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Canapa: serve più ricerca colturale e maggiore chiarezza legislativa

Buona la partecipazione al convegno organizzato da Cia Ferrara a Portomaggiore. Grande interesse per la coltura, nonostante la poca chiarezza legislativa e scarse scelte varietali

Grande interesse e partecipazione, con agricoltori provenienti da tutta la regione, al convegno organizzato da Cia – Agricoltori Italiani Ferrara in collaborazione con la società C-Led (Gruppo Cefla), dal titolo “La canapa: nuove opportunità di coltivazione”, che si è tenuto lo scorso 4 dicembre a Portomaggiore (Fe). Un incontro informativo per conoscere le ultime novità legislative e colturali e capire se conviene investire su questa coltura che dominava l’agricoltura delle campagne italiane cinquant’anni fa.

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La canapa: nuove opportunità di coltivazione

Il prossimo 4 dicembre, a Portomaggiore (Centro dell’Olmo) ci sarà il convegno: “La Canapa: nuove opportunità di coltivazione”, organizzato da Cia-Agricoltori Italiani Ferrara, in collaborazione con la società C-Led. Un appuntamento per conoscere nuove modalità di coltivazione innovative e capire se una coltura “antica” può essere un’alternativa reddituale per le aziende agricole.

Locandina Canapa_DEF

#noiuominiperprimi in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

Anche Cia – Agricoltori Italiani Ferrara aderisce all’iniziativa #noiuominiperprimi, lanciata a livello regionale in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne da parte degli uomini, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999. E sono proprio gli uomini protagonisti di questa campagna di sensibilizzazione, perché sono loro per primi che devono contrastare e denunciare un fenomeno gravissimo, che riguarda milioni di donne che subiscono maltrattamenti e abusi, fino all’estrema violenza del femminicidio.

Le donne, dunque, non vanno lasciate sole ad affrontare un tipo di prevaricazione che, purtroppo, fa parte della nostra società, come afferma Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara.

“Ovviamente bisogna partire da una premessa che ancora oggi sembra non essere affatto scontata, almeno nella quotidianità: uomini e donne sono uguali e hanno pari diritti. Questo fatto innegabile, sancito sulla carta e dalle leggi, non trova riscontro in una società che, in certi frangenti, continua a mostrare la donna come qualcuno che “merita di meno”. Penso, ad esempio il gap salariale, o Gender pay gap, come amano chiamarlo ora anche in Italia, cioè la differenza, a parità di ruolo, di retribuzione tra uomini e donne. Sta ancora passando l’idea – continua Calderoni –  che la donna “vale meno” e quindi, essendo un soggetto più debole, uomini che non sono uomini, ma criminali e basta, si permettono di usare la violenza.

Con questa campagna accompagnata dall’hashtag #noiuominiperprimi, la nostra associazione vuole ribadire il ruolo primario dell’uomo nell’intervenire contro gli abusi, che sono soprattutto domestici, ma sono anche veicolati dai social media. Per questo abbiamo scelto di utilizzare un linguaggio tipico utilizzato sui social dai ragazzi e perché pensiamo che il mondo agricolo, capace di veicolare da sempre valori positivi, possa fare davvero molto per educare i giovani al rispetto assoluto della donna. Ragazzi che devono superare le questioni di genere e considerare le donne come persone, con incredibili peculiarità e un ruolo essenziale e comprimario all’interno della società e della famiglia. La prevaricazione – conclude il presidente di Cia Ferrara – rivolta a qualsiasi essere umano è sempre negativa e noi uomini in una società che, purtroppo, ha ancora sacche di maschilismo, possiamo fare tanto per combatterla.”

