COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

Agricoltura: il flagello continua

L’estremizzazione del clima colpisce ancora. Nel pomeriggio di sabato 22 giugno il maltempo ha flagellato anche l’Emilia Romagna. Purtroppo ci sono stati anche alcuni feriti nel bolognese e nel modenese e a Torino venerdì 21 giugno una vittima. In Romagna i danni hanno riguardato soprattutto automobili in strada e il già pesantemente martoriato settore agricolo.

“Non è ancora finita la conta dei danni del maltempo di maggio che gli agricoltori si trovano daccapo – afferma il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi – A fasce, ma tutta la Romagna è stata interessata: dalla dorsale appenninica, alla pianura al mare”.

Pioggia, grandine e forte vento nel ravennate, forlivese, cesenate, nel riminese violenti acquazzoni. Albicocche, pesche, pere, uva, susine, grano, orzo, mais, orticole, sementiere: di nuovo sotto stress, di nuovo verifiche per cercare di capire quali conseguenze ci saranno sulle colture dopo gli ultimi violentissimi temporali. Molte le colture a ridosso della raccolta, altre in maturazione. Alcune colture, come ad esempio alcune sementiere, erano già in affanno per le temperature troppo alte e il troppo secco di giugno.

Solo nei prossimi giorni, coi rilievi in campo, si potranno avere stime più precise in merito agli effetti sul comparto frutticolo, cerealico, orticolo e sementiero (si parla di centinaia e centinaia di ettari allettati in Romagna). Danni che si aggiungono a danni – sottolinea Misirocchi – e che compromettono sempre più l’agricoltura di un intero territorio, la liquidità delle aziende agricole (già in affanno da tempo non solo a causa del meteo), con effetti che si riversano anche sull’indotto”.

Più tutele e maggiore sostegno: lo chiedono le Donne in Campo Romagna

Le imprenditrici agricole romagnole hanno bisogno di più tutele e maggiore sostegno per poter svolgere la loro attività, così importante per la tutela e la crescita del territorio. Sono 443 le aziende agricole con titolari donne associate a Cia Romagna che, con l’associazione Donne in Campo coordinata da Stefania Malavolti, vuole dare voce alle loro esigenze e lavorare per raggiungere piena parità, opportunità e diritti.

Il 13 giugno 2019 a Cesena, Donne in Campo Romagna ha organizzato la sua prima iniziativa pubblica sul tema dell’imprenditoria femminile agricola, inizio di un percorso di confronto con le istituzioni. Accanto a Stefania Malavolti sono intervenuti il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, l’assessora regionale alle Pari opportunità Emma Petitti e la responsabile Servizi alla persona di Cia Romagna, Miriam Bergamo.

Le donne imprenditrici, è stato ricordato, sono ancora troppo poche in Italia e Romagna: rappresentano il 22,6% delle imprese a livello nazionale, percentuale che scende al 20,6% se guardiamo al territorio di Forlì-Cesena, 20,9% a Ravenna, 21,9% a Rimini. Le imprese femminili agricole rappresentano a loro volta solo una piccola fetta di queste: sono il 17,9% di quelle femminili a Forlì-Cesena, 15% a Ravenna, 7,3% a Rimini, e dal 2017 al 2018 sono diminuite (dati 2018 tratti dalle Camere di Commercio di Ravenna e della Romagna).

“Come Donne in Campo Romagna abbiamo incontrato le imprenditrici agricole del territorio e raccolto i loro problemi e le loro esigenze – ha spiegato la coordinatrice Malavolti -. Emerge la necessità di sostegno per donne che svolgono un lavoro autonomo con capacità e amore, in grado di inventarsi un’attività e innovare trovandosi a volte in condizioni difficili e territori marginali, dovendo conciliare lavoro e famiglia. Vogliamo gli stessi diritti delle dipendenti, o perlomeno non un divario così ampio come quello esistente oggi ad esempio in caso di malattia, assistenza ai familiari, gravidanza. Le donne in agricoltura riescono a fare reddito e a mantenere la famiglia sul territorio: questo significa anche creare comunità e mantenere vivo quel territorio. Vanno riconosciuti il valore che apportano e lo sforzo che fanno”.

