COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

“Val d’Enza, la necessità di un invaso”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona della VAL D’ENZA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il nostro territorio, e in primis l’agricoltura. Chiediamo alle amministrazioni comunali di sostenere la necessità di realizzare (nel rispetto di quanto emergerà conclusioni del Tavolo Tecnico Regione – Autorità di bacino) alcuni invasi adiacenti al torrente Enza della grandezza di diversi milioni di metri cubi in modo tale da garantire l’acqua all’area reggiana in primis, ma anche a quella parmense.
  • Riteniamo necessario stipulare un contratto di fiume anche per l’Enza tra tutti i portatori di interesse. Dal 2017, i contratti di fiume sono stati inseriti in una Legge Regionale per farli diventare uno strumento di programmazione a livello di bacino o sottobacino idrografico, per integrare la mitigazione del rischio idraulico per una corretta gestione delle risorse idriche, la tutela paesaggistica, la valorizzazione ecologica e ambientale del sistema fluviale. Ai sindaci della zona si chiede di condividere un progetto comune, contenente azione condivise di tutela ambientale e turistica dell’Enza.

Direttiva Nitrati: Collegato al problema acqua è anche quello dei nitrati, il cui rispetto dei vincoli della Direttiva, in un’area che raggruppa circa il 40% della zootecnia da latte reggiana, impone agli allevatori ormai da anni un’importante ed onerosa opera di riqualificazione degli insediamenti zootecnici, in termini di infrastrutture, ma anche una disponibilità di terreni e di ricerca di nuovi sbocchi per lo smaltimento degli effluenti zootecnici in eccesso. Per superare o comunque migliorare la problematica si chiede l’appoggio dei candidati sindaci per sostenere:

  • l’applicazione più flessibile della normativa per quanto riguarda i periodi di divieto degli spandimenti. Sebbene la situazione sia migliorata rispetto al passato, domandiamo la possibilità di effettuare lo spandimento degli effluenti zootecnici anche nei mesi di dicembre e gennaio (periodo di divieto assoluto per le zone vulnerabili) anche in base all’andamento meteo-climatico.
  • la richiesta, a livello regionale e nazionale, di ridiscutere e rivedere la mappa delle ‘Aree vulnerabili’. Attualmente, infatti gran parte del territorio della Val d’Enza ricade in zona vulnerabile, con pesanti ripercussioni per le aziende zootecniche da latte appartenenti ad un comparto strategico quale quello del Parmigiano-Reggiano. Oggi esistono le condizioni per ridefinire il perimetro delle aree vulnerabili anche e soprattutto alla luce dei recenti studi, ultimo quello dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che finalmente accerta che non sono gli allevamenti zootecnici la fonte principale di inquinamento da nitrati delle falde acquifere. Nel caso in cui venga favorevolmente risolto e superato il problema dell’inquadramento della zona Val d’Enza quale area Vulnerabile, si potranno poi introdurre alcune semplificazioni con particolare riguardo all’introduzione di una maggiore flessibilità ai periodi temporali di spandimento e alla valorizzazione del digestato proveniente dal trattamento dei reflui zootecnici. In vista delle imminenti elezioni regionali, chiediamo alle amministrazioni pubbliche territoriali di supportare il mondo agricolo in un confronto con la Regione.

 

Fabbricati dismessi: chiediamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

“Correggio, migliorare la viabilità e sostegno ai giovani”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona di Correggio.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • I nuovi mezzi agricoli hanno caratteristiche maggiori (come portata e dimensione) rispetto al passato e sovente creano problemi al traffico, soprattutto nel periodo di punta della vendemmia. È necessario che la viabilità sia al centro di un confronto tra l’amministrazione comunale e le autorità di controllo. A tal proposito, sarebbe utile dare vita a un Tavolo tra Comune e associazioni agricole per discutere come migliorare la situazione, specialmente nei periodi più critici.
  • Nelle campagne spesso non arriva la fibra e spesso neppure l’Adsl, ma una azienda senza connessione è fortemente penalizzata: occorre adeguare il territorio delle migliori tecnologie per dare a tutti le stesse possibilità.

