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15/03/18 – PRATICHE SLEALI (FORZA CONTRATTUALE)

Un arbitro per la filiera? (per farsi pagare nei 60 gg)

Il Parlamento Ue ha approvato una risoluzione per applicare le norme sul “commercio agroalimentare sleale”

Un arbitro per garantire tempi certi di pagamento nella filiera agroalimentare.

Dopo un’attesa lunga un anno e mezzo circa, arriva l’imput ufficiale ad applicare le norme europee sul commercio agroalimentare sleale. Gli stati membri sono tenuti ad eseguire appieno e in modo coerente i dettami contenuti nella direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. I creditori dovranno essere pagati entro 60 giorni dalle imprese, per non incorrere in pagamenti di interessi e relativi costi di recupero.

Chi lo dice? Una risoluzione del Parlamento europeo del 7 giugno 2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’unione europea solamente il 6 marzo 2018 (C86/40). Finalità. Uno degli obiettivi della risoluzione è quello di salvaguardare le aziende agricole e le pmi agroalimentari, spesso costrette a subire tali pratiche nel loro rapporto con la grande distribuzione organizzata. L’Ue dispone già di una legislazione generale sulle pratiche sleali nel commercio (Direttiva 2005/29/CE), ma fino ad ora non aveva un corpo normativo specifico per contrastare efficacemente comportamenti scorretti tra i diversi operatori della filiera agroalimentare. Per questo motivo è stata emanata dopo tre anni la risoluzione del 7 giugno 2016.

Previsione di un arbitro. Nella risoluzione i parlamentari Ue invitano gli stati membri, laddove ciò non sia già stato fatto, ad istituire o riconoscere autorità pubbliche o organismi preposti a contrastare le pratiche sleali; per esempio un arbitro. Tali autorità dovranno agevolare il controllo del rispetto delle norme, disponendo della facoltà di aprire e condurre indagini di propria iniziativa o sulla base di informazioni informali o denunce, trattate in via confidenziale. Le medesime autorità potranno svolgere il ruolo di intermediario tra le parti interessate.

Pratiche sleali nelle filiera. Queste emergono laddove vi siano disuguaglianze nelle relazioni commerciali tra partner; uno squilibrio che deriva da disparità di potere contrattuale. frutto della crescente concentrazione del potere di mercato tra un numero ridotto di multinazionali. Quindi, tali disparità tendono ad arrecare danni ai piccoli e medi produttori. Ma in cosa consistono? Eccole, in sintesi: ritardo dei pagamenti, limitazione dell’accesso al mercato, modifiche unilaterali dei contratti coi fornitori, trasferimento del rischio commerciale e dei costi di trasporto e stoccaggio a monte della filiera, informazioni non sufficientemente dettagliate o formulate in modo ambiguo in merito alle condizioni contrattuali, rifiuto di sottoscrivere contratti scritti, risoluzione improvvisa e ingiustificata del contratto, trasferimento sleale del rischio commerciale, richiesta di pagare beni o servizi privi di valore per una delle parti contrattuali, riscossione di pagamenti per servizi fittizi, trasferimento dei costi di trasporto e stoccaggio ai fornitori, imposizione di promozioni.

(da Italia Oggi di mercoledì 14 marzo 2018)

pratiche, sleali

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