“C’è un divario da colmare con politiche sociali più efficaci, così come con le competenze, anche digitali – ha sottolineato Miriam Bergamo -. Servono normative previdenziali e assistenziali per agevolare l’imprenditoria femminile; occorrono servizi, dagli asili nido alle case per anziani. Occorre poi intervenire su istruzione e formazione, incoraggiando le ragazze ad acquisire le stem, competenze tecnico scientifiche”.

Il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, ha ricordato che il programma di mandato rivolge un’attenzione importante alle associazioni di persone che sono parte integrante della Cia (Anp, Agia, Donne in campo). “Su otto presidenti territoriali di Cia Romagna, tre sono donne. Donne in campo è importante perché è un veicolo per investire sempre di più le donne nella rappresentanza. Al di là delle quote che abbiamo previsto nei nostri organismi (30% di rappresentanza di genere), è infatti fondamentale creare percorsi che permettano alle donne di inserirsi”.

“I problemi emersi in maniera molto chiara rispecchiano tutta la società e non solo il mondo dell’agricoltura – ha osservato l’assessora Petitti nel suo intervento di chiusura -. È una questione culturale che riguarda tutti noi, famiglie, associazioni, comunità, e di cui non possono occuparsi solo le donne. Oggi tutto il carico familiare è sulle donne (36 ore contro le 4/5 ore che ricadono sugli uomini), e abbiamo bisogno di tutelare maggiormente chi oggi ha meno diritti, perché se le donne lavorano di più, l’economia cresce di più. Le imprese under 35 femminili agricole sono aumentate in questi anni, segno che c’è volontà, fermento, desiderio, potenziale per quello che possono dare per l’economia di un territorio. È giusto pretendere normative avanzate. Le istituzioni in Emilia Romagna hanno saputo fare la differenza su questi temi, ma la maternità è ancora elemento discriminante nel trovare il lavoro e nella carriera. Su questo dobbiamo insistere, investire e mettere insieme le politiche in maniera integrata (welfare, istruzione, lavoro…). Come Regione, infine, attraverso i PSR abbiamo messo a disposizione 58 milioni di euro di finanziamenti per aziende agricole “rosa” in questi anni”.

Pensioni: Anp, con i primi tagli a rischio quasi 6 milioni di persone

signani pedini

A giugno l’Inps recupera la quota indicizzata su assegni sopra i 1.520 euro lordi

Arriva puntuale il taglio alle pensioni. Con la mensilità di giugno l’Inps recupera la quota indicizzata sugli assegni sopra i 1.520 euro lordi (circa 1.200 netti) maturati da gennaio in poi. Un’azione sbagliata e scorretta secondo Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani che lancia l’allarme su una questione che sta per mettere a rischio quasi 6 milioni di persone.

Per Anp-Cia, ancora una volta si sta agendo sulle pensioni come fossero un bancomat dello Stato. Questo per una norma, contenuta nella legge di bilancio, che consentirebbe un risparmio di 3,6 miliardi di euro in tre anni, mentre – aggiunge Anp – si colpiscono le fasce più deboli e che andrebbero maggiormente tutelate dall’aumento del costo della vita.

La cosiddetta pensione di cittadinanza – ricorda Anp – non ha, inoltre, risolto in nessun modo il problema delle minime alle prese tra l’altro, con l’incertezza della quattordicesima di cui non fa menzione né la legge di bilancio né il decreto pensioni.

Va poi detto -precisa Anp- che i soldi tolti ai pensionati con il blocco dell’indicizzazione, non saranno mai più recuperati, incidendo sulla perdita del potere d’acquisto degli assegni pensionistici, già arrivata al 30% negli ultimi dieci anni.

