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Fare agricoltura in collina e in montagna: quasi 200 associati Cia ieri a Novafeltria per chiedere interventi

“Gli agricoltori sono fondamentali per la tutela del territorio, è ora che il valore di questo compito sia riconosciuto”

Gli agricoltori svolgono una funzione fondamentale per la tutela del territorio e il contrasto al dissesto idrogeologico, soprattutto in collina e in montagna, e chiedono che questo ruolo venga finalmente riconosciuto con interventi e misure di sostegno adeguate. Erano quasi 200 gli associati di Cia-Agricoltori italiani Romagna che ieri sera a Novafeltria hanno partecipato all’incontro promosso dall’organizzazione con le assessore regionali Paola Gazzolo (Difesa del suolo, politiche ambientali e della montagna) e Simona Caselli (Agricoltura), sul palco accanto al Presidente di Cia nazionale Secondo Scanavino, a quello regionale Cristiano Fini e al Presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi.
Nel proprio intervento il Presidente Misirocchi ha sottolineato l’importanza dell’agricoltura sul territorio, ricordando che se il settore ha già molti svantaggi competitivi rispetto ad altri Paesi, in collina e in montagna vede aumentare in maniera esponenziale le difficoltà. Particolarmente sentito in Valmarecchia, così come nelle zone interne della Romagna, è il problema degli animali selvatici. “Sono cresciuti in maniera esponenziale – ha affermato Misirocchi -. I piani di controllo sono positivi ma non sufficienti, mentre i dissuasori sono costosi, spesso inefficaci e poco pratici. I risarcimenti sono necessari, ma noi non coltiviamo o alleviamo per il risarcimento. I cinghiali non creano solo un danno al prodotto, ma anche alle macchine, e spesso a fronte di una pecora sgozzata che viene risarcita, ci sono 200 pecore che per lo stress non fanno più latte. Nelle colline romagnole in questi anni è andato perso un patrimonio genetico di ovini, la natura è fatta di equilibri che dobbiamo ricostituire. Serve una riconsiderazione di tutto il tema e bisogna creare le condizioni per lavorare in sicurezza”.
Dopo la drammatica siccità del 2017, inoltre, gli agricoltori chiedono di uscire dalla gestione emergenziale delle acque. “In un territorio a carattere torrentizio come la Romagna, non trattenere l’acqua in inverno per riutilizzarla in estate è un crimine. Anche per mezzo dei Programmi di sviluppo rurale sono stati costruiti diversi invasi, ma è necessario un Piano strategico per la gestione dell’acqua”.
Servono poi infrastrutture idonee a svolgere le attività agricole. “Vi sono ancora oggi ponti che non hanno larghezza e portata idonee ai mezzi agricoli e di trasporto, e che devono essere adeguati”.
Gli agricoltori chiedono minori burocrazia e vincoli. “Le regole devono essere sostenibili ed applicabili. Non servono leggi estemporanee di semplificazione, che hanno sempre portato ad una complicazione, ma occorre una valutazione complessiva. Ciò vale ad esempio per la forestazione, sottoposta a norme, leggi e regolamenti di fatto inapplicabili. Così come per i parchi: l’attività agricola è l’unica che a fronte di pochissimi benefici subisce una serie interminabile di vincoli che in alcuni casi hanno portato alla chiusura di alcune aziende. Va aperto un confronto per una considerazione diversa del valore dell’agricoltura”.
Infine la necessità di sostenere la redditività delle imprese agricole. “In collina e in montagna gli svantaggi competitivi aumentano in maniera esponenziale, sia per la forte usura di macchine ed attrezzature, sia per le rese inferiori. L’agricoltura in questi territori è un presidio fondamentale e dobbiamo perciò valutare misure di sostegno al reddito come l’indennità compensativa, che può essere ripensata estendendola e con maggiori risorse finanziarie”.
Il Presidente di Cia Emilia-Romagna Cristiano Fini ha ribadito la necessità di un riconoscimento economico per gli agricoltori, che “hanno tra le funzioni anche quella di curare il paesaggio e salvaguardare tutto il territorio, anche quello a valle. Soprattutto nei luoghi di montagna in cui fare agricoltura è più difficile e costoso, occorre che i prodotti vengano maggiormente valorizzati. Così come bisogna intervenire per contenere alcune specie selvatiche che per l’agricoltura sono un grave danno: cambiare la legge 157 del ’92 deve essere una priorità”.
Le assessore regionali Caselli e Gazzolo hanno ricordato le iniziative per il territorio. In particolare grazie al Piano di sviluppo rurale sono state ammesse a contributo 1972 domande in provincia di Rimini, pari a 11milioni 200mila euro, mentre la ricarica della falda della conoide del Marecchia in 6 mesi ha consentito di ricaricare più di 1milione e 100 mc di acqua. In occasione dell’incontro, l’assessora Gazzolo ha preso l’impegno di aprire un confronto sull’acqua in Romagna. Per tutelarsi dalla presenza degli animali selvatici, gli agricoltori possono oggi richiedere direttamente l’intervento della polizia provinciale e avvalersi di un tecnico regionale per attuare con i fondi pubblici gli interventi più adatti per tenere lontani i lupi.
Affidate a Presidente Cia nazionale, Secondo Scanavino, le conclusioni. “L’agricoltura della Valmarecchia, dell’Appennino, delle pendenze superiori al 15%, ha bisogno di maggiore innovazione tecnologica e va classificata in modo riconoscibile. Questo il tema che dobbiamo porre anche a livello europeo e di Pac. L’agricoltura ha un valore pubblico, sociale, paesaggistico, e occorre qualcosa in più del mero finanziamento di azioni di sviluppo. Allo stesso tempo bisogna passare dalla tutela alla gestione della selvaggina per trovare un equilibrio sostenibile per gli agricoltori, mentre in tema di risorse idriche, è ora che i fondi destinati alle bonifiche servano davvero a portare l’acqua nei campi”.

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