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Cia Modena incontra Renzi sulla crisi del grano

Crollo del prezzo del grano: la Cia di Modena ha consegnato al Premier Renzi, a Bosco Abergati di Castelfranco Emilia, un documento con le proposte per uscire dalla crisi

MODENA, 12 AGOSTO 2016 – Un documento con proposte – e quesiti – per uscire dalla fase di stallo in cui versa il grano italiano, i cui prezzi alla produzione non sono mai stati così bassi: è quello che ha consegnato Cristiano Fini, presidente della Cia di Modena, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi intervenuto il 9 agosto scorso a Bosco Albergati a Cavazzona di Castelfranco Emilia.

Il premier, che ha ricevuto il presidente dell’organizzazione agricola, ha condiviso le osservazioni contenute nell’articolato documento che mette in luce l’impossibilità dei cerealicoltori di fare reddito a causa dei prezzi mai così bassi e al di sotto dei costi produttivi.  

“Il prezzo del frumento tenero nel 1985 era 30.000 Lire e non consentiva ai cerealicoltori alcuna marginalità; oggi, a distanza di 30 anni, è quasi l’equivalente, ovvero 16 euro”, si legge nel documento. “Non occorre essere economisti per capire che i costi di produzione odierni rispetto ad allora sono decuplicati e che nessun prodotto, di qualsiasi settore produttivo, è tornato ad avere le medesime quotazioni di 30 anni orsono.
Gli agricoltori, dopo aver raccolto un prodotto ottimo sia sotto il profitto qualitativo, sia sanitario, stanno sostenendo perdite fino al 50% rispetto lo scorso anno e rimettono di tasca propria da 200 fino 400 euro ogni ettaro. Con prezzi così bassi non vedono alcuna prospettiva per il futuro e vi è il rischio concreto e reale che non seminino il grano il prossimo autunno, minando la possibilità di avere materia prima nazionale per le produzioni di eccellenza del Made in Italy agroalimentare, come la pasta e il pane. Nel tavolo cerealicolo dello scorso 20 luglio sono emerse proposte interessanti, ma non risolutive e di lungo respiro”.

 

Nel documento la Cia chiede “di unire le nostre azioni per conseguire il rispetto ed il diritto degli agricoltori a percepire una equa parte del valore nelle filiere dei frumenti che, proprio perché espressione di eccellenza del Made in Italy agroalimentare, non deve considerare la materia prima nazionale alla stregua dell’ultima delle commodities, ma parte attiva e fondamentale della produzione d’eccellenza stessa”.
La Cia pone poi tre domande al Premier per facilitare la discussione, “che vogliono essere di sistema e non di parte”:

  • perché vendiamo prodotti finiti a marchio Made in Italy, sapendo che tale marchio è espressione di valore aggiunto, se poi la materia prima nazionale viene miscelata con grani provenienti dall’estero, con  anche evidente danno ai cerealicoltori italiani?
  • per quale ragione gli anelli della filiera devono vendere i loro prodotti a determinati prezzi per avere marginalità, mentre per la parte produttiva dell’agricoltore non c’è la giusta attenzione?
  • é giusto che nel 2016, 100 Kg di frumento valgano tanto quanto 5 Kg di pane?

“Crediamo che sia a questo punto necessario un piano cerealicolo nazionale, che vada nella direzione di tutelare il lavoro e il territorio, la qualità dei prodotti e la salute. Un Piano che porti a risultati immediati, costruito su basi solide e proposte quali:

  • La valutazione dei grani, nelle borse merci, in base alla reale qualità;
  • Il monitoraggio costante delle giacenze e del prodotto estero;
  • La costruzione di centri di stoccaggio moderni ed efficaci;
  • La costruzione di una filiera made in Italy al 100%, che redistribuisca più equamente il reddito ai componenti”.
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