Per questo Anp-Cia non intende arretrare nel suo impegno a difesa dei diritti dei pensionati, ma rinnova con forza la preoccupazione già espressa su questi temi con iniziative e manifestazioni nazionali e sul territorio. Ciò ancor più, guardando ai conti pubblici e all’economia del Paese, con lo spettro dell’aumento dell’Iva che andrebbe a gravare sul prezzo di beni e servizi per gli anziani, come alimentari trasporti e spese sanitarie.

Donna e imprenditrice: una sfida quotidiana

Occorre un’efficace politica sociale e previdenziale per le lavoratrici autonome

GIOVEDI’ 13 GIUGNO 2019

ORE 20.30

Sala riunioni Cia Romagna – Via Rasi e Spinelli, 160 –Cesena

Presiede Danilo Misirocchi – Presidente Cia Romagna

Relaziona Stefania Malavolti – Coordinatrice Donne in Campo Romagna

Interviene Miriam Bergamo – Responsabile dei servizi alla persona Cia Romagna

DIBATTITO

Interviene Emma Petitti – Assessore al bilancio, riordino istituzionale, risorse umane e pari opportunità Regione Emilia-Romagna

Conclude Luana Tampieri – Presidente Donne in Campo Emilia-Romagna

Mail cia.romagna@cia.it CiaAgricoltori Italiani Romagna Sito web: romagna.cia.it

Locandina Donne in campo 13.06.19

Fauna selvatica: Cia chiede riforma radicale della legge

Fauna selvatica, Cia Agricoltori Italiani lancia una riforma radicale della legge e indica 7 azioni prioritarie contro le numerose emergenze: il documento, già sul tavolo di Camera e Senato, è stato consegnato al presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini

Nel 2017-2018 sono stati censiti nella nostra regione  quasi 83.000 caprioli, 2975 cervi e 5783 daini e dal 2012 al 2017 si sono registrati 4745 incidenti stradali con animali di grossa taglia. Servono subito nuove norme

BOLOGNA, 17 MAGGIO 2019 – Una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, tra danni milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali sempre più frequenti e minacce alla sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane. L’ha chiesta nei giorni scorsi Cia Agricoltori Italiani, presentando a Camera e Senato una proposta di modifica della legge 157/92 che regola la materia, documento che è stato consegnato oggi, 17 maggio,  al presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Nel 2017-2018 sono stati censiti nella nostra regione quasi 83.000 caprioli, 2975 cervi e 5783 daini e dal 2012 al 2017 si sono registrati 4745 incidenti stradali con animali di grossa taglia. Sempre nel 2017-2018 sono stati prelevati 28.000 cinghiali e più di 11.000 caprioli, ma la situazione è sempre più critica  e servono nuove norme subito, quindi una riforma della legge 157/92 sulla caccia, ormai datata e non più adeguata alle emergenze delle campagne.

In Italia sono stimati 2 milioni di cinghiali con danni all’agricoltura fino a 60 milioni di euro l’anno. La presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono ed effetti negativi sulla tenuta idrogeologica dei territori. Per questo Cia sollecita le istituzioni ad agire tempestivamente, utilizzando il progetto di riforma proposto da Cia come base di discussione, per arrivare a una nuova normativa sul tema più moderna ed efficace.

