PIACENZA

Boeri, presidente Cia di Piacenza: “La Val Nure ha bisogno di un invaso”

un invaso per la Val Nure

Giuseppe Romagnoli

PIACENZA -“La pianura sottostante la Val Nure a Piacenza necessita di un invaso; non solo per le attività agricole di pregio che la caratterizzano, ma anche per l’uso idro-potabile di tutta la cittadinanza. È un’opportunità per la nostra montagna che non sarebbe più soggetta a captazioni che impoveriscono le falde, ma anche una tutela ambientale per il deflusso minimo vitale garantito, non come ora; il tutto nel pieno rispetto del paesaggio e delle nostre montagne. I cambiamenti climatici ormai innegabili, rendono queste opere indispensabili”.Franco Boeri, presidente della Cia piacentina, è già intervenuto a più riprese sulle problematiche idriche che caratterizzano da anni la provincia di Piacenza, un territorio che può contare sul fiume Po e sulle dighe del Molato (Val Tidone) e di Mignano, in Val D’Arda, proprio da poco collaudata dopo lunghi lavori di consolidamento.
Se appariva impensabile fino a pochi decenni orsono parlare di siccità nella pianura padana, oggi questa calamità sembra puntualmente rinnovarsi nei periodi estivi, quando più l’acqua sarebbe necessaria.
Per fortuna la lungimiranza del mondo agricolo piacentino volle questi invasi che tra l’altro sono indispensabili anche per la popolazione ed ora, a parte qualche anacronistica frangia ambientalista, tutti si rendono conto che l’acqua non può essere dispersa e va conservata, naturalmente con tutte le possibili tutele ambientali e di sicurezza che oggi la tecnologia è in grado di garantire.
“Ovvio – commenta Boeri – che la sicurezza e la protezione dell’ambiente debbano essere pre-requisiti per ogni opera, ma ora è il momento di agire. La diga, che potrebbe essere ubicata nella frazione di Olmo a Farini, fornirebbe energia pulita a costi bassi, e potrebbe diventare, come per tanti altri invasi sparsi nel territorio italiano, un polo di attrazione turistica che è poi una vocazione delle nostre vallate e della montagna, considerato che il 70% del nostro territorio si trova in queste zone.
La Cia sta lavorando proprio per promuovere ed incentivare una sinergia tra agricoltura e turismo, perché deve essere chiaro – ribadisce Boeri – che la tutela dell’ambiente si garantisce combattendo lo spopolamento, che si può frenare solo assicurando un reddito a chi ci vive e lavora, con tutte le necessarie infrastrutture in grado di mantenere un’adeguata qualità della vita. Il Psr va proprio in questa direzione, ma non basta. Bisogna puntare di più sull’allevamento da carne (quello da latte è più problematico per i costi produttivi elevati), e sull’utilizzo del pascolo, affittando anche a terzi. Gli agriturismi rispondono sempre più a nuove esigenze turistiche che veicolano nuovi e più naturali stili di vita; ma è evidente che gli agricoltori vanno aiutati, non con “elargizioni”, ma con misure strutturali e con un’attenta ed oculata programmazione politica che coinvolga tutti i soggetti istituzionali, perché la pianura sta bene, se la montagna è tutelata. Quindi è necessario prevenire, anche nei confronti della fauna selvatica, che è diventata in questi anni una vera calamità e non bastano tardivi ed incompleti risarcimenti per i danni. È necessario un piano organico. Così è facile comprendere che non si tratta solo di problemi irrigui, ma di complessi e sistematici problemi strutturali, perché la tutela del territorio non ha confini, ma coinvolge tutti, da monte a valle”.

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