazione, ma non ci stiamo a prenderci colpe che non sono nostre”. Il mondo dell’agricoltura replica all’assessore all’Ambiente del Comune di Rimini, Anna Montini, la quale ha affermato che i divieti in mare scattano in prossimità delle foci dei fiumi, che nei giorni di forte pioggia portano a riva l’esito di concimazioni agricole nei territori dell’entroterra.
Le parole dell’assessore denotano una conoscenza non completa delle norme ambientali applicate in ambito agricolo”, commenta Lorenzo Falcioni, Vice Presidente Cia Romagna e presidente territoriale di Rimini.
Ci sono fasce tampone di rispetto lungo tutte le aste fluviali principali e lungo i canali censiti nel reticolo idrico, nelle quali non si può concimare, proprio per non creare il problema di impatto ambientale a cui fa riferimento Montini” spiega Roberto Bacchini, Segretario territoriale di Confagricoltura.
Falcioni specifica che: “Ci sono regole molto restrittive, europee e territoriali, relative alla condizionalità, ovvero una serie di norme sanitarie e di sicurezza a cui sono soggette tutte le aziende che ricevono i contributi Pac (Politica agricola comune). Le aziende agricole non pensano neppure lontanamente a spargere l’azoto in maniera indiscriminata: i prodotti e trattamenti sono tutti registrati e ci sono seri controlli”.
Il Comune di Rimini – prosegue Falcioni – ultimamente sta purtroppo rivolgendo scarsa attenzione alla categoria agricola e a tutte le problematiche delle aziende del settore. Salvo ricordarsene quando vengono chiamate per “arredare” la città durante eventi con i loro prodotti tipici. Le aziende non sono solo funzionali al turismo, bensì sono attività economiche che vivono nel tessuto cittadino tutto l’anno. Non ci stiamo a passare per quelli che inquinano e che sporcano, quando invece siamo gli unici veri detentori della tutela del territorio in pianura e in collina. Gli agricoltori vivono in campagna: siamo i primi a non volerla inquinare e avvelenare”.

Cimice asiatica, nuova piaga per l’agricoltura

Presenza in forte incremento in Romagna, l’azione di Cia – Agricoltori Italiani

La cimice asiatica si sta confermando come una nuova piaga per l’agricoltura. In incremento in Romagna e presente in tutte le zone produttive della regione, pur con una forte variabilità di presenza e di danno sia a livello territoriale sia, all’interno dell’area territoriale, nelle singole aziende.

A fronte delle pesanti ripercussioni che la presenza di questo insetto comporta sulle produzioni agricole, con conseguenze sulla loro disponibilità per i consumatori e sul reddito delle imprese, Cia-Agricoltori Italiani Romagna ha coinvolto il livello regionale e nazionale dell’Organizzazione per mettere a segno un’azione più incisiva.

Tale problematica non ha le caratteristiche per entrare nel Decreto emergenze e Cia-Agricoltori Italiani sta cercando delle soluzioni per farvi fronte. Molta attenzione è dedicata anche alla discussione in corso sul nuovo Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Pan). Il Piano italiano è già fra i più restrittivi. Cia-Agricoltori Italiani condivide il principio della sostenibilità ambientale, del quale è anche sostenitrice, ma ribadisce la necessità di stare attenti a non incorrere in limitazioni derivanti da prese di posizione ideologiche più che da studi scientifici. Fra i tanti obiettivi, occorre migliorare la reciprocità delle regole e finalizzare un’armonizzazione reale fra Stati membri europei; nei rapporti coi Paesi terzi rafforzare il sistema di prevenzione con il controllo dei rischi non sostenibili di determinati prodotti d’importazione; adottare strategie efficaci se c’è il rischio concreto di ingresso di nuove fitopatologie. È necessario intensificare la frequenza e l’entità dei controlli, investire nella formazione degli ispettori fitosanitari e nella ricerca.

Qualche informazione sulla presenza/danni della cimice asiatica

La cimice asiatica, insetto molto mobile, prolifico e che si nutre di diverse piante, sta causando seri danni alla frutticoltura e al vivaismo in particolare, ma non solo. Un insetto contro il quale, al momento, non esistono strategie di controllo efficaci.

In forte incremento in Romagna, la cimice asiatica in alcuni areali ha provocato danni ingenti nelle drupacee colpendo il 25-30% dei frutti.

