COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

“La nostra anguria Igp è più forte dei cambiamenti climatici”

“L’anguria reggiana Igp è più forte dei cambiamenti climatici. E con il protocollo firmato nelle scorse ore con Confesercenti sarà sempre più presente nei negozi. Il futuro? Stiamo lavorando per trasformare l’associazione dei produttori in un Consorzio”. Parole di Mauro Torelli (socio Cia), titolare dell’azienda agricola di Campagnola e tra i maggiori produttori del frutto d’eccellenza del nostro territorio.

“Nel 2018 nell’area di produzione sono stati prodotti oltre 100mila quintali di angurie, di cui ben 10mila ‘marchiate’ con il simbolo Igp: sono state coltivate dalle 14 aziende agricole che compongono l’Apar (Associazione produttori Anguria Reggiana) – inizia a spiegare Torelli -. Il maggio freddo e piovoso appena trascorso ci ha causato qualche problema ma noi agricoltori ci siamo ormai attrezzati per fronteggiare ogni tipo di evenienza. Ad, esempio creando ambienti specifici per anticipare e migliorare la qualità delle produzioni. E questo mutando la forma, lunghezza e orientamento delle serre. Ma anche utilizzando diversi impasti e colori delle coperture per migliorare le condizioni in cui crescono le angurie. In questo modo abbiamo combattuto e sconfitto le conseguenze dei cambiamenti climatici. Siamo fiduciosi: il caldo di questi giorni sta già facendo decollare le richieste”.

L’Anguria Reggiana Igp viene coltivata rispettando l’ambiente. Come da disciplinare, viene raccolta al mattino, quando i frutti hanno beneficiato del fresco notturno e la temperatura è adatta alla conservazione. I frutti, prima di arrivare alle tavole dei consumatori, sono stoccati in ambiente ombreggiato e fresco, mai troppo freddo. La sostenibilità delle tecniche agronomiche guarda al futuro nel pieno rispetto della tradizione con una coltivazione in campo, in tunnel o in serra fredda con coperture rimovibili. Regola imprescindibile è l’impollinazione entomofila, ovvero con il naturale trasporto di polline da parte degli insetti. L’irrigazione avviene in base all’andamento climatico e al fabbisogno della pianta. Idem per la fertilizzazione, effettuata secondo la necessità della pianta e in relazione alla presenza di minerali nel terreno.

Martedì sera nella sede di Cescot a Reggio si è tenuto – alla presenza, tra gli altri di Alberto Ventura (Regione) e Gloria Minarelli (curatrice del disciplinare di produzione) – un importante incontro di Apar nel quale è stato presentato il recente protocollo d’intesa sperimentale di filiera tra i produttori dell’associazione e commercianti al dettaglio di Confesercenti, teso a valorizzare l’Anguria Reggiana Igp e la rete di imprese che la promuovono.

“Una filiera verticale che non può che trovare il nostro consenso e totale appoggio”, commentano da Cia Reggio. Torelli definisce il protocollo “un fondamentale passo per la piena valorizzazione di un prodotto che ha forti radici nella nostra storia e nei terreni vocati della bassa reggiana dove, fattori climatici e ambientali particolarmente favorevoli, un’esperienza secolare e pratiche colturali sostenibili danno origine a un frutto dalle caratteristiche uniche e irripetibili. E già nel 1931 il Touring Club parlava delle località dove viene attualmente coltivata come ‘area di produzione del cocomero e meloni zuccherini’. Ora vogliamo portare questa eccellenza nel futuro”.

Un futuro che, come annunciato nel corso dell’incontro, passerà nei prossimi mesi dalla trasformazione dell’associazione in un Consorzio di produttori.