Di seguito sette punti chiave per invertire la rotta

  1. Sostituire il concetto di “protezione” con quello di “gestione” – Secondo Cia, la finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di protezione a quello di gestione della fauna selvatica. Se la legge del 1992 si focalizzava sulla conservazione della fauna, in quegli anni a rischio di estinzione per molte specie caratteristiche dei nostri territori, oggi la situazione si è ribaltata, con alcune specie in sovrannumero o addirittura infestanti. L’esempio più lampante riguarda i cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: si è passati da una popolazione di 50 mila capi in Italia nel 1980, ai 900 mila nel 2010 fino ad arrivare a quasi 2 milioni nel 2019. È del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali, in equilibrio tra loro e compatibili con le caratteristiche ambientali, ma anche produttive e turistiche, dei diversi territori.
  2. Ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – L’attuale legge divide le competenze in diversi ministeri; occorre riportare alcune competenze di fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, di fatto, ricostituire il Comitato tecnico faunistico e venatorio, partecipato dal Mipaaft e dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni, dalle organizzazioni interessate e da istituzioni scientifiche come l’Ispra.
  3. Distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria – E’ necessario intervenire nella governance dei territori, garantendo l’effettiva partecipazione del mondo agricolo a tutela delle proprie attività. Le procedure di programmazione faunistica e delle attività venatorie devono essere semplificate e armonizzate con le Direttive europee e, allo stesso tempo, vanno ridisegnati e ridefiniti i compiti degli Ambiti territoriali di gestione faunistica e venatoria (al posto degli Ambiti territoriali di caccia).
  4. Le attività di controllo della fauna selvatica non possono essere delegate all’attività venatoria – Per Cia, piuttosto, deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione, mettendo in campo anche strumenti di emergenza e di pronto intervento.
  5. Deve essere rafforzata l’autotutela degli agricoltori – Sui propri terreni, i produttori devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento.
  6. Risarcimento totale del danno – La crescita dell’incidenza dei danni da fauna selvatica è esponenziale. Ad oggi, i danni diretti al settore agricolo accertati dalle Regioni corrispondono a 50-60 milioni di euro l’anno. Secondo Cia, gli agricoltori hanno diritto al risarcimento integrale della perdita subita a causa di animali di proprietà dello Stato, comprensivo dei danni diretti e indiretti alle attività imprenditoriali. Bisogna superare la logica del “de minimis”; mentre criteri, procedure e tempi devono essere omogeni sul territorio, con la gestione affidata alle Regioni.
  7. Tracciabilità della filiera venatoria – Ai fini della sicurezza e della salute pubblica, occorre assicurare un efficace controllo e un’adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei e autorizzati, in tutte gli areali di caccia.

CENSIMENTO UNGULATI IN EMILIA ROMAGNA (2017 -2018)

83.000 caprioli

2975 cervi

5783 daini

(fonte: Regione Emilia-Romagna)    

INCIDENTI STRADALI DOVUTI AD ANIMALI DI GROSSA TAGLIA (2012-2017)

4.700  di cui l’86,7% vede coinvolti i caprioli con 4114 casi concentrati lungo la via Emilia, mentre l’8,4% è causato dai cinghiali (400). Infine, daini e cervi contribuiscono complessivamente con 231 incidenti pari al 4,8%.

 (fonte: Regione Emilia-Romagna)

Al Macfrut anche Cia Emilia Romagna e convegno sul catasto frutticolo

invito al convegno

Cia Emilia Romagna è al MACFRUT – Fruit & Veg Professional Show, la fiera internazionale dell’ortofrutta all’Expo Centre di Rimini, dall’8 al 10 maggio, dalle ore 9.30 alle ore 18.00. (Via Emilia, 155 – 47921, Rimini). Lo spazio della Cia è nel padiglione B5, Stand 092 (corsia 3).

A Macfrut, il 9 maggio si svolge il Convegno promosso da Cia–Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna, dalle ore 9,30, nella Sala Diotallevi 1 della Fiera di Rimini. Il tema: “Catasto frutticolo, tra programmazione e aggregazione”.

