COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

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Ceta, opportunità per l’agricoltura

Il Ceta, l’accordo di libero scambio fra Unione europea e Canada, ratificato dal Parlamento europeo con i due terzi dei voti favorevoli e in vigore in via provvisoria dal settembre 2017, torna sotto i riflettori: per la sua forma definitiva occorre la ratifica dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri. L’Italia non ha ancora deciso il da farsi, fra l’intenzione di una sua bocciatura espressa dal vice premier e ministro del lavoro Luigi Di Maio e la cauta apertura del ministro per le politiche agricole Gian Marco Centinaio.

Cia – Agricoltori Italiani Romagna ribadisce l’importanza che proprio per l’Italia, per il settore agricolo e agroalimentare, questo accordo riveste, come espresso anche attraverso il coordinamento di Agrinsieme (che riunisce oltre a Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari). Senza il Ceta, non si potrebbe verificare un aumento dei contingenti di export a dazio zero, e quindi una crescita delle esportazioni italiane ed europee, e non si arriverebbe a una maggiore tutela per le produzioni agroalimentari nazionali, le cui denominazioni, al contrario, potrebbero essere liberamente usate dai canadesi.

Due terzi delle aziende agricole italiane, rappresentate da Agrinsieme, pari al 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata e con oltre 800mila persone occupate, sono nettamente a favore della ratifica dell’accordo.

Cia Romagna auspica che il Parlamento italiano tenga conto delle istanze di queste aziende agricole che vedono nel Ceta quelle garanzie e quel rispetto del ‘made in Italy’ all’estero tanto richiesti. Il food riveste all’interno dell’intesa un ruolo specifico con misure sia sotto il profilo tariffario sia di tutela dei marchi – afferma il presidente di Cia Romagna, Danilo MisirocchiAspetti che, per il solo fatto di esserci, restituiscono al nostro settore una propria dignità facendo sì che non venga trattato, come invece purtroppo è accaduto tante volte in passato, come una mera merce di scambio”.

Con il Ceta vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane, pari a oltre il 90% del fatturato dell’export nazionale a denominazione d’origine nel mondo che, soprattutto, senza questo accordo non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi. Certo, l’attenzione deve sempre restare alta per i nostri prodotti e per i consumatori (anche quelli canadesi) con l’obiettivo di migliorare. La fondamentale importanza del Ceta sta nel riconoscimento del principio delle indicazioni geografiche e del loro legame con il territorio; riconoscimento che, essendo frutto di trattative e mediazioni, non può essere ovviamente considerato una totale vittoria, ma apre senza ombra di dubbio un grande spiraglio per un confronto approfondito e continuativo su questo tema.

In questi mesi i rapporti commerciali fra Ue e Canada avvengono, seppur in forma provvisoria, seguendo le modalità condivise nel Ceta e questo vale anche per l’Italia. In base alle analisi dell’Ufficio studi Cia su dati Istat, da ottobre 2017 ad aprile 2018 le spedizioni agroalimentari made in Italy verso il Canada nel complesso sono aumentate del 6%; quelle del prodotto di punta, il vino, del 4%. Gli arrivi in Italia del grano duro canadese sono calati del 57%. Se queste tendenze venissero confermate, a fine anno le importazioni di frumento canadese dalle 796 mila tonnellate del 2017 (erano 1,2 milioni nel 2016), scenderebbero a 342 mila. Le esportazioni agroalimentari verso il Canada varrebbero circa 850 milioni di euro. Le vendite di vino Made in Italy sul mercato canadese salirebbero a 347 milioni di euro.

Il Ceta non è un ‘accordo agricolo’: prevede una parte di riduzione delle barriere doganali, tariffarie e non tariffarie per le esportazioni europee di molti prodotti italiani: dai macchinari industriali, ai mobili alle calzature; contiene impegni reciproci sullo sviluppo sostenibile per la tutela dell’ambiente e dei consumatori. Il Ceta rappresenta un importante passo in avanti in tema di semplificazione e regolamentazione del commercio globale, poiché prevede un’eliminazione di tariffe su oltre il 90% dei prodotti europei e l’avvio di un iter di confronto e cooperazione regolamentare.

La mancata ratifica italiana del Ceta complicherebbe la fase già delicata della discussione della riforma della Pac, con un grave danno al principio della politica commerciale comune dell’Europa, fondamentale per contrastare la politica dei dazi del Presidente Trump e per scongiurare altri scontri commerciali.

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