“Montagna, danni ingenti dalla fauna selvatica”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona della MONTAGNA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • È tanto necessaria quanto urgente la messa in sicurezza dei territori e un’attenta programmazione per il futuro. In questo senso, è sempre più fondamentale il ruolo degli agricoltori per la conservazione di ambiente, territorio e paesaggio: chiediamo siano maggiormente coinvolti nelle scelte
  • Non è più rinviabile una attenta manutenzione territoriale e prevenzione idrogeologica a partire dalla pulizia di cunette e tombini, troppo spesso fuori uso a causa dell’incuria.
  • Per lo sviluppo del territorio, potrebbe essere molto utile la realizzazione di un grande magazzino di stagionatura del Parmigiano Reggiano come esiste già sul fronte modenese dell’Appennino.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Fabbricati dismessi: chiediamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

Turismo: occorre ripensare a una valorizzazione delle eccellenze del territorio per attirare viaggiatori e turisti anche da fuori regione e Paese.

“Migliaia di peri sterminati da un male sconosciuto”

“Un male ancora misterioso sta uccidendo gli alberi del pero: solo nei miei filari ne sono morti oltre 600, sul territorio reggiano ammontano a migliaia. E anche diversi vitigni di lambrusco versano in agonia”. Parole di Marco Cigarini, imprenditore agricolo e vicepresidente Cia-Agricoltori Italiani di Reggio Emilia , che lancia l’allarme sulle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici per l’agricoltura del nostro territorio.

“I danni ad oggi sono molto pesanti -sottolinea- basti pensare che oltre alle piante morte, quelle rimaste in vita hanno un calo di produzione che supera il 50%. La situazione è generalizzata e riguarda specialmente i peri che non superano i dieci anni di età. Ho parlato con altri agricoltori e siamo tutti nella stessa difficile situazione, con in più l’incubo di non conoscere quale è la causa. Al momento possiamo infatti solo ipotizzarla”. Entra nel dettaglio: “Nella migliore delle ipotesi, è colpa di settimane in cui si sono alternati caldo, freddo, siccità e bombe d’acqua. Ma potrebbe esserci altro. E per questo siamo molto preoccupati: temiamo che il responsabile della situazione sia un fitoplasma. Attendiamo l’esito delle analisi che abbiamo commissionato. Per cercare di limitare una eventuale ‘epidemia’, tutti noi agricoltori colpiti abbiamo bruciato le piante secche”.

La situazione è drammatica: “Le aziende devono affrontare le avversità dovute ai mutamenti climatici e agli agenti patogeni, cimice asiatica in primis, oltre a rispettare le limitazioni sui prodotti per la difesa fitosanitaria, e in più assistiamo a prezzi liquidati assolutamente non remunerativi: così proprio non va”.

Ma in difficoltà non vi sono ‘soltanto’ i peri. Decine di ettari di lambrusco, di diverse varietà, sono collassati e non hanno praticamente germogliato, benché la stagione sia già avanzata. “In questo caso -prosegue Cigarini- abbiamo la certezza che è tutta colpa dell’inverno anomalo e di un maggio davvero troppo freddo, ma nessun viticoltore si aspettava comunque una risposta vegetativa di questo tipo”. Inizialmente si pensava ad un normale ritardo della germogliazione, “ma ormai i tempi si allungano e si teme il collasso dei vigneti con perdite incalcolabili. I tecnici ipotizzano che la scarsa umidità del terreno nel periodo invernale non abbia permesso alle gemme di giungere a maturazione, tant’è che il fenomeno tipico del ‘pianto della vite’ in alcune zone non è avvento, proprio a causa della marcata siccità. Il colpo di grazia è stato il tempo di queste ultime settimane”.

Cigarini ricorda, inoltra,che situazioni climatiche analoghe si potevano verificare in passato ‘solo’ in Trentino “dove viene chiamato ‘inverno da gelo secco’, che altro non è che un combinato di situazioni meteo che stressano fortemente le piante. Se non reagiranno in questi giorni, ma viste le previsioni la vedo dura, il danno sarà molto ingente sotto l’aspetto produttivo e per gli elevati costi dovuti al rinnovo dei numerosi impianti collassati”.