 

INIZIATIVE REGIONALI CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Innovativo e rilevante quanto si è messo in campo per attuare l’Art. 20 della Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere (L.R. 27 giugno 2014, n. 6). Sin dal 2011 la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto presso l’Azienda USL di Modena la realizzazione del Centro “Liberiamoci dalla violenza” (LDV), per il trattamento della violenza di genere e intra-famigliare, con l’obiettivo di accompagnare il cambiamento di uomini che praticano comportamenti violenti. Un nuovo centro “Liberiamoci dalla violenza” è stato aperto nel 2014 presso l’Azienda USL di Parma. Nel 2017 si sono attivati altri due Centri LDV presso l’Azienda USL di Bologna e l’Azienda USL della Romagna. I progetti e gli interventi sperimentali rivolti agli uomini autori di violenza sono finalizzati all’interruzione della violenza, a tutelare la sicurezza delle compagne, ad accompagnare all’assunzione di consapevolezza e responsabilità dell’azione violenta. I programmi si basano sull’approccio di genere e sul modello di intervento del centro ATV di Oslo, uno dei primi in Europa a intervenire sui maltrattanti e prevedono l’identificazione e la valutazione del rischio di recidiva da parte degli operatori. Anche il Piano regionale contro la violenza di genere al capitolo “Programmi di intervento e trattamento degli uomini autori di violenza” elenca le caratteristiche e le modalità di lavoro che devono essere adottate a garanzia della qualità dei programmi d’intervento, da parte sia dei centri pubblici che dei centri privati; questi ultimi si trovano a Bologna, Piacenza, Reggio Emilia, Ravenna e Forlì.
Dal 2012 al 31 dicembre 2017 hanno contattato il Centro LDV dell’AUSL di Modena in totale n. 821 persone di cui: 315 uomini per avere informazioni e/o richiedere un appuntamento; 89 partner (che hanno chiesto informazioni per possibili invii dei compagni/mariti); 417 servizi invianti, giornalisti, avvocati, studenti universitari, persone interessate, ecc.

Gli uomini complessivamente presi in carico sono stati 249, di cui 44 avevano in corso un percorso di trattamento. Almeno l’85% delle persone incontrate è padre. Dal 2016 il Centro LDV dell’Azienda USL di Modena aderisce alla rete europea che riunisce i Centri che lavorano con gli uomini maltrattanti per promuovere le migliori pratiche orientate alla sicurezza delle donne e dei bambini in una prospettiva di lavoro integrato con la comunità territoriale.

Dal 2015 al 31 dicembre 2017 hanno contattato il Centro LDV dell’AUSL di Parma in totale n. 262 persone di cui: 57 uomini per avere informazioni e/o richiedere un appuntamento; 12 partner (che hanno chiesto informazioni per possibili invii dei compagni/mariti); 193 servizi invianti, giornalisti, avvocati, studenti universitari, persone interessate, ecc. Gli uomini complessivamente presi in carico sono stati 54. Gli uomini che al 31 dicembre 2017 avevano in corso un percorso di trattamento sono 14. Almeno l’80% delle persone incontrate è padre.

 

 

 

 

 

 

Nuova Pac: gli agricoltori chiedono più risorse all’Europa

COMACCHIO (FE) – Diminuiranno i contributi europei a sostegno del settore agricolo? E ci saranno misure a sostegno della crescita? Sono questi i principali quesiti degli agricoltori che hanno partecipato ieri (22 novembre ndr) alla tavola rotonda “La nuova Pac: domande e risposte sulla riforma”, organizzata a Palazzo Bellini di Comacchio da Cia-Agricoltori italiani Ferrara, in occasione dell’assemblea provinciale.

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Tavola rotonda sulla nuova Pac, il 22 novembre a Comacchio

Un confronto tra esperti e agricoltori sulle novità e i punti critici della Pac, la Politica Agricola Comune europea, in previsione dei cambiamenti sull’erogazione delle risorse per il settore agricolo, che ci sarà dopo il 2020.  È questo il tema della tavola rotonda “La nuova Pac: domande e risposte sulla riforma”, organizzata da Cia-Agricoltori italiani Ferrara, in occasione dell’assemblea provinciale. L’appuntamento, aperto a tutti gli imprenditori agricoli ferraresi, è il prossimo 22 novembre a Palazzo Bellini di Comacchio (Fe) a partire dalle 18 e la tavola rotonda vedrà la partecipazione di: Herbert Dorfmann, componente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento europeo; Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo; Giuseppe Cornacchia, direttore Dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio Cia Nazionale; Stefano Francia, presidente Agia (Associazione Giovani Agricoltori) nazionale e Claudio Ferri, direttore di Agrimpresa, che modererà l’incontro.