 

Fabbricati dismessi: è necessario agevolare il recupero degli edifici rurali inutilizzati. A tal proposito, chiediamo una veloce revisione dei vincoli di ristrutturazione e semplificazioni per chi vuole recuperare le superfici e volumi, ad esempio trasformando l’edificio in un capannone che dovrà naturalmente mantenere le caratteristiche esterne. Infine, domandiamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Rifiuti: è quanto mai necessaria una profonda revisione della raccolta e dello smaltimenti dei rifiuti. In questo contento, riteniamo eccessivi i costi sostenuti dagli agricoltori.

Mercato contadino: deve continuare ad essere svolto sotto il controllo dell’amministrazione comunale, in modo da evitare la creazione di iniziative analoghe in vari luoghi della città. 

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

Tutela delle nostre eccellenze: occorre combattere con maggiore determinazione tutte le forme di contraffazione e falsificazione dei prodotti agricoli, sia lavorati che semilavorati ma anche integri.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

“Reggio, ecco le nostre proposte ai candidati sindaci”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona di Reggio.

Infrastrutture e opere

  • Via Emilia Bis: dopo gli stati di consistenza che si sono tenuti lo scorso dicembre, è ora necessario fare il punto della situazione inerente gli indennizzi economici agli imprenditori interessati dagli espropri dei terreni su cui verrà realizzata l’arteria stradale.
  • Variante di Fogliano: riteniamo sia di fondamentale importanza predisporre le strade di arroccamento per non rendere molto difficoltosa la viabilità agli agricoltori della zona.
  • Variante di Rivalta: crediamo sia necessaria una attenta analisi dei reali benefici che la strada dovrebbe portare agli automobilisti provenienti dalla montagna e chiediamo una ulteriore riflessione su altre ipotesi.
  • Variante di Bagno: premesso che Rubiera ha bisogno di risolvere la ‘questione traffico’, mettiamo sul tavolo della discussione l’ipotesi di realizzare un tracciato che passi a nord del centro abitato come chiesto da numerosi nostri soci.

Impatto delle piste ciclabili in aperta campagna: siamo convintamente favorevoli a realizzare percorsi che corrono in parallelo alle strade comunali e provinciali, mentre siamo nettamente contrari a tracciati che vanno a recuperare vecchie carraie in aperta campagna. Creerebbero infatti pesanti problemi di compatibilità con le vicine produzioni agricole, specialmente nei periodi dei trattamenti.

Fabbricati dismessi: domandiamo che le volumetrie possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle a beneficio del benessere animale.

Fasce periurbane: le numerose aziende agricole presenti devono avere la possibilità di adeguarsi alle nuove norme sul benessere animale.

No a colate di nuovo cemento: prima di andare a occupare territori agricoli con nuovi capannoni, chiediamo di puntare sul recupero di tutte le aree dismesse del territorio con politiche del recupero.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Turismo: occorre ripensare a una valorizzazione delle eccellenze del territorio per attirare viaggiatori e turisti anche da fuori regione e Paese.

Fiere: chiediamo di continuare a cercare soluzioni per non lasciare l’area completamente in mano ai privati, area peraltro valorizzata dal successo della vicina Stazione Mediopadana.

Assessorato all’Agricoltura: riteniamo sia importante prevedere un assessore che si occupi specificatamente del settore, anche alla luce dell’abolizione di una analoga figura nell’ente Provincia.

