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REGGIO EMILIA

24/07/17 – ACCORDO DI RIFORMA UE SUL BIOLOGICO

Agrinsieme: da rivedere l’accordo di riforma Ue

Il comparto ha bisogno di maggior tutela nei controlli e nelle regole di produzione

Nei giorni scorsi, Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari,

ha chiesto al Governo italiano di opporsi all’accordo politico di massima raggiunto da Consiglio e Parlamento Ue sul nuovo Regolamento sull’agricoltura biologica, che sarà votato non prima di settembre.

Secondo Agrinsieme le nuove disposizioni sull’agricoltura biologica che l’Europa sta elaborando in questi mesi appaiono assolutamente lontane dai livelli e dagli standard di qualità applicati da anni nel nostro Paese. In generale, il rischio è che venga adottato in tutta Europa un sistema di regole che, sotto la spinta dei Paesi del Nord Europa, renda di fatto meno stringenti le regole di produzione degli alimenti biologici. Nel particolare, Agrinsieme segnala innanzitutto la mancanza di una armonizzazione tra i vari Stati membri sulle soglie di contaminazione dei prodotti biologici.

Il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari lamenta anche l’introduzione di una deroga fino al 2030 per le produzioni biologiche in serra in alcuni paesi del Nord Europa (Finlandia, Svezia e Danimarca). Aprire alle coltivazioni di prodotti bio non seminati su terra significa sicuramente disconoscere uno dei fondamenti dell’agricolturabiologica. Altra deroga è quella fino al 2035 per l’utilizzo delle sementi convenzionali. Su questo punto specifico Agrinsieme ha rimarcato come la produzione biologica debba partire dai semi biologici. A questo proposito va ricordato come l’Italia si è già dotata di una Banca dati nazionale con un apposito decreto del Mipaaf del 24 febbraio scorso per ridurre le richieste di deroghe e per monitorare la disponibilità di sementi biologiche in Italia.

Agrinsieme ha sollevato dubbi anche sulle importazioni di prodotti biologici provenienti dai paesi extra Ue, chiedendo che venga garantita equità con le condizioni e gli standard qualitativi che i produttori europei sono tenuti a rispettare.

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