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Fauna selvatica: Cia incontra Bonaccini per la riforma radicale della legge

Questa mattina abbiamo consegnato al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini la nostra proposta di riforma della Legge 157/92 sulla #faunaselvatica, una legge obsoleta e non risolutiva per un #fenomeno fuori controllo tra danni milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali sempre più frequenti e minacce alla sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane. Il documento era stato presentato nei giorni scorsi a Camera e Senato.

Sette punti chiave per invertire la rotta sulla questione degli animali selvatici (ungulati, storni, nutrie), diventata insostenibile in tutto il territorio nazionale, aggiornando una legislazione obsoleta e totalmente carente sia sul piano economico che su quello ambientale.

  1. Sostituire il concetto di “protezione” con quello di “gestione” – Secondo Cia, la finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di protezione a quello di gestione della fauna selvatica. Se la legge del 1992 si focalizzava sulla conservazione della fauna, in quegli anni a rischio di estinzione per molte specie caratteristiche dei nostri territori, oggi la situazione si è ribaltata, con alcune specie in sovrannumero o addirittura infestanti. L’esempio più lampante riguarda i cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: si è passati da una popolazione di 50 mila capi in Italia nel 1980, ai 900 mila nel 2010 fino ad arrivare a quasi 2 milioni nel 2019. E’ del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali, in equilibrio tra loro e compatibili con le caratteristiche ambientali, ma anche produttive e turistiche, dei diversi territori.
  2. Ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – L’attuale legge divide le competenze in diversi ministeri; occorre riportare alcune competenze di fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, di fatto, ricostituire il Comitato tecnico faunistico e venatorio, partecipato dal Mipaaft e dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni, dalle organizzazioni interessate e da istituzioni scientifiche come l’Ispra.
  3. Distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria – E’ necessario intervenire nella governance dei territori, garantendo l’effettiva partecipazione del mondo agricolo a tutela delle proprie attività. Le procedure di programmazione faunistica e delle attività venatorie devono essere semplificate e armonizzate con le Direttive europee e, allo stesso tempo, vanno ridisegnati e ridefiniti i compiti degli Ambiti territoriali di gestione faunistica e venatoria (al posto degli Ambiti territoriali di caccia).
  4. Le attività di controllo della fauna selvatica non possono essere delegate all’attività venatoria – Per Cia, piuttosto, deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione, mettendo in campo anche strumenti di emergenza e di pronto intervento.
  5. Deve essere rafforzata l’autotutela degli agricoltori – Sui propri terreni, i produttori devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento.
  6. Risarcimento totale del danno – La crescita dell’incidenza dei danni da fauna selvatica è esponenziale. Ad oggi, i danni diretti al settore agricolo accertati dalle Regioni corrispondono a 50-60 milioni di euro l’anno. Secondo Cia, gli agricoltori hanno diritto al risarcimento integrale della perdita subita a causa di animali di proprietà dello Stato, comprensivo dei danni diretti e indiretti alle attività imprenditoriali. Bisogna superare la logica del “de minimis”; mentre criteri, procedure e tempi devono essere omogeni sul territorio, con la gestione affidata alle Regioni.
  7. Tracciabilità della filiera venatoria – Ai fini della sicurezza e della salute pubblica, occorre assicurare un efficace controllo e un’adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei e autorizzati, in tutte gli areali di caccia.

“Cia-Agricoltori Italiani lancia la sua proposta di riforma della legge 157/92 e si rende protagonista, negli stessi giorni, di una mobilitazione generale in tutte le regioni sul tema della fauna selvaticaspiega il presidente nazionale Dino Scanavino-. La presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono ed effetti negativi sulla tenuta idrogeologica dei territori. Per questo sollecitiamo le istituzioni ad agire tempestivamente, utilizzando il nostro progetto di riforma come base di discussione, per arrivare a una nuova normativa sul tema più moderna ed efficace”.

 

Tramonto DiVino edizione 2019: presentazione a Francoforte

L’Emilia-Romagna e le sue eccellenze enogastronomiche in grande spolvero in Germania.

È successo la scorsa settimana a Francoforte durante l’anteprima assoluta del tour estivo di “Tramonto Divino” che, da luglio a settembre, riempirà le più belle piazze della riviera e delle città d’arte lungo la Via Emilia con le eccellenze enogastronomiche del territorio.

