COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

Pensioni, Cia Reggio ha incontrato il prefetto Forte

Una delegazione della Cia di Reggio è stata ricevuta dal Prefetto, Maria Forte, per illustrare il documento programmatico, redatto in occasione dell’Assemblea nazionale dell’Anp dello scorso aprile, in cui sono stati evidenziati gli importanti problemi che riguardano i pensionati e sollecitati adeguati e urgenti interventi.

Intitolato “Il paese che vogliamo: pensioni dignitose, servizi socio-sanitari nelle aree rurali, servizi di cittadinanza, valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società”, il documento contiene proposte e rivendicazioni nei confronti del Governo nazionale per l’aumento delle pensioni minime, per welfare e servizi in ambito rurale e per l’introduzione di politiche sull’invecchiamento attivo. Anp – Cia si è rivolta al Prefetto chiedendo di interessarsi nei confronti del Governo nazionale per rappresentare il disagio in cui vivono moltissimi pensionati reggiani e per rimarcare che, se non si interviene adeguatamente, le difficoltà non mancheranno nemmeno per i pensionati di domani, i giovani di oggi.

Nell’occasione è stato anche presentata la proposta di una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, ed è stata illustrata l’importanza della nuova Pac.

Il Prefetto, che ha seguito con molta attenzione le problematiche esposte nel corso dell’incontro, ha assicurato il proprio interessamento, sia presso il Governo, sia presso le Istituzioni pubbliche.

All’incontro erano presenti (da sinistra nella foto) Roberta Bortesi, Giorgio Davoli, Antenore Cervi, il prefetto Maria Forte, Irmo Reggi e Arianna Alberici.

“Dazi Usa: il Parmigiano Reggiano è a rischio. I nostri parlamentari si mobilitino”

Trump mette a rischio le esportazioni negli Usa delle oltre 280 mila forme di Parmigiano Reggiano-. È l’allarme di Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani Reggio Emilia, dopo la pubblicazione della nuova lista nera dei prodotti europei sui cui incombono i pesanti dazi, usati come ritorsione per i sussidi garantiti dall’Europa al consorzio Airbus, principale concorrente dell’americana Boeing. Ora, a differenza dello scorso aprile, nell’elenco figura anche il re dei formaggi.

“I nostri parlamentari -lancia l’appello Cervi-  facciano pressioni sul Governo italiano, affinché intervenga al più presto per impedire il deflagrare di questa preoccupante guerra commerciale. Siamo dinnanzi a una minaccia molto grave per il nostro territorio e gli imprenditori agricoli reggiani. Gli Stati Uniti sono (dopo la Francia) il secondo mercato export con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). E i dati del primo trimestre di quest’anno, indicano un ulteriore deciso incremento. Le potenzialità sono enormi: gli Stati Uniti possono diventare in breve tempo il primo mercato export ma insensati dazi, prodotti ingannevoli e contraffazione rischiano di compromettere lavoro e investimenti”.

Cia Reggio Emilia ricorda che il Parmigiano Reggiano è sempre di più proiettato sui mercati esteri e nel 2018 ha raggiunto e superato il 40% di quota export, con una crescita a volume del +5,5% rispetto all’anno precedente. I dati ufficiali del Consorzio indicano che la Francia è il primo mercato (11.333 tonnellate), seguito da Usa (10.439 tonnellate), Germania (9.471 tonnellate), Regno Unito (6.940 tonnellate) e Canada (3.030 tonnellate). Se Francia e Regno Unito crescono (rispettivamente +12,6% , +2,2%) la Germania frena (-4,4%) a causa della concorrenza dei prodotti similari. Al contrario, cresce il Canada (+17,7%) che, grazie agli accordi Ceta, conferma le previste opportunità di sviluppo.