“Guastalla, servono un nuovo depuratore e una migliore viabilità”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona di GUASTALLA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • Non è più rinviabile la realizzazione di un depuratore funzionante per irrigare con acque pulite e non reflue le coltivazioni, tra cui – ricordiamo – le eccellenze del territorio.
  • I nuovi mezzi agricoli hanno caratteristiche maggiori (come portata e dimensione) rispetto al passato e sono inevitabili problemi alla viabilità. È necessario che essa sia allora al centro di un confronto tra l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine. A tal proposito, sarebbe utile dare vita a un Tavolo tra Comune e associazioni agricole per discutere come migliorare la situazione, specialmente nei periodi più critici come quello della vendemmia.

 

Fabbricati dismessi: chiediamo che vengano ridotte se non eliminate le tasse sugli edifici in disuso. Le amministrazioni comunali diano il via libera a interventi sulle volumetrie che potrebbero essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, a beneficio del benessere animale.

Decisioni: il ruolo degli agricoltori è fondamentale per la conservazione di ambiente, territorio e paesaggio. Per questo chiediamo un maggiore coinvolgimento nella discussione e nelle scelte.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Mercato contadino: deve continuare ad essere svolto sotto il controllo dell’amministrazione comunale, in modo da evitare la creazione di iniziative analoghe in vari luoghi della città.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

“Val d’Enza, la necessità di un invaso”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona della VAL D’ENZA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il nostro territorio, e in primis l’agricoltura. Chiediamo alle amministrazioni comunali di sostenere la necessità di realizzare (nel rispetto di quanto emergerà conclusioni del Tavolo Tecnico Regione – Autorità di bacino) alcuni invasi adiacenti al torrente Enza della grandezza di diversi milioni di metri cubi in modo tale da garantire l’acqua all’area reggiana in primis, ma anche a quella parmense.
  • Riteniamo necessario stipulare un contratto di fiume anche per l’Enza tra tutti i portatori di interesse. Dal 2017, i contratti di fiume sono stati inseriti in una Legge Regionale per farli diventare uno strumento di programmazione a livello di bacino o sottobacino idrografico, per integrare la mitigazione del rischio idraulico per una corretta gestione delle risorse idriche, la tutela paesaggistica, la valorizzazione ecologica e ambientale del sistema fluviale. Ai sindaci della zona si chiede di condividere un progetto comune, contenente azione condivise di tutela ambientale e turistica dell’Enza.

Direttiva Nitrati: Collegato al problema acqua è anche quello dei nitrati, il cui rispetto dei vincoli della Direttiva, in un’area che raggruppa circa il 40% della zootecnia da latte reggiana, impone agli allevatori ormai da anni un’importante ed onerosa opera di riqualificazione degli insediamenti zootecnici, in termini di infrastrutture, ma anche una disponibilità di terreni e di ricerca di nuovi sbocchi per lo smaltimento degli effluenti zootecnici in eccesso. Per superare o comunque migliorare la problematica si chiede l’appoggio dei candidati sindaci per sostenere:

  • l’applicazione più flessibile della normativa per quanto riguarda i periodi di divieto degli spandimenti. Sebbene la situazione sia migliorata rispetto al passato, domandiamo la possibilità di effettuare lo spandimento degli effluenti zootecnici anche nei mesi di dicembre e gennaio (periodo di divieto assoluto per le zone vulnerabili) anche in base all’andamento meteo-climatico.
  • la richiesta, a livello regionale e nazionale, di ridiscutere e rivedere la mappa delle ‘Aree vulnerabili’. Attualmente, infatti gran parte del territorio della Val d’Enza ricade in zona vulnerabile, con pesanti ripercussioni per le aziende zootecniche da latte appartenenti ad un comparto strategico quale quello del Parmigiano-Reggiano. Oggi esistono le condizioni per ridefinire il perimetro delle aree vulnerabili anche e soprattutto alla luce dei recenti studi, ultimo quello dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che finalmente accerta che non sono gli allevamenti zootecnici la fonte principale di inquinamento da nitrati delle falde acquifere. Nel caso in cui venga favorevolmente risolto e superato il problema dell’inquadramento della zona Val d’Enza quale area Vulnerabile, si potranno poi introdurre alcune semplificazioni con particolare riguardo all’introduzione di una maggiore flessibilità ai periodi temporali di spandimento e alla valorizzazione del digestato proveniente dal trattamento dei reflui zootecnici. In vista delle imminenti elezioni regionali, chiediamo alle amministrazioni pubbliche territoriali di supportare il mondo agricolo in un confronto con la Regione.

