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05/12/16 – SPRECO CIBO

Con “la Spesa in Campagna” della Cia un patto “anti spreco” tra agricoltori e consumatori

In Italia finiscono ancora nel bidone 146 kg di cibo a persona. Dall’Assemblea nazionale dell’associazione a Bologna le buone pratiche dell’agricoltura contro gli sprechi alimentari, come il recupero e la valorizzazione dell’ortofrutta “brutta ma buona”

     In Italia c’è ancora troppo cibo che finisce nella spazzatura. Succede nella Grande distribuzione organizzata, con i prodotti in scadenza o invenduti, fino ad arrivare alle mura domestiche, dove si concentra più del 40% del totale degli sprechi alimentari del Paese. Ben 146 chili di alimenti “buttati” per persona. La cultura contadina, invece, non conosce lo spreco. Gli agricoltori non gettano mai niente dei prodotti della terra e del loro lavoro: anche quelli meno presentabili, quelli “brutti”, sono tutti buoni. I bitorzoli di una verdura, qualche ammaccatura in un frutto, è una questione di estetica non di qualità. Così come in cucina, dove si può dare valore anche agli avanzi della tavola, con le ricette contadine che usano ciò che resta del pasto per ri-creare piatti eccezionali. Questo il messaggio lanciato dall’Assemblea nazionale de “la Spesa in Campagna”, l’associazione per la promozione e lo sviluppo della vendita diretta di Cia-Agricoltori Italiani, che si è tenuta venerdì scorso a Bologna.

    Su tutto il territorio quella di recuperare la frutta e la verdura “brutta” è una prassi ormai consolidata degli agricoltori che fanno vendita diretta. “Perfino quando si va a fare la spesa, più che alla qualità, spesso si bada ai dettagli estetici: il colore di un frutto, qualche ammaccatura sull’ortaggio. Da qui lo spreco, lo scarto, con il 20% circa del cibo sugli scaffali dei supermercati che finisce nel bidone -ha spiegato il presidente nazionale della Spesa in Campagna, Matteo Antonelli-. Noi invece insegniamo ai consumatori che vengono in azienda, nei mercatini degli agricoltori, che una mela un po’ rovinata certo non è una mela cattiva, che fino a cinquant’anni fa i nostri nonni mangiavano prevalentemente frutta e verdura brutta ma buona”. Qui sta anche il valore per così dire didattico della vendita diretta, che consente di far dialogare direttamente il consumatore con il produttore.

    “C’è bisogno di più consapevolezza da parte di tutti sulla questione -ha detto il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino-. Nonostante dal 2008 a oggi le cifre dello spreco alimentare sono diminuite del 30% in Italia, complice anche la crisi, finiscono ancora nella spazzatura 5 milioni di tonnellate circa di prodotti commestibili l’anno. Una vergogna non solo da un punto di vista socioeconomico, ma anche da quello ambientale: basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti organici genera 4,2 tonnellate di Co2”.

cibo, spreco

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