I danni sul pero sono importanti e raggiungono in alcune aziende anche il 100% di frutti colpiti.

Molto numerosa la presenza della cimice asiatica anche su melo e actinidia (kiwi), con diversi frutti danneggiati, tolti in parte con i diradamenti. I danni aumenteranno sicuramente con la maturazione dei frutti.

Tutta la difesa fitosanitaria effettuata in impianti con forte presenza di cimici sta dando scarsi risultati.

Sul versante emiliano della nostra regione, per quanto riguarda il ciliegio, sono stati verificati danni da cimice asiatica intorno al 10%, contro uno storico dell’1%.

Per le pomacee biologiche non protette da reti il danno valutato ad oggi è tra il 30% e l’80%: questa forbice è molto ampia proprio per via delle singole situazioni aziendali e per la dislocazione delle aziende sul territorio. Le pomacee convenzionali registrano un danno tra il 10% e il 40% con situazioni diverse all’interno del territorio. Per il pesco convenzionale il danno è circa il 30-40%.

Anche la soia subisce la numerosa presenza della cimice asiatica: questo preoccupa fortemente in quanto è presumibile che alla raccolta della soia l’insetto possa migrare nei campi di pomacee a raccolta più tardiva con incrementi dei danni sui frutti.

La presenza dell’insetto è in aumento anche in Veneto e in Trentino. La cimice asiatica si trova in compagnia di oltre un migliaio di specie aliene presenti in Italia, non tutte diffuse nel territorio e solo alcune, fortunatamente, provocano danni all’agricoltura, ma la situazione è molto pesante.

Agricoltura: il flagello continua

La situazione delle campagne dopo le prime ricognizioni post maltempo del 22 giugno 2019

L’estremizzazione del clima colpisce ancora. Nel pomeriggio di sabato 22 giugno 2019 il maltempo ha flagellato anche la Romagna, dove i danni hanno riguardato soprattutto automobili in strada e il già pesantemente martoriato settore agricolo. “La situazione è molto grave, anche perché si aggiunge ai pesanti danni di maggio che avevano già superato, secondo le prime stime, i 60 milioni di euro nella nostra regioneafferma il presidente di Cia – Agricoltori Italiani Romagna, Danilo MisirocchiA fasce, e con diversa intensità, tutta la Romagna è stata interessata: dalla dorsale appenninica, alla pianura al mare”.

Albicocche, pesche, susine, pere, uva, grano, orzo, mais, orticole, sementiere: di nuovo sotto stress, di nuovo verifiche per cercare di capire quali conseguenze ci saranno sulle colture dopo gli ultimi violentissimi temporali del 22 giugno 2019. Molte le colture a ridosso della raccolta, altre in maturazione. Alcune colture, come ad esempio alcune sementiere, erano già in affanno per le temperature troppo alte e il troppo secco di giugno.

Dalle prime ricognizioni post maltempo emerge che l’area ravennate è stata la più colpita:

  • devastato il territorio di Massa Lombarda da forte grandinata con grandi chicchi e raffiche di vento;
  • sfiorato Conselice, mentre nella frazione di San Patrizio grandinata ingente;
  • Lugo, in frazione di Santa Maria In Fabriago: grandinata accompagnata da forti raffiche di vento ha causato danni ingenti alle colture e alle strutture: impianti di vigneto rovesciati e capannoni agricoli con tetti e pareti divelte;
  • Sempre nel lughese fortemente colpite le frazioni di Bizzuno e San Potito;
  • Bagnacavallo, forte grandinata in frazione Masiera con ingenti danni alle colture;
  • grandinata disastrosa ha attraversato Fusignano fino ad Alfonsine Nord frazione Taglio Corelli

Alcune aziende hanno segnalato oltre alla grandine, anche caduta di filari di vigneto. Mais steso a terra in quasi tutte le frazioni colpite dalle raffiche di vento.

In una nota, l’Assessore regionale Caselli ha preannunciato la richiesta dello stato di calamità al Governo e l’avvio immediato della delimitazione delle aree colpite ai fini previdenziali, degli ammortizzatori sociali e del rinvio delle rate dei finanziamenti bancari.

La normativa prevede lo sgravio fiscale e contributivo a favore delle imprese agricole che hanno almeno il 30% della PLV danneggiata. Gli ulteriori interventi previsti dalla normativa, da tempo, sono inefficaci a causa delle inconsistenti dotazioni finanziarie.

