COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

Cia Romagna incontra gli associati

La Cia Romagna organizza una serie di serate denominate “La Cia incontra gli associati“ che vertono sull’attività dell’organizzazione ed i principali temi di attualità, tra i quali il tesseramento 2019, la fatturazione elettronica, la Legge di stabilità 2019.

Gli associati sono invitati a partecipare. Ecco il calendario.

Mercoledì 21 novembre ore 20.15 a Lugo, sala Banca di Romagna via Manfredi 10

Giovedì 22 novembre ore 20.15 a Faenza, sala BCC via Laghi 79

Lunedì 26 novembre ore 20.15 a Ravenna, sala N. Baldini via Faentina 106

Martedì 27 novembre ore 17.30 ad Alfonsine, Auditorium scuole medie v. Murri 26

Mercoledì 28 novembre ore 17.30 a Forlì, sala Apofruit via Galvani 6

Venerdì 30 novembre ore 20.15 a Cesena, sede Cia via Rasi Spinelli 160

Lunedì 3 dicembre ore 20.15 a San Piero in Bagno, sala Comunale piazza Martiri 1

Mercoledì 5 dicembre ore 20.15 a Savignano, sala Galeffi piazza Borghesi 9

Giovedì 6 dicembre ore 20.15 a Coriano, sala Isotta piazzetta Salvoni

Lunedì 10 dicembre ore 20.15 a Novafeltria, sala Teatro via G.Mazzini

Venerdì 14 dicembre ore 20.15 a Santarcangelo, sala Biblioteca via Pascoli 3

Lunedì 17 dicembre ore 20.15 a S. Pietro in Vincoli, sala Delegazione

La Cia incontra gli Associati: calendario in pdf

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E COLTURALE, CANAPA, BIODINAMICA: LA TAVOLA ROTONDA

Tre relatori di spessore per affrontare i tre temi principali della tavola rotonda che, come da tradizione, ha fatto seguito alla presentazione dei dati dell’Annata agraria 2018. Sono intervenuti Raffaele Drei, presidente del Centro di ricerca produzioni vegetali; Ivan Nardone, del dipartimento economico Cia Nazionale; Massimo Biondi, produttore, dirigente Cia Romagna e presidente di Canova.

Raffaele Drei ha sottolineato la necessità di fare ricerca e innovare l’agricoltura in Romagna, anche in relazione ai mutamenti climatici che, con l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici, stanno già cambiando i calendari di maturazione. Fondamentale la transizione verso l’agricoltura di precisione, ad oggi applicata solo dall’1% delle imprese agricole. E’ necessario però che la dimensione delle aziende cresca, per rispondere alle sfide del mercato e alle necessità di investimento e innovazione. Sempre di più, inoltre, il consumatore chiede che si produca in maniera pulita e “senza chimica”. La viticoltura, ad esempio, utilizza il 60% dei prodotti chimici impiegati in agricoltura, e il tema prioritario diventano le varietà resistenti, in cui si intrecciano aspetti scientifici e normativi per restare al passo con i mutamenti. L’olivo è una coltura da rivalutare, così come la peschicoltura, su cui la ricerca , sia in Italia che all’estero, non si è concentrata a causa della bassa redditività.

Ivan Nardone, in un interessante excursus sulla storia e gli usi della canapa, ha ricordato come in Romagna questa coltura, nella prima metà del Novecento, avesse una produzione pari al doppio di quella che si conta oggi a livello mondiale. Ha poi affrontato i temi di attualità, dove uno spartiacque è rappresentato dalla legge 242/2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, che rappresenta un buon provvedimento normativo ma è ancora circondata da molta confusione sull’argomento. Le potenzialità degli usi industriali della canapa sono notevoli, dalle proprietà nutraceutiche all’edilizia, dalla bioingegneria alla bonifica, dalle bioplastiche alla zootecnia. In ottobre, Cia-Agricoltori Italiani, insieme a Confagricoltura e Federcanapa, ha presentato il primo disciplinare in materia: un documento congiunto di fondamentale importanza per la regolamentazione e la valorizzazione della produzione di canapa, che mira a stabilire criteri comuni di qualità nella coltivazione, raccolta e conservazione delle infiorescenze di canapa, tra quelle ammesse nel catalogo europeo delle varietà con THC inferiore a 0,2%.