 

Fabbricati dismessi: chiediamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

“Correggio, migliorare la viabilità e sostegno ai giovani”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona di Correggio.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • I nuovi mezzi agricoli hanno caratteristiche maggiori (come portata e dimensione) rispetto al passato e sovente creano problemi al traffico, soprattutto nel periodo di punta della vendemmia. È necessario che la viabilità sia al centro di un confronto tra l’amministrazione comunale e le autorità di controllo. A tal proposito, sarebbe utile dare vita a un Tavolo tra Comune e associazioni agricole per discutere come migliorare la situazione, specialmente nei periodi più critici.
  • Nelle campagne spesso non arriva la fibra e spesso neppure l’Adsl, ma una azienda senza connessione è fortemente penalizzata: occorre adeguare il territorio delle migliori tecnologie per dare a tutti le stesse possibilità.

 

Fabbricati dismessi: è necessario agevolare il recupero degli edifici rurali inutilizzati. A tal proposito, chiediamo una veloce revisione dei vincoli di ristrutturazione e semplificazioni per chi vuole recuperare le superfici e volumi, ad esempio trasformando l’edificio in un capannone che dovrà naturalmente mantenere le caratteristiche esterne. Infine, domandiamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Rifiuti: è quanto mai necessaria una profonda revisione della raccolta e dello smaltimenti dei rifiuti. In questo contento, riteniamo eccessivi i costi sostenuti dagli agricoltori.

Mercato contadino: deve continuare ad essere svolto sotto il controllo dell’amministrazione comunale, in modo da evitare la creazione di iniziative analoghe in vari luoghi della città. 

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

Tutela delle nostre eccellenze: occorre combattere con maggiore determinazione tutte le forme di contraffazione e falsificazione dei prodotti agricoli, sia lavorati che semilavorati ma anche integri.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

“Reggio, ecco le nostre proposte ai candidati sindaci”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona di Reggio.

Infrastrutture e opere

  • Via Emilia Bis: dopo gli stati di consistenza che si sono tenuti lo scorso dicembre, è ora necessario fare il punto della situazione inerente gli indennizzi economici agli imprenditori interessati dagli espropri dei terreni su cui verrà realizzata l’arteria stradale.
  • Variante di Fogliano: riteniamo sia di fondamentale importanza predisporre le strade di arroccamento per non rendere molto difficoltosa la viabilità agli agricoltori della zona.
  • Variante di Rivalta: crediamo sia necessaria una attenta analisi dei reali benefici che la strada dovrebbe portare agli automobilisti provenienti dalla montagna e chiediamo una ulteriore riflessione su altre ipotesi.
  • Variante di Bagno: premesso che Rubiera ha bisogno di risolvere la ‘questione traffico’, mettiamo sul tavolo della discussione l’ipotesi di realizzare un tracciato che passi a nord del centro abitato come chiesto da numerosi nostri soci.

Impatto delle piste ciclabili in aperta campagna: siamo convintamente favorevoli a realizzare percorsi che corrono in parallelo alle strade comunali e provinciali, mentre siamo nettamente contrari a tracciati che vanno a recuperare vecchie carraie in aperta campagna. Creerebbero infatti pesanti problemi di compatibilità con le vicine produzioni agricole, specialmente nei periodi dei trattamenti.

Fabbricati dismessi: domandiamo che le volumetrie possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle a beneficio del benessere animale.

Fasce periurbane: le numerose aziende agricole presenti devono avere la possibilità di adeguarsi alle nuove norme sul benessere animale.

No a colate di nuovo cemento: prima di andare a occupare territori agricoli con nuovi capannoni, chiediamo di puntare sul recupero di tutte le aree dismesse del territorio con politiche del recupero.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Turismo: occorre ripensare a una valorizzazione delle eccellenze del territorio per attirare viaggiatori e turisti anche da fuori regione e Paese.

