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Il mercato del biologico non conosce crisi, neanche a Imola

Settembre 2016 –  Secondo i dati dell’Osservatorio Sana curato da Nomisma sono più di 13 milioni gli italiani che consumano prodotti bio almeno 1 volta a settimana e oltre 19 milioni il numero di famiglie acquirenti. Secondo Anabio, (Associazione nazionale Agricoltura Biologica) della Cia, nei primi 4 mesi del 2016 si registra un nuovo incremento del 19% del fatturato. La costante crescita della domanda di prodotti da agricoltura biologica dal 2000 a oggi ha mutato la geografia produttiva italiana: oltre l’11% della superficie coltivata utilizza questo metodo di produzione e sono cresciuti sensibilmente i volumi delle derrate da immettere sul mercato, dove le risposte positive non sono arrivate solo dall’interno ma anche nell’export con valori incoraggianti. In Emilia-Romagna le imprese totali (produzione e trasformazione) sono 4.772, in aumento del 14,6% rispetto alla fine del 2015.

Le aziende agricole bio sono più grandi di quelle tradizionali con una dimensione media di oltre 30 ettari. A maggio 2016 le superfici coltivate con il metodo biologico superano i 114 mila ettari (+20,4% rispetto al 2015) quasi l’11% dell’intera superficie agricola regionale. In crescita anche le aziende che lavorano e commercializzano prodotti agricoli bio (986: +3,5% rispetto al 2015). L’agricoltura bio è in aumento in tutta la regione. La provincia che ha registrato il picco di crescita maggiore è quella di Parma con 822 imprese, seguono Forlì Cesena con 729, Bologna con 678, +27,7% sul 2015 (30,3% sul 2014). Grande incremento anche per quanto riguarda la zootecnia, un settore nel quale per le sue caratteristiche è più complesso riconvertire al metodo biologico. Dal 2011 al 2016 si è passati da 589 a754 allevamenti in tutta l’ Emilia-Romagna, circa il 30% in più. Oggi Forlì Cesena è la provincia con più aziende zootecniche bio (143), seguita da Parma (137), Piacenza (124), Bologna (115). La Cia di Imola nel 2016 ha seguito 55 aziende biologiche, 4 in più rispetto al 2015. Una è solo trasformatrice (lavorazione cera d’api) come conto terzista, le altre sono biologiche nella produzione vegetale.Di quelle vegetali 15 sono anche a produzione zootecnica (un 50% bovini, un 50% ovicaprini, un paio hanno anche equini) e 9 fanno anche trasformazione (alcune trasformano l’uva in vino biologico, altre fanno confetture di frutta o ortaggi, una trasforma i marroni in farine e prodotti dolciari). Di queste aziende 5 non accedono a domande di contributo PSR.Per quanto riguarda, in particolare, le domande del PSR la Cia di Imola ha presentato 24 nuovi bandi per la misura 11 (di cui 4 nuovi e 20 rinnovi di bandi scaduti del vecchio PSR) per un contributo richiesto totale di circa € 120.000,00 e 40 domande di pagamento per la prosecuzione di vecchi bandi in trascinamento per un contributo totale richiesto di circa € 450.000,00 solo per le misure del biologico. “Dunque, un italiano su cinque predilige l’acquisto di un prodotto da agricoltura biologica e di questo dobbiamo tener conto. Come dobbiamo tener conto della consapevolezza che il biologico, a partire proprio dall’agricoltura e dal cibo ma anche in tutte le sue declinazioni produttive, può diventare un potente elemento per tirar fuori risorse importanti per il Paese. Occorre, però, apportare correzioni e aggiunte ai contenuti e alle modalità di lavoro portate avanti sino ad oggi in modo che possa evolvere in una vera e propria piattaforma che sia anche in grado di avviare azioni concrete di promozione. Il Ministero dell’Ambiente dovrebbe fare la sua parte agendo nella ristorazione ospedaliera e nelle mense scolastiche, con azioni di stimolo promozionale e di natura normativa volte a favore l’acquisto di prodotti biologici e piatti biologici dovrebbero essere proposti anche nelle mense pubbliche. E’ poi necessario riorganizzare la rappresentanza politico-professionale del mondo produttivo per sostenere al meglio il comparto biologico affinché esca dal ruolo di “nicchia” realizzando una vera alleanza tra Ministeri, Regioni, Comuni e soggetti economici della filiera. Occorre marciare uniti per costruire un futuro centrato sul consumo di prodotti biologici e quindi sostenibile. Sicuramente i produttori agricoli avranno ricadute positive”.

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