Cia-Agricoltori Italiani -a differenza di altre associazioni di agricoltori che pare abbiano però finalmente cambiato idea- è sempre stata favorevole al Ceta, ma guarda, invece, con grande preoccupazione all’accordo commerciale in dirittura d’arrivo tra Unione europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). “Rappresenterebbe una ulteriore mazzata per le eccellenze del nostro territorio”, denuncia Cervi.

Il settore agroalimentare che rischia di essere penalizzato in favore di comparti come il farmaceutico e l’automotive, rilevanti soprattutto per l’export tedesco, e interessati al quinto maggior mercato fuori dai confini comunitari, con 260 milioni di consumatori latino-americani -entra nel dettaglio l’organizzazione-. Cia guarda da sempre con favore agli accordi commerciali internazionali ma, nel ruolo di importatore netto, l’agrifood italiano occupa una posizione difensiva nelle produzioni zootecniche e nei cereali, che auspichiamo siano tutelate dal trattato”.

Cia Reggio Emilia si augura, dall’altra parte, una particolare attenzione a sostegno dei prodotti in cui gioca, invece, in posizione offensiva: vini, prosecco, prodotti agricoli trasformati lattiero-caseari e IG di alta qualità.

“Il rischio è di essere sommersi dai prodotti agricoli del Sudamerica -conclude Cervi-. Nell’Ue vigono i più alti standard in termini di sicurezza alimentare, ambiente, salute e benessere degli animali che garantiscono il successo dei prodotti agroalimentari europei nel mondo, sarebbe dunque dannosa una concorrenza di prodotti che non rispettano il principio di reciprocità delle regole comunitarie”.

Commercializzazione prodotti biologici, viaggio studio in Austria

Un viaggio studio in Austria per studiare la COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI BIOLOGICI e I MERCATI DI RIFERIMENTO.

È stato organizzato Cia Emilia Romagna, Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) e Dinamica per il periodo che va dal 15 al 18 ottobre. Il termine ultimo per le iscrizioni è il 30 giugno (e comunque al raggiungimento del numero massimo di 15 partecipanti).

Il viaggio studio ha la finalità di mettere a contatto i partecipanti con le attività produttive che si occupano di produzione e commercio Bio. I partecipanti avranno modo di visionare tutta la filiera corta che parte dalla produzione alla commercializzazione del prodotto finito, acquisendo le tecniche e le modalità di gestione di aziende che hanno un occhio di riguardo nella salvaguardia della salute e dell’ambiente e che allo stesso tempo garantiscono un prodotto di qualità. Durante la visita le aziende illustreranno le loro modalità di commercializzazione, quali sono gli stakeholder di riferimento, le tecniche di marketing e i vari mercati. Il viaggio studio avrà una durata complessiva di 20 ore, di cui 4 ore di lezione in aula e 16 ore di viaggio studio. Prima della partenza è prevista una lezione di preparazione presso Dinamica (Reggio Emilia) con lo studio degli aspetti logistici, degli spostamenti, delle informazioni generali sul viaggio, della calendarizzazione, e della panoramica sugli argomenti che verranno affrontati.

PROGRAMMA

PRIMO GIORNO: ritrovo all’aeroporto di Bologna, operazioni di imbarco e partenza con volo alle ore 10.45 per Vienna con arrivo alle 12.05. Trasferimento in pullman all’albergo. Pomeriggio libero.

SECONDO GIORNO: al mattino visita a un’azienda biologica di allevamento di vacche che negli anni ha visto incrementare il proprio fatturato creando un prodotto di nicchia vendendo non il latte biologico ma direttamente il gelato bio, prima alle scuole del paese poi, grazie alla passione dei titolari, arrivando ad aprire più punti vendita di cui uno nella capitale a Vienna. Nel pomeriggio visita alla più grande cooperativa di prodotti freschi ortofrutta biologici dell’Austria: si distingue perché rispetta in pieno la stagionalità dei prodotti e riesce a garantire che la verdura colta la mattina arrivi al consumatore finale (dopo aver superato il controllo qualità ed essere stata etichettata) entro il primo pomeriggio. Rientro in hotel, cena e pernottamento.