“Calamità, la Regione è pronta ad attivare la procedura”

“La Regione ci ha assicurato di essere disponibile ad attivare il percorso per arrivare allo stato di calamità: gli agricoltori ora denuncino i danni che hanno subito per arrivare insieme all’obiettivo”. È la sollecitazione di Antenore Cervi, vicepresidente regionale di Cia, dopo aver partecipato a un incontro nei palazzi di via Aldo Moro a Bologna durante il quale si è parlato anche dell’ondata di maltempo che ha flagellato il territorio reggiano nello scorso weekend.“I presupposti per arrivare a ottenere i fondamentali aiuti ci sono ma ora tutti devono fare la loro parte – sottolinea -. I nostri uffici sono a disposizione per supportare gli imprenditori agricoli nella compilazione dei documenti necessari e nella raccolta di tutto il materiale video e fotografico che testimonia il disastro. Perché di un vero e proprio disastro si tratta. Ma lamentarsi e basta non porta a nulla: occorre muoversi concretamente per vedersi riconoscere quei sostegni economici fondamentali per la sopravvivenza stessa di molte aziende agricole”.In questi giorni Cervi si è confrontato con i tecnici Cia sul territorio e ha parlato con numerosi associati per avere il quadro esatto della situazione che definisce “molto pesante. La neve ha falcidiato i foraggi per la produzione del Parmigiano Reggiano, flagellato frumento e orzo, messo a rischio la produzione dei vitigni, decimato le piante da frutto. Il manto nevoso era così pesante che addirittura i mezzi slittavano nel tentativo di spostarlo dalle vie. Nessun agricoltore ricorda un evento così dannoso a maggio”.E per questi giorni è stata diramata una nuova allerta della Protezione Civile con forti temporali e raffiche di vento che potranno raggiungere i 90 chilometri all’ora. “Questa è la trentaseiesima allerta dell’agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile – rimarca il presidente Cia Reggio -: un segno evidente di come i cambiamenti climatici siano una realtà concreta che causa situazioni estreme con una frequenza molto preoccupante. Basti pensare che nell’arco di poche settimane si è passati da mesi di clima insolitamente caldo e siccità al freddo e abbondanti precipitazioni. L’agricoltura è il settore che in primis risente maggiormente del meteo impazzito. Nelle prossime settimane terremo un convegno Cia in cui gli esperti presenteranno i loro studi e delineeranno quale sarà il futuro del nostro territorio”.

“Maltempo, stato di calamità per il territorio reggiano”

neve e gelo

“Chiediamo ufficialmente il riconoscimento dello stato di calamità per i territori reggiani flagellati dall’ondata di maltempo e freddo polare”. Ad annunciarlo è Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, dopo le attente verifiche sul territorio da parte dei tecnici della confederazione e le precise segnalazioni degli agricoltori.

“La neve caduta e il forte vento hanno causato gravissimi danni in montagna al foraggio per le bovine da latte per la produzione del Parmigiano Reggiano e alle coltivazioni di orzo e frumento – entra nel dettaglio Cervi -. Ma anche ettari di vitigni, alberi da frutto, boschi e l’apicoltura sono stati messi letteralmente in ginocchio. Non dimentichiamo che buona parte di quelle colture sono biologiche e per questo l’entità dei danni è ancora maggiore”. Sottolinea: “Siamo fermamente convinti esistano tutti i presupposti per ottenere il giusto riconoscimento per un settore fondamentale dell’economia reggiana”.

Il presidente Cia sollecita gli imprenditori agricoli a “proseguire con le circostanziate segnalazioni dei danni: i nostri uffici sono a disposizione per la presentazione delle eventuali denunce. In queste ore stiamo ricevendo materiale fotografico e video che verrà poi utilizzato per supportare la nostra richiesta”.

Cervi plaude alla Regione “che si è prontamente mobilitata per monitorare la difficile situazione che con il passare delle ore si mostra in tutta la sua gravità. Basti pensare che a oggi vi sono foraggi ancora sotto il manto di neve: il concreto rischio è di perdere completamente il primo taglio, che sul territorio montano rappresenta l’80% del totale”.

L’invito alle istituzioni è di “fare presto per non lasciare gli agricoltori soli a fare i conti con gli effetti del disastroso evento meteorologico. La burocrazia non può e non deve ostacolare gli aiuti, in molti casi fondamentali per la sopravvivenza stessa delle aziende”.