Catasto frutticolo come strumento di programmazione per la frutticoltura regionale, nazionale ed europea, oltre che elemento di conoscenza utile per determinare le scelte politiche delle istituzioni: è questo il tema del convegno promosso da Cia – Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna che si terrà il 9 maggio prossimo a Macfrut presso Rimini Fiere. Dalle ore 9,30, nella Sala Diotallevi 1, si parlerà inoltre degli strumenti necessari per interpretare l’evoluzione del settore e come fare per implementare la banca dati, oltre che fare il punto sulla situazione del catasto a livello nazionale e l’opportunità di istituirne uno a livello europeo. Il convegno, dal titolo “Catasto frutticolo, tra programmazione e aggregazione”, ospiterà l’opinione di Mirco Zanotti, presidente Apofruit e Davide Vernocchi, presidente Apo Conerpo. Parleranno dell’argomento anche Elisa Macchi, direttore di Cso Italy e Nazario Battelli, presidente dell’ OI Ortofrutta Italia. L’incontro avrà inizio con l’intervento di Antonio Dosi, coordinatore nazionale del Gruppi di interesse ortofrutticolo di Cia – Agricoltori Italiani mentre concluderà Stefano Francia, presidente Agia- Cia nazionale (giovani agricoltori). Interverranno l’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli e il sottosegretario Ministero delle Politiche Agricole alimentari, forestali e del turismo Alessandra Pesce.

Clicca qui per il programma

Info:3484416924

 

Primo Maggio, cuore verde! A Santarcangelo la Festa del Lavoro di Cia Romagna

Torna a Santarcangelo l’atteso appuntamento con la Festa del Lavoro promossa da Cia-Agricoltori italiani RomagnaPrimo Maggio, cuore verde! quest’anno avrà anche un’anteprima in musica con il concerto “Le Origini. Joe Cocker e dintorni”, la sera del 30 aprile dalle 20.30 in piazza Ganganelli.
Il 1 Maggio la Festa del Lavoro si aprirà alle 10.30 del mattino con il tradizionale corteo degli agricoltori, che sfileranno sui loro imponenti mezzi lungo le strade attorno al centro storico. Seguirà in piazza Ganganelli un breve intervento dei rappresentanti delle istituzioni, con il saluto di Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, Lorenzo Falcioni, vicepresidente vicario di Cia Romagna, Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna e del sindaco di Santarcangelo Alice Parma.

La giornata proseguirà con un programma ricco di eventi per grandi e piccoli. L’agricoltura del territorio sarà protagonista nel mercato dei coltivatori locali, dove trovare i migliori prodotti di stagione, dalla frutta alla verdura, dai formaggi ai salumi, dal miele alle confetture al vino.

pranzo si mangia nelle tavolate in piazza tutti insieme portandosi la “ligaza”, per poi proseguire la festa in compagnia. Fino alle 17 in piazza Ganganelli ci saranno musica, storie e cantastorie con l’eclettico Sergio Casabianca la mattina e l’orchestra La Storia di Romagna al pomeriggio, accanto a giochi, animazione e divertimento per i bimbi con il Ludobus Scombussolo.

“Con Primo Maggio, cuore verde! celebriamo il valore del lavoro e dell’agricoltura, un comparto fondamentale nell’economia e nella storia del nostro territorio – commenta Lorenzo Falcioni -. E’ la festa di tutta la Cia Romagna, da Rimini a Forlì-Cesena a Ravenna. Non a caso quest’anno il mercato dei coltivatori si amplia con la partecipazione di produttori non solo della provincia di Rimini, ma anche dei territori limitrofi”.

 

Il 26 aprile uffici chiusi

Si comunica che venerdì 26 aprile 2019 gli uffici di Cia Romagna sono chiusi.

Manodopera agricola e Decreto flussi: al via le domande

Il 24 aprile è il click day, il giorno d’avvio, per la presentazione delle domande di nullaosta per lavoro stagionale della manodopera di provenienza extra comunitaria autorizzata all’ingresso in Italia dal Decreto flussi pubblicato il 9 aprile scorso. Le domande possono essere presentate fino al 31 dicembre (salvo esaurimento quote autorizzate) solo on line nel portale del Ministero dell’Interno. Per informazioni, approfondimenti e supporto è possibile rivolgersi agli Uffici Paghe delle zone provinciali di Cia Romagna.

