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04/07/17 – CONSORZI VAL D’ENZA

L’appello dei Consorzi irrigui della valle: risposte concrete e attuative

I “piccoli consorzi” e la crisi idrica del territorio dell’Enza

Sono 5 i Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario

che, per la prima volta, hanno deciso di prendere parola pubblicamente e in maniera unitaria per chiedere acqua, ma non solo, rivolgendosi a Provincia, Regione e Consorzio di Bonifica. Da essi dipendono le produzioni agricole, ma anche l’ecosistema, del cuore della Val d’Enza. Ma l’ecosistema, già minacciato dalla cementificazione, è quello caratterizzato dai prati stabili ora messi a dura prova dalla siccità in una vallata dove, all’appello, mancano 120 milioni di metri cubi d’acqua per i diversi usi: umano, agricolo e diversi (dal turistico all’idroelettrico).

Da diversi mesi i consorzi stanno facendo riunioni periodiche con gli agricoltori interessati, con l’obiettivo di monitorare una situazione che si è fatta critica. “Una situazione di emergenza e per molti versi drammatica, prevedibile e fronteggiabile con le dovute progettazioni e interventi” hanno scritto in queste ore agli enti preposti i Consorzi irrigui e di Miglioramento fondiario Canale Vernazza (col presidente Daniele Barbieri), Quarto di Cavriago (Domenico Codeluppi), Viceodomini di Montecchio (Giovanni Lusetti, vicepresidente), D’Acque di San Polo d’Enza (Roberto Rizzardi), di miglioramento fondiario Sant’Eulalia (Ambrogio Casamatti).

Rivolgendosi a Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli, assessore all’agricoltura, Palma Costi, assessore al verde, Franco Zambelli, commissario Bonifica Emilia Centrale, i cinque Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario chiedono riposte concrete e attuative. In particolare, oltre al riconoscimento giuridico e operativo dei Consorzi, chiedono di “rianalizzare in maniera dettagliata la disponibilità di risorse idriche in alta quota, rivalutando i progetti di invasi di piccole-medie dimensioni a monte. Questo per contenere il consumo di energia per l’esercizio idrico, premiando la distribuzione incentrata sulla gravità. Va in questa direzione anche la richiesta della realizzazione di invasi di riserva idrica di media pianura, possibilmente limitrofi alle sponde del fiume Enza”.

E se dal canto loro i Consorzi si rendono disponibili a intervenire per il contenimento delle perdite dai canali, oggi stimato in oltre il 50% delle risorsa idrica, gli stessi chiedono di valorizzare i prati stabili come elemento di salubrità di un interland oggi riscoperto e, comunque, molto popolato.

Canali dai tempi di Carlo Magno

I consorzi privati di miglioramento fondiario, di antica istituzione, oggi hanno come scopo primario la gestione e distribuzione dell’irrigazione dei terreni dei propri associati.

I principali consorzi sono: consorzio di Bibbiano, Consorzio di Barco, consorzio Vernazza, consorzio Quarto Cavriago, consorzio Pozzoferrato Piazza, consorzio S. Polo, consorzio Costa Aiola, consorzio Vicedomini, consorzio delle Dirotte, consorzio S. Luca, consorzio Gaida, tutti ubicati fra i comuni di San Polo,  Bibbiano, Montecchio, Cavriago, Canossa, S. Ilario e Reggio Emilia.

Il più antico di loro è quello di Bibbiano, di cui si ha la documentazione più antica: 15 dicembre 1344.

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