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Agrinsieme Ferrara: Parco Nazionale del Delta del Po, idea da rivedere

Agrinsieme Ferrara: Parco Nazionale del Delta del Po, idea da rivedere 

Preoccupazione da parte del coordinamento per la “nazionalizzazione” di un Parco che ha le sue peculiarità, perché coniuga biodiversità ambientale ed esigenze produttive

FERRARA – L’annuncio del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che prevede l’inserimento del Parco del Delta del Po nella lista dei futuri Parchi nazionali, è stata accolta da Agrinsieme Ferrara – il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle Cooperative Italiane del Settore Agroalimentare (Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare) – con molta preoccupazione. Stupisce soprattutto per la modalità estemporanea con la quale è stata presa una decisione su un bene così importante per la comunità del Delta del Po.

“Il Parco del Delta del Po – spiega Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara – è un’area naturalistica che non ha eguali nel nostro paese e non può essere equiparata, a livello legislativo e di gestione, ad altre aree protette italiane. Come è ben noto a chi in queste aree vive e lavora, si tratta, infatti, di un’area dove la biodiversità convive con l’attività agricola, che svolge un ruolo fondamentale nella salvaguardia idrogeologica del territorio. Si tratta di un equilibrio raggiunto negli anni, grazie anche all’impegno delle aziende a usare tecniche produttive a basso impatto ambientale, rispettando regole e vincoli che tengono conto della particolarità di quest’area. Il risultato è un Parco che viene valorizzato dal punto di vista ambientale – non per niente abbiamo ottenuto il Mab (Man and Biosphere) dell’Unesco, il massimo riconoscimento per un’area naturalistica – ma anche enogastronomico, perché le eccellenze agroalimentari che qui si producono entrano a far parte dell’offerta di fruizione turistica.

L’idea di un Parco unico interregionale di oltre 130.000 ettari, più grande della Camargue, aveva un senso – continua Calderoni – perché contribuiva a valorizzare l’area da tutti i punti di vista e teneva conto delle esigenze produttive. Ma trasformare il Parco del Delta in un parco nazionale significherebbe dover rivedere completamente gli assetti produttivi del territorio. Penso soprattutto alla gestione faunistica, ma anche a nuovi divieti e criteri molto restrittivi dal punto di vista dell’utilizzo dei terreni e delle valli, con una possibile perdita di ettari coltivabili e di reddito per le aziende, da Goro a Comacchio. Credo occorra – conclude il coordinatore provinciale di Agrinsieme -, come hanno già sottolineato il sindaco di Comacchio e la consigliera regionale Marcella Zappaterra, un tavolo di confronto con il Ministero, perché la decisione venga condivisa, così come sono sempre state condivise le scelte fatte sino ad ora e si possano trovare le condizioni per non bloccare i progetti in corso, che puntano alla massima valorizzazione ambientale, sociale ed economica del Delta del Po.”

Per l’agricoltura del futuro occorre un distretto dell’agroalimentare ferrarese

Il settore agricolo cresce nella provincia di Ferrara, in controtendenza rispetto al trend economico generale che vede il saldo negativo tra apertura (333) e chiusura delle imprese (350). Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Ferrara – elaborazione di dati InfoCamere e Movimprese – nel periodo luglio-settembre, infatti, l’agricoltura ha registrato un aumento delle aziende, che sul territorio sono adesso 7.787. Una situazione, quella dell’economia ferrarese, unica nella nostra Regione perché in tutte le altre province prevalgono, in generale, le aperture di nuove attività rispetto alle cessazioni.

Secondo Cia – Agricoltori Italiani Ferrara, le aziende agricole sono un patrimonio capace di trascinare l’intera economia del territorio, ma si tratta di un patrimonio che va “distrettualizzato”, e deve dialogare con altri comparti, come spiega il presidente provinciale Stefano Calderoni.