Massimo Biondi, infine, ha portato la propria esperienza ultradecennale nello studio e applicazione dei principi della biodinamica, illustrando come questa possa rappresentare una nuova frontiera. Tutto parte dalla cura del terreno, che anche grazie al recupero di pratiche come inerbimenti e sovesci ritorna soffice, ricco di sostante nutritive, di microorganismi e lombrichi. La biodinamica è un validissimo aiuto per le aziende biologiche, ma la sua pratica ideale richiederebbe attività agricole a ciclo chiuso, oggi rare. Nella propria azienda, Biondi ha istituito da ormai 15 anni un gruppo di studio insieme ad alcuni colleghi, che si dedica all’approfondimento, alla preparazione e alla sperimentazione di preparati biodinamici.

Presentata la prima edizione dell’Annata agraria della Romagna

Realizzata da Cia Romagna, si tratta dell’unica pubblicazione di settore che raccoglie i dati più significativi per quanto riguarda i comparti dell’agricoltura del territorio

E’ stata presentata il 23 novembre l’edizione 2018 dell’Annata agraria realizzata da Cia-Agricoltori Italiani. Il report, storicamente realizzato da Cia Ravenna (che ne ha curato 31 edizioni), da quest’anno facendo seguito alla nascita di Cia Romagna, si amplia all’intero territorio romagnolo, con dati relativi alle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. Si tratta dell’unica pubblicazione di settore che raccoglie i dati più significativi per quanto riguarda l’agricoltura dell’area vasta Romagna, prendendo in esame il periodo novembre 2017 – ottobre 2018. Periodo non casuale, ma legato al fatto che in Romagna era consuetudine far scadere i contratti agrari per San Martino, 11 novembre, momento adatto in quanto dopo la semina il calendario dei lavori agricoli era meno fitto e impegnativo.

Demografia delle imprese. In Romagna l’agricoltura continua ad essere fra i settori in restringimento: al 30.09.2018 erano 16.099 le imprese agricole attive (su 106.496 imprese complessive attive), -1,53% su settembre 2017. Prosegue il trend calante anche nelle imprese femminili agricole romagnole: sulle complessive 22.159 femminili quelle agricole diminuiscono: erano 3.031, 89 unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Le agricole femminili diminuiscono anche nel riminese, pur distinguendosi questa provincia a livello regionale per il tasso di femminilizzazione delle imprese (21,1%).Anche le imprese giovanili complessive sono in calo del -2,2% ed è qui che invece l’agricoltura registra un segno positivo in quanto le agricole giovanili al 30.09.2018 hanno fatto segnare una crescita del 6,4% su settembre 2017: la Romagna esprime 520 imprese agricole under 35 sul totale delle giovanili che è di 7.356. In merito agli occupati il dato fornitoci è relativo al primo trimestre 2018: 480.467 unità di cui 29.260 in agricoltura, in flessione di 458 unità rispetto al primo trimestre del 2017, Da sottolineare che in quanto a occupati in agricoltura complessivamente in calo nelle tre province romagnole prese in considerazione nel loro insieme, la provincia di Forlì-Cesena ha segno più con una crescita di 353 unità rispetto al trimestre precedente.

Frutticolo. Prosegue il trend di espansione della superficie coltivata per albicocchi e ciliegi, lievemente anche quelle di meli e susini, stabile quella del pero. Continua di contro il calo degli ettari di pesco e nettarina per una media tendenziale del 10% annua. Degli oltre 10 mila 600 ettari romagnoli rilevati 2017 (circa l’80% dell’estensione totale della regione) le nettarine sono poco sotto 6 mila 900 ettari e le pesche intorno ai 4 mila 300 ettari. Sul versante produzione, rese, prezzi all’origine e redditività il 2018 vede l’albicocco fra le frutticole in maggior difficoltà per quantità, qualità, prezzi deludenti perché non remunerativi a causa della mancanza di prodotto e per i consumi: produzione ridotta di circa il 50% sul 2017 (che è stato un anno di abbondanza) e comunque di un 40% su annate ordinarie.

Per il ciliegio abbiamo una minor produzione media romagnola (-30% circa) ma alta qualità. E’ la provincia di Forlì-Cesena che esprime la maggior estensione con oltre 530 ettari sugli oltre 740 romagnoli e gli oltre due mila della regione. La Corniola è la varietà che si coltiva prevalentemente nelle colline del cesenate; in flessione di circa il 30% la produzione e prezzi inferiori alle aspettative e al consolidato di questa varietà. Nella coltivazione del melo in Romagna è Ravenna che esprime maggiori estensioni: oltre 1270 ettari sui 1.600 romagnoli. Il quantitativo della produzione locale è tale da poter essere collocato per quasi tutte le aziende e le mele non dovrebbero generare difficoltà per i coltivatori romagnoli.