“Danni che si aggiungono a dannisottolinea Misirocchie che compromettono sempre più l’agricoltura di un intero territorio, la liquidità delle aziende agricole (già in affanno da tempo non solo a causa del meteo), con effetti che si riversano anche sull’indotto”.

Più tutele e maggiore sostegno: lo chiedono le Donne in Campo Romagna

Le imprenditrici agricole romagnole hanno bisogno di più tutele e maggiore sostegno per poter svolgere la loro attività, così importante per la tutela e la crescita del territorio. Sono 443 le aziende agricole con titolari donne associate a Cia Romagna che, con l’associazione Donne in Campo coordinata da Stefania Malavolti, vuole dare voce alle loro esigenze e lavorare per raggiungere piena parità, opportunità e diritti.

Il 13 giugno 2019 a Cesena, Donne in Campo Romagna ha organizzato la sua prima iniziativa pubblica sul tema dell’imprenditoria femminile agricola, inizio di un percorso di confronto con le istituzioni. Accanto a Stefania Malavolti sono intervenuti il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, l’assessora regionale alle Pari opportunità Emma Petitti e la responsabile Servizi alla persona di Cia Romagna, Miriam Bergamo.

Le donne imprenditrici, è stato ricordato, sono ancora troppo poche in Italia e Romagna: rappresentano il 22,6% delle imprese a livello nazionale, percentuale che scende al 20,6% se guardiamo al territorio di Forlì-Cesena, 20,9% a Ravenna, 21,9% a Rimini. Le imprese femminili agricole rappresentano a loro volta solo una piccola fetta di queste: sono il 17,9% di quelle femminili a Forlì-Cesena, 15% a Ravenna, 7,3% a Rimini, e dal 2017 al 2018 sono diminuite (dati 2018 tratti dalle Camere di Commercio di Ravenna e della Romagna).

“Come Donne in Campo Romagna abbiamo incontrato le imprenditrici agricole del territorio e raccolto i loro problemi e le loro esigenze – ha spiegato la coordinatrice Malavolti -. Emerge la necessità di sostegno per donne che svolgono un lavoro autonomo con capacità e amore, in grado di inventarsi un’attività e innovare trovandosi a volte in condizioni difficili e territori marginali, dovendo conciliare lavoro e famiglia. Vogliamo gli stessi diritti delle dipendenti, o perlomeno non un divario così ampio come quello esistente oggi ad esempio in caso di malattia, assistenza ai familiari, gravidanza. Le donne in agricoltura riescono a fare reddito e a mantenere la famiglia sul territorio: questo significa anche creare comunità e mantenere vivo quel territorio. Vanno riconosciuti il valore che apportano e lo sforzo che fanno”.

“C’è un divario da colmare con politiche sociali più efficaci, così come con le competenze, anche digitali – ha sottolineato Miriam Bergamo -. Servono normative previdenziali e assistenziali per agevolare l’imprenditoria femminile; occorrono servizi, dagli asili nido alle case per anziani. Occorre poi intervenire su istruzione e formazione, incoraggiando le ragazze ad acquisire le stem, competenze tecnico scientifiche”.

Il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ha ricordato che il programma di mandato rivolge un’attenzione importante alle associazioni di persone che sono parte integrante della Cia (Anp, Agia, Donne in campo). “Su otto presidenti territoriali di Cia Romagna, tre sono donne. Donne in campo è importante perché è un veicolo per investire sempre di più le donne nella rappresentanza. Al di là delle quote che abbiamo previsto nei nostri organismi (30% di rappresentanza di genere), è infatti fondamentale creare percorsi che permettano alle donne di inserirsi”.

“I problemi emersi in maniera molto chiara rispecchiano tutta la società e non solo il mondo dell’agricoltura – ha osservato l’assessora Petitti nel suo intervento di chiusura -. È una questione culturale che riguarda tutti noi, famiglie, associazioni, comunità, e di cui non possono occuparsi solo le donne. Oggi tutto il carico familiare è sulle donne (36 ore contro le 4/5 ore che ricadono sugli uomini), e abbiamo bisogno di tutelare maggiormente chi oggi ha meno diritti, perché se le donne lavorano di più, l’economia cresce di più. Le imprese under 35 femminili agricole sono aumentate in questi anni, segno che c’è volontà, fermento, desiderio, potenziale per quello che possono dare per l’economia di un territorio. È giusto pretendere normative avanzate. Le istituzioni in Emilia Romagna hanno saputo fare la differenza su questi temi, ma la maternità è ancora elemento discriminante nel trovare il lavoro e nella carriera. Su questo dobbiamo insistere, investire e mettere insieme le politiche in maniera integrata (welfare, istruzione, lavoro…). Come Regione, infine, attraverso i PSR abbiamo messo a disposizione 58 milioni di euro di finanziamenti per aziende agricole “rosa” in questi anni”.