A ospitare l’evento e regalare ai partecipanti un’esperienza unica dell’incredibile panorama enogastronomico di casa nostra, il ristorante “In Cantina” di Enoteca Regionale Emilia Romagna.

Protagoniste della serata le oltre 100 etichette emiliano-romagnole presenti nella ricca carta dei vini di In Cantina.

A duettare con i nostri vini, i prodotti tipici Dop e Igp regionali tra cui, immancabili, Parmigiano Reggiano Dop, Piadina Romagnola Igp, Mortadella di Bologna Igp e Prosciutto di Parma Dop.

L’iniziativa è stata organizzata da Enoteca regionale avendo come partner: l’assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Apt ServiziUnioncamere Emilia-Romagna, le Ais di Emilia e Romagna e PrimaPagina editore.

“Calamità, la Regione è pronta ad attivare la procedura”

“La Regione ci ha assicurato di essere disponibile ad attivare il percorso per arrivare allo stato di calamità: gli agricoltori ora denuncino i danni che hanno subito per arrivare insieme all’obiettivo”. È la sollecitazione di Antenore Cervi, vicepresidente regionale di Cia, dopo aver partecipato a un incontro nei palazzi di via Aldo Moro a Bologna durante il quale si è parlato anche dell’ondata di maltempo che ha flagellato il territorio reggiano nello scorso weekend.“I presupposti per arrivare a ottenere i fondamentali aiuti ci sono ma ora tutti devono fare la loro parte – sottolinea -. I nostri uffici sono a disposizione per supportare gli imprenditori agricoli nella compilazione dei documenti necessari e nella raccolta di tutto il materiale video e fotografico che testimonia il disastro. Perché di un vero e proprio disastro si tratta. Ma lamentarsi e basta non porta a nulla: occorre muoversi concretamente per vedersi riconoscere quei sostegni economici fondamentali per la sopravvivenza stessa di molte aziende agricole”.In questi giorni Cervi si è confrontato con i tecnici Cia sul territorio e ha parlato con numerosi associati per avere il quadro esatto della situazione che definisce “molto pesante. La neve ha falcidiato i foraggi per la produzione del Parmigiano Reggiano, flagellato frumento e orzo, messo a rischio la produzione dei vitigni, decimato le piante da frutto. Il manto nevoso era così pesante che addirittura i mezzi slittavano nel tentativo di spostarlo dalle vie. Nessun agricoltore ricorda un evento così dannoso a maggio”.E per questi giorni è stata diramata una nuova allerta della Protezione Civile con forti temporali e raffiche di vento che potranno raggiungere i 90 chilometri all’ora. “Questa è la trentaseiesima allerta dell’agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile – rimarca il presidente Cia Reggio -: un segno evidente di come i cambiamenti climatici siano una realtà concreta che causa situazioni estreme con una frequenza molto preoccupante. Basti pensare che nell’arco di poche settimane si è passati da mesi di clima insolitamente caldo e siccità al freddo e abbondanti precipitazioni. L’agricoltura è il settore che in primis risente maggiormente del meteo impazzito. Nelle prossime settimane terremo un convegno Cia in cui gli esperti presenteranno i loro studi e delineeranno quale sarà il futuro del nostro territorio”.

Fattorie Aperte: ancora 3 domeniche per scoprire, con piacere, l’agricoltura

Vuoi scoprire antichi cammini nella natura a dorso d’asino? Vuoi acquistare fragole, miele, cereali antichi, formaggio, frutta e verdura bio a km zero? Vuoi trovare antichi ingredienti di bellezza? Vuoi degustare cibi dal sapore di una volta? Tutto questo è possibile durante le domeniche di maggio grazie a Fattorie Aperte.

Nelle domeniche: 12, 19 e 26 maggio 2019, 145 realtà della nostra regione, tra cui 135 fattorie e 10 musei apriranno le porte a famiglie, curiosi e amanti della natura desiderosi di sperimentare per un giorno la vita in campagna. L’iniziativa Fattorie Aperte viene proposta da 21 anni ai cittadini dalla Regione Emilia-Romagna.