Una situazione particolare la stanno vivendo le pere. La produzione romagnola nel 2018, fra estive e invernali sembra da record con un +15% rispetto al 2017 (resa media circa +3%). I prezzi all’origine mediamente sono inferiori di circa il 25% rispetto a quelli del 2017.

Cala la produzione di pesche e nettarine in Romagna di circa il 15% come media, in linea con il calo a livello regionale (-15%) e nazionale (-16%), mentre l’Europa segna un -8%. Dal punto di vista del reddito è comunque un’annata non critica. Il 21 giugno, quest’anno, è partita la campagna 2018 della Pesca e Nettarina di Romagna Igp: a fronte di un’annata che vede la produzione peschicola in calo, il prodotto a origine certificata continua a rappresentare una piccola nicchia di offerta per estimatori.

Per il susino sembra esserci una debole riscossa. La Romagna, con le province di Ravenna e di Forlì-Cesena, detiene oltre il 60% della superficie a susino presente in regione: oltre 2 mila 740 ettari su oltre 4.100. In Romagna la produzione totale è stimata mediamente in calo di circa il 13%, con un 20% in meno delle cinogiapponesi estive rispetto al 2017. Per le varietà Europee si è verificato invece un incremento di produzione di circa il 20%. Le quotazioni all’origine sono state superiori rispetto agli altri anni anche fino a una media di 50 centesimi in più al kg.

La Romagna, con la provincia di Ravenna capofila, rappresenta circa il 90% dell’estensione dell’actinidia a livello regionale: al 2017 la superficie romagnola coltivata era di circa 4.192 ettari (Ravenna 3.470 ettari; Forlì-Cesena 701 e Rimini 21), La produzione complessiva prevista per il 2018 in Romagna sembra inferiore di circa il 10% ed è sotto al potenziale produttivo già da alcuni anni. Al momento difficile elaborare previsioni sulla quantità effettivamente commercializzabili e sull’andamento dei prezzi. L’actinidia deve fare i conti con batteriosi, moria, meteo e cimice asiatica.

Ottima per qualità la campagna olivicola romagnola dove insistono il 90% degli ettari regionali a olivo. Il riminese esprime la superficie più ampia. Produzione complessivamente in crescita, ma andamento differenziato con un +70% per il ravennate, un +20% per forlivese cesenate e un -70% per il riminese. Sono circa 3.800 le tonnellate di olive prodotte in Romagna, di cui circa 250/280 tonnellate Dop. La produzione complessiva di olio è di circa 470mila kg, di cui circa 30mila kg Dop: 6mila kg Dop “Colline di Romagna” e 24-25mila kg Dop “Olio Brisighella”.

Il vitivinicolo. Sono circa 24mila gli ettari coltivati a vite in Romagna e la produzione complessiva, nel 2018, è stimata in crescita mediamente del 43% rispetto al 2017, anno eccezionale per la scarsità di uva prodotta che in Romagna raggiunse circa 3,7 milioni di quintali di uva. L’incremento si registra specialmente sulle uve bianche (+25%, e nel 2017 ebbero un calo del 24%), in particolare il Trebbiano di pianura (situazione simile al Veneto), con numeri record e incrementi 2018 sul 2017 anche del 56%. Bene le Albane, che hanno generato prodotti meno strutturati ma più freschi e fruttati. Più che soddisfacenti i risultati per le varietà a bacca rossa (+18%). Le uve Merlot hanno una buona freschezza aromatica. Ottimi anche i Sangiovesi con livelli qualitativi più che buoni e diverse punte di eccellenza. In generale mezzo grado in meno di media rispetto al 2017. Uve Dop in crescita di circa il 25%. Il prezzo all’origine delle uve è in media di 22 Euro/quintale, inferire anche più del doppio rispetto a quello del 2017 (50 Euro/quintale).