Pensioni: Anp, con i primi tagli a rischio quasi 6 milioni di persone

signani pedini

A giugno l’Inps recupera la quota indicizzata su assegni sopra i 1.520 euro lordi

Arriva puntuale il taglio alle pensioni. Con la mensilità di giugno l’Inps recupera la quota indicizzata sugli assegni sopra i 1.520 euro lordi (circa 1.200 netti) maturati da gennaio in poi. Un’azione sbagliata e scorretta secondo Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani che lancia l’allarme su una questione che sta per mettere a rischio quasi 6 milioni di persone.

Per Anp-Cia, ancora una volta si sta agendo sulle pensioni come fossero un bancomat dello Stato. Questo per una norma, contenuta nella legge di bilancio, che consentirebbe un risparmio di 3,6 miliardi di euro in tre anni, mentre – aggiunge Anp – si colpiscono le fasce più deboli e che andrebbero maggiormente tutelate dall’aumento del costo della vita.

La cosiddetta pensione di cittadinanza – ricorda Anp – non ha, inoltre, risolto in nessun modo il problema delle minime alle prese tra l’altro, con l’incertezza della quattordicesima di cui non fa menzione né la legge di bilancio né il decreto pensioni.

Va poi detto -precisa Anp- che i soldi tolti ai pensionati con il blocco dell’indicizzazione, non saranno mai più recuperati, incidendo sulla perdita del potere d’acquisto degli assegni pensionistici, già arrivata al 30% negli ultimi dieci anni.

Per questo Anp-Cia non intende arretrare nel suo impegno a difesa dei diritti dei pensionati, ma rinnova con forza la preoccupazione già espressa su questi temi con iniziative e manifestazioni nazionali e sul territorio. Ciò ancor più, guardando ai conti pubblici e all’economia del Paese, con lo spettro dell’aumento dell’Iva che andrebbe a gravare sul prezzo di beni e servizi per gli anziani, come alimentari trasporti e spese sanitarie.

Donna e imprenditrice: una sfida quotidiana

Occorre un’efficace politica sociale e previdenziale per le lavoratrici autonome

GIOVEDI’ 13 GIUGNO 2019

ORE 20.30

Sala riunioni Cia Romagna – Via Rasi e Spinelli, 160 –Cesena

Presiede Danilo Misirocchi – Presidente Cia Romagna

Relaziona Stefania Malavolti – Coordinatrice Donne in Campo Romagna

Interviene Miriam Bergamo – Responsabile dei servizi alla persona Cia Romagna

DIBATTITO

Interviene Emma Petitti – Assessore al bilancio, riordino istituzionale, risorse umane e pari opportunità Regione Emilia-Romagna

Conclude Luana Tampieri – Presidente Donne in Campo Emilia-Romagna

Mail cia.romagna@cia.it CiaAgricoltori Italiani Romagna Sito web: romagna.cia.it

Locandina Donne in campo 13.06.19

Fauna selvatica: Cia chiede riforma radicale della legge

Fauna selvatica, Cia Agricoltori Italiani lancia una riforma radicale della legge e indica 7 azioni prioritarie contro le numerose emergenze: il documento, già sul tavolo di Camera e Senato, è stato consegnato al presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini

Nel 2017-2018 sono stati censiti nella nostra regione  quasi 83.000 caprioli, 2975 cervi e 5783 daini e dal 2012 al 2017 si sono registrati 4745 incidenti stradali con animali di grossa taglia. Servono subito nuove norme

BOLOGNA, 17 MAGGIO 2019 – Una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, tra danni milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali sempre più frequenti e minacce alla sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane. L’ha chiesta nei giorni scorsi Cia Agricoltori Italiani, presentando a Camera e Senato una proposta di modifica della legge 157/92 che regola la materia, documento che è stato consegnato oggi, 17 maggio,  al presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Nel 2017-2018 sono stati censiti nella nostra regione quasi 83.000 caprioli, 2975 cervi e 5783 daini e dal 2012 al 2017 si sono registrati 4745 incidenti stradali con animali di grossa taglia. Sempre nel 2017-2018 sono stati prelevati 28.000 cinghiali e più di 11.000 caprioli, ma la situazione è sempre più critica  e servono nuove norme subito, quindi una riforma della legge 157/92 sulla caccia, ormai datata e non più adeguata alle emergenze delle campagne.