Essa si colloca in una prospettiva di educazione permanente all’alimentazione e alla sostenibilità ambientale e rappresenta un’occasione utile per avvicinare il mondo agricolo alla città con l’obiettivo di vincere una sfida importante: quella della trasmissione dei saperi e dei sapori che caratterizzano un patrimonio agroalimentare di riconosciuta salubrità, tradizione e cultura.

Puoi scegliere tra 5 percorsi

Sono 5 i percorsi tematici proposti per soddisfare tutti i gusti:

  • Natura e cultura: itinerari verdi e musei
  • La campagna insegna: laboratori per bambini e famiglie
  • Porta a casa la campagna: assaggi e acquisti di prodotti locali
  • Mangiare in fattoria: un pranzo genuino in campagna
  • Visita in fattoria: il lavoro dell’agricoltore e le tecniche produttive

Dal sito dedicato a Fattorie Aperte 2019  parti dall’indicazione, in alto,  “Cosa” e scegli il percorso che più ti piace, incrocialo con le  voci “Dove” e “Quando” e  scoprirai cosa propongono le fattorie più vicine a te, nella data in cui vorrai. Puoi trovare informazioni e notizie anche nelle pagine di Instagram (#fattorieaperte) e di Facebook (pagina Fattorie aperte Emilia-Romagna) dedicate a Fattorie Aperte 2019.

“Maltempo, stato di calamità per il territorio reggiano”

neve e gelo

“Chiediamo ufficialmente il riconoscimento dello stato di calamità per i territori reggiani flagellati dall’ondata di maltempo e freddo polare”. Ad annunciarlo è Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, dopo le attente verifiche sul territorio da parte dei tecnici della confederazione e le precise segnalazioni degli agricoltori.

“La neve caduta e il forte vento hanno causato gravissimi danni in montagna al foraggio per le bovine da latte per la produzione del Parmigiano Reggiano e alle coltivazioni di orzo e frumento – entra nel dettaglio Cervi -. Ma anche ettari di vitigni, alberi da frutto, boschi e l’apicoltura sono stati messi letteralmente in ginocchio. Non dimentichiamo che buona parte di quelle colture sono biologiche e per questo l’entità dei danni è ancora maggiore”. Sottolinea: “Siamo fermamente convinti esistano tutti i presupposti per ottenere il giusto riconoscimento per un settore fondamentale dell’economia reggiana”.

Il presidente Cia sollecita gli imprenditori agricoli a “proseguire con le circostanziate segnalazioni dei danni: i nostri uffici sono a disposizione per la presentazione delle eventuali denunce. In queste ore stiamo ricevendo materiale fotografico e video che verrà poi utilizzato per supportare la nostra richiesta”.

Cervi plaude alla Regione “che si è prontamente mobilitata per monitorare la difficile situazione che con il passare delle ore si mostra in tutta la sua gravità. Basti pensare che a oggi vi sono foraggi ancora sotto il manto di neve: il concreto rischio è di perdere completamente il primo taglio, che sul territorio montano rappresenta l’80% del totale”.

L’invito alle istituzioni è di “fare presto per non lasciare gli agricoltori soli a fare i conti con gli effetti del disastroso evento meteorologico. La burocrazia non può e non deve ostacolare gli aiuti, in molti casi fondamentali per la sopravvivenza stessa delle aziende”.

Ma l’emergenza meteo non è ancora finita: “Siamo preoccupati per l’allerta meteo della Protezione Civile per una nuova ondata di maltempo che nelle prossime ore si abbatterà sui territori montani già martoriati. La pioggia e i forti temporali scioglieranno la neve ma rischiano di causare smottamenti, frane, piene di fiume e torrenti. Una previsione che rischia di aggravare ulteriormente la già critica situazione”.

Iren, raccolta straordinaria delle reti per rotoballe

“Il 2 aprile, durante la riunione con l’ingegner Paterlini, amministratore delegato di Iren Ambiente, è emersa la necessità di organizzare una raccolta straordinaria delle reti plastiche usate dalle aziende zootecniche per l’imballo di paglie e foraggi”. Lo afferma Lorenzo Catellani (Consorzio Fitosanitario provinciale di Reggio Emilia) che aggiunge: “Come ricorderete, in quell’occasione è stata evidenziata l’esigenza da parte di alcune imprese agricole dell’area servita da Iren, di risolvere rapidamente la situazione delle reti plastiche, insaccate e non. Iren Ambiente, avvalendosi anche dei nuovi macchinari in prova presso S.A.Ba.R., si è resa disponibile per una  raccolta straordinaria”.