Cerealicolo. I cereali maggiormente diffusi in Romagna sono i frumenti, duri e teneri. Nella parte più a sud, nelle colline del forlivese e cesenate, è presente anche l’orzo (3.300 ettari nel 2017, a fronte dei 1.640 e dei 1.300 del ravennate e del riminese), insieme a colture più aride come il girasole e il farro. La produzione 2017 si è rivelata eccezionale per rese e qualità del raccolto dei cerali a paglia, le rese medie regionali sono state 67 q/li ha per il duro (60,3 la media in Romagna); quasi 70 q.li/ha per il tenero (media in Romagna 65,23 q/ha) e 62,6 q/ha per l’orzo (media romagnola 61,8 q/ha).  Il 2018 appare altalenante e complessivamente in Romagna la produzione è calata di circa il 17%. Le rese sono state tutte in calo (tranne quelle di mais e sorgo) di circa 15 quintali in meno per ettaro rispetto al 2017.

Ondivago l’andamento per le colture oleoproteaginose: aumenta il girasole, calano soia e colza. Una coltura che sta emergendo è il cece, anche se il meteo non è stato favorevole in quest’annata.

Colture industriali. L’erba medica ha avuto un’ottima produzione di foraggio, qualità buona e mercato in crescita, con andamenti pre-2017 e prezzi interessanti anche per il prodotto disidratato. Risultati deludenti per la barbabietola da zucchero per colpa del meteo sfavorevole e produzioni sotto le aspettative in particolare per il titolo zuccherino. Lo zucchero prodotto è stimato in calo del 48% rispetto al 2017: 228mila tonnellate a fronte delle 400mila. Annata poco soddisfacente anche per le quotazioni con costi di produzione più alti dei prezzi all’origine che verranno pagati.

Colture da seme. Il comparto è il fiore all’occhiello dell’agricoltura regionale e nel distretto di Forlì Cesena (seguito da Bologna e Parma) si registra la maggior presenza di ditte sementiere fra le circa 75 complessive presenti in Emilia Romagna, un terzo del totale nazionale. La campagna romagnola 2018 in quanto a superfici coltivate con colture da seme presenta una situazione simile a quella del 2017, con leggere flessioni per cavoli, carota, spinaci, coriandolo e basilico, mentre propendono all’aumento quelle di zucche, zucchino, rape e cetriolo.

Cavoli e brassiche ibride non hanno raggiunto i risultati eccezionali del 2017, anche se le rese sembrano al di sopra delle medie attese. Positiva invece la stagione per la bunching e la cipolla, ibride e standard, con rese molto sopra la media, con una riscossa su diversi anni di difficoltà generale.

Per la cicoria estiva molto soddisfacente. Così il cetriolo e le altre cucurbitacee sembrano aver goduto dello stesso effetto climatico positivo, con una raccolta in linea generale migliore del 2017.

Il cece da seme, che a livello nazionale ha più che raddoppiato la superficie, nell’area romagnola, ma non solo, sembra abbia sofferto le condizioni climatiche in particolare le frequenti e abbondanti piogge. Andamento positivo anche per rucola, piselli e lattughe. I ravanelli ibridi sembrano al di sotto delle aspettative, mentre i ravanelli standard sono nella media. Le carote purtroppo hanno problemi di commercializzazione a causa della batteriosi.

Colture industriali da seme. Le barbabietole da seme per la maggior parte si trovano nel ravennate e nell’imolese, con superfici anche nel forlivese-cesenate, pur se di estensioni inferiori. Dei circa 5mila ettari nazionali oltre il 90% sono in Emilia Romagna. Gli effetti dell’andamento climatico si sono avuti sullo sviluppo vegetativo e sulle rese per ettaro che, a differenza del 2017 indipendentemente dalle ditte e dalle genetiche, sono state di circa il 20% in meno, passando da una media di circa 25 q/ha del 2017 a una media di 20 q/ha del 2018.  La qualità del seme non dovrebbe aver sofferto.

Girasole, soia e colza (oleaginose) hanno andamenti diversificati fra loro e anche al loro interno. La superficie del girasole da seme è data in espansione per il 2018. L’andamento delle rese da seme è buono, nella maggior dei casi fra 16 e 18 q/ha come media. La soia da seme in Romagna nel 2018 per quanto riguarda la resa per ettaro è nella media delle precedenti annate, anche se in alcune zone si stimano flessioni del 20% delle superfici. Le superfici a colza (da seme e da olio complessivamente) in Romagna nel 2018 sono stimate in aumento con rese medie inferiori a quelle del 2017. In particolare nell’area ravennate passa da 205 a 420 ettari, mentre la resa media flette da 40 a 25q/ha.

