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Nuova Pac: gli agricoltori chiedono più risorse all’Europa

COMACCHIO (FE) – Diminuiranno i contributi europei a sostegno del settore agricolo? E ci saranno misure a sostegno della crescita? Sono questi i principali quesiti degli agricoltori che hanno partecipato ieri (22 novembre ndr) alla tavola rotonda “La nuova Pac: domande e risposte sulla riforma”, organizzata a Palazzo Bellini di Comacchio da Cia-Agricoltori italiani Ferrara, in occasione dell’assemblea provinciale.

Sul palco, per discutere della riforma che cambierà l’assetto della Politica Agricola Comune a partire dal 2021 e sembra non convincere il mondo agricolo, c’erano: Herbert Dorfmann, componente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo; Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo; Giuseppe Cornacchia, di Cia Nazionale; Luca Trivellato, vicepresidente Agia (Associazione Giovani Agricoltori) nazionale, Cristiano Fini, presidente regionale Cia, Stefano Calderoni, presidente Cia Ferrara e Claudio Ferri, direttore di Agrimpresa, che ha moderato l’incontro.

Il principale problema del progetto di riforma, emerso durante la tavola rotonda, è il taglio alle risorse destinate ai Piani di Sviluppo Rurale, quelli che sostengono i territori, come ha spiegato Stefano Calderoni ad apertura del convegno.

“Sono 300 i milioni di euro che mancheranno all’appello se verrà confermata questa proposta di riforma della Politica agricola comune. Una vera beffa, se penso che noi avremmo bisogno, invece, di 300 milioni in più di fondi per continuare a crescere. Perché il nostro settore è uno dei pochi che continua a creare un indotto economico e posti di lavoro sul territorio. Per questo noi vorremmo una Pac che dia soldi a chi di agricoltura vive ed è un baluardo nella salvaguardia dell’equilibrio ambientale. Spesso – ha continuato Calderoni –  vediamo, infatti, i contributi andare a società che non fanno agricoltura attiva, ma si limitano a speculare anche attraverso il land grabbing (letteralmente accaparrarsi la terra), sprecando risorse che potrebbero contribuire alla nascita di un’azienda giovane che si impegna a produrre, tutelando anche ambiente e paesaggio. La nuova Pac dovrebbe poi tutelare maggiormente l’agricoltore che subisce danni provocati da cambiamenti climatici e parlo anche della presenza incontrollata di nutrie, che l’assenza di temperature rigide continua a far proliferare. Se l’agricoltore svolge una funzione di protezione civile perché salvaguardia il territorio, allora deve essere risarcito in caso di danni, in maniera più rapida e puntuale.”

Ma quando diventerà definitiva la riforma? ”Nel corso dell’incontro Dorfmann, ha spiegato l’iter di approvazione. Sul tavolo – da detto il parlamentare europeo – ci sono tre proposte e il 3 dicembre si chiuderanno i termini per presentare emendamenti. L’obiettivo è sottoporre la riforma ad almeno un voto entro aprile, prima delle elezioni previste per il 26 maggio, così da dare una linea di indirizzo al nuovo Parlamento. Questi i passaggi chiave dei prossimi mesi. Poi ci sono le richieste dei vari stati. “L’Italia – ha spiegato Dorfmann – ha chiesto un investimento dell’1,3% del Pil, che coprirebbe tutte le richieste e i nuovi investimenti. Ma in campo ci sono forze che spingono per il taglio dei fondi, prima tra tutte la Brexit, che farà perdere 12 miliardi all’Ue, circa il 7-8% sul totale del bilancio europeo. Però non è giusto dire agli agricoltori: ti diamo meno soldi perché la Gran Bretagna è uscita dall’Europa. In realtà se ci saranno meno contributi sarà perché gli altri stati non sono intenzionati a reintegrare questo budget mancante.”

Anche il Parlamentare europeo ha sottolineato l’importanza dei controlli per verificare che un agricoltore svolga davvero un ruolo attivo.

”Stiamo lavorando – ha continuato Dorfmann – perché questa Pac diventi più “attiva” e premi chi fa davvero l’agricoltore, come ha già sottolineato Calderoni. Se c’è, ad esempio c’è un agricoltore giovane che vuole produrre riso ma non ha i titoli, come fa a permettersi di investire? È giusto controllare se l’azienda lavora attivamente e in modo innovativo e in questo caso darle di più.”

Interessante anche l’intervento di Davide Vernocchi che ha auspicato una riforma della Pac che favorisca le Op virtuose e l’aggregazione. “L’OCM (Organizzazione Comune di Mercato) è uno strumento imprenditoriale importante e vorremmo – ha detto il presidente di Apoconerpo – che la Pac favorisse l’aggregazione, perché solo Op di grandi dimensioni possono raggiungere mercati lontani. Migliorare il livello aggregativo da risultati concreti, penso ad esempio all’esperienza di Opera – che aggrega le principali realtà della filiera frutticola –  nel settore della pericoltura, grazie alla quale abbiamo incrementato la Plv del 20% o la tutela ai produttori di pomodoro associati alle Op che hanno conferito a Ferrara Food.”

Significativo anche l’intervento di Luca Trivellato, che ha parlato delle difficoltà delle imprese under 40, schiacciate da burocrazia e difficoltà di accedere alla terra.

La pac dovrebbe servire a mantenere vitale le aziende, che tendono a chiudere dopo i primi anni ad esaurimento dei fondi d’ingresso. I giovani hanno bisogno di credito per l’innovazione, meno burocrazia e soprattutto la terra a prezzi più accessibili. Non ci sarà mai un vero ricambio generazionale se gli agricoltori più anziani rimangono a lavorare perché percepiscono pensioni ridicole e i giovani non riescono ad acquistare la terra.”

Contro la burocrazia, capace di schiacciare un intero settore anche il presidente regionale Cia, Cristiano Fini. “Quella attuale – ha detto Fini – è forse la Pac più complicata di sempre e non solo per colpa dell’Europa. Anche noi stiamo contribuendo a livello nazionale, appesantendo gli oneri burocratici, penso ad esempio alla recente fatturazione elettronica. La semplificazione sarà fondamentale nella prossima Politica Agricola se vogliamo davvero rilanciare il settore e renderlo più appetibile per gli agricoltori di oggi e del futuro.”

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