Fiere: chiediamo di continuare a cercare soluzioni per non lasciare l’area completamente in mano ai privati, area peraltro valorizzata dal successo della vicina Stazione Mediopadana.

Assessorato all’Agricoltura: riteniamo sia importante prevedere un assessore che si occupi specificatamente del settore, anche alla luce dell’abolizione di una analoga figura nell’ente Provincia.

“Calamità, la Regione è pronta ad attivare la procedura”

“La Regione ci ha assicurato di essere disponibile ad attivare il percorso per arrivare allo stato di calamità: gli agricoltori ora denuncino i danni che hanno subito per arrivare insieme all’obiettivo”. È la sollecitazione di Antenore Cervi, vicepresidente regionale di Cia, dopo aver partecipato a un incontro nei palazzi di via Aldo Moro a Bologna durante il quale si è parlato anche dell’ondata di maltempo che ha flagellato il territorio reggiano nello scorso weekend.“I presupposti per arrivare a ottenere i fondamentali aiuti ci sono ma ora tutti devono fare la loro parte – sottolinea -. I nostri uffici sono a disposizione per supportare gli imprenditori agricoli nella compilazione dei documenti necessari e nella raccolta di tutto il materiale video e fotografico che testimonia il disastro. Perché di un vero e proprio disastro si tratta. Ma lamentarsi e basta non porta a nulla: occorre muoversi concretamente per vedersi riconoscere quei sostegni economici fondamentali per la sopravvivenza stessa di molte aziende agricole”.In questi giorni Cervi si è confrontato con i tecnici Cia sul territorio e ha parlato con numerosi associati per avere il quadro esatto della situazione che definisce “molto pesante. La neve ha falcidiato i foraggi per la produzione del Parmigiano Reggiano, flagellato frumento e orzo, messo a rischio la produzione dei vitigni, decimato le piante da frutto. Il manto nevoso era così pesante che addirittura i mezzi slittavano nel tentativo di spostarlo dalle vie. Nessun agricoltore ricorda un evento così dannoso a maggio”.E per questi giorni è stata diramata una nuova allerta della Protezione Civile con forti temporali e raffiche di vento che potranno raggiungere i 90 chilometri all’ora. “Questa è la trentaseiesima allerta dell’agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile – rimarca il presidente Cia Reggio -: un segno evidente di come i cambiamenti climatici siano una realtà concreta che causa situazioni estreme con una frequenza molto preoccupante. Basti pensare che nell’arco di poche settimane si è passati da mesi di clima insolitamente caldo e siccità al freddo e abbondanti precipitazioni. L’agricoltura è il settore che in primis risente maggiormente del meteo impazzito. Nelle prossime settimane terremo un convegno Cia in cui gli esperti presenteranno i loro studi e delineeranno quale sarà il futuro del nostro territorio”.

“Maltempo, stato di calamità per il territorio reggiano”

neve e gelo

“Chiediamo ufficialmente il riconoscimento dello stato di calamità per i territori reggiani flagellati dall’ondata di maltempo e freddo polare”. Ad annunciarlo è Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, dopo le attente verifiche sul territorio da parte dei tecnici della confederazione e le precise segnalazioni degli agricoltori.

“La neve caduta e il forte vento hanno causato gravissimi danni in montagna al foraggio per le bovine da latte per la produzione del Parmigiano Reggiano e alle coltivazioni di orzo e frumento – entra nel dettaglio Cervi -. Ma anche ettari di vitigni, alberi da frutto, boschi e l’apicoltura sono stati messi letteralmente in ginocchio. Non dimentichiamo che buona parte di quelle colture sono biologiche e per questo l’entità dei danni è ancora maggiore”. Sottolinea: “Siamo fermamente convinti esistano tutti i presupposti per ottenere il giusto riconoscimento per un settore fondamentale dell’economia reggiana”.

Il presidente Cia sollecita gli imprenditori agricoli a “proseguire con le circostanziate segnalazioni dei danni: i nostri uffici sono a disposizione per la presentazione delle eventuali denunce. In queste ore stiamo ricevendo materiale fotografico e video che verrà poi utilizzato per supportare la nostra richiesta”.

