COMUNICATI STAMPA MODENA

MODENA

Alberto Notari, imprenditore agricolo di 37 anni, è il nuovo presidente della Cia – Agricoltori Italiani di Modena

Succede a Cristiano Fini che si candida al vertice della Confederazione regionale

L’elezione è avvenuta nel corso del Congresso d’Organizzazione in cui sono stati celebrati anche i 40 anni della fondazione: ora la Cia modenese associa 4.400 imprese agricole che generano un volume d’affari complessivo di oltre 115 milioni di euro

MODENA, 24 gennaio 2018 – Alberto Notari, imprenditore agricolo, è il nuovo presidente della Cia – Agricoltori Italiani di Modena. Notari, 37 anni, imprenditore agricolo di Carpi, è stato eletto nel corso della settima Assemblea d’Organizzazione fondata 40 anni fa. Il congresso provinciale si è tenuto il 24 gennaio dopo un confronto sul territorio provinciale a partire dal dicembre scorso e che ha coinvolto centina di imprenditori associati. Durante l’assemblea la Confederazione ha ricordato le tappe che ha percorso l’associazione dagli anni della sua costituzione, premiando i vertici che si sono succeduti. L’organizzazione agricola  nasce alla fine del 1977, quando Alleanza contadini, Federmezzadri e Unione coltivatori italiani diedero vita ad un processo di configurazione della rappresentanza in agricoltura costituendo la Cic (Confederazione italiana agricoltori), successivamente diventata Cia.

“Sono stati otto anni particolarmente difficili, per diversi motivi e per varie situazioni contingenti, ma è altrettanto vero che la nostra Associazione ha saputo brillantemente superare gli ostacoli e ripartire con slancio per affrontare nuove sfide” ha detto il presidente uscente, Cristiano Fini, che si candida ora al vertice della Confederazione regionale. Fini, ha ricordato i momenti difficili dell’agricoltura modenese che ha Nel cedere il testimone, Fini ha ricordato che per affrontare il futuro occorre necessariamente innovare, non solo nelle tecniche di produzione, ma avendo ben presente l’esigenza di assicurare una crescente sostenibilità ambientale, “che è il tema su cui si è sviluppato il nostro congresso”. Fini ha poi ribadito come la politica “debba tornare ad appropriarsi del ruolo che le compete rispetto la parte tecnica, quest’ultima troppo spesso vincolata a meccanismi di autoprotezione, ostativi al buon governo”.

“Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una sorta di ‘riscatto sociale’ dell’agricoltura e all’agricoltore viene riconosciuto un ruolo determinante di presidio del territorio e tutela contro il rischio di dissesto idrogeologico – ha proseguito Fini – e la vera sfida dei prossimi anni consisterà nel mettere a valore economico tali meriti”.
Senza reddito le imprese agricole rischiano la chiusura, ha proseguito Fini “e la sostenibilità economica dovrà essere centrale rispetto tutte le politiche agricole, valorizzando i prodotti e proseguendo il percorso intrapreso da tempo verso il riconoscimento della qualità made in Emilia Romagna”.
Insieme alle politiche di reddito, per Fini la semplificazione sarà la sfida principale dei prossimi anni. “Abbiamo registrato un incremento esponenziale di adempimenti, talvolta inutili o addirittura dannosi per le nostre aziende: dovremo intervenire affinché la pubblica Amministrazione sia costruttiva e non ostativa rispetto ad una semplificazione”. Fini ha ribadito che va attribuita maggiore operatività ad Agrinsieme (il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e le tre centrali cooperative facenti parte di Aci)  e ha rivolto un appello alla Regione: “serve limitare il consumo di suolo, un progetto capace di mettere in campo strumenti idonei alla prevenzione dei danni da fauna selvatica e affrontare seriamente il problema dell’acqua: dobbiamo trattenerla durante i periodi piovosi in bacini idrici ed evitare sprechi”.

L’eccesso di burocrazia è un altro tema affrontato: “crea non pochi problemi alle imprese ed agli uffici della nostra associazione, facendo perdere soldi e competitività all’intero sistema: l’accentramento verso la Regione delle funzioni solitamente praticate dalle Province, che ha rivoluzionato i meccanismi di Governance e Rappresentanza del settore primario, va perfezionato perché registriamo disparità di approccio verso le istruttorie tra i territori”.

Fini cede il testimone ad Alberto Notari che avrà il compito di completare il percorso aggregativo tra la Cia di Modena con la Confederazione bolognese. “La Cia di Modena e quella di Bologna hanno intrapreso un percorso strategico per il futuro e gli assetti territoriali – ha affermato il neo presidente Notari – e credo che la scelta fatta vada portata a termine in tempi relativamente brevi, per sancire un cammino che inevitabilmente porterà benefici alle imprese associate dei due territori emiliani. Il nuovo soggetto- ha concluso – avrà numeri tali per incidere maggiormente sul piano politico e, contemporaneamente, potrà mettere a disposizione dei propri soci servizi più qualificati ed adeguati alle imprese e alle persone. Mi pongo l’obiettivo di continuare il percorso di collaborazione intrapreso da Fini nel mantenere relazioni positive e costruttive con le istituzioni e le maestranze agricole.  L’innovazione – ha concluso Notari – è un tema consono ai giovani agricoltori che supporteremo in modo particolare per raggiungere obiettivi produttivi ed economici”.

Chi è il nuovo presidente della Cia di Modena

Alberto Notari, 37 anni, conduce una azienda di 11 ettari a Carpi investite a vigneto. Laureato in Tecniche erboristiche presso la facoltà di Farmacia dell’Università di Modena e Reggio, è consigliere della cantina Riunite e Civ di San Marino di Carpi.
Da un anno, in rappresentanza di Cia, è membro della Commissione amministratrice del Consorzio fitosanitario provinciale di Modena.

La Cia di Modena in Cifre

La Cia-Agricoltori Italiani di Modena associa 4400 imprese agricole (le adesioni salgono a 5562 (se si ricomprendono i coadiuvanti delle aziende stesse) che generano un volume d’affari complessivo di oltre 115 milioni di euro. Cia e la società controllata Sia srl realizza pratiche ed eroga servizi per un totale di 37800 movimenti all’anno.
La Confederazione è presente su tutto il territorio con un ufficio centrale a Modena, 8 uffici zonali e 20 sedi di permanenza in cui lavorano 85 dipendenti, di cui 21 avventizi.

 

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