TERZO GIORNO: al mattino visita a un’ azienda vitivinicola biologica. I partecipanti, oltre a visitare le vigne, potranno approfondire la modalità di commercializzazione del vino e i mercati di riferimento. Nel pomeriggio visita all’associazione ABO Akademiker gruppe Boku a Vienna. Rientro in hotel, cena e pernottamento.

QUARTO GIORNO: nel pomeriggio trasferimento in pullman all’aeroporto di Vienna. Operazioni di imbarco, volo in partenza alle 17.45 con arrivo a Bologna alle 19.05.

E’ poi prevista una lezione riassuntiva a Dinamica e test finale.

Per partecipare occorre essere occupato nel settore agricolo in qualità di imprenditore agricolo, dipendente o coadiuvante di aziende iscritte all’anagrafe delle aziende agricole dell’Emilia Romagna.

La quota di iscrizione è di 365, 46 euro (il corso è finanziato per il 70% dal PSR – Catalogo Verde)  e comprende il volo di partenza e ritorno da Bologna, la mezza pensione e le visite. Per prenotarsi è necessario inviare il modulo di adesione compilato in tutte le sue parti a Roberto Prampolini. Indirizzo mail: r.prampolini@dinamica-fp.it Per informazioni: 0522-920437.

“L’invaso sull’Enza non sarà l’unico: in progetto una rete di bacini”

“L’invaso sull’Enza? Non rimarrà unico. Il progetto è infatti quello di realizzare una diffusa rete di bacini di varie dimensioni, dall’Appennino alla pianura, per trattenere l’acqua nei periodi di pioggia e utilizzarla in quelli di siccità”. È quanto emerso dal convegno organizzato da Cia a Bibbiano, al quale hanno partecipato Arianna Alberici (vicepresidente Cia Reggio), Giammaria Manghi (sottosegretario della Presidenza della Regione), Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano), Luca Lombroso (meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps), William Pratizzoli (Arpae), Domenico Turazza (direttore Bonifica Emilia Centrale), Meuccio Berselli (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po) e Cristiano Fini (presidente Cia Emilia Romagna). Oltre cento cittadini erano presenti in platea, tra cui la parlamentare Antonella Incerti, i sindaci della Val d’Enza ed esponenti di Confindustria, Consorzio Fitosanitario, Consorzi Irrigui, Sabar e Iren.

“Il percorso per la realizzazione dell’invaso sull’Enza procede velocemente e già ora possiamo annunciare che sarà di medie dimensioni – ha iniziato Manghi -.Il punto chiave per stabilire i numeri è il fabbisogno idrico della zona. Ed è su questo che si sta lavorando. Ma non solo. Oltre al bacino servono infatti soluzioni di breve periodo perché l’emergenza deve essere affrontata sin da subito”. Carletti ha quindi sottolineato la necessità di risposte “concrete e non più rinviabili”.

“Oggi possiamo finalmente affermare di essere a un passo dal traguardo – ha preso la parola Alberici -. Dopo decenni di discussioni, studi, dibattiti, polemiche, la realizzazione di un invaso tra Reggio e Parma non è più solo una ipotesi ma un progetto concreto che diventerà realtà. Spero il più presto possibile, aggiungo subito. Perché il territorio ne ha un bisogno vitale”. Ha quindi sottolineato: “Alluvioni e siccità sono le due facce della stessa medaglia. Noi non la pensiamo come il presidente Trump. Noi viviamo ogni giorno sulla nostra pelle gli effetti dei cambiamenti climatici. Noi siamo con il movimento di Greta Thunberg. E crediamo che l’invaso faccia parte della lotta ai cambiamenti climatici. E sapete perché? Perché punta a non sprecare l’acqua. A ottimizzarla nei periodi di siccità e trattenerla in quelli piovosi. Nonostante quanto affermano sempre coloro che dicono solo no, l’invaso in Val d’Enza è dunque un intervento anche di carattere ambientalista. E non ci sono lontre da salvare come ipotizzava qualcuno…”.