In Italia sono stimati 2 milioni di cinghiali con danni all’agricoltura fino a 60 milioni di euro l’anno. La presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono ed effetti negativi sulla tenuta idrogeologica dei territori. Per questo Cia sollecita le istituzioni ad agire tempestivamente, utilizzando il progetto di riforma proposto da Cia come base di discussione, per arrivare a una nuova normativa sul tema più moderna ed efficace.

Di seguito sette punti chiave per invertire la rotta

  1. Sostituire il concetto di “protezione” con quello di “gestione” – Secondo Cia, la finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di protezione a quello di gestione della fauna selvatica. Se la legge del 1992 si focalizzava sulla conservazione della fauna, in quegli anni a rischio di estinzione per molte specie caratteristiche dei nostri territori, oggi la situazione si è ribaltata, con alcune specie in sovrannumero o addirittura infestanti. L’esempio più lampante riguarda i cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: si è passati da una popolazione di 50 mila capi in Italia nel 1980, ai 900 mila nel 2010 fino ad arrivare a quasi 2 milioni nel 2019. È del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali, in equilibrio tra loro e compatibili con le caratteristiche ambientali, ma anche produttive e turistiche, dei diversi territori.
  2. Ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – L’attuale legge divide le competenze in diversi ministeri; occorre riportare alcune competenze di fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, di fatto, ricostituire il Comitato tecnico faunistico e venatorio, partecipato dal Mipaaft e dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni, dalle organizzazioni interessate e da istituzioni scientifiche come l’Ispra.
  3. Distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria – E’ necessario intervenire nella governance dei territori, garantendo l’effettiva partecipazione del mondo agricolo a tutela delle proprie attività. Le procedure di programmazione faunistica e delle attività venatorie devono essere semplificate e armonizzate con le Direttive europee e, allo stesso tempo, vanno ridisegnati e ridefiniti i compiti degli Ambiti territoriali di gestione faunistica e venatoria (al posto degli Ambiti territoriali di caccia).
  4. Le attività di controllo della fauna selvatica non possono essere delegate all’attività venatoria – Per Cia, piuttosto, deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione, mettendo in campo anche strumenti di emergenza e di pronto intervento.
  5. Deve essere rafforzata l’autotutela degli agricoltori – Sui propri terreni, i produttori devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento.
  6. Risarcimento totale del danno – La crescita dell’incidenza dei danni da fauna selvatica è esponenziale. Ad oggi, i danni diretti al settore agricolo accertati dalle Regioni corrispondono a 50-60 milioni di euro l’anno. Secondo Cia, gli agricoltori hanno diritto al risarcimento integrale della perdita subita a causa di animali di proprietà dello Stato, comprensivo dei danni diretti e indiretti alle attività imprenditoriali. Bisogna superare la logica del “de minimis”; mentre criteri, procedure e tempi devono essere omogeni sul territorio, con la gestione affidata alle Regioni.
  7. Tracciabilità della filiera venatoria – Ai fini della sicurezza e della salute pubblica, occorre assicurare un efficace controllo e un’adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei e autorizzati, in tutte gli areali di caccia.

CENSIMENTO UNGULATI IN EMILIA ROMAGNA (2017 -2018)

83.000 caprioli

2975 cervi

5783 daini

(fonte: Regione Emilia-Romagna)    

INCIDENTI STRADALI DOVUTI AD ANIMALI DI GROSSA TAGLIA (2012-2017)

4.700  di cui l’86,7% vede coinvolti i caprioli con 4114 casi concentrati lungo la via Emilia, mentre l’8,4% è causato dai cinghiali (400). Infine, daini e cervi contribuiscono complessivamente con 231 incidenti pari al 4,8%.