Erba medica da seme è una produzione molto importante per l’Emilia Romagna, che coltiva il 50% dei circa 40 mila ettari complessivi in Italia. La superficie di medica da moltiplicazione è concentrata soprattutto in Romagna, a Ravenna in particolare dove gli ettari coltivati complessivamente fra foraggio e seme sono, da una media dell’andamento degli ultimi 4 anni (2015/2018), circa 15.700 (15.800 stimati per il 2018, 9% in più del 2017; erano 14.500 nel 2017 e oltre 16mila precedentemente). La produzione di medica nel suo insieme si stima in aumento di circa il 20%, con rese medie complessive che a Ravenna si stimano fra i 370-400 q/ha.  Per la medica da seme è una stagione sottotono.

Colture orticole. Le orticole prevalenti in Romagna sono fagiolo fresco e fagiolino, spinacio, pisello, erbette, lattuga, zucchino e zucca, pomodoro da industria, patata, cipolla, per una produzione complessiva romagnola di oltre 4 milioni di quintali su oltre 10.500 ettari. Una curiosità: i 47 ettari del cardo presenti in Regione nel 2017 sono solo in Romagna: 42 a Forlì-Cesena e 5 a Ravenna. A livello generale, negli ultimi 5 anni in particolare, sono diminuiti gli investimenti nel comparto delle orticole. Diverse le motivazioni: i prezzi dei prodotti spesso insufficienti; gli andamenti climatici, che sempre più hanno espressioni estreme; il calo della domanda interna; il calo degli sprechi.

Comparto zootecnico. Numeri importanti in Romagna per il patrimonio zootecnico fra allevamenti e capi, con la provincia di Forlì-Cesena che ne è la massima espressione. Fra i settori in espansione nel 2018 l’ovi-caprino e l’avicolo. Per l’ovi-caprino incremento medio +11% per numero di allevamenti e di circa il 3% dei capi.

Per l’avicolo in particolare aumento del numero degli allevamenti dei polli da carne (170 nel 2018, 5 in più del 2017, di cui 142 a Forlì-Cesena) e degli allevamenti di galline ovaiole (141, 12 in più del 207, di cui 104 nell’area forlivese-cesenate). I numeri fanno riferimento ad allevamenti avicoli con capacità uguale o superiore a 250 capi. I prezzi all’origine degli avicoli sono tutti in aumento in ottobre sul mese precedente, ma tutti in calo, tranne quelli delle faraone (Euro/kg 2,31, +6%) su settembre 2017. Per esempio: polli -12% (Euro/kg 1,03); uova -11% (Euro/100 unità 11,10) su settembre 2017. Forlì da novembre è la sede del Cun (Commissione unica nazionale delle uova) e anche questo è un riconoscimento dell’importanza che l’area riveste in questo settore.

Il suinicolo è in contrazione per numero di allevamenti (in numero maggiore in provincia di Forlì-Cesena, 841, +0,3% sul 2017), ma aumentano i capi (numero maggiore in provincia di Ravenna, 114.093, +12% sul 2017).  Andamento negativo dei prezzi dovuto alla forte dipendenza dall’estero: il mercato sta risentendo della contrazione della domanda cinese, eccezionale nel 2016 poi sempre in calando.

Il settore dei bovini (da carne e da latte) registra un trend flessivo mediamente e in generale in Romagna sia per allevamenti sia per capi. I prezzi alla produzione segnano una discreta ripresa nel 2018 per la carne bovina. La Razza Romagnola prosegue nel deprezzamento. Pare ci sia un recente recupero in particolare per le femmine ma si è ancora lontani dai valori che possono permettere la sopravvivenza di questa razza.

Il prezzo agli allevatori del latte è in ribasso: a inizio 2018 era di 36,20 Euro/100 litri. Recentemente è stato firmato un accordo per 38,00 Euro/100 litri, comunque più basso di quello raggiunto e realizzato nel 2017 (39,00 Euro/100 litri).

Per l’apicoltura, settore rilevante non solo per il miele, ma anche per l’ambiente e l’impollinazione dei fruttiferi e delle sementiere ampiamente diffusi in Romagna, il 2018 è migliore rispetto a un 2017 abbastanza disastroso. In particolare nel riminese buon andamento per il miele da tiglio e da erba medica. Il settore, nel suo complesso, è in espansione mediamente del 5% in Romagna.

Biologico. Prosegue anche in Romagna l’incremento di imprese (+11% al 31.06.2018 rispetto al 31.12.2017) e superfici (+11,7% sul 2017). Il riparto colturale delle superfici bio a livello regionale è molto simile e per la Romagna spiccano le frutticole (1.722 ettari nel 2017).