Lombroso ha poi presentato i suoi studi: “Il clima reggiano si è tropicalizzato. A maggio era addirittura sovrapponibile a quello del Costarica. E sarà sempre peggio se non interveniamo con urgenza: eventi estreme e temperature sempre più elevate metteranno a dura prova il territorio”. Ha aggiunto Pratizzoli: “I dati in nostro possesso mostrano come le temperature reggiane si sono innalzate di 1,8° in poco più di mezzo secolo. E’ molto preoccupante”. Sulle dimensioni dell’invaso principale, Turazza ha affermato: “Spero sia di grosse dimensioni. Ma attendiamo i risultati dello studio. In progetto abbiamo comunque la realizzazione di invasi di piccole dimensioni sul corso dell’Enza e in altre zone del territorio per fronteggiare in breve tempo l’emergenza siccità”. Berselli ha quindi annunciato: “A settembre presenteremo l’analisi economica e la valutazione d’impatto sulla realizzazione del progetto principale. Entro fine anno ci sarà il documento finale e di sintesi. Non ci saranno rallentamenti, corriamo spediti: sulla questione è in gioco la nostra credibilità”.

Il convegno è stato concluso da Fini: “I cambiamenti climatici sono una drammatica realtà che penalizza in primis noi agricoltori. Occorre mettere in campo al più presto una serie di azioni concrete per evitare che ‘la casa bruci’, come ha affermato Greta Thunberg. Ognuno deve fare la sua parte e noi imprenditori siamo decisi a fare la nostra a 360 gradi”.

 

Convegno ‘plastic free’ sui cambiamenti climatici e la strategia degli invasi

Sarà ‘plastic free’ il convegno organizzato da Cia sui nefasti effetti dei cambiamenti climatici per l’agricoltura reggiana.
“Vogliamo dare un importante segnale – inizia a spiegare il presidente Antenore Cervi -: anche partendo dalle più piccole cose, si deve fare qualcosa per l’ambiente e il territorio. Siamo tutti vittime dei cambiamenti climatici, e maggiormente colpite saranno le nuove generazioni che subiranno i danni più gravi in assenza di adeguati provvedimenti. Ma già adesso possiamo vedere i drammatici effetti iniziali. E i primi a viverlo direttamente sulla propria pelle sono gli agricoltori: hanno subito conseguenze pesantissime dall’anomalo caldo dei primi mesi dell’anno che si è velocemente trasformato nel terribile mese di maggio. Una calamità destinata a ripetersi con sempre più frequenza e in varie forme”.
A tal proposito, il convegno in programma martedì 11 giugno dalle 9 all’azienda turistica Corte Bebbi (Barco di Bibbiano) è stato intitolato ‘L’agricoltura tra siccità e alluvioni. I cambiamenti climatici e la strategia degli invasi’. Il programma prevede i saluti istituzionali di Giammaria Manghi (sottosegretario della Presidenza della Regione), Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano), e la relazione introduttiva di Arianna Alberici (vicepresidente Cia Reggio). Seguiranno gli approfondimenti di Luca Lombroso (meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps), William Pratizzoli (Arpae), Domenico Turazza (direttore Bonifica Emilia Centrale), Meuccio Berselli (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po). Le conclusioni saranno di Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna.
“I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il nostro territorio – entra nel dettaglio Cervi -. Crediamo fortemente nella necessità di realizzare (nel rispetto di quanto emergerà conclusioni del Tavolo Tecnico Regione – Autorità di bacino) alcuni invasi adiacenti al torrente Enza della grandezza di diversi milioni di metri cubi in modo tale da garantire l’acqua all’area reggiana in primis, ma anche a quella parmense. Il convegno servirà a fare il punto della situazione: sul tavolo della discussione saranno portati dati inequivocabili che mettono in evidenza l’assoluta esigenza di realizzare queste opere per affrontare le emergenze climatiche del territorio assediato da periodi di prolungata siccità e improvvise alluvioni”.
Terminati gli interventi degli ospiti, seguirà un rinfresco nel quale è stato bandito l’uso di plastiche monouso come bottiglie, cannucce, bicchieri, posate e piatti. Saranno utilizzati vetri, ceramiche e materiali alternativi, riciclabili e facilmente riutilizzabili. E non rimarrà una iniziativa unica. Cia Reggio intende infatti estenderla a tutti i convegni ed eventi che organizzerà in futuro.