Molti soci Cia hanno evidenziato la difficoltà a trovare manodopera in generale, sia italiana sia straniera, fino al punto che le aziende si sottraggono i braccianti l’una con l’altra. Secondo Cia Romagna serve approfondire la tematica della manodopera nel suo insieme, tenendo presente le particolarità del lavoro nel settore agricolo. Clicca qui per leggere l’intervista a Danilo Misirocchi

 

Il Decreto flussi in sintesi

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 9 aprile, il nuovo decreto flussi 2019, ha fissato la data di mercoledì 24 aprile come primo giorno utile, dalle ore 9:00, per la presentazione delle richieste di lavoratori stagionali. Questa, segue in agenda quella del 16 aprile, data del click-day per la domanda di nulla osta da parte del datore di lavoro che si trova in Italia e le richieste legate al lavoro non stagionale e autonomo.

Il decreto flussi 2019 prevede l’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo. La quota complessiva è fissata a 30.850 cittadini non comunitari, la stessa cifra prevista nel decreto flussi 2018. Del totale di 30.850 lavoratori stranieri ammessi, 12.850 posti sono riservati all’assunzione di dipendenti chiamati a svolgere lavori di carattere non stagionale e a lavoratori autonomi. Per il lavoro stagionale nel settore agricolo e turistico-alberghiero, il Ministero ha stabilito, nello specifico l’ingresso di 18.000 cittadini non comunitari residenti all’estero, da ripartire tra le Regioni e le Province autonome.

I posti per i lavoratori stagionali riguardano esclusivamente i cittadini appartenenti alle 28 nazionalità indicate nel decreto: Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia e Ucraina. Fuori il Pakistan.

Forte preoccupazione di Cia per il possibile aumento dell’iva

Possibile aumento Iva e nel decreto emergenze niente risorse per la Romagna, dove sono già state delimitate le aree colpite dal maltempo mentre la Puglia, per la quale sono previsti oltre 100 milioni di euro, non lo ha ancora fatto

Queste alcune delle sorprese dell’uovo di Pasqua del Governo

Cia-Agricoltori italiani Romagna esprime profonda delusione per l’esclusione della Romagna dal decreto emergenze relative alle gelate di gennaio e febbraio del 2018 e forte preoccupazione per il possibile aumento dell’Iva paventato dal Governo. Decreto Emergenze – Cia-Agricoltori italiani ha presentato un emendamento al decreto emergenze che potesse inserire le gelate di inizio 2018 avvenute in Romagna e nell’imolese, ma questo non è passato. Dopodiché, Cia ha presentato ricorso, ma non è stato accolto.
“Verrebbero stanziati oltre 100 milioni di euro per il maltempo della Puglia e zero per la Romagna – spiega Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – Inoltre, la nostra regione ha già delimitato le aree colpite, cosa che non è stata ancora fatta in Puglia. Cia-Agricoltori Italiani ha presentato ricorso, affinché la maggioranza di governo inserisse anche la Romagna tra le aree colpite dalla calamità del 2018, esattamente al pari della Puglia. Anche questo non è stato accolto. Non possiamo pensare che per i partiti di maggioranza al governo del paese esistano territori di serie A ed altri territori non risarcibili di serie B”.
Def e Iva – Il possibile aumento dell’Iva nel 2020, preannunciato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, preoccupa non poco anche Cia- Cia-Agricoltori Italiani Romagna. Il settore agricolo è già penalizzato nella catena della formazione dei prezzi, dove il forte divario fra quelli alla produzione e quelli al consumo si amplia sempre di più. L’incremento dell’Iva è un altro macigno sull’agricoltura – afferma il presidente di Cia Romagna Misirocchi – e farà crescere la depressione della domanda interna di consumi”.

CIA ROMAGNA – Viale Rasi e Spinelli, 160 – CESENA (FC) – Tel. 0547 26736 / Fax. 0547 610290 – C.F. 90077230408 –  cia.romagna@cia.it

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