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Agrinsieme Ferrara: Parco Nazionale del Delta del Po, idea da rivedere

Agrinsieme Ferrara: Parco Nazionale del Delta del Po, idea da rivedere 

Preoccupazione da parte del coordinamento per la “nazionalizzazione” di un Parco che ha le sue peculiarità, perché coniuga biodiversità ambientale ed esigenze produttive

FERRARA – L’annuncio del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che prevede l’inserimento del Parco del Delta del Po nella lista dei futuri Parchi nazionali, è stata accolta da Agrinsieme Ferrara – il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle Cooperative Italiane del Settore Agroalimentare (Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare) – con molta preoccupazione. Stupisce soprattutto per la modalità estemporanea con la quale è stata presa una decisione su un bene così importante per la comunità del Delta del Po.

“Il Parco del Delta del Po – spiega Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara – è un’area naturalistica che non ha eguali nel nostro paese e non può essere equiparata, a livello legislativo e di gestione, ad altre aree protette italiane. Come è ben noto a chi in queste aree vive e lavora, si tratta, infatti, di un’area dove la biodiversità convive con l’attività agricola, che svolge un ruolo fondamentale nella salvaguardia idrogeologica del territorio. Si tratta di un equilibrio raggiunto negli anni, grazie anche all’impegno delle aziende a usare tecniche produttive a basso impatto ambientale, rispettando regole e vincoli che tengono conto della particolarità di quest’area. Il risultato è un Parco che viene valorizzato dal punto di vista ambientale – non per niente abbiamo ottenuto il Mab (Man and Biosphere) dell’Unesco, il massimo riconoscimento per un’area naturalistica – ma anche enogastronomico, perché le eccellenze agroalimentari che qui si producono entrano a far parte dell’offerta di fruizione turistica.

L’idea di un Parco unico interregionale di oltre 130.000 ettari, più grande della Camargue, aveva un senso – continua Calderoni – perché contribuiva a valorizzare l’area da tutti i punti di vista e teneva conto delle esigenze produttive. Ma trasformare il Parco del Delta in un parco nazionale significherebbe dover rivedere completamente gli assetti produttivi del territorio. Penso soprattutto alla gestione faunistica, ma anche a nuovi divieti e criteri molto restrittivi dal punto di vista dell’utilizzo dei terreni e delle valli, con una possibile perdita di ettari coltivabili e di reddito per le aziende, da Goro a Comacchio. Credo occorra – conclude il coordinatore provinciale di Agrinsieme -, come hanno già sottolineato il sindaco di Comacchio e la consigliera regionale Marcella Zappaterra, un tavolo di confronto con il Ministero, perché la decisione venga condivisa, così come sono sempre state condivise le scelte fatte sino ad ora e si possano trovare le condizioni per non bloccare i progetti in corso, che puntano alla massima valorizzazione ambientale, sociale ed economica del Delta del Po.”

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