“La nostra anguria Igp è più forte dei cambiamenti climatici”

“L’anguria reggiana Igp è più forte dei cambiamenti climatici. E con il protocollo firmato nelle scorse ore con Confesercenti sarà sempre più presente nei negozi. Il futuro? Stiamo lavorando per trasformare l’associazione dei produttori in un Consorzio”. Parole di Mauro Torelli (socio Cia), titolare dell’azienda agricola di Campagnola e tra i maggiori produttori del frutto d’eccellenza del nostro territorio.

“Nel 2018 nell’area di produzione sono stati prodotti oltre 100mila quintali di angurie, di cui ben 10mila ‘marchiate’ con il simbolo Igp: sono state coltivate dalle 14 aziende agricole che compongono l’Apar (Associazione produttori Anguria Reggiana) – inizia a spiegare Torelli -. Il maggio freddo e piovoso appena trascorso ci ha causato qualche problema ma noi agricoltori ci siamo ormai attrezzati per fronteggiare ogni tipo di evenienza. Ad, esempio creando ambienti specifici per anticipare e migliorare la qualità delle produzioni. E questo mutando la forma, lunghezza e orientamento delle serre. Ma anche utilizzando diversi impasti e colori delle coperture per migliorare le condizioni in cui crescono le angurie. In questo modo abbiamo combattuto e sconfitto le conseguenze dei cambiamenti climatici. Siamo fiduciosi: il caldo di questi giorni sta già facendo decollare le richieste”.

L’Anguria Reggiana Igp viene coltivata rispettando l’ambiente. Come da disciplinare, viene raccolta al mattino, quando i frutti hanno beneficiato del fresco notturno e la temperatura è adatta alla conservazione. I frutti, prima di arrivare alle tavole dei consumatori, sono stoccati in ambiente ombreggiato e fresco, mai troppo freddo. La sostenibilità delle tecniche agronomiche guarda al futuro nel pieno rispetto della tradizione con una coltivazione in campo, in tunnel o in serra fredda con coperture rimovibili. Regola imprescindibile è l’impollinazione entomofila, ovvero con il naturale trasporto di polline da parte degli insetti. L’irrigazione avviene in base all’andamento climatico e al fabbisogno della pianta. Idem per la fertilizzazione, effettuata secondo la necessità della pianta e in relazione alla presenza di minerali nel terreno.

Martedì sera nella sede di Cescot a Reggio si è tenuto – alla presenza, tra gli altri di Alberto Ventura (Regione) e Gloria Minarelli (curatrice del disciplinare di produzione) – un importante incontro di Apar nel quale è stato presentato il recente protocollo d’intesa sperimentale di filiera tra i produttori dell’associazione e commercianti al dettaglio di Confesercenti, teso a valorizzare l’Anguria Reggiana Igp e la rete di imprese che la promuovono.

“Una filiera verticale che non può che trovare il nostro consenso e totale appoggio”, commentano da Cia Reggio. Torelli definisce il protocollo “un fondamentale passo per la piena valorizzazione di un prodotto che ha forti radici nella nostra storia e nei terreni vocati della bassa reggiana dove, fattori climatici e ambientali particolarmente favorevoli, un’esperienza secolare e pratiche colturali sostenibili danno origine a un frutto dalle caratteristiche uniche e irripetibili. E già nel 1931 il Touring Club parlava delle località dove viene attualmente coltivata come ‘area di produzione del cocomero e meloni zuccherini’. Ora vogliamo portare questa eccellenza nel futuro”.

