COMUNICATI STAMPA

EMILIA ROMAGNA

29/3/2016 – Il crollo del mais: mercato più depresso e semine in caduta

Gianni Verzelloni

DALLA REDAZIONE – È una situazione piuttosto complicata quella relativa alle semine primaverili nelle campagne italiane e della nostra regione. Il nostro giornale, per farsi un’idea si è rivolto al Gruppo Progeo, parlando con Tiziano Serra, direttore di Intesia, una società del gruppo che segue particolarmente la materia.

È difficile al momento – ci dice Serra – andare oltre le linee di tendenza, perché le semine sono in netto ritardo. Contrariamente all’anticipo di tutto il ciclo agricolo, cui può aver fatto pensare l’inverno “non invernale” che abbiamo trascorso, sta accadendo esattamente il contrario. Si era iniziato a seminare in alcune aree le barbabietole, ma alcune settimane di piogge e precipitazioni insistenti hanno fermato tutto, dalla preparazione dei terreni, alle semine vere e proprie, ai trattamenti post semina. “Questo – ci segnala Serra – ha fatto sì che tutte le operazioni (appena riprese nel momento in cui scriviamo – n.d.r.) risulteranno concentrate in 15-20 giorni, mettendo a dura prova anche i fornitori”, cui stanno arrivando le prenotazioni dei semi come dei mezzi tecnici.

Le linee di tendenza per quanto riguarda gli orientamenti di semina sembrano penalizzare pesantemente il mais: “Le multinazionali del seme prevedono – dice il direttore Intesia – un calo del 15% su scala nazionale”. Diremmo che si tratti di un vero e proprio tracollo, dopo una serie di anni che ha visto sempre scendere la superficie investita da questa coltura; le previsioni “ufficiali” tuttavia dicono -3,9%. Le ragioni “un mercato sempre più depresso, con quotazioni a livelli davvero infimi, che ogni settimana fanno segnare ulteriori ribassi, poi c’è la Pac che incide a sua volta”. Soprattutto nelle aree di monosuccessione del mais questo fattore ha un peso, ovvero la necessità per ottenere il premio Pac rispettando le norme, che impongono tra le condizioni anche la rotazione parziale delle colture. Per quanto riguarda i territori che ci riguardano, almeno dal punto di vista del gruppo Progeo “i contratti di coltivazione che stipuliamo con i nostri soci rappresentano un fattore di salvaguardia – secondo Serra -; prevediamo quindi un calo di superfici più contenuto, ma comunque nell’ordine di un 5-7% rispetto alle precedenti campagne”.

“Più in generale – prosegue – non dovrebbero esserci altri grossi stravolgimenti dei piani colturali; si direbbe che le zone più ‘vocate’ per le diverse colture tengano sulle stesse o faranno segnare qualche incremento. Per quel che ci riguarda pensiamo alla soia nel mantovano ed al sorgo nel bolognese”.
“In quest’ultima zona prevediamo vada bene anche il girasole, dove abbiamo un contratto particolare che valorizza molto bene la produzione: abbiamo infatti un impianto che estrae l’olio che viene utilizzato per l’energia che serve a far funzionare lo stabilimento, mentre destiniamo il panello ai nostri mangimifici. Questo ha consentito una gestione la stagione scorsa che ha dato un risultato di 320 euro per tonnellata”.

Per quanto riguarda le superfici lasciate libere dal mancato investimento a mais, in parte sono state già utilizzate in autunno per la semina di cereali a paglia, il resto si presume sia destinato soprattutto a soia, che pur con qualche calo di prezzo sta sostanzialmente tenendo sui mercati, qualche spazio poi lo potrebbero conquistare i cereali minori.

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