Ma l’emergenza meteo non è ancora finita: “Siamo preoccupati per l’allerta meteo della Protezione Civile per una nuova ondata di maltempo che nelle prossime ore si abbatterà sui territori montani già martoriati. La pioggia e i forti temporali scioglieranno la neve ma rischiano di causare smottamenti, frane, piene di fiume e torrenti. Una previsione che rischia di aggravare ulteriormente la già critica situazione”.

“Maltempo, pronti a chiedere lo stato di calamità”

“I nostri peggiori timori si sono verificati: neve, forte vento e basse temperature stanno flagellando l’agricoltura reggiana. Quando finirà l’ondata di maltempo verificheremo sui campi la precisa entità dei danni e valuteremo con attenzione, insieme ai nostri tecnici e associati, se chiedere lo stato di calamità”. Lo annuncia Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, dopo la perturbazione polare che ha investito nelle scorse ore il nostro territorio portando indietro la lancetta delle stagioni.

“Siamo dinnanzi a una situazione eccezionale che, ancora una volta, dimostra come i cambiamenti climatici siano una realtà concreta con la quale dobbiamo fare i conti – sottolinea Cervi -. E, in questo momento, i conti più salati li sta pagando l’agricoltura. Dalla prima collina alla montagna, i fiocchi di neve sono infatti caduti sui vitigni e rischiano di compromettere l’annata. Ma non è tutto. Oltre alla forte preoccupazione per la neve caduta, c’è molta apprensione anche per le prossime notti quando le temperature saranno vicine allo zero: le gelate sarebbero il colpo di grazia. Numerosi agricoltori ci hanno già comunicato di voler contattare già da domani l’assicurazione per chiedere i danni. Ma potrebbe non bastare. Per questo stiamo pensando allo stato di calamità: nei prossimi giorni, quando il quadro della difficile situazione sarà pienamente delineato, prenderemo la decisione finale. Al momento, l’ipotesi è concreta”.

Ma il maltempo non ha portato solo la neve. In pianura, pioggia battente e vento molto forte, oltre a far cadere rami e alberi, “hanno allettato le coltivazioni di frumento e orzo. Una situazione, anche questa, che rischia di incidere molto negativamente sulla produzione”.

Cervi ci tiene a ringraziare tutti gli agricoltori che in queste ore “sono in prima fila per aiutare a tenere pulite le strade e segnalare le situazioni a rischio idrogeologico. Questo conferma come l’attività agricola, oltre al fondamentale ruolo di produzione alimentare, abbia anche quello di governo del territorio”.

Il presidente Cia ricorda infine che la siccità autunnale aveva già inciso molto negativamente su decine di ettari di lambrusco “che non hanno praticamente germogliato, benché la stagione sia già avanzata. Alcuni vigneti sono addirittura collassati, con perdite economiche molto ingenti. Il fenomeno è stato osservato anche in alcune varietà di pere”. I tecnici ipotizzano che la scarsa umidità del terreno non abbia permesso alle gemme di giungere a maturazione, tant’è che il fenomeno tipico del ‘pianto della vite’ in alcune zone non è avvento, proprio a causa della marcata siccità. È mancata anche la nebbia, e tipico microclima padano che favorisce l’idratazione delle piante. In Trentino chiamo queste situazioni da inverno da ‘gelo secco’ cioè particolari condizioni di siccità che determinano fenomeni di forte stress per le piante. Stress che può portare al collasso delle coltivazioni, come in alcuni casi è appunto successo.

“L’ondata di freddo polare mette a rischio le coltivazioni”

“Neve dalla prima collina al crinale, piogge torrenziali in pianura, temperature minime che in alcune zone saranno vicine allo zero per diverse notti: la perturbazione prevista da domenica rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura reggiana”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia-Reggio Emilia, che si fa portavoce delle preoccupazioni di numerosi soci dell’associazione che stanno cercando di correre ai ripari per limitare gli effetti del maltempo.