Un futuro che, come annunciato nel corso dell’incontro, passerà nei prossimi mesi dalla trasformazione dell’associazione in un Consorzio di produttori.

“Montagna, danni ingenti dalla fauna selvatica”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona della MONTAGNA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • È tanto necessaria quanto urgente la messa in sicurezza dei territori e un’attenta programmazione per il futuro. In questo senso, è sempre più fondamentale il ruolo degli agricoltori per la conservazione di ambiente, territorio e paesaggio: chiediamo siano maggiormente coinvolti nelle scelte
  • Non è più rinviabile una attenta manutenzione territoriale e prevenzione idrogeologica a partire dalla pulizia di cunette e tombini, troppo spesso fuori uso a causa dell’incuria.
  • Per lo sviluppo del territorio, potrebbe essere molto utile la realizzazione di un grande magazzino di stagionatura del Parmigiano Reggiano come esiste già sul fronte modenese dell’Appennino.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Fabbricati dismessi: chiediamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

Turismo: occorre ripensare a una valorizzazione delle eccellenze del territorio per attirare viaggiatori e turisti anche da fuori regione e Paese.

“Migliaia di peri sterminati da un male sconosciuto”

“Un male ancora misterioso sta uccidendo gli alberi del pero: solo nei miei filari ne sono morti oltre 600, sul territorio reggiano ammontano a migliaia. E anche diversi vitigni di lambrusco versano in agonia”. Parole di Marco Cigarini, imprenditore agricolo e vicepresidente Cia-Agricoltori Italiani di Reggio Emilia , che lancia l’allarme sulle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici per l’agricoltura del nostro territorio.

“I danni ad oggi sono molto pesanti -sottolinea- basti pensare che oltre alle piante morte, quelle rimaste in vita hanno un calo di produzione che supera il 50%. La situazione è generalizzata e riguarda specialmente i peri che non superano i dieci anni di età. Ho parlato con altri agricoltori e siamo tutti nella stessa difficile situazione, con in più l’incubo di non conoscere quale è la causa. Al momento possiamo infatti solo ipotizzarla”. Entra nel dettaglio: “Nella migliore delle ipotesi, è colpa di settimane in cui si sono alternati caldo, freddo, siccità e bombe d’acqua. Ma potrebbe esserci altro. E per questo siamo molto preoccupati: temiamo che il responsabile della situazione sia un fitoplasma. Attendiamo l’esito delle analisi che abbiamo commissionato. Per cercare di limitare una eventuale ‘epidemia’, tutti noi agricoltori colpiti abbiamo bruciato le piante secche”.

La situazione è drammatica: “Le aziende devono affrontare le avversità dovute ai mutamenti climatici e agli agenti patogeni, cimice asiatica in primis, oltre a rispettare le limitazioni sui prodotti per la difesa fitosanitaria, e in più assistiamo a prezzi liquidati assolutamente non remunerativi: così proprio non va”.

Ma in difficoltà non vi sono ‘soltanto’ i peri. Decine di ettari di lambrusco, di diverse varietà, sono collassati e non hanno praticamente germogliato, benché la stagione sia già avanzata. “In questo caso -prosegue Cigarini- abbiamo la certezza che è tutta colpa dell’inverno anomalo e di un maggio davvero troppo freddo, ma nessun viticoltore si aspettava comunque una risposta vegetativa di questo tipo”. Inizialmente si pensava ad un normale ritardo della germogliazione, “ma ormai i tempi si allungano e si teme il collasso dei vigneti con perdite incalcolabili. I tecnici ipotizzano che la scarsa umidità del terreno nel periodo invernale non abbia permesso alle gemme di giungere a maturazione, tant’è che il fenomeno tipico del ‘pianto della vite’ in alcune zone non è avvento, proprio a causa della marcata siccità. Il colpo di grazia è stato il tempo di queste ultime settimane”.