Anche per il comparto produttivo di uova biologiche spicca la Romagna e il dato della provincia di Forlì-Cesena, dove vi sono le aziende di maggior rilevanza a livello nazionale tra le imprese produttrici di uova biologiche. Nuovo interesse, inoltre, si registra per l’allevamento bio di avicoli da carne, in particolare polli e tacchini.

Nelle vendite di carni fresche e trasformate il biologico è ancora poco rappresentativo; vini e spumanti bio crescono del +49,3%, ma rappresentano l’1,1% del fatturato totale dei vini venduti in Italia.

Consolidati, nel primo semestre 2018, i numeri delle categorie dove il biologico ha quote di mercato rilevanti: frutta (+2,5%), ortaggi (+0,4%) e derivati dei cereali (+9,3%), che rappresentano da sole il 60% delle vendite biologiche.

Chiusura uffici 2 novembre

Si comunica che venerdì 2 novembre in occasione della commemorazione dei defunti gli uffici di Cia Romagna sono chiusi.

Donne in Campo, prodotti tipici e bio a Ravenna

Torna la mostra mercato a Porta Adriana sabato 20 ottobre

Le imprenditrici agricole romagnole dell’Associazione “Donne in Campo” di Cia Romagna tornano a Ravenna, sabato 20 ottobre. A Porta Adriana ci saranno i prodotti della filiera corta di pianura e di collina e specialità tipiche e biologiche.

La mostra-mercato, allestita dalle 8 alle 20, propone prodotti freschi e stagionali. Il lavoro e l’impegno delle imprenditrici romagnole della Cia si concentrano su sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, controllo e tutela del paesaggio e dell’ambiente, creatività ed innovazione, difesa delle tradizioni e della cultura locali.

Le prossime date della mostra-mercato dei prodotti tipici e biologici del 2018 sono il 17 novembre e il 15 dicembre. Dalle 8 alle 20, a Porta Adriana.

Donne in Campo-Cia è l’Associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura, riconosciuta nel territorio italiano, presso le Istituzioni nazionali, europee ed internazionali. Apprezzata dai cittadini che conoscono i mercati agricoli con le loro eccellenze del gusto e le tante altre iniziative innovative.

A Rimini il Farmer’s market continua ogni venerdì mattina nell’area ex Sartini

I migliori prodotti di stagione del territorio venduti direttamente dai produttori agricoli locali

Da otto anni è per i riminesi l’appuntamento imperdibile con i produttori agricoli locali. Ogni venerdì mattina nell’area ex Sartini, a due passi dal ponte di Tiberio e da Castel Sismondo, continua il Farmer’s market, il mercato agricolo in cui trovare i migliori prodotti di stagione del territorio. Ortaggi, frutta, prodotti biologici, formaggi, salumi, olio, vino, miele e confetture: l’offerta degli agricoltori locali è di altissima qualità e sempre più ricca. E sono sempre più numerosi i cittadini che dal 2010 fanno la spesa “in campagna” nel centro di Rimini.
“Per i nostri associati il mercato agricolo è un’opportunità di vendita diretta importantissima – ricorda Lorenzo Falcioni, vicepresidente vicario di Cia Romagna -, un’occasione per presentare la varietà delle loro produzioni nelle diverse stagioni dell’anno e per promuovere la filiera corta, la territorialità e la tipicità. Ai consumatori, la vendita diretta consente di conoscere gli agricoltori che lavorano ogni giorno ‘vicino a casa’ e di avere la garanzia di prodotti di stagione di qualità, tracciabili e trasparenti ai migliori prezzi. La scelta dell’area ex Sartini si è confermata ottimale in questi anni, e siamo felici di essere inseriti in un contesto cittadino che è oggetto di una profonda riqualificazione da parte dell’amministrazione comunale”.

Calamità, assicurazioni, credito, garanzie, sostegno alle imprese

Cia Romagna si è confrontata su questi temi con Condifesa Ravenna, Agrifidi Uno e con il consigliere regionale e vicepresidente della commissione politiche economiche della Regione Emilia-Romagna Mirco Bagnari.

 

Quello delle calamità è un argomento purtroppo sempre attuale per un settore, come quello primario, che si caratterizza per il lavoro a cielo aperto. Pesanti le ripercussioni dell’estremizzazione degli eventi meteo sull’agricoltura con aziende che si trovano a dover sempre più spesso fare i conti anche con mancanza di liquidità per progetti di investimento che, seppur oculati, rischiano di non andare a buon fine causa intemperie metereologiche o fitopatologiche.

