COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

Bene il Piano faunistico regionale

Giudizio sostanzialmente positivo dell’Associazione su uno strumento nuovo che unifica la logica di gestione su tutto il territorio regionale

E’ un giudizio sostanzialmente positivo quello che Francesco Zambonini, responsabile per l’attività venatoria di CIA – Agricoltori Italiani di Reggio Emilia esprime sul Piano faunistico regionale appena approvato.
“La Regione Emilia-Romagna è la prima in Italia ad approvare un Piano unico e valido per tutto il territorio regionale, che mette insieme i nove piani faunistici-venatori provinciali attuali”.
Si tratta di una programmazione di durata quinquennale – afferma – ed è il primo Piano con valenza sull’intero territorio regionale. Prende le mosse dall’analisi delle specie faunistiche presenti in Emilia-Romagna e della loro distribuzione sul territorio per definire unità territoriali omogenee a seconda dei livelli di concentrazione delle varie specie e delle peculiarità dei vari ambienti, utile anche a raccogliere dati ed informazioni più precise. Il Piano, infine, concerne la regolazione degli istituti faunistici con finalità pubblica e privata, con particolare attenzione, per quanto riguarda quelli a finalità privata, agli ambiti territoriali di caccia (ATC), data la peculiare funzione di gestione venatoria nel territorio: tutti questi organismi vengono coinvolti e responsabilizzati nel raggiungimento degli obiettivi del Piano e nella raccolta e fornitura di dati per migliorare sempre più la gestione del territorio. Infine l’appendice riguarda la gestione del lupo e degli ibridi, il cui controllo passa attraverso monitoraggio e prevenzione e su cui, anche grazie ad un apposito ordine del giorno, si chiede al Governo un intervento di chiarimento a livello normativo per riuscire a gestire una questione che preoccupa in modo crescente, su cui la Regione sta investendo risorse consistenti sugli interventi di prevenzione a tutela delle attività agricole”.
La CIA con soddisfazione sottolinea che il Piano ha tagliato il traguardo dopo un’istruttoria tecnico-amministrativa durata un paio d’anni ed un’ampia consultazione con tutte le categorie interessate: cacciatori, agricoltori e ambientalisti.
Tra gli obiettivi prioritari la tutela della biodiversità di tutte le specie, insieme alla salvaguardia delle attività agricole e alla riduzione del rischio per la circolazione sulle strade per l’eccessiva presenza della fauna selvatica sul territorio.
“Altro punto fondamentale per la CIA – aggiunge – è la questione dei danni all’agricoltura causati dagli ungulati, cinghiale in testa, che sta diventando per le aziende agricole una questione di vita o di morte soprattutto nelle zone di montagna, dove la prosecuzione della loro attività è fondamentale per evitare lo spopolamento e per la difesa dell’assetto idrogeologico del territorio. Per questo attraverso il Piano faunistico-venatorio, opportunamente si intervene con una “stretta” sulla gestione del cinghiale, in particolare con un abbassamento della soglia di danno superata la quale scatterà l’obbligo di intervento con i piani di abbattimento contro l’eccessiva proliferazione della specie”.
“Positivo – infine – anche il giudizio sulla gestione del lupo: perlomeno per le zone di alta montagna dove gli interventi di prevenzione stanno dando risultati di rilievo. Resta il problema del Piano nazionale mai arrivato in porto, inoltre il canide si sta diffondendo in altre zone, fino alla pianura, aree dove il suo controllo risulta più problematico”.

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