Cigarini ricorda, inoltra,che situazioni climatiche analoghe si potevano verificare in passato ‘solo’ in Trentino “dove viene chiamato ‘inverno da gelo secco’, che altro non è che un combinato di situazioni meteo che stressano fortemente le piante. Se non reagiranno in questi giorni, ma viste le previsioni la vedo dura, il danno sarà molto ingente sotto l’aspetto produttivo e per gli elevati costi dovuti al rinnovo dei numerosi impianti collassati”.

“Guastalla, servono un nuovo depuratore e una migliore viabilità”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona di GUASTALLA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • Non è più rinviabile la realizzazione di un depuratore funzionante per irrigare con acque pulite e non reflue le coltivazioni, tra cui – ricordiamo – le eccellenze del territorio.
  • I nuovi mezzi agricoli hanno caratteristiche maggiori (come portata e dimensione) rispetto al passato e sono inevitabili problemi alla viabilità. È necessario che essa sia allora al centro di un confronto tra l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine. A tal proposito, sarebbe utile dare vita a un Tavolo tra Comune e associazioni agricole per discutere come migliorare la situazione, specialmente nei periodi più critici come quello della vendemmia.

 

Fabbricati dismessi: chiediamo che vengano ridotte se non eliminate le tasse sugli edifici in disuso. Le amministrazioni comunali diano il via libera a interventi sulle volumetrie che potrebbero essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, a beneficio del benessere animale.

Decisioni: il ruolo degli agricoltori è fondamentale per la conservazione di ambiente, territorio e paesaggio. Per questo chiediamo un maggiore coinvolgimento nella discussione e nelle scelte.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Mercato contadino: deve continuare ad essere svolto sotto il controllo dell’amministrazione comunale, in modo da evitare la creazione di iniziative analoghe in vari luoghi della città.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

“Val d’Enza, la necessità di un invaso”

In vista delle imminenti elezioni amministrative chiediamo ai candidati sindaci un impegno concreto per il territorio dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse socio-economiche, dovrà svolgere un ruolo da protagonista. Oggi presentiamo il documento per la zona della VAL D’ENZA.

Infrastrutture, opere e manutenzione

  • I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il nostro territorio, e in primis l’agricoltura. Chiediamo alle amministrazioni comunali di sostenere la necessità di realizzare (nel rispetto di quanto emergerà conclusioni del Tavolo Tecnico Regione – Autorità di bacino) alcuni invasi adiacenti al torrente Enza della grandezza di diversi milioni di metri cubi in modo tale da garantire l’acqua all’area reggiana in primis, ma anche a quella parmense.
  • Riteniamo necessario stipulare un contratto di fiume anche per l’Enza tra tutti i portatori di interesse. Dal 2017, i contratti di fiume sono stati inseriti in una Legge Regionale per farli diventare uno strumento di programmazione a livello di bacino o sottobacino idrografico, per integrare la mitigazione del rischio idraulico per una corretta gestione delle risorse idriche, la tutela paesaggistica, la valorizzazione ecologica e ambientale del sistema fluviale. Ai sindaci della zona si chiede di condividere un progetto comune, contenente azione condivise di tutela ambientale e turistica dell’Enza.