Questa raccolta straordinaria sarà effettuata entro martedì 11 giugno: per tale data infatti è previsto il noleggio di un trituratore ad hoc che permetterà di lavorare correttamente questo rifiuto plastico, per poi essere inviato più facilmente allo smaltimento finale.

Vista la ristrettezza dei tempi e al fine di organizzare al meglio la raccolta, Catellani chiede alle associazioni agricole e Organizzazioni cooperative di fornire al Consorzio Fitosanitario, nel più breve tempo possibile, un elenco delle aziende che hanno necessità di smaltire reti per foraggi e teli plastici usati per la pacciamatura o la copertura delle colture (CER 02.01.04), sia insaccati che non insaccati. Ricorda infine che, terminata la raccolta straordinaria, le reti per rotoballa e gli altri rifiuti plastici voluminosi (CER 02.01.04), continueranno ad essere raccolti in area Iren ESCLUSIVAMENTE INSACCATI, almeno fino a quando l’impianto di lavorazione che sta acquistando S.A.Ba.R. diverrà pienamente operativo.

 

“Maltempo, pronti a chiedere lo stato di calamità”

“I nostri peggiori timori si sono verificati: neve, forte vento e basse temperature stanno flagellando l’agricoltura reggiana. Quando finirà l’ondata di maltempo verificheremo sui campi la precisa entità dei danni e valuteremo con attenzione, insieme ai nostri tecnici e associati, se chiedere lo stato di calamità”. Lo annuncia Antenore Cervi, presidente Cia di Reggio, dopo la perturbazione polare che ha investito nelle scorse ore il nostro territorio portando indietro la lancetta delle stagioni.

“Siamo dinnanzi a una situazione eccezionale che, ancora una volta, dimostra come i cambiamenti climatici siano una realtà concreta con la quale dobbiamo fare i conti – sottolinea Cervi -. E, in questo momento, i conti più salati li sta pagando l’agricoltura. Dalla prima collina alla montagna, i fiocchi di neve sono infatti caduti sui vitigni e rischiano di compromettere l’annata. Ma non è tutto. Oltre alla forte preoccupazione per la neve caduta, c’è molta apprensione anche per le prossime notti quando le temperature saranno vicine allo zero: le gelate sarebbero il colpo di grazia. Numerosi agricoltori ci hanno già comunicato di voler contattare già da domani l’assicurazione per chiedere i danni. Ma potrebbe non bastare. Per questo stiamo pensando allo stato di calamità: nei prossimi giorni, quando il quadro della difficile situazione sarà pienamente delineato, prenderemo la decisione finale. Al momento, l’ipotesi è concreta”.

Ma il maltempo non ha portato solo la neve. In pianura, pioggia battente e vento molto forte, oltre a far cadere rami e alberi, “hanno allettato le coltivazioni di frumento e orzo. Una situazione, anche questa, che rischia di incidere molto negativamente sulla produzione”.

Cervi ci tiene a ringraziare tutti gli agricoltori che in queste ore “sono in prima fila per aiutare a tenere pulite le strade e segnalare le situazioni a rischio idrogeologico. Questo conferma come l’attività agricola, oltre al fondamentale ruolo di produzione alimentare, abbia anche quello di governo del territorio”.

Il presidente Cia ricorda infine che la siccità autunnale aveva già inciso molto negativamente su decine di ettari di lambrusco “che non hanno praticamente germogliato, benché la stagione sia già avanzata. Alcuni vigneti sono addirittura collassati, con perdite economiche molto ingenti. Il fenomeno è stato osservato anche in alcune varietà di pere”. I tecnici ipotizzano che la scarsa umidità del terreno non abbia permesso alle gemme di giungere a maturazione, tant’è che il fenomeno tipico del ‘pianto della vite’ in alcune zone non è avvento, proprio a causa della marcata siccità. È mancata anche la nebbia, e tipico microclima padano che favorisce l’idratazione delle piante. In Trentino chiamo queste situazioni da inverno da ‘gelo secco’ cioè particolari condizioni di siccità che determinano fenomeni di forte stress per le piante. Stress che può portare al collasso delle coltivazioni, come in alcuni casi è appunto successo.

