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Imola, 01/03/2016 – L’agroalimentare regionale e imolese e il Piano di Sviluppo Rurale.

Era presente l’Assessora Regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, all’incontro organizzato ad Imola il 27 febbraio all’Istituto Tecnico Agrario Scarabelli e promosso dalle Associazioni “Centro Studi A. De Gasperi”, “Centro Studi Luigi Einaudi”, “Imprese e Professioni”, “Osservatorio Asia”.

            Titolo dell’iniziativa L’agroalimentare regionale e imolese e il Piano di Sviluppo Rurale.

            Tra gli interventi che sono seguiti alla presentazione delle linee guida essenziali del PSR quello del Presidente della Cia Agricoltori Italiani di Imola, Giordano Zambrini che ha sottolineato in apertura delle sue riflessioni su come conoscenza e innovazione siano le parole d’ordine che caratterizzano il programma do sviluppo rurale che ci accompagnerà fino al 2020.

            “Conoscenza e innovazione – ha detto il Presidente della Cia – per rilanciare, o meglio per dare un po’ di ossigeno alle aziende agricole, l’anello più debole della filiera agroalimentare”.

            Zambrini ha poi ricordato parlando di PSR, che è in corso l’istruttoria delle domande per i giovani insediati in agricoltura (Misura 6). “Come Cia Imola abbiamo presentato in questo primo bando otto domande. La Regione si è interrogata su quanto tempo-lavoro comporta lo sviluppo di una domanda sia da parte delle associazioni che da parte dell’ente pubblico per la gestione di un contributo di 30.000? Il bando è complesso e cavilloso, non si coglie una semplificazione dal bando precedente”.

            Questo incontro è stata anche l’occasione per ricordare e presentare all’Assessora il nuovo servizio che la Cia di Imola ha attivato da un anno e mezzo, lo Sportello Europa che si occupa di sviluppo d’impresa attraverso i fondi diretti dell’ Unione Europea. “Se confrontiamo i progetti presentati sui fondi diretti, come ordine di grandezza parliamo di qualche milione di euro e una domanda di premio giovani da 30.000 euro in termini di burocrazia la seconda è ampiamente maggiore. Non è un appesantimento anche per i vostri tecnici? Come possiamo lavorare insieme per alleggerire il processo?”.

            Altro tema trattato da Zambrini e ripreso anche da altri interventi, la Misura 4 che si occupa di investimenti in aziende agricole in approccio individuale. “In questo caso- ha ribadito Zambrini alla Caselli – si rileva un consistente ritardo nella pubblicazione del bando.  Abbiamo, ad oggi,  ricevuto sollecitazioni in merito da 60 aziende interessate a valutare la fattibilità di un piano investimenti.  Le chiedo quindi quando sarà pubblicato il bando e visto il lungo periodo in cui non sono stati disponibili finanziamenti chiediamo di  lasciare il prossimo aperto almeno 120 giorni”.

            E poi la situazione dei birrifici. “L’interesse orientato allo sviluppo dei birrifici artigianali è in crescita, ma la Regione Emilia Romagna ha escluso dal PSR  il finanziamento ai birrifici. Altre Regioni come il Veneto hanno invece provveduto ad inserire la possibilità di finanziamento. La Regione può avviare un percorso di adeguamento al contesto?”.

            Infine il tema dell’acqua, centrale per il mondo agricolo. “Disporre della risorsa idrica è determinante e discriminante per un’azienda.  Nel nostro territorio si sono già aggregate aziende in un consorzio, avviato con risorse proprie, per la costituzione di un distretto irriguo. Quali sono i tempi di pubblicazione del bando per il finanziamento del bacino?”.

            In chiusura di intervento un altro tema ripreso da altri esponenti del mondo agricolo e istituzionale, le reti d’impresa. Sono convinto – ha detto Zambrini – che siano uno strumento importante e innovativo per lo sviluppo di un territorio, per creare progetti territoriali al fine di valorizzare i propri prodotti. Reti di imprese non solo fra aziende agricole ma anche con soggetti della filiera agroindustriale ed extragricola.

            L’agricoltura se resta sola non ce la può fare, ha bisogno di mettersi in rete con la filiera, ha bisogno di accedere a una parte del valore aggiunto e questo può essere un percorso innovativo che può dare risposte alla sostenibilità economica delle aziende.

            Innovazione è anche unità della rappresentanza, un fattore che rende ancor più debole l’agricoltura italiana. Quattro organizzazioni di rappresentanza con strategie e progetti diversi, visioni diverse che non contribuiscono certamente a dare quell’impulso, a essere quel volano per quel cambiamento di cui il settore ha più bisogno. Mettere in comune esperienza, professionalità, capacità, condividere progetti e strategie, dialogare con la politica, le amministrazioni locali e il mondo economico ad una sola voce avrebbe sicuramente un peso decisionale, strategico e di credibilità ben diverso da quello che stiamo avendo ora”.

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