“Viste le drammatiche previsioni – entra nel dettaglio -, numerosi viticoltori reggiani stanno addirittura pensando di rispolverare un antico metodo tipico dei territori italiani più a Nord, e da noi vietato: consiste nell’accendere piccoli falò e fuochi controllati lungo i filari per cercare di aumentare la temperatura tra le viti: l’obiettivo è salvare i germogli. Questa usanza viene spesso praticata anche in Francia e Germania. La speranza è comunque quella di non dovere arrivare a questo punto per cercare di salvare le produzioni”.

“Una cosa è certa, – sottolinea Cervi -: come sostiene il meteorologo Luca Lombroso, quello che si prospetta è un evento storico, mai vista una cosa simile a maggio. Sono previste nevicate su tutto l’Appennino oltre i 300 metri (ma non si escludono fiocchi anche in pianura) e temperature in picchiata che saranno inferiori anche di dieci gradi rispetto alla media stagionale. Sarebbe una tragedia per le tutte nostre coltivazioni, specialmente se dovessero essere confermate le gelate notturne anche a quote basse. Purtroppo, a causa del global warming dovremo abituarci a queste situazioni estreme che secondo gli esperti muteranno i delicati equilibri dell’intero bacino del Mediterraneo. E l’agricoltura è il settore che risente e risentirà maggiormente del meteo impazzito. Gli agricoltori dovranno sempre più investire importanti somme economiche per proteggere le colture dagli eventi dannosi, come ad esempio la grandine che nei giorni scorsi ha duramente colpito territori vicino al nostro”. Ma gli effetti negativi del clima si fanno sentire anche con le piogge: “Si è passati da mesi di pesante siccità ad abbondanti precipitazioni concentrate in pochi giorni che, se da un lato hanno portato benefici, dall’altro stanno anche causando non pochi problemi alle coltivazioni viste le temperature comunque basse”. E dietro l’angolo c’è la pesante insidia del caldo africano estivo.

“Per ultimo – conclude il presidente Cia – i cambiamenti climatici stanno anche portando parassiti, patogeni e insetti ‘alieni’ che trovano sul nostro territorio un ambiente idoneo per proliferare. Una presenza che rappresenta una notevole perdita per l’agricoltura e non deve essere affatto sottovalutata”.

Il candidato sindaco Vecchi in visita alla sede Cia

Sostenibilità, un assessorato comunale all’agricoltura e interventi ad hoc per facilitare gli allevatori sulle nuove normative per il benessere animale. Sono i tre principali argomenti trattati questa mattina nella sede Cia con il sindaco attuale e candidato Luca Vecchi. Erano presenti i vertici della confederazione e numerosi soci tra cui il candidato consigliere Massimo Valentini.

“In vista dell’approssimarsi della prossima tornata elettorale, chiediamo alle forze politiche un impegno concreto per la definizione di un progetto di manutenzione infrastrutturale del territorio al cui interno l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche dei territori, dovrà svolgere un ruolo da protagonista”, ha esordito il presidente Antenore Cervi. Ha quindi messo sul tavolo della discussione le cinque priorità: interventi di manutenzione infrastrutturale, politiche orientate al governo del territorio, azioni per favorire e sviluppare politiche di filiera a forte vocazione territoriale, nuovi e più incisivi sistemi di gestione della fauna selvatica, infine un rinnovato protagonismo delle istituzioni e degli enti locali sulla Pac.

Ha quindi preso la parola Vecchi: “La città ha resistito ai profondi cambiamenti economici e sociali scatenati dalla grave crisi del 2008. Il modello di crescita è cambiato e muterà ancora nei prossimi anni: la sostenibilità dovrà essere la nostra stella polare”. Dopo aver rimarcato di aver “riconsegnato, con due varianti, ampie fette di territorio agricolo alla città”, ha affermato di ritenere fondamentale “un assessorato all’agricoltura”, specialmente dopo che è venuta a mancare una analoga figura in Provincia: “Dovrà essere un punto di riferimento e di confronto con il mondo agricolo. Oltre a questo, penso sia importante istituire una consulta per incentivare la partecipazione alle decisioni sulla città”.