Cervi plaude alla Regione “che si è prontamente mobilitata per monitorare la difficile situazione che con il passare delle ore si mostra in tutta la sua gravità. Basti pensare che a oggi vi sono foraggi ancora sotto il manto di neve: il concreto rischio è di perdere completamente il primo taglio, che sul territorio montano rappresenta l’80% del totale”.

L’invito alle istituzioni è di “fare presto per non lasciare gli agricoltori soli a fare i conti con gli effetti del disastroso evento meteorologico. La burocrazia non può e non deve ostacolare gli aiuti, in molti casi fondamentali per la sopravvivenza stessa delle aziende”.

Ma l’emergenza meteo non è ancora finita: “Siamo preoccupati per l’allerta meteo della Protezione Civile per una nuova ondata di maltempo che nelle prossime ore si abbatterà sui territori montani già martoriati. La pioggia e i forti temporali scioglieranno la neve ma rischiano di causare smottamenti, frane, piene di fiume e torrenti. Una previsione che rischia di aggravare ulteriormente la già critica situazione”.

“Maltempo, pronti a chiedere lo stato di calamità”

“I nostri peggiori timori si sono verificati: neve, forte vento e basse temperature stanno flagellando l’agricoltura reggiana. Quando finirà l’ondata di maltempo verificheremo sui campi la precisa entità dei danni e valuteremo con attenzione, insieme ai nostri tecnici e associati, se chiedere lo stato di calamità”. Lo annuncia Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, dopo la perturbazione polare che ha investito nelle scorse ore il nostro territorio portando indietro la lancetta delle stagioni.

“Siamo dinnanzi a una situazione eccezionale che, ancora una volta, dimostra come i cambiamenti climatici siano una realtà concreta con la quale dobbiamo fare i conti – sottolinea Cervi -. E, in questo momento, i conti più salati li sta pagando l’agricoltura. Dalla prima collina alla montagna, i fiocchi di neve sono infatti caduti sui vitigni e rischiano di compromettere l’annata. Ma non è tutto. Oltre alla forte preoccupazione per la neve caduta, c’è molta apprensione anche per le prossime notti quando le temperature saranno vicine allo zero: le gelate sarebbero il colpo di grazia. Numerosi agricoltori ci hanno già comunicato di voler contattare già da domani l’assicurazione per chiedere i danni. Ma potrebbe non bastare. Per questo stiamo pensando allo stato di calamità: nei prossimi giorni, quando il quadro della difficile situazione sarà pienamente delineato, prenderemo la decisione finale. Al momento, l’ipotesi è concreta”.

Ma il maltempo non ha portato solo la neve. In pianura, pioggia battente e vento molto forte, oltre a far cadere rami e alberi, “hanno allettato le coltivazioni di frumento e orzo. Una situazione, anche questa, che rischia di incidere molto negativamente sulla produzione”.

Cervi ci tiene a ringraziare tutti gli agricoltori che in queste ore “sono in prima fila per aiutare a tenere pulite le strade e segnalare le situazioni a rischio idrogeologico. Questo conferma come l’attività agricola, oltre al fondamentale ruolo di produzione alimentare, abbia anche quello di governo del territorio”.

Il presidente Cia ricorda infine che la siccità autunnale aveva già inciso molto negativamente su decine di ettari di lambrusco “che non hanno praticamente germogliato, benché la stagione sia già avanzata. Alcuni vigneti sono addirittura collassati, con perdite economiche molto ingenti. Il fenomeno è stato osservato anche in alcune varietà di pere”. I tecnici ipotizzano che la scarsa umidità del terreno non abbia permesso alle gemme di giungere a maturazione, tant’è che il fenomeno tipico del ‘pianto della vite’ in alcune zone non è avvento, proprio a causa della marcata siccità. È mancata anche la nebbia, e tipico microclima padano che favorisce l’idratazione delle piante. In Trentino chiamo queste situazioni da inverno da ‘gelo secco’ cioè particolari condizioni di siccità che determinano fenomeni di forte stress per le piante. Stress che può portare al collasso delle coltivazioni, come in alcuni casi è appunto successo.

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