“L’ondata di freddo polare mette a rischio le coltivazioni”

“Neve dalla prima collina al crinale, piogge torrenziali in pianura, temperature minime che in alcune zone saranno vicine allo zero per diverse notti: la perturbazione prevista da domenica rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura reggiana”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia-Reggio Emilia, che si fa portavoce delle preoccupazioni di numerosi soci dell’associazione che stanno cercando di correre ai ripari per limitare gli effetti del maltempo.

“Viste le drammatiche previsioni – entra nel dettaglio -, numerosi viticoltori reggiani stanno addirittura pensando di rispolverare un antico metodo tipico dei territori italiani più a Nord, e da noi vietato: consiste nell’accendere piccoli falò e fuochi controllati lungo i filari per cercare di aumentare la temperatura tra le viti: l’obiettivo è salvare i germogli. Questa usanza viene spesso praticata anche in Francia e Germania. La speranza è comunque quella di non dovere arrivare a questo punto per cercare di salvare le produzioni”.

“Una cosa è certa, – sottolinea Cervi -: come sostiene il meteorologo Luca Lombroso, quello che si prospetta è un evento storico, mai vista una cosa simile a maggio. Sono previste nevicate su tutto l’Appennino oltre i 300 metri (ma non si escludono fiocchi anche in pianura) e temperature in picchiata che saranno inferiori anche di dieci gradi rispetto alla media stagionale. Sarebbe una tragedia per le tutte nostre coltivazioni, specialmente se dovessero essere confermate le gelate notturne anche a quote basse. Purtroppo, a causa del global warming dovremo abituarci a queste situazioni estreme che secondo gli esperti muteranno i delicati equilibri dell’intero bacino del Mediterraneo. E l’agricoltura è il settore che risente e risentirà maggiormente del meteo impazzito. Gli agricoltori dovranno sempre più investire importanti somme economiche per proteggere le colture dagli eventi dannosi, come ad esempio la grandine che nei giorni scorsi ha duramente colpito territori vicino al nostro”. Ma gli effetti negativi del clima si fanno sentire anche con le piogge: “Si è passati da mesi di pesante siccità ad abbondanti precipitazioni concentrate in pochi giorni che, se da un lato hanno portato benefici, dall’altro stanno anche causando non pochi problemi alle coltivazioni viste le temperature comunque basse”. E dietro l’angolo c’è la pesante insidia del caldo africano estivo.

“Per ultimo – conclude il presidente Cia – i cambiamenti climatici stanno anche portando parassiti, patogeni e insetti ‘alieni’ che trovano sul nostro territorio un ambiente idoneo per proliferare. Una presenza che rappresenta una notevole perdita per l’agricoltura e non deve essere affatto sottovalutata”.

Il candidato sindaco Vecchi in visita alla sede Cia

Sostenibilità, un assessorato comunale all’agricoltura e interventi ad hoc per facilitare gli allevatori sulle nuove normative per il benessere animale. Sono i tre principali argomenti trattati questa mattina nella sede Cia con il sindaco attuale e candidato Luca Vecchi. Erano presenti i vertici della confederazione e numerosi soci tra cui il candidato consigliere Massimo Valentini.

“In vista dell’approssimarsi della prossima tornata elettorale, chiediamo alle forze politiche un impegno concreto per la definizione di un progetto di manutenzione infrastrutturale del territorio al cui interno l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche dei territori, dovrà svolgere un ruolo da protagonista”, ha esordito il presidente Antenore Cervi. Ha quindi messo sul tavolo della discussione le cinque priorità: interventi di manutenzione infrastrutturale, politiche orientate al governo del territorio, azioni per favorire e sviluppare politiche di filiera a forte vocazione territoriale, nuovi e più incisivi sistemi di gestione della fauna selvatica, infine un rinnovato protagonismo delle istituzioni e degli enti locali sulla Pac.