Per quanto riguarda i fabbricati dismessi, ha ascoltato con grande attenzione la proposta Cia di utilizzare le volumetrie degli edifici per ampliare le stalle a beneficio del benessere animale.

Il confronto ha quindi toccato diverse altre questioni, tra cui la via Emilia Bis – “inaccettabili i ritardi Anas sulle informazioni inerenti gli indennizzi agli imprenditori espropriati” – e le varianti di Fogliano, Rivalta e Bagno. E sull’impianto biogas di Gavassa: “La decisa raccomandazione – hanno sottolineato dalla platea – è che l’impianto sia realizzato con le migliori tecnologie e dia precise garanzie per la salute, l’ambiente e le coltivazioni della zona”.

Quattro generazioni di vitivinicoltori con la passione per il Lambrusco

CAMPEGINE (Reggio Emilia) – “L’idea di Ferretti Vini nasce nel 2011 quando la cantina sociale di Campegine dove ha sempre lavorato nostro padre per oltre 40 vendemmie e dove conferivamo le nostre uve, chiuse inaspettatamente. Da quel momento inizia la nostra avventura di noi giovani sorelle, fondata sull’indispensabile esperienza di nostro padre”. Lo raccontano Elisa e Denise che dal 2014 conducono l’azienda di famiglia che ha legami con il mondo del vino dal lontano 1928, quando il bisnonno Sante e i suoi tre figli intrapresero la prima produzione di Lambrusco con le uve dei propri vigneti. Le abbiamo intervistate.

Quali sono i vostri ruoli nell’azienda? E degli altri familiari/lavoratori?

Denise: Lavoro a 360 gradi su tutti gli aspetti aziendali, dalla vigna alla cantina sono affiancata dall’esperienza e dai consigli del papà Sante, con cui spesso instauro dibattiti costruttivi in cui emergono fondamentali concetti tra tradizione e innovazione. Inoltre, mi sono dovuta specializzare anche nella gestione dei clienti, partecipando a diversi eventi di degustazione e promuovendo i nostri vini a diversi ristoratori nelle vicinanze, visto anche il fatto che Elisa invece lavora ancora fuori e la sua mansione principale sono le pratiche d’ufficio e la gestione delle spedizioni e delle fatturazioni. Ancora fondamentali i ruoli di papà Sante, mamma Anna e di mio cognato Nicola sia in vigneto che in cantina, a testimoniare che “l’unione fa la forza” e contraddistingue la nostra famiglia.

Quali sono le caratteristiche della vostra azienda?

Denise: La nostra azienda è composta da circa 3 ettari di Vigneto e altri 3 ettari destinati a produrre fieno da prato stabile che poi rivendiamo. Il vigneto più vecchio, circa 4000 m, risale al 1964, una parte ancora è condotto con il vecchio sistema dell’ alberate consociate con il prato, si trovano viti molto vecchie e da questo vigneto ricaviamo la nostra riserva di Lambrusco Caveriol Ros, mentre la restante parte del vigneto è molto più giovane ed è stata ripiantata. Dal 2011 ad oggi è condotta tutta con un sistema di potatura conservativa Simonit & Sirch a guyot, per favorire la longevità della pianta e ottenere grappoli di qualità. La caratteristica principale del nostro vigneto è la grande biodiversità di varietà che troviamo in vigna, abbiamo infatti 7 varietà di Lambrusco (Salamino, Maestri, Grasparossa, Marani, Oliva Barghi e Foglia frastagliata) e ben 5 varietà di uva bianca (Malvasia Bianca, Malvasia Aromatica di Candia, Moscato Bianco, Trebbiano Modenese e Pignoletto) che vengono vinificati in uvaggio, mentre l’unico vino in purezza lo facciamo con la Fortana o Uva d’Oro, un’uva antica dal grappolo grosso e contraddistinta da una bella acidità, che stiamo cercando di rivalorizzare nel nostro territorio.