Assicurazioni, credito, garanzie, prospettive, nuovi progetti di sostegno alle imprese gli argomenti affrontati da Danilo Misirocchi; presidente Cia Romagna; Stefano Francia, presidente Condifesa Ravenna; Fabio Pesci, direttore Condifesa Ravenna; Stefano Folli, presidente Consiglio territoriale Cia Alfonsine – Lugo; Marco Marzari, direttore Agrifidi Uno e Mirco Bagnari, consigliere regionale e vicepresidente della commissione politiche economiche della Regione Emilia-Romagna.

Durante il convegno – organizzato da Cia Romagna nell’ambito della fiera biennale di Lugo (Ra) – sono stati sviluppati i temi della copertura assicurativa e della reintegrazione della liquidità, questioni fondamentali per le aziende agricole che investono dando prospettiva all’economia del territorio.

È stata l’occasione per approfondire il ruolo dei consorzi come il Condifesa e delle cooperative come Agrifidi Uno, l’importanza del lavoro di questi soggetti che rappresentano tutte le organizzazioni del mondo agricolo e che riescono a rendere concrete le loro azioni unendo le forze e facendo sistema, interagendo con i tavoli tematici come quello Verde e con le istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna.

Il Consigliere regionale Bagnari – sempre attento e operativo sulle varie questioni legate all’agricoltura – ha ricordato ad esempio l’accordo denominato “Investiagricoltura”: concluso nel maggio 2015 tra Regione, Agrea, consorzi fidi e numerosi istituti bancari, ha messo a disposizione risorse pari a 418 milioni fino alla fine del 2020 a favore delle aziende agricole per finanziare investimenti a condizioni vantaggiose rispetto a quelle di mercato.

«Inoltreha specificato Bagnariin questi mesi, con atti specifici dell’Assemblea, ma anche con l’impegno della Regione all’interno della Conferenza delle Regioni, abbiamo agito per sostenere il lavoro dei consorzi di difesa, che svolgono un’importante e fondamentale funzione di contrattazione e anticipazione finanziaria sulle assicurazioni a favore dei soci. Ci siamo impegnati altresì per spingere il governo a erogare la quota di contributi sulle assicurazioni agevolate che espongono in maniera pesante i consorzi, essendo in ritardo di tre anni, sollecitando anche una riforma e una semplificazione complessiva del sistema».

Cia Romagna alla biennale di Lugo (Ra)

Cia Romagna è presente con un proprio spazio espositivo alla 27esima edizione della fiera biennale dell’agricoltura, artigianato e industria della Bassa Romagna, che si svolge nel centro storico di Lugo (Ra) dall’8 al 16 settembre.

Lo stand della Cia comprende anche un’area dedicata alle aziende agricole associate per la promozione dell’attività e la vendita dei prodotti della filiera corta.

La Fiera inaugura e apre sabato 8 settembre alle ore 17.30 (per approfondire clicca il seguente link bassaromagnafiera.it)

Mercoledì 12 settembre alle ore 20.30 nello spazio Cia Romagna si svolge la conferenza “Avversità atmosferiche: gestione del rischio e strumenti creditizi”. Presiede Danilo Misirocchi; presidente Cia Romagna. Intervengono: Stefano Francia, presidente Condifesa Ravenna; Fabio Pesci, direttore Condifesa Ravenna; Stefano Folli, presidente Consiglio territoriale Cia Alfonsine – Lugo; Marco Marzari, direttore Agrifidi Uno; Mirco Bagnari, consigliere Regionale Emilia-Romagna.

programma del 12 settembre 2018

Raccolta rifiuti agricoli – le date delle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna

Si parte il 18 settembre da Santarcangelo di Romagna.
Cascina Pulita, azienda specializzata nei servizi ambientali per il settore agricolo, comunica le date relative alle raccolte dei rifiuti agricoli previste nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Nei giorni precedenti le raccolte ogni singola azienda sarà contattata da Cascina Pulita per la comunicazione di un appuntamento orario e per indicazioni sul corretto conferimento, al fine di organizzare al meglio la raccolta ed evitare ai clienti lunghi tempi di attesa.

