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30/08/17 – VITICOLTURA

Una rivoluzione in vista nel mondo della viticoltura

Riprendiamo un interessante articolo di uno dei maggiori esperti del settore

Quella che sembra attendere la viticultura italiana ed

europea nei prossimi decenni è una vera e propria rivoluzione, dettata soprattutto dal cambiamento climatico, ma non solo. A WineNews le riflessioni del professore Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura ed enologia al mondo e docente all’Università di Milano, che immagina un futuro ben diverso dal presente cui siamo abituati, e parlare di rivoluzione, in questo senso, è tutt’altro che azzardato.

“È molto difficile dare una visione unitaria ad un fenomeno molto più articolato e complesso di quello che può apparire”, spiega il professor Scienza, parlando dell’annata 2017, particolarmente complessa in termini di andamento climatico, e che potrebbe rivelarsi un vero e proprio spartiacque tra l’enologia del passato e quella del futuro.

“L’Italia è un Paese lungo, che attraversa molti gradi di latitudine e con delle condizioni climatiche molto diverse, per cui non è possibile generalizzare. Certamente sarà un anno non molto produttivo, ma in termini di qualità è impossibile e persino fuorviante fare previsioni. Quello che secondo me è da considerare è il modo nel quale noi, nei prossimi anni, dovremo far fronte a questi fenomeni climatici, che non saranno più, probabilmente, degli eventi straordinari, ma delle costanti abbastanza ripetibili, e allora bisogna che utilizziamo gli strumenti che hanno usato nostri predecessori: sceglievano delle varietà che, nel confronto con il clima, dimostravano di essere più adatte a superare lo stress termico e lo stress idrico. La soluzione è nella genetica, nella scelta non solo delle varietà, ma anche degli incroci, per progettare una serie di varietà che abbiano la capacità di tollerare al meglio la mancanza d’acqua, e di essere capaci di mantenere dei livelli di acidità e di ph altrettanto bassi nei mosti per poter superare anche questi momenti di eccesso di calore. E poi dobbiamo lavorare sui portinnesti, per rendere la vite ancora più efficiente, senza dimenticare il contributo che ci viene dalla tecnologia ed i metodi di impianto: basta impianti fitti, torniamo alla viticoltura mediterranea” (qui l’intervento integrale del professore Attilio Scienza: https://goo.gl/dKh6W2).

(da La Prima di WineNews – N. 2209 – 14 Agosto 2017)

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