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24/03/17 – INDAGINE FRODE

27 indagati per presunta frode alimentare

Si tratta del passo successivo al sequestro di forme di formaggio avvenuto anni fa in ambienti collegati a Nuova Castelli (che però afferma che le responsabilità sono personali)

Parmigiano Reggiano prodotto attraverso l’utilizzo di fermenti lattici nonostante il divieto imposto dal disciplinare, mentre il Padano lo permette. Ma vennero usati in entrambe le preparazioni dei due formaggi, nel grana in quantità superiori al consentito, da parte degli imprenditori finiti nel mirino dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Maria Rita Pantani, iniziata due anni fa e da poco giunta alla chiusura delle indagini. Ventisette gli indagati. L’accusa più grave, oltre alla contraffazione, è quella di associazione a delinquere finalizzata a reati di frode alimentari.

Nei guai sono finite persone legate a società riconducibili alla Nuova Castelli. Tra queste Dante Bigi, che ne è il fondatore e ne è stato presidente del consiglio di amministrazione. Indagato anche un altro ex amministratore dell’azienda: Luigi Fici. Sotto inchesta sono finiti anche ex ed attuali consulenti e dipendenti.  In seguito ai controlli eseguiti dal nucleo antifrode di Parma, furono settemila le forme sequestrate, in gran parte di Grana Padano. Precedenti rilievi avevano fatto emergere la presenza di antibiotici e di aflatossine, ritenute, queste ultime cancerogene.

Tra gli indagati, anche Stefano Berni direttore del Consorzio Grana Padano. Gli viene contestato l’abuso d’ufficio, per via della marchiatura ricevuta da formaggio non conforme. Lo stesso capo d’imputazione si legge nell’avviso di garanzia spedito a Giuseppe Alai, all’epoca dei fatti, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, nel suo caso però l’irregolarità riguarderebbe azioni che avrebbero favorito la Nuova Castelli nel percepire contributi destinati agli esportatori.

frode, indagine

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