Ceta, opportunità per l’agricoltura

Il Ceta, l’accordo di libero scambio fra Unione europea e Canada, ratificato dal Parlamento europeo con i due terzi dei voti favorevoli e in vigore in via provvisoria dal settembre 2017, torna sotto i riflettori: per la sua forma definitiva occorre la ratifica dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri. L’Italia non ha ancora deciso il da farsi, fra l’intenzione di una sua bocciatura espressa dal vice premier e ministro del lavoro Luigi Di Maio e la cauta apertura del ministro per le politiche agricole Gian Marco Centinaio.

Cia – Agricoltori Italiani Romagna ribadisce l’importanza che proprio per l’Italia, per il settore agricolo e agroalimentare, questo accordo riveste, come espresso anche attraverso il coordinamento di Agrinsieme (che riunisce oltre a Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari). Senza il Ceta, non si potrebbe verificare un aumento dei contingenti di export a dazio zero, e quindi una crescita delle esportazioni italiane ed europee, e non si arriverebbe a una maggiore tutela per le produzioni agroalimentari nazionali, le cui denominazioni, al contrario, potrebbero essere liberamente usate dai canadesi.

Due terzi delle aziende agricole italiane, rappresentate da Agrinsieme, pari al 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata e con oltre 800mila persone occupate, sono nettamente a favore della ratifica dell’accordo.

Cia Romagna auspica che il Parlamento italiano tenga conto delle istanze di queste aziende agricole che vedono nel Ceta quelle garanzie e quel rispetto del ‘made in Italy’ all’estero tanto richiesti. Il food riveste all’interno dell’intesa un ruolo specifico con misure sia sotto il profilo tariffario sia di tutela dei marchi – afferma il presidente di Cia Romagna, Danilo MisirocchiAspetti che, per il solo fatto di esserci, restituiscono al nostro settore una propria dignità facendo sì che non venga trattato, come invece purtroppo è accaduto tante volte in passato, come una mera merce di scambio”.

Con il Ceta vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane, pari a oltre il 90% del fatturato dell’export nazionale a denominazione d’origine nel mondo che, soprattutto, senza questo accordo non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi. Certo, l’attenzione deve sempre restare alta per i nostri prodotti e per i consumatori (anche quelli canadesi) con l’obiettivo di migliorare. La fondamentale importanza del Ceta sta nel riconoscimento del principio delle indicazioni geografiche e del loro legame con il territorio; riconoscimento che, essendo frutto di trattative e mediazioni, non può essere ovviamente considerato una totale vittoria, ma apre senza ombra di dubbio un grande spiraglio per un confronto approfondito e continuativo su questo tema.

In questi mesi i rapporti commerciali fra Ue e Canada avvengono, seppur in forma provvisoria, seguendo le modalità condivise nel Ceta e questo vale anche per l’Italia. In base alle analisi dell’Ufficio studi Cia su dati Istat, da ottobre 2017 ad aprile 2018 le spedizioni agroalimentari made in Italy verso il Canada nel complesso sono aumentate del 6%; quelle del prodotto di punta, il vino, del 4%. Gli arrivi in Italia del grano duro canadese sono calati del 57%. Se queste tendenze venissero confermate, a fine anno le importazioni di frumento canadese dalle 796 mila tonnellate del 2017 (erano 1,2 milioni nel 2016), scenderebbero a 342 mila. Le esportazioni agroalimentari verso il Canada varrebbero circa 850 milioni di euro. Le vendite di vino Made in Italy sul mercato canadese salirebbero a 347 milioni di euro.

Il Ceta non è un ‘accordo agricolo’: prevede una parte di riduzione delle barriere doganali, tariffarie e non tariffarie per le esportazioni europee di molti prodotti italiani: dai macchinari industriali, ai mobili alle calzature; contiene impegni reciproci sullo sviluppo sostenibile per la tutela dell’ambiente e dei consumatori. Il Ceta rappresenta un importante passo in avanti in tema di semplificazione e regolamentazione del commercio globale, poiché prevede un’eliminazione di tariffe su oltre il 90% dei prodotti europei e l’avvio di un iter di confronto e cooperazione regolamentare.

La mancata ratifica italiana del Ceta complicherebbe la fase già delicata della discussione della riforma della Pac, con un grave danno al principio della politica commerciale comune dell’Europa, fondamentale per contrastare la politica dei dazi del Presidente Trump e per scongiurare altri scontri commerciali.

CIA ROMAGNA – Via Rasi e Spinelli, 160 – CESENA (FC) – Tel. 0547 26736 / Fax. 0547 610290 – C.F. 90077230408 –  cia.romagna@cia.it

WhatsApp chat