 (fonte: Regione Emilia-Romagna)

Al Macfrut anche Cia Emilia Romagna e convegno sul catasto frutticolo

invito al convegno

Cia Emilia Romagna è al MACFRUT – Fruit & Veg Professional Show, la fiera internazionale dell’ortofrutta all’Expo Centre di Rimini, dall’8 al 10 maggio, dalle ore 9.30 alle ore 18.00. (Via Emilia, 155 – 47921, Rimini). Lo spazio della Cia è nel padiglione B5, Stand 092 (corsia 3).

A Macfrut, il 9 maggio si svolge il Convegno promosso da Cia–Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna, dalle ore 9,30, nella Sala Diotallevi 1 della Fiera di Rimini. Il tema: “Catasto frutticolo, tra programmazione e aggregazione”.

Catasto frutticolo come strumento di programmazione per la frutticoltura regionale, nazionale ed europea, oltre che elemento di conoscenza utile per determinare le scelte politiche delle istituzioni: è questo il tema del convegno promosso da Cia – Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna che si terrà il 9 maggio prossimo a Macfrut presso Rimini Fiere. Dalle ore 9,30, nella Sala Diotallevi 1, si parlerà inoltre degli strumenti necessari per interpretare l’evoluzione del settore e come fare per implementare la banca dati, oltre che fare il punto sulla situazione del catasto a livello nazionale e l’opportunità di istituirne uno a livello europeo. Il convegno, dal titolo “Catasto frutticolo, tra programmazione e aggregazione”, ospiterà l’opinione di Mirco Zanotti, presidente Apofruit e Davide Vernocchi, presidente Apo Conerpo. Parleranno dell’argomento anche Elisa Macchi, direttore di Cso Italy e Nazario Battelli, presidente dell’ OI Ortofrutta Italia. L’incontro avrà inizio con l’intervento di Antonio Dosi, coordinatore nazionale del Gruppi di interesse ortofrutticolo di Cia – Agricoltori Italiani mentre concluderà Stefano Francia, presidente Agia- Cia nazionale (giovani agricoltori). Interverranno l’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli e il sottosegretario Ministero delle Politiche Agricole alimentari, forestali e del turismo Alessandra Pesce.

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Info:3484416924

 

Primo Maggio, cuore verde! A Santarcangelo la Festa del Lavoro di Cia Romagna

Torna a Santarcangelo l’atteso appuntamento con la Festa del Lavoro promossa da Cia-Agricoltori italiani RomagnaPrimo Maggio, cuore verde! quest’anno avrà anche un’anteprima in musica con il concerto “Le Origini. Joe Cocker e dintorni”, la sera del 30 aprile dalle 20.30 in piazza Ganganelli.
Il 1 Maggio la Festa del Lavoro si aprirà alle 10.30 del mattino con il tradizionale corteo degli agricoltori, che sfileranno sui loro imponenti mezzi lungo le strade attorno al centro storico. Seguirà in piazza Ganganelli un breve intervento dei rappresentanti delle istituzioni, con il saluto di Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, Lorenzo Falcioni, vicepresidente vicario di Cia Romagna, Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna e del sindaco di Santarcangelo Alice Parma.

La giornata proseguirà con un programma ricco di eventi per grandi e piccoli. L’agricoltura del territorio sarà protagonista nel mercato dei coltivatori locali, dove trovare i migliori prodotti di stagione, dalla frutta alla verdura, dai formaggi ai salumi, dal miele alle confetture al vino.

pranzo si mangia nelle tavolate in piazza tutti insieme portandosi la “ligaza”, per poi proseguire la festa in compagnia. Fino alle 17 in piazza Ganganelli ci saranno musica, storie e cantastorie con l’eclettico Sergio Casabianca la mattina e l’orchestra La Storia di Romagna al pomeriggio, accanto a giochi, animazione e divertimento per i bimbi con il Ludobus Scombussolo.

“Con Primo Maggio, cuore verde! celebriamo il valore del lavoro e dell’agricoltura, un comparto fondamentale nell’economia e nella storia del nostro territorio – commenta Lorenzo Falcioni -. E’ la festa di tutta la Cia Romagna, da Rimini a Forlì-Cesena a Ravenna. Non a caso quest’anno il mercato dei coltivatori si amplia con la partecipazione di produttori non solo della provincia di Rimini, ma anche dei territori limitrofi”.

 

Il 26 aprile uffici chiusi

Si comunica che venerdì 26 aprile 2019 gli uffici di Cia Romagna sono chiusi.

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