“Leggendo i dati relativi all’andamento del settore agricolo – commenta Calderoni – sarebbe facile pensare che la nostra agricoltura, tutto sommato, gode di buona salute, perché è sostanzialmente stabile e in leggera crescita. Ma l’apertura di nuove aziende agricole, per quando importante e positiva, non basta da sola a rilanciarla. Perché la nuova azienda, magari condotta da un giovane agricoltore, si troverà comunque a lavorare in un sistema “vecchio”, dove l’impegno profuso a coltivare e commercializzare prodotti di qualità non basta più.

Serve, invece, un vero e profondo cambiamento di contesto, nel quale l’agricoltura intesa come produzione non sia più “da sola”. Per questo a Cia Ferrara – continua Calderoni – pensiamo che sarebbe fondamentale creare un vero e proprio distretto dell’agroalimentare ferrarese, che integri agricoltura d’eccellenza, servizi, formazione e anche turismo. Un distretto innovativo, a forze connotazione hi-tech, che potrebbe svilupparsi grazie a una partnership con l’Università di Ferrara e startup del settore digitale – anch’esso in crescita nel ferrarese, insieme alla ristorazione – e diventare una vera e propria fucina d’innovazione. Importante sarebbe, inoltre, favorire i progetti di ricerca sull’agroalimentare e l’Alta formazione, perché non è pensabile che i giovani che vogliono specializzarsi e investire sul loro futuro in agricoltura, non trovino sul territorio dei percorsi adeguati e debbano andare in un’altra città, con il rischio che vi rimangano e portino la loro competenza altrove. Si tratta di un’operazione così importante – conclude il presidente Cia – che siamo aperti a un confronto con qualsiasi soggetto che voglia mettersi attorno a un tavolo e parlare seriamente della creazione del distretto, dall’Università ai rappresentanti politici, fino alle associazioni di categoria che sono il filo conduttore dell’economia del territorio e dovrebbero unire le forze per il bene della nostra agricoltura.”

 

Fatturazione elettronica: tempo perso e oneri per le imprese agricole

Tra qualche mese non sarà più possibile produrre una fattura d’acquisto o di vendita con un qualsiasi programma digitale, stamparla e portarla all’associazione per la registrazione. Occorrerà produrre l’ormai nota fattura elettronica, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 e definita nel Collegato alla Legge di Bilancio 2019. L’obbligo di fatturazione digitale tra privati – nei rapporti commerciali tra professionisti e Pubblica Amministrazione era già in vigore – prevede l’utilizzo di uno specifico sistema informatico e di in un particolare formato (xml) che consente di inviarla attraverso il Sistema Interscambio dell’Agenzia delle Entrate (SDI), che si occupa di notificarla a clienti o fornitori.

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Soia: il mercato penalizza il Made in Italy

I primi prezzi della soia quotati dalla Borsa di Milano e Bologna, appena al di sopra dei 30 euro al quintale, non soddisfano i produttori ferraresi di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara, che devono fare i conti anche con un’annata produttiva che mostra notevoli differenze tra una zona e l’altra del territorio.

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Con Agricoltura Insieme progettiamo il futuro

Produrre zafferano solidale, impiegando persone con disabilità e, allo stesso tempo, affiancare un aspirante agricoltore per insegnargli tutti i segreti del “mestiere”. Questo l’obiettivo della startup nata a Portomaggiore, nell’ambito del nostro progetto “Agricoltura insieme”. L’idea è venuta a due imprenditori agricoli: Gianfranco Tomasoni, di Bando di Portomaggiore (Fe) e Filippo Grego, di Longastrino (Fe) che hanno deciso di unire le risorse e aprire una nuova realtà nell’ambito dell’agricoltura sociale.

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CHIESUOL DEL FOSSO FE – VIA bologna 592/A – TEL. 0532 978550978599  – (diretto A.Pesci 0532 1776629) – FAX 0532-977.103 – ferrara@cia.it – C.F. 80005100385 – P.I. 01274180387

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