Ha quindi preso la parola Vecchi: “La città ha resistito ai profondi cambiamenti economici e sociali scatenati dalla grave crisi del 2008. Il modello di crescita è cambiato e muterà ancora nei prossimi anni: la sostenibilità dovrà essere la nostra stella polare”. Dopo aver rimarcato di aver “riconsegnato, con due varianti, ampie fette di territorio agricolo alla città”, ha affermato di ritenere fondamentale “un assessorato all’agricoltura”, specialmente dopo che è venuta a mancare una analoga figura in Provincia: “Dovrà essere un punto di riferimento e di confronto con il mondo agricolo. Oltre a questo, penso sia importante istituire una consulta per incentivare la partecipazione alle decisioni sulla città”.

Per quanto riguarda i fabbricati dismessi, ha ascoltato con grande attenzione la proposta Cia di utilizzare le volumetrie degli edifici per ampliare le stalle a beneficio del benessere animale.

Il confronto ha quindi toccato diverse altre questioni, tra cui la via Emilia Bis – “inaccettabili i ritardi Anas sulle informazioni inerenti gli indennizzi agli imprenditori espropriati” – e le varianti di Fogliano, Rivalta e Bagno. E sull’impianto biogas di Gavassa: “La decisa raccomandazione – hanno sottolineato dalla platea – è che l’impianto sia realizzato con le migliori tecnologie e dia precise garanzie per la salute, l’ambiente e le coltivazioni della zona”.

Messa in sicurezza del territorio: 89 interventi per 102 milioni di euro

Opere già cantierabili, pronte a partire entro il 2019. Dopo il pacchetto triennale di opere di protezione civile, per un importo complessivo di circa 146 milioni di euro, presentato al Governo il mese scorso, arrivano ora i progetti di prevenzione. Un nuovo pacchetto di 89 interventi, del valore di 102 milioni di euro, di prevenzione del rischio idrogeologico e messa in sicurezza del territorio e che riguardano tutte le province, da Piacenza a Rimini. Sono elencati nella lettera inviata dalla Regione Emilia-Romagna al ministero dell’Ambiente per il riconoscimento dei fondi necessari all’avvio dei lavori, così come stabilito nell’accordo con il Governo di poco più di tre settimane fa, tempo utilizzato dagli uffici regionali per chiudere l’istruttoria e mandare al dicastero il materiale richiesto. Anche in questo caso, dunque, come già per le opere di protezione civile, la Regione non si è fatta attendere, avendo da tempo pronta la propria programmazione e la progettazione in fase avanzata.

Così come previsto nell’intesa, nel piano inviato al dicastero sono indicati tutti gli interventi: dal consolidamento di versanti in frana alla riapertura di strade comunali e provinciali chiuse a causa di cedimenti e dissesti, da nuove arginature alla realizzazione di casse di espansione, dai tagli della vegetazione nei corsi d’acqua al rifacimento di scogliere e opere a protezioni del litorale.

Si tratta di opere prioritarie per la sicurezza del territorio che, una volta avvenuta l’assegnazione delle risorse, potranno essere appaltate entro il prossimo dicembre e quindi in tempi rapidi, grazie appunto all’attività di progettazione svolta dalle strutture tecniche già nei mesi scorsi.

In particolare, per 20 cantieri – valore totale pari a circa 24 milioni e 300 mila euro – si propone l’assegnazione dei fondi stanziati con la legge di bilancio nazionale e già nelle disponibilità del ministero. Per i restanti 69 cantieri, da oltre 77 milioni e 600 mila euro, la Regione chiede invece l’attivazione di ulteriori canali di finanziamento, dando seguito all’impegno assunto dallo stesso ministero lo scorso 19 marzo, incontrando le Regioni.

Nel dettaglio, sono previsti 9 interventi a Piacenza (16milioni, 185 mila e 500 euro); 10 a Parma (10 milioni e 630 mila euro); 10 a Reggio Emilia (4 milioni e 700 mila euro); 17 a Modena (20 milioni e 150 mila euro); 4 a Bologna (2 milioni e 750 mila euro); 21 a Ferrara (18 milioni e 40 mila euro), 4 a Ravenna (12 milioni e 200 mila euro), 8 a Forlì-Cesena (11 milioni e 250 mila euro) e 6 a Rimini (6 milioni e 50 mila euro).

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