Direttiva Nitrati: Collegato al problema acqua è anche quello dei nitrati, il cui rispetto dei vincoli della Direttiva, in un’area che raggruppa circa il 40% della zootecnia da latte reggiana, impone agli allevatori ormai da anni un’importante ed onerosa opera di riqualificazione degli insediamenti zootecnici, in termini di infrastrutture, ma anche una disponibilità di terreni e di ricerca di nuovi sbocchi per lo smaltimento degli effluenti zootecnici in eccesso. Per superare o comunque migliorare la problematica si chiede l’appoggio dei candidati sindaci per sostenere:

  • l’applicazione più flessibile della normativa per quanto riguarda i periodi di divieto degli spandimenti. Sebbene la situazione sia migliorata rispetto al passato, domandiamo la possibilità di effettuare lo spandimento degli effluenti zootecnici anche nei mesi di dicembre e gennaio (periodo di divieto assoluto per le zone vulnerabili) anche in base all’andamento meteo-climatico.
  • la richiesta, a livello regionale e nazionale, di ridiscutere e rivedere la mappa delle ‘Aree vulnerabili’. Attualmente, infatti gran parte del territorio della Val d’Enza ricade in zona vulnerabile, con pesanti ripercussioni per le aziende zootecniche da latte appartenenti ad un comparto strategico quale quello del Parmigiano-Reggiano. Oggi esistono le condizioni per ridefinire il perimetro delle aree vulnerabili anche e soprattutto alla luce dei recenti studi, ultimo quello dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che finalmente accerta che non sono gli allevamenti zootecnici la fonte principale di inquinamento da nitrati delle falde acquifere. Nel caso in cui venga favorevolmente risolto e superato il problema dell’inquadramento della zona Val d’Enza quale area Vulnerabile, si potranno poi introdurre alcune semplificazioni con particolare riguardo all’introduzione di una maggiore flessibilità ai periodi temporali di spandimento e alla valorizzazione del digestato proveniente dal trattamento dei reflui zootecnici. In vista delle imminenti elezioni regionali, chiediamo alle amministrazioni pubbliche territoriali di supportare il mondo agricolo in un confronto con la Regione.

 

Fabbricati dismessi: chiediamo che le volumetrie degli edifici ormai cadenti possano essere recuperate dai proprietari e utilizzate per ampliare le stalle, il tutto a beneficio del benessere animale.

Incentivi e sostegno: è fondamentale che i giovani vengano supportati a entrare nel settore con facilitazioni e aiuti economici: facciamo appello alle amministrazioni comunali perché mettano sul tavolo importanti misure ad hoc e si facciano portavoce di questa istanza a ogni livello.

Più attenzione agli anziani: serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica in campo socio sanitario; a riguardo può essere utile una più forte interlocuzione con la società organizzata, ovvero con le organizzazioni della rappresentanza sociale. Per questo chiediamo l’impegno ad affrontare alcune priorità che riteniamo importanti per la tutela dei pensionati e degli anziani nel diritto di accesso alle cure e alla qualità ed efficienza del sistema socio sanitario. Segnaliamo l’isolamento degli anziani nelle aree rurali e la rarefazione dei servizi nelle aree interne. È necessaria quindi una maggiore interconnessione tra i bisogni degli anziani e la qualità dei servizi presenti nelle aree rurali . Presupposto è una rete assistenziale tra l’ospedale, i servizi distrettuali come le case della salute e i poliambulatori e i medici di famiglia, con il coinvolgimento delle associazioni presenti nella comunità locale nel nuovo assetto organizzativo dei servizi socio-sanitari regionali.

Fauna selvatica:  la questione dei danni da selvatici è diventata insostenibile. La crescita dell’incidenza dei danni è esponenziale. Ogni valutazione o stima viene immediatamente superata nei fatti. I problemi e i danni si riscontrano su diversi piani. Sul piano economico-produttivo la presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono e conseguenze negative sulla tenuta idrogeologica dei territori. Sul piano ecologico/ambientale crescono le alterazioni ecosistemiche e i disequilibri tra specie, con l’incremento del rischio di estinzione di animali caratteristici dei nostri territori. Sul piano civilistico e salutistico si diffondono malattie causate da selvatici, crescono gli episodi di incidenti stradali con numerose vittime e di aggressioni dirette anche dell’uomo. Per questo chiediamo un supporto alla nostra proposta di riforma radicale della Legge 157/92 che regola in Italia la materia.

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