Chi è il vostro cliente?

Denise: È il consumatore attento, quello che ricerca prodotti di qualità sani e tecnologicamente meno manipolati di cui conosce la provenienza, riconosce la grande attenzione che piccoli produttori come noi impegnano in tutti i passaggi della produzione, che sia in vigna e il lavoro rispetto dell’ambiente e della natura, sia in cantina nell’evitare l’uso di tecniche o coadiuvanti che entrino in contrasto con la naturalità dei prodotti. Il nostro consumatore è anche quello curioso: rifiuta l’omologazione e la standardizzazione, è alla ricerca di vini vivi che possano esprimere emozioni diverse con il passare del tempo e nelle diverse annate, soprattutto se sono emozioni legate a ricordi del passato e tradizioni del territorio.

Quale ruolo hanno territorio, tradizione e passione nella vostra impresa?

Elisa FerrettiElisa: Sicuramente fondamentale. Ferretti Vini nasce dalla nostra tradizione di fare Lambrusco per rinnovarla ed esaltarla rispetto alla vinificazione convenzionale. I nomi dei nostri vini sono tutti provenienti dal dialetto reggiano e dal mondo contadino in cui il Caveriol è il cirro della vite che crescendo le consente di “arrampicarsi”, così come lo Stropél è il salice che utilizziamo ancora in parte per la legatura della vite. Questi elementi come anche l’accoglienza che cerchiamo di fare in cantina con un tour dei vigneti e degli ambienti, la degustazione dei nostri vini in abbinamento a prodotti tipici locali quali parmigiano reggiano e salumi, e soprattutto il volerci sempre essere in prima persona ad accompagnare la mescita per poter raccontare la nostra filosofia ed il nostro terroir sono e saranno alla base della nostra azienda per poter avere un rapporto diretto con il cliente consumatore.

Quali vantaggi e difficoltà incontra una donna nello svolgere questo lavoro?

Denise: La donna purtroppo è ancora vista come più debole e forse incapace di sostenere sforzi fisici ma quando si mette in gioco con passione e determinazione riesce a gestire a 360° tutti i diversi aspetti che nel mondo agricolo si presentano.

Siete recentemente state a Vinitaly, che impressione avete avuto?

Elisa: Ci siamo sentite con un seme in campo tra le tante erbe e piante già vigorose, in cui tuttavia le nostre potenzialità ed i nostri prodotti sono stati apprezzati dai chi ci è venuto a trovare valorizzando la nostra realtà e scelte di agricoltura naturale.

“Georgica, abbiamo insegnato a oltre 500 bambini”

“E’ stata una esperienza impegnativa ma davvero molto soddisfacente”. Parole di Martina Codeluppi, dell’azienda orticola ‘Codeluppi Pietro’ che ha partecipato a Georgica – la festa della terra, delle acque e del lavoro nei campi – che si è tenuta nel weekend sulle rive del Po.

“Oltre 500 bambini hanno partecipato con entusiamo ai nostri laboratori – prosegue Martina -: erano molto incuriositi nel mettere le mani nella terra. In particolare, insieme a mio zio Marino Alessandri abbiamo loro insegnato a mettere le piantine nei vasetti, a stabilizzarle e innaffiarle. Ma non solo: sono appassionata di apicoltura e ho esposto una teca con le api, cercando di sensibilizzare i piccoli sull’opera fondamentale di questi piccoli insetti. I loro sorrisi sono stati il miglior ringraziamento per il nostro impegno”.

In queste ore l’azienda orticola sta ricevendo numerose telefonate con offerte per ripetere i laboratori “anche in diversi festival sul territorio regionale. Ma abbiamo deciso di dare l’esclusiva a Georgica”.

L’appuntamento per tutti è dunque alla prossima edizione.

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